Auguri Mago Walter, allenatore vincente!

di Angelo Forgione – 51 candeline per Walter Mazzarri, il comandante della barca azzurra. Vogliamogli bene e abbracciamolo, anzi teniamocelo stretto. Lui è il vero segreto del Napoli in rotta sicura e l’armatore De Laurentiis lo sa talmente bene che non vorrebbe in nessun modo affidare il timone della sua ammiraglia in altre mani.
Walter è un grande della sua categoria, e non da ora che è in testa alla classifica. Fino all’anno scorso aleggiava sulla squadra il fantasma di Pierpaolo Marino e del suo lavoro: De Sanctis, Campagnaro, Cannavaro, Zuniga, Maggio, Gargano, Hamsik, Lavezzi; lo scheletro della squadra era attribuito giustamente all’attuale responsabile dell’area tecnica dell’Atalanta. Oggi i meriti di Mazzarri sono ben più evidenti, frutto di un lavoro già molto vicino a quel ruolo di manager all’inglese che auspica per il futuro. E fa bene, perchè ne ha tutti i requisiti.
È lui che ha voluto a Napoli Edinson Cavani, convincendolo con un’intuizione e una sensibilità tattica geniale. Edi giocava a Palermo, fuori ruolo con Delio Rossi, un po’ come in nazionale. Mazzarri gli parlò direttamente, gli prospettò il ruolo di punta come a lui piaceva e lo convinse che Napoli era il posto giusto per svoltare in carriera. Gli riconosceva le qualità che fanno dell’attaccante un grande attaccante, quelle che a lui piacciono tanto: correre, sacrificarsi, dare una mano ai compagni degli altri reparti in ripiego e addirittura snaturarsi, all’occorrenza. Aveva visto in Cavani delle doti atletiche fuori dal comune. Un visionario per tutta la piazza che non fece salti di gioia al momento dell’ufficialità. Tutti, compreso chi scrive, non si scaldarono per niente all’improvviso annuncio dell’acquisto e addirittura andarono in errore di sistema la sera della trasferta in Svezia per la sfida all’Elfsborg quando alla vigilia del match venne a galla quello che era già deciso da tempo. Quagliarella, l’idolo del San Paolo voluto da De Laurentiis, non si sacrificava, non dava una mano ai compagni e non intendeva snaturarsi, e allora Mazzarri aveva convinto il presidente a venderlo per pagare il Palermo e far posto a Cavani. Apriti cielo! E chiuditi subito con la doppietta del “Matador” che, come Dio comanda, subito cominciò a far vincere la scommessa a Walter. Cavani svoltò nonostante Delio Rossi l’avesse rimproverato di non aver fatto il salto di qualità scegliendo Napoli. E oggi, da grande uomo, è riconoscente al suo mentore e alla piazza napoletana. La sua scelta, ha sempre detto, fu dettata da Dio che gli disse di scegliere la città del Vesuvio. Solo lui e Mazzarri sapevano che lì avrebbe liberato il suo talento e si fidò.
Il mister ha un peso specifico fondamentale in questo progetto. Non solo Cavani, è lui che sceglie Pandev quando all’Inter è parcheggiato con le ruote sgonfie. Lui le rigonfia e lo rimette in strada a pieni giri, poi chiede al presidente un ulteriore sforzo economico per acquistarlo. Pandev, come Cavani, ha altre offerte ma sceglie di farsi acquistare dal Napoli perchè è la scelta giusta, quella più sensata.
Mazzarri vuole Behrami a tutti i costi, lo vede più disciplinato di Gargano e può farlo giocare anche da esterno all’occorrenza. Lo indica nella lista degli acquisti. Quando arriva, Gargano va in tilt e non nasconde qualche ruggine. Finisce che il mister da il via libera alla cessione dell’uruguaiano, dolorosa per i tifosi e anche strana nella stessa sessione di mercato che ha visto la partenza di Lavezzi. Ma Mazzarri sa cosa perde e cosa guadagna.
Walter è colui che si inventa Zuniga a sinistra quando tutti lo vedono a destra. È colui che spinge Campagnaro e Maggio in nazionale, acquistati da Marino perchè lui li aveva valorizzati alla Sampdoria. È colui che amplifica le potenzialità di squadra trasformando calciatori come Pazienza, Aronica e Grava. È colui che non si scompone più di tanto se Balzaretti rifiuta Napoli. È colui che non fa una piega se i giocatori di cui decide di fare a meno vanno alla concorrenza. Semmai la fanno loro che per comprensibile risentimento finiscono col mancare di rispetto al Napoli (Quagliarella e Garano allo stesso modo).
