Angelo Forgione si racconta a Napolipiu.com

Per la rubrica “Incontri d’autore”, la redazione di Napolipiu.com ha incontrato lo scrittore Angelo Forgione. La questione meridionale, il divario tra Nord e sud e la questione Juventus al centro della nostra intervista.

Napoletano doc, scrittore, giornalista e saggista, Angelo Forgione è anche storicista oltre ad essere grafico pubblicitario. È autore di noti libri di successo Made in Naples (2013), approfondita rappresentazione della cultura napoletana, Dov’è la Vittoria (2015), in cui offre una cruda ricostruzione relativa all’egemonia settentrionale nello sport nazionale in chiave politica, economica e sociale.

Da ultimo, Napoli Capitale Morale (2017), saggio storico in cui si narrano gli intrecci tra la vera capitale preunitaria, Napoli, e la vera capitale della nazione unita, Milano. Nel 2008 ha fondato V.A.N.T.O., un movimento di opinione, azione e sensibilizzazione culturale, con il fine di valorizzare Napoli e di promuovere la napoletanità. Il suo blog, che vanta moltissimi seguaci e ammiratori, attraverso articoli, interviste e videoclip è ormai punto di riferimento della cultura del meridione.

Da dove nasce l’amore per Napoli?

“Dalle mie radici e dalla mia indole. Sono napoletano, e sono curioso. Essere napoletani impone l’osservazione di mille contrasti tra bello e brutto, tra nobile e plebeo, tra sfarzoso e miserevole. Da piccolo notavo tutti questi contrasti e ne restavo spiazzato. Crescendo ho fatto leva sulla mia curiosità, il motore che ti conduce a non ignorarli, a non considerarli normali, a capire la realtà in cui vivi per come si è originata, non limitandoti a una semplice fotografia del presente. E ho compreso come molte cose sono state raccontate male o non raccontate per niente. Basta dire che la sirena Parthenope è in realtà è una donna-uccello, mentre tutti pensano che sia una donna-pesce. Una figura solare mistificata e trasformata in figura legata agli abissi. È il paradigma della narrazione di Napoli, luogo che è stimolo continuo, e io non le sono mai stato indifferente, neanche nell’età dell’incoscienza. La mia realtà e la mia indole mi hanno condotto ad amare la città più difficile da decifrare d’Occidente e a volerla capire”.

Come è nata l’idea del movimento V.A.N.T.O.?

Dieci anni fa, nel momento in cui sentii di aver trasportato il mio orgoglio dalla pancia alla testa, con lo scopo di evidenziare ciò che non funzionava a Napoli, e in Italia rispetto a Napoli. Tutto doveva passare attraverso il web: denunce, articoli, interviste televisive e radiofoniche, videoclip di mia creazione. Volevo darmi da fare per la sensibilizzazione al decoro e poi per la valorizzazione, cioè l’individuazione di valori di napoletanità autentica, che non andavano confusi con le imposture costruitevi attorno. Pensai al nome V.A.N.T.O., un acronimo che sta per Valorizzazione Autentica Napoletanità a Tutela dell’Orgoglio.

Quali sono le emozioni che prova a fronte di commenti positivi e/o incomprensioni suscitate dai suoi libri?

Non vorrei sembrare presuntuoso, ma i miei libri non lasciano indifferenti chi li legge, e gli apprezzamenti, fortunatamente, fioccano. Semmai c’è qualcuno che non li legge per qualche preconcetto, ma non importa, perché Io scrivo per esprimere me stesso e scrivo per chi vuole conoscere la storia di Napoli, del Sud e d’Italia, e la società in generale. C’è tanta gente, anche non meridionale, che ha voglia di vederla in modo alternativo, diverso da come è posto dal racconto convenzionale. Devo dire che diverse attestazioni di apprezzamento arrivano anche dagli stranieri, tanto per i due titoli dedicati a Napoli, Made in Naples eNapoli Capitale Morale, quanto per quello sulla storia del calcio italiano, Dov’è la Vittoria, che ha interessato la stampa spagnola e persino l’importante network americano ESPN.

