Pregiudizi su Napoli, autolesionismo italiano

Pregiudizi su Napoli, autolesionismo italiano
timore e gelosia per Napoli che è l’Italia all’estero,
i continui stereotipi sono un boomerang per tutti

Angelo Forgione – Perchè una delle quattro maggiori città d’arte d’Italia non riesce a sfruttare tutta la sua attrattività turistica? Non è solo colpa degli errori a livello locale che pure sono tanti. Napoli è una perla in quell’area di sottosviluppo che è il meridione e paga certamente dazio nell’offerta turistica. Ma questo conta relativamente, perchè la qualità dei servizi non pregiudica la percezione della bellezza del luogo e scalfisce minimamente la soddisfazione dei turisti che giungono in città.
Ciò che veramente costituisce ostacolo alla raccolta dei flussi turistici che una delle città più belle al mondo merita è senza dubbio l’immagine non sempre positiva che ne viene proiettata. Un’immagine che gli italiani hanno deteriorato col classico “dito puntato” e che arriva in ogni parte del mondo. L’Italia è vista all’estero come un’immensa Napoli, nel bene e nel male, e questo genera fastidio per quegli italiani che, per sottrarle visibilità, tendono per questo ad enfatizzarne le ombre al fine di offuscarne le luci. L’esercizio è delittuoso per Napoli ma è diventato deleterio per gli stessi artefici perchè la città è talmente espressiva e peculiare che i pregiudizi e i luoghi comuni, figli del timore e della gelosia, si stanno ritorcendo contro l’intera nazione. E così gli stereotipi degli italiani su Napoli sono diventati gli stereotipi degli stranieri verso l’Italia intera. La quale si affanna a fare di Napoli il regno folcloristico della pizza, degli spaghetti e del mandolino, schernendone il pur importante valore per umiliare tutto il resto di quell’universo da scoprire che è la città partenopea, ricca non solo d’arte e di patrimoni dell’umanità ma anche di bellezze paesaggistiche, d’arte e di cultura come poche al mondo.
Non sterili recriminazioni fini a se stesse ma analisi dei fenomeni, ed è questo che propone il video  della serie “Ammazziamo Pulcinella” che sviscera determinate dinamiche sul tema e dimostra l’ottuso autolesionismo nazionale di chi per anni ha infangato l’immagine di Napoli senza capire che così infangava l’Italia agli occhi del mondo. Insomma, se è vero che Napoli non sa vendere le sue bellezze, è altrettanto vero che la pubblicità degli italiani non è sicuramente buona.
L’equazione è semplice: gelosia per Napoli = pregiudizi = autolesionismo italiano.
E la storia continua…

8 pensieri su “Pregiudizi su Napoli, autolesionismo italiano

  1. Angelo, video stupendo, come tuo solito.
    Ma lo hai inviato alla dottoressa Berlinguer, figlia del grande Enrico e, che combinazione, direttrice del TG3?
    Io credo che il TG3 abbia obbligo morale e sociale di mandare in onda il tuo video.
    Per par condicio.
    Bene, detto ciò, voglio significare che il problema è proprio quello della mancanza di par-condicio sulla questione Napoli.
    A fronte del tanto fango pompato, non vi è alcuna controparte che lo bilanci.
    E per controparte bilanciante voglio riferirmi a tutti i nostri concittadini che hanno visibilità ed esposizione mediatica a livello nazionale ed internazionale.
    Mi riferisco, oltre che ai parlamentari napoletani, per gran parte ascari, anche ai personaggi di cultura, spettacolo e sport.
    Queste persone, se avessero amore per la Città, orgoglio e dignità per cosa era questa Città quando Capitale di un Regno, se avvertissero la mia stessa indignazione di fronte alle offese rivolte alla Città allora non dovrebbero perdere alcuna opportunità mediatica per farsi sentire in merito.
    Dovrebbero cogliere tutte le opportunità per contribuire a diffondere le verità storiche sul dramma della conquista del Sud, vergognosamente ancora fatto passare per risorgimento, e mettere in luce e ribadire le eccellenze di questa Città e della maggior parte della sua popolazione.
    Mi riferisco anche ai giornali e giornalisti locali, alle emittenti televisive commerciali locali; quanto potrebbero contribuire, quest soggetti, alla diffusione delle verità storiche e ad una presa di coscienza da parte della popolazione e, particolarmente dei giovani?
    Tanto, tantissimo!
    Ricordo il solo Alvino, che, in una trasmissione sportiva di una emittente locale, mostrò una bandiera borbonica ed invitò i tifosi napoletani ad esibirla allo stadio San Paolo.
    Dai Ciro Ferrara, Fabio Cannavaro, oramai uomini del nord, del quale stanno anche assumendone l’accento, cosa possiamo attenderci?
    Nulla! Ed è questo il problema.
    Chi potrebbe fare, non fa o non vuole fare!

  2. Sarei veramente curioso di leggere le statistiche che accertano la maestria dei borseggiatori milanesi e genovesi. Immagino, però, che una richiesta del genere venga vista come “hey, questo qui dice che i napoletani sono tutti ladri!”.

    No, questo video non mi piace. Indipendentemente dal fatto che detesto “l’informazione” tramite YouTube, non apprezzo il modo di fare taglia e cuci. Ma come, non ci lamentiamo del fatto che il resto d’Italia, d’Europa e del mondo ci dipinge come macchiette stereotipate, omettendo quanto di buono c’è a Napoli? E allora perché citare solo quello che più ci fa comodo, caro Forgione?

    Mai pensato che se un turista in visita in Italia sceglie di saltare Napoli forse non è per gli stereotipi dei tg e del National Geographic? Non sarà mica per il pessimo servizio offerto dal trasporto pubblico, fondamentale per un turista? Oppure per la poca sicurezza delle strade?

