Antonio e Sabina tornano al Sud!

È una delle testimonianze più belle mai ricevute da quando ho iniziato a lavorare per tirare fuori l’anima di Napoli e le cause della depressione meridionale. Sapere che due ragazzi dalla faccia pulita tornano al Sud è il più grande dei successi. Me l’hanno comunicato con gioia, con tanto di foto dei miei libri, e io non vedo l’ora di accoglierli.

antonio_sabina

Siamo due ragazzi fidanzati da 12 anni, io napoletano emigrato 10 anni fa a Rimini, lei bolognese con origini pugliesi innamorata di Napoli. Faccio il pasticcere e mi sono appena licenziato. Sai perché? Perché tra 15 giorni ci trasferiremo insieme a Napoli, dopo averlo sognato per tutti questi anni.
Tu sei stato cruciale nella nostra formazione e nel nostro “risveglio”, a partire dai tuoi videoclip, in particolar modo quello sui rifiuti tossici tra la Somalia e la Campania. Abbiamo cercato di divulgare qui al Nord la verità, con conferenze nelle scuole, negli stadi e nei comuni.
Ora finalmente veniamo a goderci la Regina delle città, unendoci alle persone come te, per metterci la faccia, orgogliosi di riuscire a tornare solo per amore della Verità!
Abbiamo sempre pensato alla tenacia di chi, come te, resta al Sud e combatte. Speriamo di avere l’onore di conoscerti di persona! GRAZIE!!!

Antonio e Sabina

Saluto a Paolo Villaggio, uomo in polemica col “suo” Sud

Angelo Forgione Scompare a 84 anni Paolo Villaggio, sangue palermitano e identità genovese trapiantata a Roma. Con lui, protagonista del fortunato Io speriamo che me la cavo di Lina Wertmüller, entrai in polemica diretta nel 2011, dopo una delle tante violente alluvioni di Genova. Tra distruzione e emergenza, Villaggio se la prese col Sud, con la sua storia, colpevole, a suo dire, di aver infettato l’intera Italia. Questo era il suo modo di pensare, ma non ne aveva completamente colpa. La sua era un’errata presunzione di superiorità nordica, e gli era stata trasmessa dalla sua Genova, dalla storia d’Italia. Lui, che prediligeva da buon ligure la cultura anglosassone, non conosceva davvero la Storia, e non sapeva che i grandi problemi del Sud e anche del resto d’Italia erano radicati nelle politiche dei primi governi del Regno d’Italia, proprio quelle che avevano sollevato la sua Genova, insieme a Torino e Milano.
Se ne va uno dei sostenitori delle falsità storiografiche d’Italia, ma aveva almeno l’attenuante di esserne stato plagiato, non quella di aver insisto fino alla fine a puntare il dito con eccessiva severità e superiorità contro Napoli e il Sud.

‘Napoli Capitale Morale’ a ‘La Radiazza’

Due chiacchiere sul nuovo libro Napoli Capitale Morale, nel giorno dell’uscita in libreria, al fortunato show radiofonico La Radiazza di Gianni Simioli, sulle frequenze di Radio Marte.

Napoli Capitale Morale, il libro che spiega la storia (e la geografia) d’Italia

Dal Vesuvio a Milano
Storia di un ribaltamento nazionale tra Politica, Massoneria e Chiesa

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La definizione “capitale morale” è sinonimo di Milano, la città che, dall’Unità d’Italia in poi, si è messa alla guida del progresso del Paese e ha saputo guadagnarsi il ruolo di città-faro, pur non essendo la capitale ufficiale. Eppure, alla vigilia della spedizione di Garibaldi e della conquista del Sud da parte di Vittorio Emanuele II di Savoia, Milano era città subordinata a Vienna, cioè alla capitale di quell’Impero austriaco che dialogava con la capitale del Regno delle Due Sicilie, Napoli, la “capitale morale” dell’Italia pre-risorgimentale.
Napoli e Milano, La “capitale morale” preunitaria e quella postunitaria, le città che hanno fatto la storia dell’Opera, i due poli uniti da rilevanti intrecci tra il Quattrocento e il Settecento, tra il Rinascimento e l’Illuminismo, allontanate dall’Unità nazionale e completamente separate dall’americanizzazione post-bellica, si proiettano nel futuro come diverse realtà dello stesso Paese. Ma davvero si tratta di mondi inconciliabili?