La questione meridionale

In merito al suo ultimo libro Napoli Capitale Morale, ottimo strumento per individuare e capire le ragioni, oltre che le origini, delle questioni meridionali irrisolte, ma anche importante linea di condotta, volta al futuro, verso le necessarie soluzioni, come mai tiene molto a cuore la cosiddetta ”Questione meridionale”?

Perché è questione irrisolta, appunto, ed è un problema serio, anzi, il problema per Napoli e per l’intero Mezzogiorno. È un problema che, per dimensioni e durata di sedimentazione, non ha eguali nel panorama dei paesi economicamente avanzati. Non si comprende davvero cosa intenda fare l’Italia per recuperare terreno rispetto al Nord Europa. Per riuscirvi non può più prescindere dal mettere mano alla “Questione meridionale”, che è ormai questione nazionale. Ma intanto i vari governi nazionali continuano a sovrintendere due Paesi distinti senza perseguire coesione, senza fare quanto necessario per rimuovere tutti gli squilibri sociali creati con gli errori politici commessi dal 1861 a oggi. I governi europei, poi, dimostrano che non è neanche più solo un problema tra Settentrione e Meridione d’Italia ma anche tra Nord-Europa e Mediterraneo. Sud Italia e Grecia, le culle della cultura continentale, avrebbero bisogno di un piano di rilancio da parte dell’Unione Europea, che non è neanche nelle intenzioni.

Perché ha voluto esaltare la napoletanitá?

Perché è un aspetto vitale, ormai peculiare nel mondo globalizzato, ed è un valore da preservare. Là dove c’è identità esiste un popolo. L’identità napoletana si manifesta in molteplici forme, è la più espressiva e antica che ci sia in Italia, dai tempi della Neapolis greco-romana, che già allora, col Foedus Neapolitanum, impose le sue tradizioni ellenistiche e la sua lingua greca a Roma latina. È un’identità che sopravvive miracolosamente, rivitalizzandosi continuamente, nonostante tutto. Napoli si è fatta, più di ogni altro luogo occidentale, cuore di una riflessione che riguarda le metropoli più antiche d’Europa, che hanno smarrito il loro orientamento. Se n’è accorta l’UNESCO, che protegge il centro storico di Napoli, l’antica Neapolis, per i suoi valori universali senza uguali che hanno esercitato una profonda influenza su gran parte dell’Europa e oltre. E prima ancora se n’è accorto l’ICOMOS, un comitato di oltre settemila tra architetti, geografi, urbanisti e storici dell’arte che già nel 1995 ha certificato che Napoli ha radici culturali completamente diverse da qualsiasi altra città italiana e che il confronto sarebbe inutile anche con città vagamente somiglianti come Barcellona e Marsiglia, poiché Napoli rappresenta l’unicità. Il problema è che l’unicità identitaria napoletana è stata declinata in modo folcloristico nell’ultimo secolo, tant’è che i turisti si recano a Napoliprincipalmente per i suoi colori, per i suoi sapori, per i suoi suoni, spesso dimenticando la sua aristocratica cultura, e solo quando vi si immergono comprendono che è anche una città ricca d’arte. Se vogliamo che Napoli venga percepita per quella gran capitale di cultura qual è abbiamo l’obbligo di raccontarla per bene, anche ai napoletani, e ridefinire i tratti della napoletanità, spesso confusa con la napoletaneria, che è l’esaltazione della sottocultura, della volgarità e della sciatteria di certi autocompiacenti napoletani.

Le due facce di Napoli

Da un lato lei esalta la città del Vesuvio come luogo in cui sognare, da amare e sostenere; dall’altro c’è la Napoli che non funziona, quella dei compromessi. Mi domando, come concilia questi due volti della medesima medaglia?

