Napoli ha ancora un’anima capitolina

Napoli ha ancora un’anima capitolina

il Sindaco di Bari Emiliano, l’inno di Paisiello e il Nord sordo

L’anima capitolina di Napoli è ancora ben viva e palese. Basterebbe ricordare l’esito del sondaggio per designare il personaggio storico preferito dai napoletani del Corriere del Mezzogiorno nell’autunno 2009 o il continuo spuntare di bandiere delle Due Sicilie allo stadio “San Paolo”; e al Forum dei Comuni per i Beni Comuni di Sabato 28 Gennaio se n’è avuta un’altra piccola conferma quando il sindaco di Bari Emiliano ha fatto una citazione storica sull’inno delle Due Sicilie: «Napoli era l’ispirazione di ogni sentimento di un meridionale. Persino l’inno borbonico era scritto da un tarantino». Dalla platea del teatro “Politeama” applausi di compiacimento che il primo cittadino barese ha frenato istituzionalmente precisando che non si trattava di “nessun concedimento”, parlando però di un “sedimento” che permette di vedere il disinteresse verso il Sud nelle stanze della politica. Chiamiamolo sedimento o come vogliamo, ma è chiaro che si tratti di meridionalismo.

3 pensieri su “Napoli ha ancora un’anima capitolina

  1. Cioè, si raggiunge il ridicolo a volte. Siccome ai tempi di Paisiello non esistevano i meridionali e nessuno si sarebbe mai sognato di chiamare l’inno “borbonico”, l’ispirazione della capitale c’entra poco se non niente, stavolta.

    Giovanni Paisiello, come tutti i suoi concittadini del tempo, era napoletano di nazionalità, sebbene non partenopeo, cosa risalente al sorgere del Regno di Napoli tempo addietro per volontà papale e beneficio angioino.
    E non vedo cosa ci sia di strano per un napoletano comporre l’inno nazionale napoletano. Perché di questo si trattava, non di inno borbonico, né di inno delle Due Sicilie. Infatti venne composto prima dell’istituzione dello stato delle Due Sicilie nel 1816. E se pur fosse, ciò che voi meridionalisti evitate puntualmente di dire, è che lo stato delle Due Sicilie era difatti la continuazione giuridica dello stato napoletano, con accorpata la Sicilia, alla quale non venne riconosciuta la nazionalità siciliana ufficialmente, sebbene non venne poi trattata affatto male come si va raccontando. Ma ufficialmente la nazionalità di chi nasceva in Sicilia era quella napoletana, dal 1816 in poi.

    Pertanto, l’inno era l’inno napoletano. Scritto da un napoletano di Taranto.

    Poi, che il popolo napoletano (e non meridionale), in media, subisse benevolmente e contribuisse con altrettanto piacere all’esistenza della propria capitale, è un fatto inconfutabile, ma totalmente scollegato dalla questione del “tarantino” Paisiello che scrive l’inno. Come se l’inno fosse stato solo del re e della città di Napoli e non della nazione napoletana tutta.

    • Il fatto è che le Due Sicilie (2) erano appunto il territorio “napolitano” peninsulare e quello “siciliano” insulare. Chi era del primo era napolitano, chi del secondo era siciliano.
      Nient’altro che questo.

  2. Pingback: il neo-meridionalismo della politica « il blog di Angelo Forgione – Movimento V.A.N.T.O.

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