Ai David di Donatello 2018 vince Napoli

Angelo Forgione Incetta di premi per film, registi, attori e maestranze napoletane e, se non napoletane, declinate alla napoletana nel galà del cinema italiano, concluso da Carlo Conti e i Manetti bros con un meritato «viva Napoli» a proclamare la vincitrice morale dei David di Donatello 2018.
Nelle ultime pagine di Napoli Capitale Morale, al capitolo “Verso il futuro”, scritto un anno fa, scrissi:

Tra tutto ciò che manca per far deflagrare un pur interessante incremento turistico affiora però un risveglio culturale, in una Napoli che offre al Paese una nuova importante generazione di scrittori, musicisti, registi, attori e produttori di animazioni, mentre la produzione culturale milanese, in ogni suo ambito, risulta in stallo. Tutto combacia con una nuova rilettura della storia partenopea, una sentita riscoperta identitaria […].

Provate a cassarla questa città, se proprio non volete valorizzarla, e avrete meno cinema, meno animazione, meno musica, meno teatro, meno letteratura e meno sapori. Avrete meno cultura italiana.

Addio a Pasquale Squitieri, napoletano libero

Angelo Forgione Scompare il regista Pasquale Squitieri, napoletano del rione Sanità, uomo libero e fuori dagli schemi. Tra i suoi lavori, ebbe il coraggio di raccontare, nel 1999, la colonizzazione del popolo meridionale con Li Chiamarono… Briganti!, film molto contestato e rapidamente ritirato dalle sale su pressione di certi settori occulti. In seguito, quella pellicola, nonostante l’assoluto ostruzionismo della casa produttrice, la Medusa Film, divenne scintilla vagante grazie alla viralità del web. E ancora lo è.
Nel corso dell’Ischia Film Festival del giugno 2015, Lina Sastri ed Enrico Lo Verso, protagonisti di quel cult, rimarcarono il boicottaggio subito. L’attrice disse che era stata osteggiata e oscurata da qualcuno di potente, risultando introvabile anche in versione home-cinema. Lo Verso ricordò che i manifesti e i trailer uscirono a film già bandito dalle sale. Il regista si era documentato all’archivio di Stato, ma la censura non gli concesse di continuare la sua battaglia culturale.
Squitieri fu anche il primo a contestare Saviano, in un’intervista, anche questa divenuta virale in rete, rilasciata al regista indipendente Walter Ciusa nel corso dell’edizione 2009 del Festival del Cinema di Venezia, poco dopo l’esplosione del successo di Gomorra.
Nel 2015 aveva annunciato il tema di un suo prossimo progetto. Voleva realizzare un film per raccontare lo splendore preunitario di Napoli  “lo splendore che tutto il mondo ci ha rapinato – disse – e che tutti gli artisti hanno utilizzato”. Non ha avuto il tempo di osare ancora.

Giambattista Basile ispira Matteo Garrone

Angelo Forgione S’intitola Il racconto dei racconti il nuovo film di Matteo Garrone in uscita a maggio, adattamento cinematografico de Lo cunto de li cunti, la raccolta di 50 fiabe in lingua napoletana scritte dal giuglianese Giambattista Basile ed edite fra il 1634 e il 1636 a Napoli. Si tratta di un grande affresco in chiave fantastica del periodo barocco, prodotto dalla società di Garrone, Archimede, con Jean Labadie e Jeremy Thomas in collaborazione con Rai Cinema, e in parte finanziato dal MIBAC.
Lo cunto de li cunti, noto anche con il titolo di Pentamerone (cinque giornate), è una pietra angolare per il mondo occidentale delle fiabe. Nel 1822 fu pubblicato in Germania il terzo volume dei Kinder und Hausmärchen dei fratelli Grimm, in cui fu attribuito un posto di rilevantissima importanza al Basile, la cui opera fu riconosciuta come fondamento delle raccolte di letteratura popolare. Insomma, le fiabe nascono a Napoli. Non tutti sanno che i racconti più famosi della tradizione fiabesca arrivano ai giorni nostri dall’adattamento dei suoi racconti, capaci di favorire il lavoro di celebri favolisti come Perrault, Gozzi, Wieland e tanti altri. La sua fiaba Zezolla de La gatta cennerentola è divenuta la Cenerentola; Sole, Luna e Talia ha ispirato La bella addormentata nel bosco; Il Cuorvo è diventato Il Corvo; Le tre cetre è stata la fonte de L’amore delle tre melarance; Ninnillo e Nennella ha suggerito Fratellino e Sorellina; Cagliuso ha partorito Il gatto con gli stivali.
Il racconto dei racconti di Garrone è da accogliere quindi con molta soddisfazione e curiosità, anche perché è un progetto internazionale girato in lingua inglese che sarà proiettato anche all’estero, e darà spunto per approfondire la figura del letterato di Giugliano in Campania, colui che trovò grande risorsa nel vasto repertorio della tradizione orale napoletana e trasportò nel mondo fiabesco la realtà popolare e locale della città seicentesca. La specularità metaforica usata nel Pentamerone per raccontare la verità del mondo attraverso l’invenzione ha ispirato Garrone per un fantasy che partisse dal fantastico per arrivare alla realtà contemporanea.

