L’arte del pizzaiuolo napoletano

pizzaiuoloAngelo Forgione – L’Arte tradizionale del pizzaiuolo napoletano” è riconosciuta come parte del patrimonio culturale dell’umanità, identificata come espressione di una cultura che si manifesta in modo unico, perché la manualità del “pizzajuolo”, cioè il mestierante della pizza nelle strade della Napoli del Settecento, non ha eguali e fa sì che questa produzione alimentare possa essere percepita come marchio di napoletanità, ma anche italianità, nel mondo.
Del resto, nella parola “pizzaiuoli” vi è una “u” in più a differenziare i napoletani dagli altri; u come unicità, u come universalità. I “pizzajuoli” venivano dal popolo, e il popolo sfamavano. Loro per primi hanno messo mano al pomodoro delle Americhe, unendolo al frumento della Mesopotamia, all’olio della Grecia, alla bufala e al basilico delle Indie; hanno messo insieme il mondo e hanno modellato la pizza mediterranea, che per circa tremila anni era rimasta bianca. È a Napoli che è nata come cibo di strada, ed è da Napoli che è divenuta ciò che è dappertutto, filante e meravigliosamente rossa.

Elogio del kayak, andar per mare a Posillipo

La spiaggia cancellata a Napoli è un grosso scempio compiuto tra il 1884 e il 1904. Un forte limite al rapporto dei napoletani con il loro mare, ma non per la mia libertà di andare in paradiso, che è un consiglio per tutti. Perché in fondo la serenità deve avere in sé qualcosa di immenso, ingovernabile, selvaggio.

La grande storia della cucina di Napoli a Livorno

Per gli amici di Livorno e dintorni, sabato sera arrivo a Villa Sansoni, zona Ardenza, per raccontare la fantastica storia del pomodoro e della cucina napoletana.
Dopo le mie chiacchiere, lo chef Francesco Riverso preparerà una cena napoletana per deliziare i presenti.
E poi, canzoni napoletane della grande tradizione.
Se siete in zona… prenotazione obbligatoria.

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L’economia napoletana per salvare l’Occidente

Angelo ForgioneDal 29 al 31 marzo, a Firenze, presso il Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio, il Festival Nazionale dell’Economia Civile, uno dei tanti che ormai si propongono di promuovere un paradigma economico le cui radici affondano nel pensiero economico di Antonio Genovesi, inventore e titolare della prima cattedra di Economia nella Napoli del secondo Settecento, che teorizzò come il fine ultimo di questa nuova scienza fosse la “pubblica felicità”, ossia il conseguimento del bene comune. Un’economia fondata sui principi di reciprocità, fraternità ed equità, non incivile come l’Economia Politica purtroppo imperante, quella tipicamente capitalista di stampo anglosassone. Un’economia da riaffermare per rimettere al centro l’uomo, il bene comune, la sostenibilità e l’inclusione sociale. Un’economia che considera il profitto come mezzo e non come fine, che vuole offrire soluzioni concrete al problema occupazionale, e che vuole ridurre le disuguaglianze. Un’economia che può far ripartire l’Italia, ricca di culture, paesaggi, arti e mestieri. Un’Italia aperta al mondo, nella quale l’innovazione si sposa con la tradizione.
Un altro evento che conferma quanto ho scritto in Made in Naples nel capitolo relativo all’Economia Civile:

(…) “civilizzazione” e “umanizzazione” dell’Economia, che, se fosse stata regolata come indicato e fatto nella Napoli dei Lumi, avrebbe creato reciprocità e fraternità, ispirato la vita relazionale delle persone e generato la “pubblica felicità”. Basterebbe riprendere la strada indicata da Napoli per salvare l’Italia, e non solo l’Italia; il segreto è tutto lì, e invece…

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Il bello di essere napoletani a “Napoletani Belli”

di Francesco Gala (redazione Radio CRC)

Lunedì 25 Marzo, alla trasmissione radiofonica “Napoletani Belli”, in onda dal lunedì al venerdì dalle 19 alle 21 su Radio CRC, ospite Angelo Forgione, quotato scrittore e giornalista al fianco del padrone di casa Ettore Petraroli.

Faccio lo scrittore – ha detto il protagonista della puntata – perché voglio rimettere a posto i conti con la storia, e Napoli è portatrice sana di storie. Una storia negata su questa città? Può essere lo stesso pomodoro, perché in passato i prodotti fatti con quest’ortaggio erano denigrati, oggi invece sono il simbolo dell’Italia nel mondo”.

Spazio a due napoletane belle: Beatrice Lizza, milanese che ama la nostra città e sta per trasferirvisi, ed Elisa Baroti, albanese che da sempre vive a Napoli.