Napoli Capitale Morale è un documentato racconto dei percorsi e degli incroci tra le città-metafora delle due Italie, con un occhio vigile alle componenti Politica, Massoneria e Chiesa. È un chiarimento dei loro destini, necessario per ragionare su quanto ereditano dalle rispettive scelte storiche, culturali, economiche e urbanistiche, e per individuare i motivi delle differenti velocità del loro sviluppo. Una narrazione di due paradigmi, utile alla comprensione dell’origine della “Questione meridionale” e del differente progresso di Nord e Sud del Paese.

ncm_foto_libroDici “capitale morale” e pensi a Milano. Dici Milano e pensi a finanza e panettone, ma anche ai suoi simboli: la Scala, il Corriere della Sera, l’Alfa Romeo. Eppure, il padre del glorioso teatro scaligero non avrebbe mai potuto costruire quella sala e la Milano neoclassica di fine Settecento se prima non fosse stato a imparare a Napoli. In quel teatro si giocava così febbrilmente d’azzardo che uno scaltro barista milanese, con l’opportunità di servir bevande, riuscì a spillare tanti soldi ai suoi concittadini come croupier da guadagnarsi la direzione del più importante San Carlo di Napoli e diventare nientemeno che “il principe degli impresari”, determinando dal Golfo le carriere internazionali degli artisti italiani e mettendo su, con la fortuna messa da parte, l’impresa edile che innalzò la basilica di San Francesco di Paola. E fu un napoletano trapiantato a Milano a fondare Il Corriere della Sera, il quotidiano oggi più diffuso in Italia, e fu ancora un napoletano a definire Milano la “capitale morale”, ma con un significato ben diverso da quello che gli si è dato erroneamente dal dopoguerra in poi. E sempre un napoletano, nel primo Novecento, salvò dal fallimento la giovane fabbrica di automobili di Milano, creando il mito motoristico della “casa del biscione”. Si potrebbe proseguire oltre a snocciolare gli incroci tra le due città, ma tanto basta per dedurre quanto sia significativa l’impronta di Napoli nella storia recente della città della Madonnina e nei suoi simboli e per rimandare alla lettura di Napoli Capitale Morale. Nel titolo è chiarissimo il riferimento a Milano, la co-protagonista, ma è Napoli la prima attrice, perché oggi è la controversa metropoli del Sud ad aver bisogno di essere decifrata e capita, raccontandone il percorso ma tenendo d’occhio quello del capoluogo lombardo, che sembra non aver bisogno di approfondimenti. Sembra, appunto, perché gli elementi dominanti della narrazione di entrambe si sono ridotti ai ritardi partenopei e ai progressi meneghini, alla criminalità organizzata napoletana e alla finanza milanese. Il paradosso di Napoli è l’occultamento dei suoi valori positivi dietro l’immagine imposta del male; quello di Milano è l’eccessivo ingombro della sua immagine di città impegnata nel profitto. Eppure vi fu un tempo dei Lumi e della Cultura in cui Napoli dialogava con Vienna, allorché la corte asburgica portò la cultura partenopea e le novità del Regno borbonico nel sottoposto Ducato di Milano, compreso l’emblema contemporaneo della cultura milanese, quel Regio Ducal Teatro di Santa Maria alla Scala che fu diretta emanazione del Real Teatro di San Carlo di Napoli e del Teatro di Corte della Reggia di Caserta. Dal 1861 in poi è stata Milano ad anticipare tutti, tant’è che la sua galleria “Vittorio Emanuele” in ferro e vetro ha fatto da modello per la “Umberto I” di Napoli.
Due anni di indagine e scrittura per chiarire come si sia concretizzato un capovolgimento nazionale: da Napoli, universalmente riconosciuta come la città più importante dell’Italia di metà Ottocento, a Milano, periferica contea asburgica cresciuta enormemente di rilevanza, fino ad affermare la sua identità di metropoli moderna ed europea. Due città che, per diversi aspetti, hanno in Torino la rivale comune e che, forti delle proprie identità, hanno cancellato Roma dalle loro toponomastiche. Due metropoli che rappresentano il Nord e il Sud, raccontate sullo sfondo delle vicende politiche nazionali, ma anche di quelle apparentemente estranee della Chiesa e della Massoneria in conflitto tra loro, che invece proprio nelle evoluzioni del processo unitario ebbero grande importanza.

Napoli Capitale Morale
edizioni Magenes
collana ‘Voci dal Sud’
pagine 320

Indice del libro

Introduzione

I – Tra Rinascimento e dominio di Spagna
La nascita della Napoli europea – Napoli e Milano nell’Italia delle arti e delle armi
La dominazione spagnola e l’età barocca – le trasformazioni sociali al tempo dei Vicereami

II – Napoli modello per Milano nel secolo dei lumi
La nascita del tempio napoletano della musica – la rivoluzione architettonica del teatro
L’erudito Karl Joseph von Formian – un diplomatico asburgico porta la cultura di Napoli a Milano
Mozart nel paese della musica – il genio di Salisburgo influenzato dai musicisti napolitani
Giuseppe Piermarini, il padre della Scala – un vanvitelliano apprende a Napoli e applica a Milano