(approfondimenti su G. Basile e Lo cunto de li cunti su Made in Naples)

Napoli culla del cinema e del doppiaggio italiano

Angelo Forgione per napoli.com – È una storia tutta da raccontare quella del cinema italiano, che parte dal tramonto dell’Ottocento, quando Napoli abbracciò con gioia la nascita della “pellicola”. I primi film muti dei fratelli Lumière furono proiettati a fine secolo nel Salone Margherita ue anche Napoli ne fu protagonista dopo che Loius e Auguste filmarono, nel 1898, il lungomare di via Santa Lucia prima della costruzione del nuovo rione umbertino, una pulitissima e ordinata via Toledo e altre immagini di una città animata da carretti trascinati da asini, carrozzelle e autobus a trazione animale.
Sulla scia dell’apertura del primo Cinematografo in Francia, datato 1902, fiorirono a Napoli venti sale cinematografiche; la più significativa fu quella storica del 1905, quando a piazza Municipio fu inaugurato il Cinematografo Parlante, poi Salon Parisien, che anticipò il Radium Cantante di Roma dell’anno seguente, rendendo Napoli la città cinematograficamente più importante del regno d’Italia. Nel 1908, esistevano in Italia sette riviste specializzate di cinema e ben sei erano pubblicate a Napoli. Nel 1911 divennero undici su ventotto nazionali.
Episodi di doppiaggio pionieristico sono descritti nel libro Tradurre per il doppiaggio (Hoepli, 2005), in cui si legge che Il cinema Iride di Napoli ingaggiò Antonio Jovine e Giuseppina Lo Turco per doppiare Il fu Mattia Pascal. I due doppiatori si sistemarono accanto allo schermo con megafono in mano e, seguendo i movimenti delle labbra degli attori, recitarono le didascalie che avevano imparato a memoria. Il pubblico era per lo più analfabeta e la lingua di doppiaggio era il dialetto.
Anche la produzione di pellicole iniziò a proliferare a Napoli, a partire dal lavoro dei fratelli Troncone, pionieri dell’industria cinematografica con la Partenope Film del 1906. Il Vomero fu la Hollywood italiana e vi sorsero tutte le primissime case di produzione cinematografiche d’Italia. Giuseppe Di Luggo fondò nel 1912 la Polifilms, ceduta per difficoltà economiche a Gustavo Lombardo nel 1919, imprenditore napoletano della distribuzione che creò, sempre al Vomero, la Lombardo Film, poi rinominata Titanus, una delle maggiori realtà dell’industria cinematografica italiana. Tra il 1924 ed il 1925 più di un terzo dei film italiani fu prodotto sotto il lombardo_filmVesuvio, con soventi espressioni dialettali. Lombardo realizzava la sua produzione cinematografica in un capannone oggi scomparso, rilevato da Di Luggo e ubicato all’incrocio tra via Cimarosa e via Aniello Falcone. Oggi una lapide, apposta su un fabbricato del dopoguerra, al n.182 di via Cimarosaì, ricorda la presenza in quel luogo della prima “Cinecittà” italiana. Per le scene in esterna, la Titanus aveva disponibilità del giardino di Villa De Gaudio, ubicata nel luogo dove oggi è la FNAC di via Luca Giordano e di proprietà dell’amico Giovanni De Gaudio, fondatore del glorioso teatro Diana. Le pellicole venivano lavorate nella Eliocinegrafica di via Tito Angelini. Alla fine degli anni Venti, la Titanus si trasferì a Roma, dove i forti incentivi del governo fascista richiamarono il mondo della celluloide. Con l’avvento del Fascismo, la lingua unica doveva essere l’italiano e l’interesse del Regime per lo strumento cinematografico, utile alla propaganda, produsse nel 1931 un legge per accentrare la produzione nazionale nella capitale, marginalizzando la produzione napoletana. Lombardo, a Roma, adottò lo scudo come emblema, facendo crescere lì la mitica Titanus, con cui lanciò Totò sul grande schermo. Tra le due guerre, in un periodo di grande crisi anche per il cinema nazionale, la salernitana Elvira Notari, la prima regista donna del cinema italiano, antesignana del Neorealismo, creò il filone partenopeo girando pellicole basate su famose canzoni, sceneggiate, romanzi e fatti drammatici realmente accaduti in città.  Le pellicole della Notari che proponevano ambienti napoletani stereotipati vennero posti sotto censura per offesa della dignità partenopea. Al regime, che intendeva restaurare i fasti della Roma imperiale, non piaceva l’umanità plebea e non tollerò film con posteggiatori, scugnizzi e vicoli con panni stesi in cui si parlava in napoletano. Mentre in Italia si censuravano i dialetti, i film napoletani venivano esportati, spesso clandestinamente, negli Stati Uniti e in Sudamerica, a gran richiesta delle comunità italiane.
Il primo cinema non riuscì a incollare gli spettatori alle grezze immagini proiettate sulla tela. Napoli poteva però offrire la sua creatività per rendere gli spettacoli più godibili. In città, la tradizione napoletana del canto era già stata applicata alla recitazione sul finire dell’Ottocento, dando vita al Varietà, fatto da cantanti, macchiette, ballerine e soubrette. E così, negli anni Trenta, alcuni esercenti pensarono bene di abbinare alle proiezioni dei film degli spettacoli dal vivo. Le compagnie napoletane del Varietà si adattarono e abbreviarono i loro spettacoli che, come si può leggere su Made in Naples (Magenes, 2013), “andarono a precedere i film, inserendovi anche attori comici e caratteristi. Fu partorito il Teatro d’Avanspettacolo, in cui si misero in mostra artisti geniali come Eduardo Scarpetta, Raffaele Viviani, Totò, Eduardo e Peppino De Filippo.”
Crollato il fascismo, il palcoscenico umano di Napoli, ideale per rappresentare drammi e passioni, riprese ad essere tra i più attraenti per il cinema italiano, ospitando decine di commedie all’italiana. La tradizione è proseguita con l’oplontino Dino De Laurentiis, zio dell’attuale presidente del Calcio Napoli, che, per destino, è ripiombato da Roma nei destini dell’intrattenimento partenopeo.