“Le due cose vanno fissate bene, e nessuna delle due deve far perdere di vista la realtà di un luogo unico e complicato. Napoli è una città stupenda ma deturpata dall’immobilismo politico e dalla conseguente condotta di quelli della napoletaneria, approssimativi e corresponsabili della cronicità di problematiche serie, di una Napoli plebea e randagia, a tratti invivibile. Ci vuole cura e cultura, e manca ad ogni livello. Il discorso vale anche per chi questa città la osserva da fuori, magari senza neanche conoscerla, mostrandosi fortemente interessato alle sue ombre e assai meno alle sue luci. L’elemento principale della narrazione attuale è la criminalità, che occulta i valori positivi dietro l’immagine imposta del male degli insistenti filoni giornalistici, letterari e cinematografici che non propongono speranza ma sola dannazione. L’immensa cultura di Napoli è sconosciuta a molti napoletani e la città ne risente anche in cultura civica. E non è un dato diffuso altrove. Quando si parla di città d’arte, l’etichetta va sempre a Roma, Venezia e Firenze, e troppo spesso non a Napoli, che è uno scrigno pieno di un ricchissimo patrimonio ed è ancora oggi la città più viva sotto il profilo artistico dello Stivale, tra eccellenze in quanto a musica, cinema, teatro, letteratura, cucina, e potremmo continuare”.

I meridionali Juventini

Riguardo la diatriba tra tifosi, vorrei approfondire la questione dei meridionali juventini. Al sud c’è una certa percentuale di persone che tifano squadre del Nord. Secondo lei, la fede sportiva per squadre come il Milan, l’Inter e, soprattutto, la Juve può derivare dalla loro grande storia calcistica ricca di vissuti vincenti?

“Nel calcio, e nel tifo per le squadre di calcio, c’è tutta la storia d’Italia, la colonizzazione del Sud e la conseguente creazione del triangolo industriale Torino-Genova-Milano del secondo Ottocento. A Torino, nel 1898, nacque la FIGC come espressione dell’élite borghese di radice economico-finanziaria del “triangolo”, che si era impossessato del gioco del calcio. Per circa trent’anni il Sud, Centro compreso, fu emarginato anche sportivamente, mentre altrove mettevano scudetti in bacheca. Fino al 1926 non esisteva una divisione nazionale, solo allora voluta dal regime fascista per ricondurre il calcio al dogma del nazionalismo mussoliniano, e così finì la dittatura sportiva del Nord ma non il gap, che resta evidente ancora oggi. Le squadre di Torino e Milano continuarono a vincere anche nel dopoguerra, quando la ricostruzione industriale del Nord attirò la massiccia emigrazione dei meridionali, i quali, per farsi accettare da chi li discriminava socialmente, trovarono in quelle squadre il riparo e la parziale soluzione. La Juventus, più delle milanesi, intercettò quel sentimento e iniziò ad ingaggiare scientificamente tutta una serie di calciatori meridionali, che ingrossarono l’affezione ai colori bianconeri dei lavoratori venuti dal Sud, trasferita ai parenti nei luoghi di origine, dove ancora oggi si fa il tifo per le squadre settentrionali anche per tradizione patriarcale, anche quando quelle città riescono a raggiungere la Serie A. Allora si tifa per il Bari e per la Juventus, per il Palermo e per la Juventus, per la Reggina e per la Juventus. Figuriamoci quelli che neanche vedono la B. Purtroppo si tratta di una colonizzazione sportiva, figlia di una colonizzazione sociale. È tutto strettamente legato e in Dov’è la Vittoria lo spiego con chiarezza.

Tifo errante

Siamo ormai abituati anche ad un tifo juventino decentrato ed errante, tutto questo potrebbe essere alimentato dalla circostanza che vi siano grandi appassionati al calcio provenienti da zone della penisola senza una grande storia calcistica o che addirittura siano prive di una squadra in serie A?

I bambini di Bolzano, di Macerata, di Campobasso, di Matera, di Siracusa, di Olbia e di ogni cittadina senza storia calcistica, da Nord a Sud, è ovvio che si scelgano una squadra gloriosa e vincente. È una garanzia di partecipazione e soddisfazione, cose di cui sono privati alla nascita per questioni territoriali. Garanzie che, almeno in quanto a partecipazione, hanno solo nuclei cittadini identitari come Napoli, Roma e Firenze, e non è un caso che siano i centri dove il tifo per le squadre locali sia predominante e la rivalità con la Juventus fortissima.