III – Dai massoni ai giacobini
Il rosicruciano Raimondo de’ Sangro – il primo Gran Maestro dei territori italiani
La politicizzazione delle logge – lo scontro tra poteri nella capitale della Massoneria italiana del ’700
L’intromissione degli Illuminati di Baviera – un agente segreto a Napoli per sobillare i frammassoni
La diffusione del giacobinismo – il completo deragliamento della Massoneria

IV – L’Italia di Napoleone: Beauharnais a Milano, Murat a Napoli
La grandeur di Milano – la città specchio del potere di Napoleone
Napoli a Gioacchino Murat – il Maresciallo dell’Impero diventa Re del Sud
La nuova facciata del Teatro di San Carlo – il milanese Barbaja irrompe sulla scena partenopea
Napoli anello debole della grandeur – scontro in famiglia tra Napoleone e Murat

V – Verso il Risorgimento
La nuova sala del Teatro di San Carlo – Antonio Niccolini firma il teatro più bello del mondo
Il regno di Domenico Barbaja – “il principe degli impresari”, la primadonna e il successo di Rossini
Lo slancio verso il progresso – Napoli e Milano in cerca di autonomia
La Scala verso la gloria risorgimentale – il teatro di Milano diviene simbolo dell’Unità
Milano con la rivale Torino, Napoli con Roma – l’unione anti-austriaca al Nord e il legittimismo al Sud
La Massoneria risorgimentale – il contributo delle logge alla cancellazione del Regno di Napoli

VI – Nel Regno d’Italia
Il processo di modernizzazione – crescita di Milano e ritardo di Napoli tra Unità e Grande Guerra
Napoli e Milano tra le due Guerre – dalla riorganizzazione fascista ai bombardamenti degli Alleati

VII – Dal dopoguerra al terzo millennio
Gli anni Cinquanta e Sessanta – la ricostruzione postbellica e il “miracolo economico”
Gli anni Settanta e Ottanta – la grande recessione e il gran disimpegno
Gli anni Novanta – dalla Tangentopoli milanese all’effimero “rinascimento napoletano”

Direzione futuro

Benevento puntella il Sud del calcio che resiste

Angelo Forgione Storico evento per il calcio italiano. La squadre del capoluogo sannita approda in Serie A. Benevento è la 4a provincia campana ad approdare in Massima Serie e la 17ma del calcio “meridionale” a fronte delle 43 “settentrionali”, unendosi a Napoli, Salerno, Avellino (Campania), Pescara (Abruzzo), Roma, Frosinone (Lazio), Bari, Lecce, Foggia (Puglia), Reggina, Catanzaro, Crotone (Calabria), Palermo, Catania, Messina (Sicilia) e Cagliari (Sardegna).
Con i sanniti, la Campania diventa la regione del Sud con più squadre ad essere riuscite ad arrivare in A (4), come la Liguria e dietro a Lombardia (11), Emilia Romagna (9), Toscana (7), Piemonte e Veneto (6).
Non una promozione piovuta dal cielo quella delle “streghe”. Il patron giallorosso Oreste Vigorito, avvocato napoletano di Ercolano, è infatti uno degli uomini più ricchi e potenti del Mezzogiorno. Re dell’eolico, sfruttando gli incentivi statali (i più alti d’Europa) e invadendo il paesaggio, il suo Gruppo IVPC, sponsor del club sannita, ha sviluppato fino ad oggi Parchi Eolici per un totale di 1035 MW costituiti da 1171 turbine distribuite su 7 regioni meridionali. Attualmente, in virtù di varie operazioni societarie susseguitesi negli anni, il Gruppo IVPC detiene la titolarità di 271.8 MW e gestisce l’esercizio e la manutenzione di Parchi Eolici di oltre 700 MW. Già finanziatore in passato dell’Udeur di Clemente Mastella, oggi sindaco di Benevento, Vigorito ha rilevato il club sannita nel 2006, in C2, portandolo fino in Serie A, dove mai era stato. In verità anche in B era esordiente. A gonfie vele!
Per la prima volta si disputerà il derby Napoli-Benevento in Serie A. Un derby campano sul palcoscenico nazionale più importante non si disputava dal lontano 1987-1988.

