Piemonte felice come una Pasqua

Angelo Forgione – Piccola lezione di Questione meridionale applicata al calcio, che è cosa assai ignorata.
Fissate bene che gli studi economici sulle indipendenze tra Nord e Sud dimostrano che l’80% circa della spesa annuale dei meridionali per merci e servizi va ad aziende e società centro-settentrionali.
Ora prendete le uova di Pasqua della Juventus e del Napoli, le squadre più tifate al Sud, e mettetele in vendita nei supermercati meridionali.

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I piccoli tifosi del Napoli amplieranno la domanda delle uova azzurre e contribuiranno al fatturato di un’azienda campana di San Giuseppe Vesuviano (NA).
I piccoli tifosi meridionali della Juve amplieranno la domanda delle uova bianconere e contribuiranno al fatturato di un’azienda piemontese di Fossano (CN).
A sostanziale parità di peso (Juventus 240 gr / Napoli 220 gr), i genitori dei tifosi juventini pagheranno talvolta pure prezzi pressoché doppi, il che significa che per coprire la spesa di un singolo tifoso/uovo bianconero ne occorreranno quasi due azzurri. Sarà possibile solo in Campania, dove è concentrato circa il 70% della tifoseria azzurra, e dove il 50% degli appassionati tifa Napoli.
Pertanto le uova dell’azienda meridionale saranno vendute soprattutto in una regione del Sud, la Campania, mentre quelle dell’azienda settentrionale saranno acquistate dappertutto, comprese le altre regioni del Mezzogiorno.
Prendete il paradigma e applicatelo a magliette, gadget e merchandising vario, senza dimenticare gli abbonamenti alle tivù e il turismo sportivo (biglietti, vitto e alloggio), e vi renderete conto di quanto il Sud foraggi il Nord anche col tifo per Juve, Milan e Inter. Che poi, i periodici sondaggi per determinare le percentuali dei tifosi servono proprio a stabilire la ripartizione di una parte dei vitali diritti televisivi.
E ora, se il tifo non vi ottenebra il cervello, vi sarete resi come di quanto le squadre e le industrie del Nord ingrassino coi soldi del Sud, cioccolata a parte.
E buona Pasqua a tutti, a quelli belli e a quelli brutti.

Il bello di essere napoletani a “Napoletani Belli”

di Francesco Gala (redazione Radio CRC)

Lunedì 25 Marzo, alla trasmissione radiofonica “Napoletani Belli”, in onda dal lunedì al venerdì dalle 19 alle 21 su Radio CRC, ospite Angelo Forgione, quotato scrittore e giornalista al fianco del padrone di casa Ettore Petraroli.

Faccio lo scrittore – ha detto il protagonista della puntata – perché voglio rimettere a posto i conti con la storia, e Napoli è portatrice sana di storie. Una storia negata su questa città? Può essere lo stesso pomodoro, perché in passato i prodotti fatti con quest’ortaggio erano denigrati, oggi invece sono il simbolo dell’Italia nel mondo”.

Spazio a due napoletane belle: Beatrice Lizza, milanese che ama la nostra città e sta per trasferirvisi, ed Elisa Baroti, albanese che da sempre vive a Napoli.

Beatrice ha esordito così: “Sono napoletana d’origine ma sono nata e cresciuta a Milano. Volevo fare l’università a Napoli, però per motivi di lavoro ho rinunciato. Ora disferò per l’ultima volta le valigie per vivere a Napoli dopo due anni e mezzo. Il mio innamoramento è diventato vero e proprio amore”.

Anche Elisa ha raccontato il suo rapporto con la città partenopea: “Sono qui grazie ai miei genitori e devo dire che è il regalo più bello che mi potessero fare. Sono follemente innamorata della città in cui vivo. Sono abbastanza fortunata perché viaggio molto anche in Europa, però posso dire che questa città è speciale. Abbiamo cose meravigliose sotto il nostro naso e non ci rendiamo conto nemmeno di tutto questo”.

Forgione ha poi chiamato in causa Pasquale Cozzolino, ormai celebre chef napoletano, cha aperto un ristorante in America dal nome Ribalta. Un giorno ha preso parte ad una selezione per la cucina di Bill De Blasio, sindaco di New York, che dopo aver assaggiato la sua parmigiana ha detto: “Questi sono i sapori della mia infanzia”. Da quel momento Pasquale ne è diventato lo chef: “De Blasio non può mangiare pasta a casa perché la maglie glielo vieta, però di nascosto, ogni tanto, viene da me e la mangia. Per lui cucino io e la mia squadra, e lo facciamo nella residenza riservata. Sono lo Chef executive ed ogni settimana stilo il menù che poi viene approvato dal sindaco. Sono diventato ricco? La vita a New York è cara, dunque anche se lo stipendio è alto per gli italiani, qui in America è normale”.

Spazio poi a Tommaso Primo, celebre cantautore partenopeo: “Se faccio uso della sesta napoletana? È un accordo che non ho usato nell’ultimo disco, bensì in Flavia e il Samurai. Si usa tipicamente nella musica rock, però io cerco anche di usare altri generi. Quando suono qualcosa in napoletano la uso, in altri contesti evito. Su quest’accordo si è fondata la musica rock, Elvis ne è stato il fautore”.

Forgione racconta che il pomodoro lungo è arrivato a Napoli grazie all’intercessione di San Gennaro. Per questo motivo ha aperto il  microfono a Francesco Andoli: “Ho una risto-bottega dal nome “Januarius”. Ci troviamo nei pressi del Duomo. È un locale dedicato completamente al Santo ed è arredato in tema, e la cucina è tipicamente tradizionale. Dove va il pomodoro lungo? Nel ragù napoletano è d’obbligo”.