Tutto il mondo è paese

Lei ha parlato di pistole puntate sui calciatori. È accaduto ultimamente a Milik ma in passato anche a Torino a Milano a Roma, come lei ha meglio precisato.
Dunque possiamo dire che ovunque si vada, buoni o cattivi che siano, i sentimenti umani non cambiano, sintetizzando che tutto il mondo è paese?

Certamente. Storie di rapine appartengono un po’ a tutto il mondo. È la grancassa mediatica che amplifica gli accadimenti negativi di Napoli, così come avvenne in occasione del colera del 1973, in cui Napoli fu piuttosto esempio di civiltà e di profilassi nella guarigione veloce da un vibrione diffuso dallo smercio di cozze provenienti dalla Tunisia e portatrici dell’epidemia anche a Bari, Cagliari, Barcellona e Valencia, dove ci furono meno morti e meno giornalisti ma dove l’emergenza durò molto di più.
Le rapine a mano armata? Bonucci ha avuto una pistola puntata addosso a Torino. Icardi a Milano. Panucci a Roma. Koke a Madrid. E nessuno che si chieda come mai i calciatori del Napoli, notoriamente idolatrati oltremisura, siano stati presi di mira dal 2008 in poi, anno del ritorno in Serie A degli azzurri di De Laurentiis, il presidente che aveva sciolto i lacci tra il club e certi soggetti delle curve.

In soccorso della lingua napoletana

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La lingua napoletana è sempre più presente su cartelloni pubblicitari, insegne di Napoli e iniziative commerciali varie, ma aumentano gli errori, anche da parte di napoletani stessi, non solo di scrittura di un idioma “vulnerabile” che va trasformandosi per molteplici cause, prima fra tutte l’assenza d’insegnamento, in un territorio in cui è già deficitario l’apprendimento delle lingue internazionali. Proviamo a far da soli.
Di seguito i link per il download di due file pdf di grammatica napoletana, di cui uno essenziale per avviare a una corretta scrittura, curato dal sottoscritto, e un altro, assolutamente più articolato, redatto nel 1889 da Raffaele Capozzoli.

► Vedemecum per scrivere in Napoletano corretto – di Angelo Forgione

► Grammatica napoletana completa – di Raffaele Capozzoli

Questione catalana, meridionale e napoletana

In una puntata speciale di Club Napoli All News, le istanze catalane e quelle meridionali, che pochissimo hanno in comune. Al netto delle manganellate franchiste di Madrid, la politica di Barcellona sfrutta il vero sentimento identitario per questioni economiche, e assomiglia più a quella di Lombardia e Veneto, con i loro referendum. La secessione lasciamola ai popoli colonizzati, non alle politiche “leghiste”.
E poi, l’Italia che non esiste e i problemi di Napoli, a tutto tondo.

Cambiano gli stereotipi ma Napoli continua ad attrarre. Che città trovano i turisti?

Quelli di Napoli da Vivere mi hanno chiesto di Napoli a tutto tondo. Ecco riportata l’intervista di Marco Palmieri.

Ha il dna Napoletano, profondo conoscitore e studioso della storia e cultura Partenopea da quando i primi esseri umani arrivarono nella Baia di Napoli. Proviamo a scoprire la passione e l’amore per questa città di Angelo Forgione, giornalista, scrittore e saggista. Buona lettura!

Quali sono i ricordi della tua infanzia? Ovviamente molto vaghi, ma ho avuto la grande fortuna di essere l’ultimo di cinque figli, e di vivere quindi i primi anni della mia vita in una famiglia numerosa, il che significa che almeno i racconti non mi mancano.

Cosa sognavi di fare da grande? Ricordo che mi piaceva giocare con gli sterzi, quelli finti e quelli veri. Mi facevo realizzare plance su tavole di legno dai miei fratelli maggiori e immaginavo di essere alla guida di qualche vettura. Mio padre mi faceva sterzare sulle sue gambe nel cortile condominiale. Credo di aver sognato di diventare un autista o un pilota.

