La volgare (e debole) difesa di Michele Emiliano: «Bari non è Napoli»

Angelo Forgione –  Nel finale di puntata del 23/02/16 di L’aria che tira (La7) Myrta Merlino ha trattato il tema dell’emergenza sicurezza nelle periferie di Bari, città purtroppo interessata dall’erosione sociale della malavita organizzata come le maggiori del Sud. Ospite in studio il Governatore della Puglia Michele Emiliano, che, dopo un reportage filmato sulla delinquenza nel quartiere San Pio, si oppone affermando che «il servizio è completamente sconnesso dalla verità, perché gli autori del triplice omicidio di cui si è parlato sono stati immediatamente catturati». Per rinforzare la difesa, l’ex sindaco di Bari ha poi usato un termine di paragone, il più classico, il più volgare: «Noi ci siamo eccome. C’è la Regione, c’è il Comune, c’è la Questura, ci sono i magistrati. Cioè… la Puglia (Bari) non è Napoli, e rappresentare Bari in quella maniera è un errore catastrofico. In quel quartiere nessuno si può permettere di commettere reati senza finire in galera regolarmente, perché è noto che gli uffici giudiziari della città di Bari e della Puglia reagiscono puntualmente».

Punto 1: Il sistema giudiziario di Napoli non è diverso da quello di Bari, ed Emiliano non può insinuare che gli uffici giudiziari di Napoli e della Campania reagiscono diversamente e meno prontamente nei confronti di chi commette reati. Che poi lo Stato al Sud sia sostanzialmente assente è certo, ma Bari e Napoli sono entrambe meridionali. Irrispettoso!
Punto 2: Il tasso di omicidi di Napoli e Bari (per 100.000 abitanti) è pressoché identico. Il Rapporto ISTAT 2015 (riferito ai dati 2013) dice che, circa gli omicidi volontari (tentati e consumati) nei grandi comuni, Napoli e Bari hanno gli stessi valori, e che nel quinquennio 2009-2013 Napoli ha visto migliorare la sua situazione mentre per Bari gli omicidi sono in aumento. Disinformato!
Punto 2: Rappresentare Bari (e Napoli) in maniera distorta, diffondendo la sensazione che tutta la città sia interessata da fenomeni di criminalità è sicuramente un errore, ma è davvero catastrofico, non per Bari ma per Napoli, tentare di migliorare la percezione della città pugliese attraverso la denigrazione di quella campana. Scorretto!
Punto 3: Emiliano, evidentemente, ha idea di quale catastrofe rappresenti per Napoli il perpetuo uso del suo nome in termini negativi, giorno dopo giorno, nelle emittenti nazionali, e perciò non vuole che questo accada per la sua città. Però poi violenta Napoli. Ipocrita!
Punto 4: Il fatto che vengano catturati degli assassini vuol dire che quegli assassini esistono, e quindi esiste un’emergenza sicurezza. La cattura segue il reato, non lo cancella. Sballato!

Dispiace davvero vedere un politico d’impronta meridionalista, che legge libri meridionalisti, governatore di una regione del Sud, ex sindaco di un’importante città meridionale qual è Bari, fare la guerra dei poveri e infangare inopportunamente un’altra città del Sud, peraltro la più rappresentativa, quella di cui conosce bene la storia e i motivi del declino. Proprio colui che, più degli altri, ha sollecitato in passato una sinergia tra le amministrazioni meridionali da opporre alle politiche filosettentrionali.

Bravo Pino Aprile, scelta giusta!

