Il dolce della resurrezione con l’iniziale di Cristo da Napoli all’Italia

Angelo Forgione I greci ortodossi, per celebrare i defunti, preparano un dolce con ingredienti ricchi di simbologia e a base di grano, che è metafora della resurrezione. Si chiama Kolliva, ed è mangiar sacro, esattamente come la Pastiera napoletana, anch’essa altamente simbolica e granosa.
Greca è Napoli, e nei conventi di quella che era stata l’antica Neapolis, nel Cinquecento, prese vita il dolce della resurrezione con la Croce di Cristo, la lettera greca ‘χ’, che si legge kh, incipit di “Khristòs”.
Sono passati secoli, e i notiziari nazionali avvertono: la Pastiera napoletana ha definitivamente conquistato l’Italia.
Già la più ricercata delle ricette italiane su Google nel 2018 era stata quella della tonda e profumata torta partenopea di grano, ormai il ritocco dolce più desiderato della Pasqua. Niente di industriale, tutta bontà che esplode nelle case e nelle pasticcerie, a Napoli da secoli, pure in versione rustica, e ora anche altrove.
È un’eruzione artigianale di bontà. È una resurrezione sacra di Primavera. È un altro dono di un popolo che non invade ma conquista, elargendo e deliziando.
Buona rinascita a tutti.

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Piemonte felice come una Pasqua

Angelo Forgione – Piccola lezione di Questione meridionale applicata al calcio, che è cosa assai ignorata.
Fissate bene che gli studi economici sulle indipendenze tra Nord e Sud dimostrano che l’80% circa della spesa annuale dei meridionali per merci e servizi va ad aziende e società centro-settentrionali.
Ora prendete le uova di Pasqua della Juventus e del Napoli, le squadre più tifate al Sud, e mettetele in vendita nei supermercati meridionali.

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I piccoli tifosi del Napoli amplieranno la domanda delle uova azzurre e contribuiranno al fatturato di un’azienda campana di San Giuseppe Vesuviano (NA).
I piccoli tifosi meridionali della Juve amplieranno la domanda delle uova bianconere e contribuiranno al fatturato di un’azienda piemontese di Fossano (CN).
A sostanziale parità di peso (Juventus 240 gr / Napoli 220 gr), i genitori dei tifosi juventini pagheranno talvolta pure prezzi pressoché doppi, il che significa che per coprire la spesa di un singolo tifoso/uovo bianconero ne occorreranno quasi due azzurri. Sarà possibile solo in Campania, dove è concentrato circa il 70% della tifoseria azzurra, e dove il 50% degli appassionati tifa Napoli.
Pertanto le uova dell’azienda meridionale saranno vendute soprattutto in una regione del Sud, la Campania, mentre quelle dell’azienda settentrionale saranno acquistate dappertutto, comprese le altre regioni del Mezzogiorno.
Prendete il paradigma e applicatelo a magliette, gadget e merchandising vario, senza dimenticare gli abbonamenti alle tivù e il turismo sportivo (biglietti, vitto e alloggio), e vi renderete conto di quanto il Sud foraggi il Nord anche col tifo per Juve, Milan e Inter. Che poi, i periodici sondaggi per determinare le percentuali dei tifosi servono proprio a stabilire la ripartizione di una parte dei vitali diritti televisivi.
E ora, se il tifo non vi ottenebra il cervello, vi sarete resi come di quanto le squadre e le industrie del Nord ingrassino coi soldi del Sud, cioccolata a parte.
E buona Pasqua a tutti, a quelli belli e a quelli brutti.

Curiamo gli Incurabili

Lanciamo l’hashtag #CuriamoGliIncurabili con un video di sensibilizzazione.

Perché il complesso degli Incurabili crolla per cedimento strutturale causato da abusivismo sottostante (un’autorimessa), e ha bisogno di cure.
Oltre alle testimonianze artistiche nella chiesa di Santa Maria del Popolo, vanno messi al sicuro i preziosi manufatti conservati nella settecentesca farmacia. Nella scaffalatura in noce, 427 vasi in maiolica con le stesse cromie del pavimento, tutto realizzato dai fratelli Giuseppe e Donato Massa, i più grandi “maestri riggiolari” napoletani, gli artefici del bellissimo Chiostro delle Clarisse di Santa Chiara, chiamati a ripetersi per l’antica spezieria, che doveva essere bella, bellissima, per rappresentare il prestigio di un antico ospedale di eccellenza nell’Europa del Settecento.
Nessuna ricostruzione o assemblaggio museale. Si tratta di un luogo rimasto identico a come è nato, sopravvissuto integro, così come fu pensato.
Bisogna dunque salvare una delle più importanti testimonianze del tardo-barocco di Napoli (insieme alla Cappella San Severo), e preservarne la continuità storica nella Napoli del futuro. I napoletani restino vigili!

video per condivisione facebook: www.facebook.com/AngeloForgioneOfficial/videos/2261564037437927

 

Pizza cibo della felicità, poi la pasta

“Pizza” e “spaghetti” non sono solo le parole italiane più note e pronunciate nel mondo. Secondo una recente indagine demoscopica condotta da Doxa/Deliveroo, la pizza è il piatto perfetto per rendere migliore la giornata per il 42% degli italiani, davanti alla pasta, scelta dal 33% degli interpellati. Bronzo per le grigliate di carne, al 30%. Poi il gelato con il 21% dei consensi, davanti ai formaggi (10%), ai salumi (9%) e al panino, che si posiziona a pari merito con il sushi (7%).

