Alberto Angela cittadino napoletano

Angelo Forgione – La differenza tra raccontare Napoli e offenderla? Vi sono scrittori senza identità per cui «a parte quella calcistica, Napoli non ha altre identità». Vi sono giornalisti di provocazione per cui «Napoli fa schifo». E poi vi sono divulgatori scientifici per cui «Napoli ha una cultura da primato mondiale».
In un’Italia siffatta, lo scrittore e il giornalista, tifosi in malafede, prendono gli applausi curvaioli di chi Napoli la disprezza di concetto, anzi di preconcetto, mentre il divulgatore scientifico prende la cittadinanza onoraria di Napoli. Perché è proprio così che funziona. Provate a raccontare Roma, Firenze e Venezia per la loro cultura e sarà tutto abbastanza normale. Provate a raccontare Napoli onestamente, per il suo patrimonio universale, e tutto diventerà eccezionale, fuori dagli schemi, meritevole.
Lo faccio anch’io, che la visibilità di Alberto Angela me la sogno, anche se i suoi autori hanno attinto pure dai miei libri, ma non è come farlo da forestiero. Se un napoletano divulga che Napoli è città prima, luogo fondamentale, si spacca la testa per scrivere libri e si spende quotidianamente per la missione, c’è persino il concittadino che gli dà del “tifoso”. Dell’ignoranza italiana m’importa relativamente poco. Mi ferisce di più l’ignoranza di certi napoletani, che non sanno a quale identità appartengono e di quale immensa cultura sono portatori.
Conoscetevi, napoletani senza Napoli, e prendetevi la fierezza che vi manca per migliorarla.

Troisi romanista? Calabrese pensava fosse amore, e invece…

bonetti_troisiAngelo Forgione – «Troisi era tifosissimo della Roma ma fu costretto a tenerlo nascosto». Lo ha confessato l’attore Pino Calabrese, compagno di scuola del grande Massimo, durante una chiacchierata nel salottino di Corriere dello Sport Tv, durante la quale lo stesso Calabrese è parso rammaricato, da napoletano, di essere rimasto fedele al suo primo amore infantile, l’Inter. Un Troisi romanista, magari, lo conforta un po’.
Massimo Troisi tifosissimo davvero della Roma? Non ci sarebbe nulla di male. Il fatto è che non lo era. Semmai era un tifoso del suo grande amico e romanista doc Massimo Bonetti, col quale si punzecchiava in occasione degli scontri tra Napoli e Roma.
La confessione di Pino Calabrese fa riferimento a una simpatia adolescenziale, magari mai rinnegata, ma non paragonabile al tifo autentico che Troisi ha fatto per il Napoli in età matura e fino all’ultimo giorno della sua vita. Quello di Calabrese per il Corriere dello Sport è un falso scoop, e pure di cattivo gusto, perché tende a intaccare l’immagine e il candore di un attore amato per la sua spontaneità incarnata nell’uso sfrontato del dialetto partenopeo, e a smitizzare una storia del personaggio imperniata sull’epocale intervista a Gianni Minà la sera della vittoria del primo scudetto azzurro, lo storico «festeggiamo, usciamo di casa, ma non ci dimentichiamo l’acqua e il gas aperto», l’amicizia con Maradona e compagni, la scena di Scusate il ritardo col Napoli che perde in casa col Cesena. E poi proprio quel titolo, prestato al primo scudetto azzurro.
Ma ipotizziamo che Troisi fosse tifosissimo della Roma, e così bravo a nasconderlo per motivi di immagine. Tirarlo fuori oggi, senza la delicatezza di chiederne conto alla famiglia, sarebbe ugualmente di cattivo gusto. Fare di Massimo Troisi un opportunista, un finto tifoso del Napoli, è qualcosa di francamente disgustoso.

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Un mondo di lazzari felici

Angelo Forgione – Pino è… ben altra cosa di quel che si è visto e sentito durante la serata allo stadio San Paolo con cui il mondo della musica italiana lo ha ricordato, ma non disturbatevi più di tanto per chi non ha saputo parlarlo, o per chi è inciampato nella nota stonata. Certo linguaggio musicale non era propriamente semplice, come certo suo linguaggio dialettale, che lui, come tutti i grandi napoletani, ha veicolato e continua a veicolare altrove. È questa la forza dell’idioma napoletano, che sopravvive all’omologazione e alle lingue internazionali attraverso le sue arti, la sua musica; e grazie a Dio, bene o male, la si canta dappertutto.
Tutti a rendere omaggio a Pino, pochi a dovere e troppi meno, perché lui a tutti si era aperto, magari ridimensionando quei suoi linguaggi alti e ricercati ai quali sarebbe certamente tornato.
Pino è… l’apertura culturale di quella Napoli che continua a dire la sua, e che non si chiude nella sua presunzione. È quella Napoli che continua a parlare, a pensare, a mangiare, a sognare, ad amare in napoletano. È, e non cercate delle affinità con questo mondo nel mondo. Non ce n’è.

Pino è

Ciao, Maurizio.

Mai dimenticherò che hai alzato il dito medio al razzista di turno.
Mai dimenticherò che hai sollecitato un arbitro affinché sospendesse una partita per cori razzisti.
Mai dimenticherò che tu, toscano, hai sentito le tue radici napoletane e che hai sciolto il sangue nelle nostre vene.
Sei stato come Diego, e come Diego resterai eterno.
Sei entrato nella storia del Napoli. Sei entrato nei cuori dei napoletani.
Le strade si separano qui, ma noi continueremo a tifare per te. Tu continua a tifare per Napoli.
Grazie, Maurizio… per averci donato gioie, sogni, orgoglio e tutto te stesso.
Resta tantissimo di te. Resta il Napoli più bello di sempre.
Magari, chissà, è solo un arrivederci.