lo scrittore al servizio del Sud con un giornale nazionale

Angelo Forgione – Sala consiliare del Municipio di Bari piena per apprendere della risposta di Pino Aprile circa l’appello sottoscritto da intellettuali, artisti e movimenti per il Sud affinchè lo scrittore assumesse il ruolo di guida dell’universo meridionalista in vista delle prossime elezioni politiche. In tanti speravano in un “si” ma Aprile ha cambiato il tiro, preso applausi ma anche deluso qualcuno, inevitabilmente.
«Le persone ordinarie fanno cose straordinarie», così ha esordito nella sua dichiarazione d’intenti, indiziando e indirizzando la sua risposta. «Il Sud non ha la possibilità di essere raccontato. Se si racconta, come dice Angelo Forgione, viene censurato. Il Sud deve poter parlare e non deve essere descritto attraverso una visione distorta e piena di pregiudizi come avviene nell’informazione di oggi». Quindi l’annuncio: «So cosa c’è al primo posto delle cose da fare: fondare un giornale quotidiano da Sud nazionale, slegato dai partiti e fatto da noi. Risponderemo a tutte le stupidaggini che ci vengono rivolte e faremo incazzare tutti. Da oggi in poi mi dedicherò a questo».
In tanti speravano che Pino Aprile si calasse nei panni del leader politico ma io non l’ho mai pensato e sin dal momento della mia sottoscrizione ho avvisato i promotori dell’iniziativa (fruttifera nel suo risultato) che non avrei mai spinto con insistenza la sua candidatura perchè la politica è una cosa seria e deve farla chi sente di farla, chi ne ha la vocazione, non chi è spinto a farla. Un vero movimento politico non può aggrapparsi ad un solo uomo seppur sia necessario che sia guidato da persone di valore e spessore. Sapevo che Pino non nutriva aspirazioni politiche e del resto lo si capiva anche solo leggendo i suoi libri. Certo, tutto può cambiare, ma nel corso del tempo neanche ho avvertito nascere un suo intento. Sono andato a Bari, pur sapendo che un Aprile partitico non sarebbe stato, per dirglielo con franchezza e serenità, ad esprimergli il mio pensiero davanti a tutti e non in privato come avrei potuto con una email e una telefonata. Da persona impegnata anche nella (contro)informazione e nella dura battaglia contro gli attacchi mediatici da Nord, gli ho espresso le mie perplessità sulla costituzione di un’entità politica in un contesto in cui il Sud non ha quotidiani e network televisivi che ne amplifichino la voce, anzi censurata. E Pino, da persona intelligente e umile, ha risolto brillantemente il suo conflitto interiore rimandando discorsi elettorali e convertendo la sua disponibilità in qualcosa di più consono ai tempi, più coerente con la sue attitudini e di più appagante per il sottoscritto.
Non è ancora tempo di partiti che finirebbero per essere scambiati per secessionisti. Men che meno di partiti su piattaforma ancora frammentaria in cerca di un collante per non sfaldarsi sul nascere. La rabbia ultracentenaria dei meridionali è tanta e si sta destando sempre più, ed è quindi comprensibile qualche delusione; ma va controllata. È ancora il tempo di seminare, accelerando certamente, per diffondere su tutto il territorio nazionale le istanze meridionaliste. Pino l’ha capito, sapendo come essere davvero utile alla causa e come veicolare davvero la voce del Sud, oltre i suoi libri. Le persone ordinarie fanno cose straordinarie, non la persona. Inutile dirlo, e lui lo sapeva riflettendo alla soluzione del dilemma, non sarà solo!