Animazione MADe in Naples a Venezia

L’opera prima scelta per inaugurare la 28esima Settimana Internazionale della Critica di Venezia è L’Arte della felicità, opera prima di Alessandro Rak, un lungometraggio d’animazione interamente made in Naples, colonna sonora compresa. Prodotto da Luciano Stella con la factory Mad Entertainment, il film, distribuito da Istituto Luce Cinecittà, sarà in sala a fine ottobre. Stella, ad ADN Kronos, ha dichiarato che “la crisi è un’opportunità soprattutto per noi napoletani che conosciamo l’arte di arrangiarsi”. Ecco perché ha voluto che a lavorare con lui fossero tutti giovani talenti napoletani.
Nello scenario di una Napoli dalle atmosfere cupe, surreali e pre-apocalittiche, L’Arte della Felicità racconta la storia di Sergio, un ex pianista, ora tassista. Sergio ha abbandonato la musica quando suo fratello maggiore Alfredo, con il quale condivideva questa passione, ha lasciato Napoli per trasferirsi in India.
La scoperta della vera ragione della partenza di Alfredo condurrà Sergio a rinchiudersi nel suo taxi, che diviene un microcosmo in cui la sua storia incontra quella dei passeggeri, testimoni di una quotidianità per lungo tempo allontanato da sé, grazie ai quali il protagonista del film troverà una nuova strada per la felicità.

