Napoli e il Sud (con il Veneto) arginano la flessione dialettale in Italia

Angelo Forgione A fine gennaio l’Istat ha pubblicato un rapporto sull’uso della lingua italiana, dei dialetti e delle lingue straniere in Italia, che evidenzia una diminuzione dell’uso dei dialetti un po’ dappertutto, soprattutto nel Nord-ovest del paese, anche se sono sempre più apprezzati.

Metà della popolazione dai 6 anni in su parla solo o prevalentemente italiano in famiglia, con gli amici e con gli estranei. L’uso esclusivo del dialetto è assai limitato e relegato alla cerchia familiare e amicale. Poco più di una persona su dieci utilizza solo o prevalentemente il dialetto in almeno un ambito relazionale. Molto contenuta la quota di chi parla solo o prevalentemente dialetto in tutti gli ambiti relazionali (2,3%).

È una tendenza iniziata con il boom economico del dopoguerra, la crescita della scolarizzazione e i grandi flussi migratori soprattutto dal Sud verso il Nord Italia.
Eppure i dialetti non sono affatto morti, e non sono più considerati elemento di scarsa istruzione. Non è più così ampio lo stigma culturale che li accompagnava quando connotavano la fascia di popolazione meno istruita, quindi incapace di esprimersi in italiano.
È semmai la scarsa istruzione a rendere difficoltosa l’espressività verbale, in qualsiasi linguaggio, italiano e dialetto compresi. Si possono ben conoscere l’italiano e il proprio dialetto nello stesso tempo, e l’uno non interferisce con la padronanza dell’altro, nello stesso rapporto che c’è tra l’italiano e le lingue straniere. Anzi, il bilinguismo attivo migliora le funzioni cerebrali, e per esso si intende anche l’alternanza costante tra l’idioma che impariamo sui banchi di scuola e quello che assorbiamo tra le mura domestiche.

Campania, Calabria, Sicilia e Veneto sono i principali feudi del bilinguismo interno, le regioni in cui è più alta la percentuale di uso alternato di italiano e dialetto in famiglia e tra amici, confermando come nel Mezzogiorno la lingua locale resti il collante sociale per eccellenza nelle relazioni di fiducia.
E se la Calabria svetta su la Sicilia e la Campania per uso in modo esclusivo o misto del dialetto in famiglia, è la Campania a primeggiare per l’uso del dialetto con le amicizie e gli estranei.

Il napoletano si difende meglio che altrove. È vivo e vegeto nella produzione culturale e artistica, ed è usato in modo alternato all’italiano da quasi cinque persone su dieci, mentre la media italiana è di meno di tre persone su dieci. Nei modi e nei contesti giusti, è ritenuto più efficace della lingua nazionale quando occorre rimarcare un concetto ed enfatizzarlo.

Quando il raggio della conversazione si estende agli estranei, il panorama linguistico subisce generalmente una virata drastica verso l’italiano, che diventa il codice quasi universale per la stragrande maggioranza della popolazione nazionale.
In Toscana e Liguria, l’uso del dialetto in famiglia crolla vertiginosamente, coinvolgendo rispettivamente solo il 13,4% e il 15,9% della popolazione. Le due regioni limitrofe si confermano le regioni più ancorate all’uso esclusivo dell’italiano pure tra amici, con percentuali che superano l’80%, con il Veneto che resta l’eccezione del Nord mantenendo un forte legame con la parlata locale per oltre la metà dei cittadini.

Dove si parla (almeno) il dialetto in Italia

In napoletano non si dice «t’amo» ma «te voglio bene assaje». Falso!