Cosa ti appassiona di più del tuo lavoro? Della scrittura mi appassiona la ricerca, l’approfondimento degli eventi del passato non vissuti, cosa che mi consente di comprenderli e di conoscere le motivazioni che li hanno originati. La storia è scienza, e necessita di continua e rigorosa indagine. A me interessa operare da ricercatore storico per chiarire il presente e stimolare il miglioramento del futuro. 

Quali sono le tue fatiche letterarie, di cosa trattano? Tre saggi, scritti in sei anni di duro lavoro, due per ognuno.

Made in Naples, pubblicato nella primavera del 2013, con sottotitolo Come Napoli ha civilizzato l’Europa (e come continua a farlo) e con prefazione dell’italianista francese Jean-Noël Schifano, che l’ha definito “la bibbia dei napoletani”. Un libro in cui sono andato ben al di là dei riconosciuti e ormai conosciuti primati storici partenopei per aggiungerne di nuovi e davvero insospettabili. Immediatamente segnalato tra i più interessanti lavori di rivisitazione della cultura napoletana, si è consolidato nel tempo sia per la validità di ricerca storica che per i dati di vendita. Nelle librerie di Napoli e provincia è di quelli immancabili negli scaffali di storia e cultura locale, e del resto basta digitare su Google “i migliori libri su Napoli” e trovarlo ormai in vista tra i classici di sempre.
Nella primavera del 2015 ho partorito Dov’è la Vittoria, sottotitolo Le due Italie nel pallone (aspetti sportivi della malaunità politico-economica), con prefazione del compianto Oliviero Beha, nel quale ho raccontato la storia del calcio italiano e inquadrato l’origine del divario delle performance sportive tra club del Nord e del Sud nella creazione della Questione meridionale. Perché il nostro calcio è specchio della situazione storico-politica, e ho voluto raccontare come il movimento sportivo del nascente “triangolo industriale” si sia appropriato di questo sport e abbia ghettizzato il resto del Paese finché non è intervenuto il nazionalismo fascista. Eloquente un passaggio della prefazione di Beha, uno che difficilmente metteva la sua firma su un lavoro altrui, e lo faceva solo quando condivideva appieno: “Ma lo ‘screanzato’ Forgione ha fatto benissimo a osare. È un libro che ha diritto di cittadinanza tra quelli che finora raramente sono stati capaci di intrecciare il Calcio con la società che lo contiene e di cui è espressione macroscopica”.
Ed eccoci all’estate 2017, con Napoli Capitale Morale, sottotitolo Dal Vesuvio a Milano – storia di un ribaltamento nazionale tra Politica, Massoneria e Chiesa, un lavoro in cui ho messo in parallelo e in relazione le storie di Napoli e di Milano dal Rinascimento a oggi, per fare luce completa sulle vicende all’origine della Questione meridionale e le ragioni delle differenti velocità tra Nord e Sud dell’Italia di oggi. Pure questo saggio, per l’attenta e dettagliata descrizione degli eventi e per i nuovi argomenti proposti, si è reso subito protagonista tra le letture di quest’estate e anche per esso vale la ricerca dei migliori libri su Google, che si digiti Napoli ma anche Milano.

Insomma, tre lavori molto apprezzati, come dimostrano le tante valutazioni, tutte a cinque stelle, dei clienti Amazon, cosa che, oltre a gratificarmi, mi stimola a continuare nel metodo di lavoro adottato sei anni fa.

Quando presenti i tuoi libri che differenze trovi tra Nord e Sud? Nessuna. Chi propone argomenti di interesse e stimoli culturali è sempre ben accolto, a prescindere da quel che può essere il punto “geografico” di vista. Chi si reca a una presentazione di un libro è già incuriosito del tema o dal titolo. L’importante è modulare la discussione in base al pubblico che si ha di fronte, ma ciò che davvero è fondamentale è coinvolgere e sorprendere. Qualche giorno fa, per esempio, a La Feltrinelli di Napoli, presentando l’ultimo mio lavoro a un pubblico evidentemente locale, ho parlato molto più di Napoli che di Milano, ma alla fine si sono avvicinati dei turisti milanesi che erano entrati casualmente in libreria e, attratti dal titolo del mio libro, avevano deciso di sottrarre tempo alla loro passeggiata per curiosare in sala. Sono rimasti fino al termine, avvicinandosi con libro alla mano per ringraziarmi e congratularsi. La cultura, se è presentata con serietà, vince sempre, anche se ha dei connotati apparentemente territoriali. Ecco perché dico che sono prevenuti tutti coloro che provano ad attaccare al meridionalismo intellettuale, che è scienza seria, l’etichetta di leghismo rovesciato.