La pizza è dunque il piatto del sorriso per quasi un italiano su due. Il quasi sparisce al Sud e nelle Isole, dove la percentuale sale al 51%. Ma anche la pasta non fa affatto malumore.

Risultati del sondaggio facilmente anticipati scrivendo Il Re di Napoli:

Eccola qui la quintessenza della creatività dei napoletani, che non hanno inventato né pizza né pasta, ma ne hanno saputo fare simboli cominciando dal versarvi ‘a pummarola ‘ncoppa, prima di tutti, dicendo al mondo «e così sia!». E così è stato che pizza e pasta sono diventati i prodotti più amati in assoluto, e se la prima è più famosa per le sue tante declinazioni prodotte in ogni parte del pianeta, la seconda è la vera regina del Made in Italy in tavola, l’unico alimento per il quale l’Italia detiene il primato mondiale per esportazione. Un mondo senza Napoli, evidentemente, sarebbe stato un po’ meno piacevole.

Già, perché grandissima parte di pizze e maccheroni sono conditi con il pomodoro, contenente serotonina, l’ormone del buonumore. Ed ecco che un ringraziamento alla cucina napoletana per il sapore e per l’umore distribuiti risulta davvero doveroso.

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Pezzi di storia di Napoli per risarcire la Russia

L’ambasciatore italiano in Russia, che poi è napoletano, inaugura una sede diplomatica a Voronezh, qualche centinaia di chilometri da Mosca, e scopre che nel museo cittadino sono custoditi preziosissimi volumi sulla storia del Regno di Napoli e sull’architettura vanvitelliana della Reggia di Caserta.
«Come mai si trovano qui?», ha chiesto il diplomatico Terracciano, e la risposta è stata: «Facevano parte dell’indennizzo per i danni di guerra provocati dagli italiani alla Russia».

 

Avete capito? L’Italia, per risarcire i russi, che tanto amano Napoli, ha ceduto loro alcune testimonianze del più bel palazzo del mondo, che in quegli anni veniva trascurato con insufficienti fondi per la manutenzione e veniva destinato per 800 ambienti su 1200 alla Scuola allievi ufficiali dell’Areonautica, e poi da due istituti scolastici superiori, con chiari danni visibili nel video dell’Istituto Luce qui di seguito:

 

 

 

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Dal neoclassico al neomelodico

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Angelo ForgioneNon sapevo chi fosse il palermitano Tony Colombo. Ho saputo dell’esistenza del cantante neomelodico per il matrimonio di “dubbio gusto” con la vedova di un boss della camorra andato in scena nei giorni scorsi a Napoli, con tanto di concertino di addio al celibato/nubilato in piazza del Plebiscito, il cuore neoclassico della Città Capitale, lo slargo voluto da Murat e compiuto da Ferdinando per significare il gusto neoclassico che i Borbone avevano diffuso nel mondo con gli scavi archeologici vesuviani e cilentani.

Dal neoclassico al neomelodico, è così che è andata la storia. Dal gusto universale che Napoli restituì al mondo illuminista al gusto provinciale di una festa con canti sguaiati nel centro di Napoli, lo stesso dove si spara per regolare un alterco tra clan di diversi quartieri. Lì, dove c’è la Prefettura, il palazzo dello Stato che non c’è, e con la sua assenza consente che in una capitale della cultura europea trionfi l’incultura, che accada un po’ di tutto, impunemente, ed è già tanto che non accada proprio tutto – credetemi – in un territorio senza presidi e controlli dove dilagano l’ignoranza e l’indigenza.

L’autorizzazione a un flashmob si è trasformata in un’appropriazione della piazza per un miniconcerto, con tanto di palco, musicisti, impianto audio, luci, tecnici, solottieri di Maria De Filippi e Barbara D’Urso (che sguazzano nel fenomeno) e gli immancabili fans. E nessuno che abbia interrotto la gioiosa festa di piazza, che non è durata una manciata di minuti. E nessuno che abbia visto l’andirivieni pomeridiano di auto e furgoni per l’allestimento in un’area pedonale.

Pare che siano state elevate contravvenzioni agli organizzatori dello sconcertante concerto, ma cosa vuoi che gliene freghi a chi ha stracciato danari e sapeva che al massimo avrebbe dovuto pagare qualche multa per consentirsi il lusso di impossessarsi del cuore regale di Napoli? Multe o no, la festicciola è stata fatta, e pure con tanto di ringraziamento al sindaco di Napoli che sa di beffa, amen!

