La grande storia della cucina di Napoli a Livorno

Per gli amici di Livorno e dintorni, sabato sera arrivo a Villa Sansoni, zona Ardenza, per raccontare la fantastica storia del pomodoro e della cucina napoletana.
Dopo le mie chiacchiere, lo chef Francesco Riverso preparerà una cena napoletana per deliziare i presenti.
E poi, canzoni napoletane della grande tradizione.
Se siete in zona… prenotazione obbligatoria.

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Il Re di Napoli con Vesuvio Live

Intervista di Francesco Pipitone per VesuvioLive.it

Tra i tanti protagonisti di Napoli e della sua storia, forse a nessuno era mai venuto in mente di dedicare particolare attenzione al pomodoro. Eppure attraverso di esso, dal suo arrivo nella città partenopea ai giorni nostri, si comprende quale ruolo e quale impatto abbia avuto non solo a livello locale, ma in tutto il mondo.

Tale intreccio è raccontato ne il Re di Napoli, il nuovo libro del giornalista e scrittore Angelo Forgione, edito da Magenes. Si tratta di un saggio storico che descrive il tragitto del pomodoro dalle Americhe all’Europa fino al Regno di Napoli, il luogo dove verrà sublimato per divenire infine un simbolo della cucina italiana in tutto il mondo.

Tantissime le sorprese per il lettore che verrà accompagnato in un viaggio affascinante, scoprendo come un’accoppiata vincente, quella costituita da pomodoro e napoletani, sia stata letteralmente in grado di cui cambiare le abitudini alimentari di un’enorme fetta di popolazione del pianeta, andando a modificarne anche la cultura. Non è un caso, infatti, se proprio grazie al pomodoro pizza e spaghetti siano diventate le parole più conosciute al mondo.

I primi sette minuti de ‘Il Re di Napoli’

Tratto da La Radiazza di Gianni Simioli (Radio Marte), la prima discussione sui contenuti del neonato il Re di Napoli.

Il parto de ‘Il Re di Napoli’

Giovedì 31, ore 10:30, dagli studi di Radio Marte, ospite di Gianni Simioli a La Radiazza per la nascita de il Re di Napoli.
Anche dgtv (canale 655) in Campania e streaming (www.radiomarte.it/ascolta/index.php)

 

New York mangianapoli: Bill De Blasio sceglie chef Cozzolino

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Chef Pasquale Cozzolino a Gracie Mansion (ph: La Repubblica)

Angelo ForgioneChef Pasquale Cozzolino, napoletano di Napoli, fiero delle sue origini e grande amante della storia della sua città, un omone con un’enorme scritta “Brigante” tatuata lungo tutto un braccio, tifosissimo del Napoli e, insieme all’altrettanto napoletanissimo Rosario Procino, cuore del ristorante Ribalta, “la cosa più vicina a Napoli che si possa trovare a New York” secondo Forbes, ha conquistato anche la cucina di Gracie Mansion, la residenza istituzionle del sindaco della “Grande Mela” Bill De Blasio, di cui è ora executive chef.
Superata la concorrenza di una sessantina di candidati cucinando spaghetti a vongole e parmigiana di melanzane. Perché il segreto di Pasquale è quello di cucinare come se abitasse ancora a Napoli.

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Rosario Procino e Chef Pasquale Cozzolino con Bill De Blasio (ph: Il Mattino)

Cozzolino e Procino hanno fatto del loro ristorante il punto di riferimento dei tifosi italiani nella megalopoli americana, nonché sede del Club Napoli New York City. Due napoletani alla Ribalta, con le armi culturali a loro più congeniali. Perché, come scrivo sul frontespizio del mio prossimo libro… “Gli italiani hanno insegnato la loro cucina al mondo. I napoletani hanno insegnato la loro cucina agli italiani.”

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con Procino, Chef Cozzolino ed Enrico Caruso (resp. comm. Kappa Gara)

Un mondo di lazzari felici

Angelo Forgione – Pino è… ben altra cosa di quel che si è visto e sentito durante la serata allo stadio San Paolo con cui il mondo della musica italiana lo ha ricordato, ma non disturbatevi più di tanto per chi non ha saputo parlarlo, o per chi è inciampato nella nota stonata. Certo linguaggio musicale non era propriamente semplice, come certo suo linguaggio dialettale, che lui, come tutti i grandi napoletani, ha veicolato e continua a veicolare altrove. È questa la forza dell’idioma napoletano, che sopravvive all’omologazione e alle lingue internazionali attraverso le sue arti, la sua musica; e grazie a Dio, bene o male, la si canta dappertutto.
Tutti a rendere omaggio a Pino, pochi a dovere e troppi meno, perché lui a tutti si era aperto, magari ridimensionando quei suoi linguaggi alti e ricercati ai quali sarebbe certamente tornato.
Pino è… l’apertura culturale di quella Napoli che continua a dire la sua, e che non si chiude nella sua presunzione. È quella Napoli che continua a parlare, a pensare, a mangiare, a sognare, ad amare in napoletano. È, e non cercate delle affinità con questo mondo nel mondo. Non ce n’è.

Pino è