La liberazione dalla dittatura bianconera?

Angelo Forgione – Liberazione! No, non è quella dal Nazifascismo ma quella dalla dittatura juventina. La rivolta popolare parte da Napoli, proprio come in quel lontano settembre del ’43, e furono quattro giornate, esattamente quante quelle che ci separano dalla fine della guerra sportiva d’Italia.
Chissà come finirà, ma intanto la dittatura in camicia bianconera vacilla, ed è già un miracolo, perché non è una truppa del Nord a contendere il potere ai tiranni, non un esercito di alleati di diversi territori, ma un manipolo di rivoltosi dell’identità, senza armi sofisticate ma dotati di napoletanità, guidati da un atipico capopopolo partenopeo di sangue toscano. E poi, questi impavidi rivoltosi non hanno neanche più il bombardiere più virtuoso, che è andato a rinforzare il nemico dall’altra parte della trincea, da mercenario. No, l’armata Juve non ha un piano di controffensiva, poiché un’eventualità del genere non era contemplata davvero nel piano di guerra. Sì, perché, nella storia dei conflitti pallonari d’Italia, dei 113 disputati, solo 8 sono finiti a Sud del potere, di cui 5 nella capitale “ministeriale” e solo 3 in due città senza contraerea come Napoli e Cagliari.
E quando tutti davano per repressa la rivolta napoletana, ecco che la rivolta napoletana si è fatta davvero minacciosa fino a sfondare il portone del Palazzo con l’ariete nera e a promettere di irrompere nella stanza del dittatore. Con la sfrontatezza e l’orgoglio di chi si sente napoletano dentro, anche se vissuto e cresciuto altrove, magari in Toscana. Anche a costo di mostrare il dito medio a chi sputa sulla napoletanità, e di prendersi le ramanzine dai falsi moralisti, troppi, gli stessi che tacciono al razzismo territoriale. Perché lui, il capopopolo per niente ortodosso, il vero condottiero di questa rivoluzione per la libertà, è così autentico da rendere possibile un sogno improbabile. Maurizio e i suoi hanno un esercito di popolo compatto a combattere al loro fianco, e sentono l’odore del sangue bianconero. Li vedrete cantare a perdifiato “sarò con te e tu non devi mollare…” fino al 20 maggio, e anche dopo, comunque vada. Perché hanno un sogno nel cuore, e chi vive di sogni molla tutto e li persegue, e talvolta li realizza. Come Maurizio Sarri, un passionario per il colpo di stato cui Napoli promette un monumento allo scugnizzo.

Attori indipendenti per protestare contro la riforma del Teatro e il depauperamento di quello napoletano

(riprese tratte da Life In Naples)

Un gruppo di attori indipendenti del Teatro napoletano (tra cui Nello Mascia, Francesco Paolantoni, Rosaria De Cicco, Cloris Brosca e altri) si sono messi insieme da qualche tempo «per “resistere” al sistema teatrale che ha cancellato la parola “merito” e che, totalmente asservito alla politica, privilegia gli amici degli amici».
La riforma ministeriale ha cancellato 300 compagnie piccole e medie, favorendo i Teatri Nazionali. Si intravede all’orizzonte la dismissione del finanziamento pubblico al teatro, che non è più considerato dallo Stato italiano un cardine dello sviluppo sociale.
La “protesta” napoletana è già andata in scena al “teatro Totò” di Napoli, con la commedia ‘O Vico di Raffaele Viviani. Non a caso, perché nel 1917, all’indomani della disfatta di Caporetto, fu messa in atto una forte campagna per far chiudere gli spettacoli di variété, “ poco edificanti per i reduci dal fronte”, che culminò con un divieto governativo. Fu allora che Viviani inventò un nuovo genere, in cui la prosa si fondeva con musica canto e danza. ‘O Vico ne fu la prima commedia. E fu sempre Viviani, nel 1928, a scrivere nella sua autobiografia:
“La mia vita fu tutta una lotta: lotta per il passato, lotta per il presente, lotta per l’avvenire. Con chi lotto? Non col pubblico, il quale anzi facilmente si fa mettere con le spalle al tappeto, ma con i mille elementi che sono nell’anticamera, prima di giungere al pubblico. Parlo del repertorio, delle imprese, dei trusts, dei trusts soprattutto. Oggi come ieri, l’uomo di teatro è in lotta continua coll’accaparramento dei teatri di tutta Italia, i quali sono tenuti e gestiti da pochissime mani, tutte strette fra loro”.

In soccorso della lingua napoletana

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La lingua napoletana è sempre più presente su cartelloni pubblicitari, insegne di Napoli e iniziative commerciali varie, ma aumentano gli errori, anche da parte di napoletani stessi, non solo di scrittura di un idioma “vulnerabile” che va trasformandosi per molteplici cause, prima fra tutte l’assenza d’insegnamento, in un territorio in cui è già deficitario l’apprendimento delle lingue internazionali. Proviamo a far da soli.
Di seguito i link per il download di due file pdf di grammatica napoletana, di cui uno essenziale per avviare a una corretta scrittura, curato dal sottoscritto, e un altro, assolutamente più articolato, redatto nel 1889 da Raffaele Capozzoli.

► Vedemecum per scrivere in Napoletano corretto – di Angelo Forgione

► Grammatica napoletana completa – di Raffaele Capozzoli