Mazzarri lavora gomito a gomito, e con molta influenza, con il D.S. Bigon, col quale aveva lavorato a Reggio Calabria. Già, Reggio, città di cui è cittadino onorario per evidenti meriti sportivi. Indimenticabili le tre salvezze di cui una con 11 punti di penalizzazione, e sarebbe stata Europa. Irripetibile il bottino di 35 reti per la coppia Bianchi-Amoruso, la più prolifica del campionato del miracolo che vale per Mazzarri la panchina della Sampdoria. A Genova fa risorgere Cassano, a Madrid più sgonfio di Pandev all’Inter, e trasforma Maggio da difensore a tornante offensivo portandolo al bottino di 9 goal stagionali. Conduce la Samp in finale di Coppa Italia, persa ai rigori, contro la Lazio e poi lascia. Ma la sua carriera di allenatore era partita in C2 con l’Acireale, poi Pistoia e la sua Livorno condotta in Serie A. Napoli, Sampdoria, Reggina e Livorno, Pistoia e Acireale. Mai un esonero!
Arriva a Napoli dopo aver sperato nella panchina della Roma. Ma la Sensi gli preferisce il testaccino Ranieri e solo l’esonero di Donadoni gli schiude le porte della quarta società italiana per bacino d’utenza. Porta subito il suo carattere, la sua mentalità vincente, il suo spirito tenace oltre il 90°, e la squadra lo fa subito suo divenendo “il Napoli infinito”. Inizia un progetto non ricco ma oculato e vincente, passo dopo passo, anno dopo anno. Prima la qualificazione in Europa League, poi quella in Champions. Marotta, con lui alla Sampdoria, lo vuole alla Juventus. Lui vacilla, De Laurentiis non gradisce, e lo scontro si fa duro. Mazzarri, per qualche ora non è più l’allenatore del Napoli, quasi licenziato per giusta causa; Gasperini è in stand-by. Poi, quando i due non si parlano da due settimane, arriva Bigon a far ragionare i due perchè non mandino all’aria un progetto ben vivo; il buonsenso dei due prevale e Walter resta a Napoli. E così, mentre Conte risolleva i bianconeri lui conduce una grande Champions League vinta dalla squadra che aveva eliminato il suo Napoli ai tempi supplementari. E vince la Coppa Italia, proprio ai danni della squadra che l’aveva cercato, regalando alla piazza un trofeo atteso ventidue anni. È solo l’inizio perchè lui vuole vincere qualcosa di più importante e pretende garanzie da De Laurentiis. Sa che i tempi sono maturi, che la famosa “crescita esponenziale” è concomitante al ridimensionamento altrui e che a Napoli è tempo di provarci. I due si incontrano negli uffici romani della Filmauro una sera di fine Maggio, decidono di andare avanti insieme e stringono un patto d’acciaio. Non lo dicono ma lo fanno capire tra le righe che l’obiettivo è la lotta per lo scudetto. Mazzarri non rinnova e lascia il contratto a scadenza, dice che ha bisogno di stimoli ma già ce li ha. In realtà la decisione è rimandata all’esito della stagione, quando potrebbe lasciare e chiudere un percorso da vincente. È così che talvolta fanno i grandi. Ma anche no.
I difetti dell’allenatore Mazzarri ci sono, certo che si, ma spesso vengono considerati dai poco lungimiranti più grandi dei pregi. Walter è un vincente, uno che ha ottenuto risultati senza disporre di rose galattiche. Semmai, i campioni sa crearli lui. Sa incassare le critiche senza perdere il controllo. Sa attirare su di se le attenzioni scaricando la squadra di responsabilità soverchie. Sa essere chiaro nei rapporti. Sa gestire il gruppo. Sa limitare gli infortuni (col suo staff). Sa lavorare sulla mentalità e sulle motivazioni dei calciatori. Ha anche la fortuna dalla sua parte. E a Napoli ha sposato non solo il progetto ma anche la causa, comprendendo la cultura calcistica della piazza e denunciando spesso i “fucili del Nord puntati sulla squadra e sulla città”.
Tutto questo è Mazzarri, e quando finirà il suo ciclo napoletano la vera impresa sarà sostituirlo. Si, perchè il Napoli oggi è una dirigenza in cui tutto più o meno funziona, una squadra in cui ci sono tre top-player che nessuno in Italia ha, un gruppo di ottimi giocatori, un giovane predestinato a diventare il numero uno in Italia e un top-mister. Qualche addetto ai lavori lo chiama “piangina”. È solo invidia, la nostra soddisfazione.
Auguri Mago Walter, e lunga vita a Napoli!

Un pensiero su “Auguri Mago Walter, allenatore vincente!

  1. al dila degli auguri a mazzarri e tutto bello quello che hai scritto per lui spero che tu ce lo mandi come augurio penso che sara molto contento .. io penso che mazzarri a la grinta giusta che serve per vincere e tutti i mezzi per combattere e poi parla poco a capito che una parola e pocha e due so assaie

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