 

Al Sud la più bella stazione TAV ma non ancora i Frecciarossa

Angelo Forgione Finalmente inaugurata l’avveniristica stazione TAV di Afragola, progettata dalla defunta archistar irachena Zaha Hadid. Un hub al servizio delle province a Nord di Napoli e dei territori di Caserta, Avellino e Benevento, ma che mostrerà le sue potenzialità solo dal 2022, si spera, quando, secondo progetto, dovrebbe fare da nodo di interscambio tra l’Alta Velocità Torino – Salerno, la nuova linea Napoli – Bari, la Circumvesuviana e i treni regionali da e per Caserta, Benevento e Napoli Nord.
Almeno la stazione, bellissima e senza collegamento intermodale, c’è, a incarnare la presenza di un approdo nell’assenza dello sviluppo. Il premier Gentiloni dice: «siamo ammirati nel mondo per l’Alta Velocità, ma abbiamo anche la responsabilità di riconoscere che questa ammirazione è territorialmente squilibrata. Quindi. Non ci resta che intervenire per un potenziamento verso Bari, la Calabria e la Sicilia per garantire una equità territoriale di cui il sud ha diritto. Oggi abbiamo le condizioni di partenza».
Dunque, c’è la meravigliosa stazione, una delle più belle del mondo, ma non i treni davvero veloci. Meno di 40 al giorno ne passeranno di qui mentre a Napoli Garibaldi ne sono circa 500. Questa è la portata di Napoli Afragola oggi, poi si vedrà. In ogni caso la nuova stazione non eviterà ai treni veloci di entrare e uscire da Napoli ma anzi sarà un’ulteriore fermata, e a pochi chilometri dal capoluogo. I treni veloci, in verità, mancano un po’ dappertutto a sud di Napoli. Sono infatti oltre cento i più rapidi Frecciarossa quotidiani tra Torino-Milano-Roma-Napoli e solo uno (1) si allunga da Salerno direttamente fino a Taranto, tagliando fuori Calabria, Sicilia e ovviamente Sardegna. Il resto sono i meno celeri Frecciargento, precisamente quattro (4). In Basilicata, Sicilia e Sardegna non circolano neanche gli ancor più lenti Frecciabianca, i convogli che assicurano la copertura su rete convenzionale di grandissima parte della Penisola, ma non la congiunzione delle dorsali tirrenica e adriatica del Meridione. Nelle due isole maggiori, già penalizzate dalla mancanza di continuità territoriale, solo treni regionali su linee complementari. Ma almeno per la Sicilia c’è programmazione. La Sardegna, invece, è assolutamente dimenticata. E se pensate che sia normale nel Paese del “prima il Nord”, sappiate che la Spagna, coi fondi europei, ha coperto tutto il suo territorio, e la prima tratta, costruita tra il 1989 e il 1992, è stata la Madrid-Siviglia, in direzione della povera Andalucia, anziché la Madrid-Barcellona (1996-2003).
Di fatto, con Afragola, Napoli ha una stazione AV decentrata, ma questo era noto. Roma Tiburtina è in piena capitale. Milano Rogoredo è nel capoluogo lombardo. Idem Torino Porta Susa. L’hub di Napoli, invece, è fuori Napoli, al momento scollegata e raggiungibile solo percorrendo una ventina di chilometri in automobile. Se questo sarà un limite per la città, come prevede il sindaco De Magistris, lo potremo capire solo quando, verso sud, andranno anche i Frecciarossa, cioè quando davvero si viaggerà ad alta velocità.

Zubin Metha: «Bisogna compatire quel Nord che ignora la cultura del Sud e di Napoli»

Angelo Forgione Un trionfale “Concerto per l’Europa” quello tenuto il 3 giugno nel Duomo di Milano, con il grande direttore indiano Zubin Metha a condurre l’Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo di Napoli nella Sinfonia n.9 di Ludwig van Beethoven, evento gratuito davanti a 5.000 spettatori che hanno tributato 15 minuti di applausi finali. Un ponte artistico tra Napoli e Milano che prova ad arrivare all’Europa attraverso la Musica, per condividere l’arte tra Nord e Sud.
Presente il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris ma non il suo omologo milanese Beppe Sala, che ha delegato l’assessore alla viabilità, e neanche il presidente della Regione Lombardia Riccardo Maroni. Forse infastidito da certe assenze, Zubin Metha, da tempo innamorato di Napoli, del suo teatro e della sua cultura musicale, ha esternato prima del concerto il suo disappunto per le lacune culturali del Paese, affidandolo al Corriere del Mezzogiorno:

«So dei tanti pregiudizi sui napoletani e per questo spero ci siano molti leghisti tra gli spettatori in Duomo, e che al suono delle meravigliose note di Beethoven imparino quale sia la grandezza del San Carlo e di Napoli. Molti leghisti sono ignoranti, ovvero ignorano la cultura del Sud e di Napoli: vanno compatiti».

Problema di non soli leghisti, ma problema che appartiene sempre meno al musicista di Bombay, il quale ha aggiunto:

«Napoli è una città che sto conoscendo sempre meglio. Per esempio, ho appreso tardivamente, e me ne rammarico, che il Regno delle Due Sicilie non era sotto la dominazione spagnola, ma aveva sovrani napoletani. Sto amando la storia di Napoli».

(ph: Laura Ferrari)