il neo-meridionalismo della politica

il neo-meridionalismo della politica

stop alla Social Card nordista sconfitta dall’asse Napoli-Bari

Angelo Forgione – È ormai noto che, con la benedizione di Vendola, i sindaci di Napoli e Bari De Magistris ed Emiliano camminino a braccetto sul sentiero politico che porta alla politica nazionale, sbilanciata a Nord. Qualche giorno fa avevano scritto al premier Monti, sotto suggerimento dell’Assessore allo Sviluppo del Comune di Napoli Marco Esposito, denunciando l’iniquità della “Social Card” reintrodotta nel DL “Semplificazioni”, contestando il metodo utilizzato per la ripartizione delle risorse che avrebbe favorito il Nord. In particolare, le ricariche sarebbero state differenziate in base alla valutazione tecnicamente errata che il costo della vita fosse più alto al Nord rispetto al Sud. Questo avrebbe assegnato una ricarica bimestrale da 110 a 274 euro ai comuni settentrionali, mentre per quelli meridionali sarebbe stata da 80 a 212 euro. I due sindaci hanno informato Monti che, secondo rilevazioni, a parità di prodotti acquistati, la spesa sia più cara nel Mezzogiorno a causa della diversa struttura distributiva e dei maggiori costi logistici. In sostanza il Sud sconta il fatto di essere una sorta di colonia che importa, pagandone il trasporto, merci dal Nord detentore della maggior quota di ricchezza prodotta. Il trucco sta nelle “gabbie salariali” che prevedono il calcolo sul costo della vita confrontando erroneamente i prodotti più venduti in ogni esercizio commerciale e non i prezzi di prodotti identici, ed è quindi ovvio che nel Mezzogiorno si vendano maggiormente articoli “low cost” a causa del minore reddito disponibile. Il paradosso è che sia lo stesso Ministero dello Sviluppo economico, in una nota nell’Osservatorio prezzi, ad avvertire sull’uso improprio di simili raffronti territoriali. 
Battaglia vinta! Il Sottosegretario al lavoro Cecilia Guerra ha fatto visita a Marco Esposito informandolo che il Governo ha corretto il provvedimento cancellando qualsiasi differenziazione territoriale. Far passare la “svista” (nordista) sulla “Social Card” avrebbe aperto la strada a nuove speculazioni e magari portato un domani a pensioni e prestazioni sociali differenziate.
Ma non è tutto, perchè De Magistris sta studiando una delibera per consentire il conferimento della cittadinanza ai figli di immigrati nati nel territorio napoletano. «Anche in questo campo dai Comuni può venire una spinta al Governo nazionale – ha detto il Sindaco di Napoli – affinchè provveda in questa direzione». Basta poco per capire che questa è una risposta alla Lega Nord e alle sue politiche razziste di chiusura. Del resto, Napoli e il Sud hanno una tradizione di accoglienza e integrazione storica e già nel 1846 fu introdotto nelle Due Sicilie il “Decreto circa la naturalizzazione degli individui nati nel Regno da genitori stranieri” riprendendo una legge pure in vigore nel 1817. Il Sindaco ha reso noto che entro Marzo sarà pronta una ordinanza che organizzerà tutti i mercatini etnici per immigrati in ogni zona di Napoli. Insomma, sembra proprio che De Magistris stia andando a Sud, così come
consigliatogli all’indomani dell’elezione a Sindaco.
De Magistris ed Emiliano si propongono come un nuovo modello di politica meridionalista di contrapposizione alle sperequazioni della politica nordista che finge di non sentirci, in attesa di accogliere Rita Borsellino impegnata nella candidatura a Sindaco di Palermo sponsorizzata, e ci risiamo, da Vendola. Lo ha detto proprio il sindaco di Bari a “la Zanzara” su Radio24, ipotizzando un prossimo nuovo quadrilatero geopolitico che non sarebbe più quello austriaco di Verona, Peschiera del Garda, Mantova e Legnago ma quello meridionale di Napoli, Bari, Palermo e Catania. Ricorda vagamente qualcosa.

Napoli ha ancora un’anima capitolina

Napoli ha ancora un’anima capitolina

il Sindaco di Bari Emiliano, l’inno di Paisiello e il Nord sordo

L’anima capitolina di Napoli è ancora ben viva e palese. Basterebbe ricordare l’esito del sondaggio per designare il personaggio storico preferito dai napoletani del Corriere del Mezzogiorno nell’autunno 2009 o il continuo spuntare di bandiere delle Due Sicilie allo stadio “San Paolo”; e al Forum dei Comuni per i Beni Comuni di Sabato 28 Gennaio se n’è avuta un’altra piccola conferma quando il sindaco di Bari Emiliano ha fatto una citazione storica sull’inno delle Due Sicilie: «Napoli era l’ispirazione di ogni sentimento di un meridionale. Persino l’inno borbonico era scritto da un tarantino». Dalla platea del teatro “Politeama” applausi di compiacimento che il primo cittadino barese ha frenato istituzionalmente precisando che non si trattava di “nessun concedimento”, parlando però di un “sedimento” che permette di vedere il disinteresse verso il Sud nelle stanze della politica. Chiamiamolo sedimento o come vogliamo, ma è chiaro che si tratti di meridionalismo.