    Questi non sono stereotipi. Se è vero (ed è vero) che in pochi sottolineano le bellezze del patrimonio artistico e culturale di Napoli, è altrettanto vero che in pochi (tra i Napoletani) ammettono le sue difficoltà. Perché se una persona afferma che le strade di Napoli sono poco sicure bisogna rispondere ribadendo che anche a Roma ci sono scippi e rapine? Personalmente, ritengo che sia necessario (ed opportuno) ammettere le difficoltà, i disagi, il degrado. O per meglio dire, la realtà dei fatti.

    Viviamo in una città ricca di storia, arte e cultura? Sì.
    Viviamo in una città sporca, disorganizzata e poco sicura? Anche.

    Il pericolo non viene dalla “subdola diffamazione” del temibilissimo pizzaiolo romano intervistato; il pericolo viene dall’assuefazione al degrado. Ed è grave che chi si propone di fare informazione alternativa, regolarmente, punti il dito contro i denigratori per partito preso e non per cognizione di causa.

    Mi auguro di poter partecipare un dialogo civile e non ad una sequenza di insulti e commenti sarcastici.

  3. Ok grazie del link e perdonami ma solo ora noto la data dell’articolo.

    Un paio di cose.
    Mi dispiace che tu ti sia soffermato soltanto sul commento ironico riguardante la maestria dei borseggiatori e abbia ignorato il resto. Ho dato un rapido sguardo (sono 450 pagine, per studiarlo nel dettaglio ci vuole un po’) al documento proposto nel post che mi hai linkato, senza dubbio molto interessante.

    Da napoletano, mi piacerebbe vantarmi di una posizione anonima nelle “classifiche” su borseggi e rapine. Piazzarsi al secondo o terzo posto, per quanto mi riguarda, non è poi così gratificante rispetto a come ci dipinge un tg a caso.
    Non capisco perché impuntarsi sui (falsi?) primati attribuiti a Napoli, invece di ammettere che Napoli è una città insicura, una delle più insicure d’Italia.

    Perché facciamo la corsa al negare i primati (basati sulle denunce di cittadini e forze dell’ordine…) invece di riconoscere il problema? Che è reale, grave e radicato.

    • I problemi di Napoli non li nascondo, ma in ogni intervento li sottolineo. Altra cosa è denunciare il fatto che tutta l’Italia nasconde i propri problemi dietro la parola NAPOLI. Così Napoli diventa inferno (che non è) e i suoi problemi diventano ancora più grandi nella visione collettiva. E di questo ne subiamo le conseguenze noi napoletani, credimi.
      Lavoro combattendo i mali di Napoli, che sono certamente dentro ma anche fuori di essa.

  4. L’autolesionismo italiano si rivela in ogni settore, esiste un blog dedicato alla “ri-unificazione” dell’Italia che afferma: “Chi, pur di screditare l’avversario politico o vendicarsi di un torto subito, distrugge l’immagine dell’intero paese, dovrebbe fermarsi a considerare che le conseguenze si ritorceranno come un boomerang contro lui stesso, i suoi figli e i suoi nipoti, perché il rispetto e la credibilità di cui gode una nazione si riflette su ciascuno dei suoi cittadini.
    In Italia articoli, programmi e talk show gareggiano nel denunciare sprechi e inefficienze. Giusto! Segnalarli è un sacrosanto dovere ma, parallelamente, andrebbero evidenziati anche gli altrettanti numerosi aspetti positivi altrimenti l’opinione pubblica, e soprattutto i giovani, saranno portati a pensare che il marcio è ovunque e che non si possono fidare di nessuno. Questo blocca qualsiasi spinta al cambiamento e deprime la speranza. Non è presentando l’Italia nella maniera più deteriore che si stimolerà la spinta al rinnovamento.”

    http://italiariunita.wordpress.com/fieri-di-essere-italiani-la-forza-di-una-nuova-realta/

  5. Poi esistono tanti autolesionisti napoletani, come questo Antonio Menna, autore di “Se Steve Jobs fosse nato a Napoli” (non ho letto il libro ma posso immaginarne il contenuto). La tendenza dei napoletani a piangersi addosso è altrettanto pericolosa della “gelosia-rivalità” dei non-napoletani. Nel suo blog ha postato un commento, dopo aver passato ben 3, dicasi TRE, giorni a Stoccolma ha capito che è una città perfetta, perché ha la piste ciclabili, e si è vergognato di Napoli.
    http://antoniomenna.com/2013/01/14/i-napoletani-non-devono-viaggiare/

    • Gentile Romina,
      premetto che sono napoletano, meridionalista, duosiciliano, per quanto possibile non acquisto prodotti del nord (mia piccola privata guerra commerciale al nord) e faccio miei i commenti che Ella ha postato su questo blog.
      Devo però dire che ho letto il commento di Menna e, sinceramente, lo condivido pienamente nei contenuti perchè li ritengo congrui e, anche, perchè è capitata, spesso, anche a me la stessa cosa.
      Rifacendomi all’autolesionismo che Ella giustamente sottolinea, significo che non accetto, invece, da un napoletano (e non so se il signor Menna sia napoletano), è rendere pubbliche queste cose!
      Credo che per la quotidiana opera denigratrice della Città siano già sufficienti tutti i non indigeni che ci circondano, da nord e, ancor peggio, da sud, e che l’impegno dei napoletani debba essere, invece, quello di mettere in evidenza, ogni volta che è possibile, le positività e le tante eccellenze della propria martoriata Città.
      In altre parole, non facciamo il gioco di salvini & co. ; laviamoci in casa i panni sporchi e cerchiamo, per il futuro, di far di tutto affinchè essi siano sempre meno sporchi.
      Saluti
      Walter Rho

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