Beatrice ha esordito così: “Sono napoletana d’origine ma sono nata e cresciuta a Milano. Volevo fare l’università a Napoli, però per motivi di lavoro ho rinunciato. Ora disferò per l’ultima volta le valigie per vivere a Napoli dopo due anni e mezzo. Il mio innamoramento è diventato vero e proprio amore”.

Anche Elisa ha raccontato il suo rapporto con la città partenopea: “Sono qui grazie ai miei genitori e devo dire che è il regalo più bello che mi potessero fare. Sono follemente innamorata della città in cui vivo. Sono abbastanza fortunata perché viaggio molto anche in Europa, però posso dire che questa città è speciale. Abbiamo cose meravigliose sotto il nostro naso e non ci rendiamo conto nemmeno di tutto questo”.

Forgione ha poi chiamato in causa Pasquale Cozzolino, ormai celebre chef napoletano, cha aperto un ristorante in America dal nome Ribalta. Un giorno ha preso parte ad una selezione per la cucina di Bill De Blasio, sindaco di New York, che dopo aver assaggiato la sua parmigiana ha detto: “Questi sono i sapori della mia infanzia”. Da quel momento Pasquale ne è diventato lo chef: “De Blasio non può mangiare pasta a casa perché la maglie glielo vieta, però di nascosto, ogni tanto, viene da me e la mangia. Per lui cucino io e la mia squadra, e lo facciamo nella residenza riservata. Sono lo Chef executive ed ogni settimana stilo il menù che poi viene approvato dal sindaco. Sono diventato ricco? La vita a New York è cara, dunque anche se lo stipendio è alto per gli italiani, qui in America è normale”.

Spazio poi a Tommaso Primo, celebre cantautore partenopeo: “Se faccio uso della sesta napoletana? È un accordo che non ho usato nell’ultimo disco, bensì in Flavia e il Samurai. Si usa tipicamente nella musica rock, però io cerco anche di usare altri generi. Quando suono qualcosa in napoletano la uso, in altri contesti evito. Su quest’accordo si è fondata la musica rock, Elvis ne è stato il fautore”.

Forgione racconta che il pomodoro lungo è arrivato a Napoli grazie all’intercessione di San Gennaro. Per questo motivo ha aperto il  microfono a Francesco Andoli: “Ho una risto-bottega dal nome “Januarius”. Ci troviamo nei pressi del Duomo. È un locale dedicato completamente al Santo ed è arredato in tema, e la cucina è tipicamente tradizionale. Dove va il pomodoro lungo? Nel ragù napoletano è d’obbligo”.

“Il Re” presentato a la Feltrinelli di Napoli

Un intenso pomeriggio in soccorso degli archetipi napoletani che fanno buona parte dell’immagine dell’Italia nel mondo, convertiti in stereotipi dall’ingegneria sociale nazionale che da oltre un secolo e mezzo tiene la cultura meridionale al guinzaglio.
E se il piemontese Umberto Eco, riferendosi al militarismo sabaudo che conquistò il Paese, ebbe a dire che “senza l’Italia Torino sarebbe più o meno la stessa, ma senza Torino l’Italia sarebbe molto diversa”, i napoletani possono parafrasarne il paradosso dal punto di vista culturale e affermare, a buona ragione, che senza l’Italia Napoli sarebbe sempre Napoli, ma senza Napoli l’Italia non sarebbe la stessa.
Grazie ai davvero preziosissimi interventi di Marino Niola, Alfonso Pecoraro Scanio e Antonio Pace. E grazie ai presenti, ma di cuore.
Napoli non sarà mai un luogo comune!

Doppio appuntamento venerdì 22

Angelo ForgioneVenerdì 22 marzo doppio appuntamento tra il centro di Napoli e la zona flegrea con la mia saggistica.
Si comincia nel cuore della città, alle ore 18, con la presentazione de il Re di Napoli al megastore la Feltrinelli di Chiaia. Ne parlerò in compagnia del presidente della Fondazione Univerde Alfonso Pecoraro Scanio, promotore con successo della petizione #PizzaUnesco, dell’antropologo della contemporaneità Marino Niola e del presidente dell’Associazione Verace Pizza Napoletana Antonio Pace.

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Alle 20.30 la location sarà invece quella de Le Matiz Event, presso la caffetteria ‘Fumo e Caffè’ di Villaricca (NA), in via Torino 34, per la presentazione di Dov’è la Vittoria, nell’ambito di un più ampio dibattito organizzato dal Club Napoli Azzurri Flegrei sulla passione azzurra, sulle due Italie nel calcio e sulla violenza verbale e fisica negli stadi, al quale prenderanno parte, tra gli altri, anche Antonella Leardi e Gianni Improta.

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