Angelo Forgione Da qualche tempo, i napoletani si sono persuasi che la lingua dell’amore non preveda la più eloquente delle dichiarazioni d’amore. Niente «t’amo»: bandito! Si dice «te voglio bene assaje». È davvero così? Facciamo chiarezza.
Il fatto è che esiste un napoletano popolare, sostanzialmente solo parlato, e parlato dal popolo, ed esiste un napoletano letterario, quello parlato e scritto altamente, che ha dato grande dignità al dialetto, rendendolo lingua.
È un po’ come nel caso del condizionale “vorrei”, che il napoletano popolare traduce con l’imperfetto congiuntivo “vulesse” in luogo del letterario “vurria”. I pochi che scrivono e parlano un napoletano alto usano il secondo, anche nel terzo millennio, mentre la massa usa diffusamente e pur correttamente il primo. Il che non significa che uno dei due sia sbagliato. Anzi!
Dunque, affermare che il verbo “amare” in napoletano non esiste, con la prima persona al presente addirittura bandita, è scorretto.

La vera Canzone di Napoli e la sua storia a Santa Maria la Nova

Per gli amanti dei grandi classici della vera Canzone napoletana, l’appuntamento è per sabato 24 gennaio, ore 20:00, presso il Complesso monumentale di Santa Maria la Nova, nel cuore di Napoli, con Gennaro Pisapia & Gruppo Smeraldo, e la partecipazione straordinaria di Angelo Forgione con Napolitiamo e il racconto della grande tradizione canzonistica partenopea.

Per info e prenotazioni:
tel. 3791777405 oppure Azzurro Service (clicca qui)

Napolitiamo a Torre Annunziata

Appuntamento con Napolitiamo a Torre Annunziata (NA), lunedì 29 dicembre, ore 18:00, presso il Palazzo Criscuolo, in corso Vittorio Emanuele III.
Una presentazione musicata e tetralizzata, con Masaniello e Piermacchié.

“Napolitiamo” al Teatro Diana

Per la rassegna L’incontri al Diana, appuntamento al Vomero con Napolitiamo presso il foyer del Teatro Diana (via Luca Giordano 64) sabato 29 novembreore 11:30. Una mattinata dedicata alla lingua napoletana con interventi artistici di Masaniello e Piermacchié.
Ingresso libero.

Napolitiamo a Point Break (Radio Capri)

Conosciamo e impariamo a scrivere la bella lingua napoletana. Napolitiamo alla trasmissione Point Break, ideata e condotta da Taisia Raio, e in onda su Radio Capri dal lunedì al venerdì (14.00 – 15.00).

Maurizio de Giovanni e Angelo Forgione: Napoli, la sua storia e la sua cultura

Un momento della discussione sulla lingua napoletana in occasione della presentazione di Napolitiamo presso il bellissimo complesso monumentale di Santa Maria la Nova in Napoli del 28/9/25.

“Napolitiamo” in Santa Maria la Nova il 28/9

Appuntamento con Napolitiamo a domenica 28 settembre, ore 11:30, nella bellissima location del Complesso monumentale di Santa Maria la Nova, nel cuore di Napoli. Una mattinata tutta dedicata alla lingua napoletana.
Dibattito di Maurizio de Giovanni e Angelo Forgione, con intermezzi musicali di Gennaro Pisapia. Introduce gli ospiti il direttore del Complesso monumentale, Giuseppe Reale. Modera Pasquale Giustiniani.
Ingresso libero.

“Napolitiamo” a Pimonte

La conoscenza è libertà – Libri e idee in cammino continua con un appuntamento speciale.

Un’occasione per riflettere sull’identità, la storia e l’anima profonda di Napoli, raccontata con passione da Angelo Forgione, scrittore, saggista e attivista culturale, noto per il suo impegno nella valorizzazione del Mezzogiorno e della cultura partenopea.

In Napolitiamo, Forgione ci accompagna in un viaggio emozionante tra parole, luoghi e significati nascosti, invitandoci a guardare Napoli con occhi nuovi, lontano da stereotipi e luoghi comuni. Vi aspettiamo per un incontro ricco di spunti, emozioni e cultura.

📅 Martedì 3 settembre – ore 18.30
📍 Biblioteca Comunale di Pimonte
Ingresso libero