Cosa puoi dirci sull’informazione di oggi riguardo a Napoli? È guasta, perché è interessata alle sue ombre e snobba le sue luci. L’elemento principale della narrazione attuale è la criminalità organizzata, che occulta i valori positivi dietro l’immagine imposta del male. Quella del bene è sempre più oscurata dalla propaganda di insistenti filoni giornalistici, letterari e cinematografici che non propongono speranza ma solo dannazione. L’immensa cultura di Napoli non è un dato diffuso e la Città non è neanche percepita unanimemente come una capitale di Cultura quale è, eppure è uno scrigno pieno di un ricchissimo patrimonio ed è ancora oggi la città più viva sotto il profilo artistico dello Stivale. Il problema è che, come dimostra la recente Mostra del Cinema di Venezia, le qualità degli artisti napoletani sono valorizzate ed evidenziate quando si prestano a una narrazione che non valorizza davvero la città ma la inchioda all’immagine della maledizione. I protagonisti si sforzano di dire che Napoli non è solo camorra, ma poi accade che un giornalista del quotidiano britannico The Sun inserisca Napoli tra le 11 città più pericolose del mondo solo perché suggestionato dalla lettura de La Paranza dei bambini di Saviano, salvo poi depennarla dalla lista una volta rimproverato di aver usato questo elemento di giudizio. Il problema, evidentemente, è ampio e non riguarda la sola informazione, e viene da molto lontano. Nel secondo Ottocento, mentre nascevano l’espressione “Questione meridionale” e il “triangolo industriale” Milano-Torino-Genova, fu diffusa tra le masse popolari Nord-Italia una presunta diversità antropologica di Napoli e del Mezzogiorno in genere, ad opera della scuola criminale del Positivismo, che caricò l’analisi di enormi pregiudizi. La guerra, poi, ha inginocchiato la città e ha fatto incancrenire la povertà, l’emigrazione e la malavita. Ora siamo di fronte a una mutazione degli stereotipi e della retorica, passati dal più innocente “pizza e mandolino”, che peraltro ha vilipeso due simboli di grande dignità, al più eclatante “gomorra e boss delle cerimonie”. 

Perché sui social Napoli è spesso usata per fare audience? Non solo sui social. La retorica su Napoli, a base di camorra che strizza l’occhio a tutto il mondo, fa vendere libri, crea interesse su serie-tv e film, ma è anche utile per scrivere titoloni sui giornali per venderli, e per alimentare dibattiti e talk-show televisivi che fanno crescere l’auditel. Nel mondo moderno, in cui non conta la realtà ma la percezione che se ne ha, la dimensione della devianza di Napoli è amplificata dal condizionamento dei mezzi di comunicazione di massa, ed è falsata da una narrazione pregna di significati deteriori che non si riscontra per altri luoghi. L’opinione pubblica è educata a quest’immagine, ha una percezione sbagliata, e gli utenti dei social, che amano sfogare le proprie repressioni e i propri istinti bassi dietro una tastiera, alimentano il pregiudizio e l’odio di cui si nutrono. La verità è che Napoli è la città più espressiva d’Italia, nel bene e nel male, ed è quindi una sorta di brand riconosciuto di cui tutti cercano di sfruttare l’immagine senza pagarle i diritti. 