Doppio appuntamento venerdì 22

Angelo ForgioneVenerdì 22 marzo doppio appuntamento tra il centro di Napoli e la zona flegrea con la mia saggistica.
Si comincia nel cuore della città, alle ore 18, con la presentazione de il Re di Napoli al megastore la Feltrinelli di Chiaia. Ne parlerò in compagnia del presidente della Fondazione Univerde Alfonso Pecoraro Scanio, promotore con successo della petizione #PizzaUnesco, dell’antropologo della contemporaneità Marino Niola e del presidente dell’Associazione Verace Pizza Napoletana Antonio Pace.

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Alle 20.30 la location sarà invece quella de Le Matiz Event, presso la caffetteria ‘Fumo e Caffè’ di Villaricca (NA), in via Torino 34, per la presentazione di Dov’è la Vittoria, nell’ambito di un più ampio dibattito organizzato dal Club Napoli Azzurri Flegrei sulla passione azzurra, sulle due Italie nel calcio e sulla violenza verbale e fisica negli stadi, al quale prenderanno parte, tra gli altri, anche Antonella Leardi e Gianni Improta.

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Cena letteraria a Piano di Sorrento

Il 15 marzo, alle ore 20.00, all’Hotel-Spa ‘La Ripetta’ di Piano di Sorrento, cena letteraria con gli sportivi della Penisola Sorrentina sugli aspetti calcistici della Questione meridionale.
Sono invitati tutti i tifosi di zona; napoletani, juventini, interisti, milanisti, romanisti e oltre, per una serata costruttiva e per un dialogo di approfondimento.

(è gradita la prenotazione allo 081.532.13.36 o all’indirizzo email info@laripettahotel.it)

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Chiacchierata napoletana al ‘Mattin8’

«Quando parla Forgione di Napoli è una bella boccata d’ossigeno».
Lusinghiero complimento di Salvatore Calise durante una piacevolissima chiacchierata su Napoli, la sua cultura e la sua identità al Mattin8 (Canale 8).

Giovedì 20 appuntamento ad Amorosi (BN)

Aspetto tutti gli amici della Valle telesina e dei limitrofi Beneventano e Casertano giovedì sera, 20 dicembre, al Napoli Club Valle Telesina di Amorosi.
Sarà una serata prenatalizia all’insegna dell’identità e della verità, andando oltre il pallone che rotola per scoprire manovre ed interessi che muovono le sorti del Campionato italiano.
A condurre il dibattito saranno Marcello Framondi ed Emanuela Castelli, rispettivamente Direttore e Caporedattrice di Napoli.zon.
Per chi non potrà esserci, diretta facebook sulle pagine di napoli.zon e del Napoli Club Valle Telesina, con possibilità di interazione e domande.

Napoli Club Valle Telesina
via Telese 17, Amorosi (BN)
ore 20:30

diretta facebook:
www.facebook.com/NapoliClubValleTelesina
www.facebook.com/napoli.zon

Il conflitto intimo del giornalista tifoso Ruffo

Angelo Forgione – Confessioni di Federico Ruffo alla trasmissione LineaCalcio (Canale 8 Campania) dopo le intimidazioni e le minacce ricevute in seguito all’inchiesta della trasmissione Report (Rai3). Il giornalista confida di essere turbato dagli eventi e di non riuscire a trovare la voglia di rimettere i panni del tifoso (juventino).

«Io non riesco a vedere una partita (della Juve) dall’inizio alla fine. Non posso separare le due cose; il male che mi viene fatto ogni giorno (da ignoti e da irritati tifosi della Juventus) non può prescindere dal mio essere tifoso di questa squadra e guardarne le partite. Quello che mi porto dentro mi toglie la voglia di tifare, come ho fatto per quarant’anni.»

Nella confidenza c’è la coscienza di un uomo che è entrato in una vicenda torbida, in un cono d’ombra, e ha visto quanto non è possibile osservare da fuori. C’è la conoscenza che cambia l’approccio al mondo visibile, superficiale. La partita di calcio diventa così solo un aspetto marginale, trascurabile, del calcio stesso, non il suo acme.

Tratto da Dov’è la Vittoria:

Il rischio di chi racconta fatti e misfatti calcistici è quello di essere considerato fazioso, perché è ascoltato da tifosi, e i tifosi sono irrazionali, si irritano con chi narra brutte vicende che coinvolgono i colori amati e i loro idoli, in misura proporzionale all’inconfutabilità dei fenomeni. Più l’esposizione convince il lettore e più il tifoso che è in lui è chiamato dal proprio istinto a ribellarsi, a rifiutare di sapere; perché a tifare si inizia da bambini, e a quello stadio si resta nella fede calcistica.
«Almeno il Calcio lasciatemelo godere, non mischiatelo con altre faccende». Questo dice il tifoso più radicale, che non vuole che gli si rovini la ricreazione e perciò non vuole rendersi conto di ciò che accade al di fuori del rettangolo di gioco, accetta tutto, non s’indigna e nega persino l’evidenza. A scandalo in corso, tende a sperare che esso termini al più presto possibile, senza danni per la propria squadra, e magari con penalizzazione per le avversarie. È una sorta di soffocamento della coscienza che previene un possibile disturbo della psiche. Al contrario, lo sportivo vero, spesso tifoso razionale, non è un lottatore indefesso per il trionfo di una causa cieca, non è impermeabile all’offesa morale che umilia il senso della dignità. Di sportivi veri ce ne sono, e infatti, anche per disaffezione al mondo non sempre limpido del Calcio italiano, gli stadi nostrani, pieni fino agli anni Novanta, si sono svuotati e sono stati consegnati ai tifosi militanti delle curve.

 

Clicca qui per vedere l’intero intervento di Ruffo a Linea Calcio