VITRIOL, i misteri di Napoli si svelano al cinema

La Napoli esoterica sta arrivando in tv con il cartoon “il piccolo Sansevero” ma anche al cinema con “VITRIOL“, acronimo di “Visita Interiorae Terrae Rectifando Inveniens Occultatum Lapidem”, un film che sarà nelle sale cinematografiche nel mese di Novembre. Prodotto dalla S.M.C. di Salvatore Mignano, avrà per soggetto il mistero dell’Arcadia. Un’opera che restituisce alla città partenopea un ruolo centrale sugli influssi e i cambiamenti storici degli ultimi due secoli italiani e che attesta il capoluogo campano come uno dei luoghi simbolo dell’esoterismo.
Lola Verdis è una ragazza di 25 anni laureanda in architettura all’Università Federico II di Napoli. L’obiettivo della sua tesi è documentare i legami tra costruzioni e simbologia massonica nella Napoli del periodo borbonico. Il ritrovamento di un oggetto fuori dal comune però la porterà ad una concatenazione di scoperte su un’antica e segreta fratellanza esoterica: l’Ordine Osirideo Egizio, di cui l’achimista e massone Principe di San Severo fu il Gran Maestro. È questa la trama di “VITRIOL” una storia documentata e portata sullo schermo attraverso un’attenta e seria ricerca eseguita dal regista napoletano Francesco Afro de Falco e dallo sceneggiatore Giovanni Mazzitelli, grazie anche alla collaborazione dello scrittore e studioso di esoterismo Luigi Braco. A metà tra il finto documentario e un film vero e proprio i protagonisti si muoveranno in posti reali, come all’interno della villa dell’alchimista Giustiniano Lebano sita a Torre Annunziata, in cui è ancora possibile notare una simbologia alchemica al suo interno. Ma si parlerà anche di altri membri dell’ordine come l’occultista Giuliano Kremmerz nativo di Portici e del suo maestro Pasquale De Servis, meglio conosciuto in ambito iniziatico come Izar Ben Escur. La troupe ha avuto dei permessi speciali per effettuare delle riprese proprio avanti alla sua tomba situata nei sotterranei della chiesa madre all’interno del cimitero di Portici. Ma tante altre sono state le location in cui il film è stato girato ossia: all’interno del cimitero del quadrato degli uomini illustri, nella Reggia di Portici, nell’ipogeo vanvitelliano della Santissima Annunziata e nelle splendide gallerie del Tunnel Borbonico.
«Il tema del film è la ricerca, non intesa come fine ma come “mezzo” per un evoluzione interiore – spiega il regista – e i protagonisti della storia sono chiamati ad effettuare ognuno il proprio “VITRIOL” interiore oltre che esteriore, scenderanno fisicamente nelle viscere della terra in questo caso nel ventre di Napoli alla scoperta di luoghi dimenticati ma di riflesso la “discesa reale”, quella che serve al “cambiamento” l’effettueranno dentro se stessi. Tornando alla tradizione dell’Arcadia citata poc’anzi, Jacopo Sannazaro, autore appunto dell’omonimo romanzo, scrive: “La terra che io pensavo fosse soda, rinchiude nel suo ventre tante concavità!” – Arcadia (1504). Si parla di terra cava e di antiche tradizioni misteriche come la leggenda del fiume Sebeto di cui ne discorrono anche Virgilio e Columella ricordato dalla famosa statua del Nilo posta nei pressi di piazza San Domenico Maggiore, zona in cui si stabilì la comunità degli alessandrini d’Egitto nel II s. d.C.».
Altra icona di Napoli è la famosissima statua del “Cristo Velato” eseguita dallo scultore Giuseppe Sammartino sotto commissione del principe di San Severo che per il film, per via di esigenze di sceneggiatura, è stata replicata in scala 1:1. Autore dell’opera è il giovanissimo scultore napoletano Luca Nocerino che la esporrà al pubblico il giorno della prima del film.
Grazie alla sua forte impronta culturale, la pellicola ha ottenuto un riconoscimento dal Ministero dei Beni culturali che ha provveduto anche a finanziare parte del progetto.
«Napoli ha voglia di svelarsi» dichiara ancora il regista, il quale si augura che altre opere come questa vengano alla luce nei prossimi anni per rispolverare al grande pubblico, e perchè no anche agli occhi del turista, una città leggendaria, vero crogiolo di antiche e di importantissime tradizioni iniziatiche. Una collaborazione fondamentale per la riuscita del progetto è stata quella del maestro e compositore Claudio Luongo, che,  attraverso un lavoro di grande intesa col regista, ha saputo trovare la combinazione musicale adatta per esaltare storia ed immagini con musiche orchestrali e velate contaminazioni moderne figlie dei nostri tempi.
Il film si propone di mantenere viva la ricerca esoterica e di stimolare lo spettatore a porsi delle domande riscoprendo il background della propria città ma soprattutto di se stessi.

Sito ufficialePagina Facebook