Come ti spieghi che il turismo a Napoli è in crescita? È una questione contingente derivante dallo spostamento dei flussi turistici in Europa e nel mondo dettato dal terrorismo e non dipende da chissà quale strategia napoletana. Del resto ce l’ho fatto capire qualche mese fa lo spagnolo Josep Ejarque di FourTourism, esperto di management turistico, incaricato dal Comune di Napoli di dirigere un comitato tecnico per la redazione di un piano strategico del turismodicendo pubblicamente che «San Gennaro ha mandato i turisti a Napoli anche se non è stato fatto niente per attrarli». Ora, però, bisogna seriamente darsi da fare per incrementarli, per fare in modo che tornino e che siano nostri sponsor a casa loro, e non possiamo certo riuscirci finché presenteremo una Napoli sporca, degradata, inefficiente, perennemente cantierizzata e coi monumenti e gli edifici storici che cadono a pezzi e restano pure al buio di notte. Guardate le condizioni delle facciate del Real Teatro di San Carlo e della Galleria Umberto I, una vergogna che fa arrossire, soprattutto confrontando ad esse il teatro alla Scala e la Galleria Vittorio Emanuele II di Milano. E nessuno si indigna! Oggi Napoli offre l’esperienza della napoletanità, che è un’esperienza unica e non standardizzata di vita gioiosa e buon umore, e piace tantissimo per questo, ma pesa negativamente sul buon giudizio finale la sua connotazione di città dall’aspetto decadente, dall’anarchia imperante e dall’inciviltà strisciante. Fatevi un salto su qualche scogliera di Posillipo o Mergellina e troverete di tutto. Fatevi un giro a San Martino il sabato sera, e troverete i resti del selvaggio bivacco. Oppure una passeggiata serale a via Toledo o via Chiaja, tra scatoloni e rifiuti di ogni sorta. Manca un vero governo della città. Manca un’idea di città. E mancano l’amore per la storia e per i luoghi, l’educazione e un civismo diffuso a ogni livello, e così offriamo la preziosa ma offesa Napoli ai turisti, i quali sanno misurare la distanza tra narrazione e realtà napoletana ma non per questo chiudono gli occhi come facciamo noi.

Cosa è per te la Napoletanità? È un’identità che si manifesta in molteplici forme, la più espressiva e antica che ci sia in Italia, dai tempi di Neapolis greco-romana, che già allora, col Foedus Neapolitanum, impose le sue tradizioni ellenistiche e la sua lingua greca a Roma latina. Volete che vi dimostri come tutto questo sia ancora vivo dopo duemila anni? Pensate alle corna, che i greci ci insegnarono essere simbolo di potenza, e chiedetevi perché per i napoletani una persona con una marcia in più tene ‘e ccorna!, mentre per gli italiani il cornuto è una persona senza dignità, ossia ‘o scurnacchiato napoletano. Ora capirete perché una grande vergogna, a Napoli, si definisce scuorno, l’atto di perdere le corna. Napoli si porta dietro i suoi millenni di storia stratificata, in moltissimi campi, stando a contatto con diversi popoli, ed è per questo che la canzone napoletana, la cucina napoletana, la sartoria napoletana, il teatro napoletano e altri sostantivi declinati alla napoletana sono vincenti nel mondo. Il problema è che la napoletanità è spesso confusa con la napoletaneria, che è l’esaltazione della sottocultura, della volgarità e della sciatteria di certi autocompiacenti napoletani ignoranti. È anche da questi che bisogna difendersi, perché certi napoletani, sia della città che della provincia, questa città la sporcano, la rendono plebea e randagia, a tratti invivibile.

L’orgoglio di essere Napoletano che vuol dire per te? Conoscere davvero quello che Napoli ha rappresentato e rappresenta per la Cultura occidentale, ovvero un faro, una volta abbagliante e oggi meno vistoso ma sempre acceso.

Come reagisci agli stereotipi su Napoli? Non mi scompongo. Ho gli strumenti e la conoscenza per azzittire gli ignoranti. Perché tali sono coloro che giudicano senza sapere.

Come dovrebbe reagire un Napoletano? Con la conoscenza, appunto, e quindi leggendo e approfondendo. Purtroppo non sono abbastanza quelli che lo fanno. I napoletani leggono poco, purtroppo, e c’è una grande ignoranza di fondo in giro. Non è certo per caso che i monumenti vengano imbrattati e le strade sporcate. 