A Napoli va così, ma non solo a Napoli, ricordando il funerale dei Casamonica a Roma. Va che ognuno può fare il comodo che gli pare, infischiandone di leggi scritte e norme morali. Dai canti agli spari il passo è davvero breve, e in mezzo vi sono gli automobilisti e i motociclisti senza assicurazione, i venditori abusivi di ogni mercanzia, gli occupatori di suolo pubblico e tutti i paladini del “faccioquellochemipare”.

Le note dello sconcerto sono andate in cielo tra le centinaia di cuori gonfiati e distribuiti ai fans, proprio in mezzo ai due monumenti equestri a Carlo e Ferdinando firmati da Antonio Canova, il veneto che quando mise piede a Napoli scrisse: “Per tutto sono situazioni da Paradiso”.
A proposito… proprio mentre per tutto erano situazioni da inferno, il sommo scultore neoclassico rimetteva piede a Napoli, la città che tanto lo ispirò, per una bellissima mostra a lui dedicata al Museo Archeologico. Abbiamo fortunatamente un riparo.

Io non sapevo chi fosse il palermitano Tony Colombo ma sapevo chi è il catanese Antonio Calì, l’allievo di Canova che completò i Borbone a cavallo del Plebiscito. Certamente perché nella vita mi dedico alla Crescita.

Lo Stato è assente; la Cultura no, grazie a Dio.

Il bello di essere napoletani a “Napoletani Belli”

di Francesco Gala (redazione Radio CRC)

Lunedì 25 Marzo, alla trasmissione radiofonica “Napoletani Belli”, in onda dal lunedì al venerdì dalle 19 alle 21 su Radio CRC, ospite Angelo Forgione, quotato scrittore e giornalista al fianco del padrone di casa Ettore Petraroli.

Faccio lo scrittore – ha detto il protagonista della puntata – perché voglio rimettere a posto i conti con la storia, e Napoli è portatrice sana di storie. Una storia negata su questa città? Può essere lo stesso pomodoro, perché in passato i prodotti fatti con quest’ortaggio erano denigrati, oggi invece sono il simbolo dell’Italia nel mondo”.

Spazio a due napoletane belle: Beatrice Lizza, milanese che ama la nostra città e sta per trasferirvisi, ed Elisa Baroti, albanese che da sempre vive a Napoli.

Beatrice ha esordito così: “Sono napoletana d’origine ma sono nata e cresciuta a Milano. Volevo fare l’università a Napoli, però per motivi di lavoro ho rinunciato. Ora disferò per l’ultima volta le valigie per vivere a Napoli dopo due anni e mezzo. Il mio innamoramento è diventato vero e proprio amore”.

Anche Elisa ha raccontato il suo rapporto con la città partenopea: “Sono qui grazie ai miei genitori e devo dire che è il regalo più bello che mi potessero fare. Sono follemente innamorata della città in cui vivo. Sono abbastanza fortunata perché viaggio molto anche in Europa, però posso dire che questa città è speciale. Abbiamo cose meravigliose sotto il nostro naso e non ci rendiamo conto nemmeno di tutto questo”.

Forgione ha poi chiamato in causa Pasquale Cozzolino, ormai celebre chef napoletano, cha aperto un ristorante in America dal nome Ribalta. Un giorno ha preso parte ad una selezione per la cucina di Bill De Blasio, sindaco di New York, che dopo aver assaggiato la sua parmigiana ha detto: “Questi sono i sapori della mia infanzia”. Da quel momento Pasquale ne è diventato lo chef: “De Blasio non può mangiare pasta a casa perché la maglie glielo vieta, però di nascosto, ogni tanto, viene da me e la mangia. Per lui cucino io e la mia squadra, e lo facciamo nella residenza riservata. Sono lo Chef executive ed ogni settimana stilo il menù che poi viene approvato dal sindaco. Sono diventato ricco? La vita a New York è cara, dunque anche se lo stipendio è alto per gli italiani, qui in America è normale”.

Spazio poi a Tommaso Primo, celebre cantautore partenopeo: “Se faccio uso della sesta napoletana? È un accordo che non ho usato nell’ultimo disco, bensì in Flavia e il Samurai. Si usa tipicamente nella musica rock, però io cerco anche di usare altri generi. Quando suono qualcosa in napoletano la uso, in altri contesti evito. Su quest’accordo si è fondata la musica rock, Elvis ne è stato il fautore”.

Forgione racconta che il pomodoro lungo è arrivato a Napoli grazie all’intercessione di San Gennaro. Per questo motivo ha aperto il  microfono a Francesco Andoli: “Ho una risto-bottega dal nome “Januarius”. Ci troviamo nei pressi del Duomo. È un locale dedicato completamente al Santo ed è arredato in tema, e la cucina è tipicamente tradizionale. Dove va il pomodoro lungo? Nel ragù napoletano è d’obbligo”.