Quali errori non deve commettere Napoli? Chiudersi e considerarsi portatrice di una cultura che non ha bisogno di confronto. Dico sempre a tutti che Napoli è stata faro abbagliante quando si è aperta al mondo e ha allacciato rapporti culturali e diplomatici con le maggiori città d’Europa e anche oltre. Una città chiusa in se stessa è una città che non cresce, e oggi Napoli non cresce. Quantomeno, se i napoletani riuscissero a capire le altre realtà, capirebbero anche in cosa sbagliano. Purtroppo siamo calati in un nuovo “rinascimento napoletano” che non tarderà a lasciare tutti nuovamente delusi.

Come si può esportare la “Napoli da Vivere” nel mondo? Bisogna raggiungere il mondo con informazioni della “Napoli da Vivere”. I social stanno dando una grande mano, ma bisogna attivare le strategie di marketing territoriale e andarsi a prendere la fiducia della gente. Vi faccio un esempio: a Napoli vediamo manifesti pubblicitari della Reggia di Venaria Reale con la campagna pubblicitaria “Fatevi la Corte”. Esiste una campagna pubblicitaria della Reggia di Caserta a Torino? Abbiamo sempre bisogno di dire al mondo quanto siamo belli.

Fatti una domanda e datti una risposta… Al netto delle difficoltà economiche e territoriali che vive, Napoli sta facendo quel che può per rilanciare l’immagine del suo centro storico? La risposta è no! 

Chi ci ha guadagnato dalla cessione di Higuain e perché? Certamente il Napoli, mettendo in cassa 90 milioni e trovando in casa un Mertens altrettanto efficace in area di rigore.

Ultima domanda, quale suggerimento daresti a De Laurentiis? Aurelio, datti da fare per uno stadio di proprietà. Senza quello, la crescita ha pochi e insufficienti margini.

‘Napoli Capitale Morale’ protagonista sulle spiagge italiane

TG1 Economia di Ferragosto si è occupato dei libri cartacei che tornano in auge e della campagna sociale di liberiamo.it per comunicare la loro presenza nelle nostre vacanze estive, soprattutto sulle spiagge con un hastag per suggerire i libri di maggior interesse su Instagram, e per stimolarne la lettura. E Napoli Capitale Morale, dopo essere risultato la migliore novità di luglio della categoria “Storia sociale e culturale” e aver scalato immediatamente le classifiche di vendita, si è fatto trovare puntuale all’appuntamento con le telecamere Rai sulle spiagge italiane.
Non vi resta che scattare una foto del libro e caricarla su Instagram, associandola all’hastag #BooksontheBeach.

Antonio e Sabina tornano al Sud!

È una delle testimonianze più belle mai ricevute da quando ho iniziato a lavorare per tirare fuori l’anima di Napoli e le cause della depressione meridionale. Sapere che due ragazzi dalla faccia pulita tornano al Sud è il più grande dei successi. Me l’hanno comunicato con gioia, con tanto di foto dei miei libri, e io non vedo l’ora di accoglierli.

antonio_sabina

Siamo due ragazzi fidanzati da 12 anni, io napoletano emigrato 10 anni fa a Rimini, lei bolognese con origini pugliesi innamorata di Napoli. Faccio il pasticcere e mi sono appena licenziato. Sai perché? Perché tra 15 giorni ci trasferiremo insieme a Napoli, dopo averlo sognato per tutti questi anni.
Tu sei stato cruciale nella nostra formazione e nel nostro “risveglio”, a partire dai tuoi videoclip, in particolar modo quello sui rifiuti tossici tra la Somalia e la Campania. Abbiamo cercato di divulgare qui al Nord la verità, con conferenze nelle scuole, negli stadi e nei comuni.
Ora finalmente veniamo a goderci la Regina delle città, unendoci alle persone come te, per metterci la faccia, orgogliosi di riuscire a tornare solo per amore della Verità!
Abbiamo sempre pensato alla tenacia di chi, come te, resta al Sud e combatte. Speriamo di avere l’onore di conoscerti di persona! GRAZIE!!!

Antonio e Sabina