Quanto vale il Napoli?

de-laurentiis_commissoAngelo Forgione – Aurelio De Laurentiis ha confidato al Corriere dello Sport di aver rifiutato ben 900 milioni di euro per vendere la SSC Napoli. Una cifra esorbitante che rende poco credibile la dichiarazione, anche se, come ho scritto sulla mia pagina facebook a caldo, un tentativo di avvicinamento pare esserci stato davvero da parte dell’imprenditore italo-americano di Calabria Rocco Commisso, patron di Mediacom, presidente della squadra di calcio dei New York Cosmos e tifoso della Juventus. Dopo poche ore, il New York Times informava che proprio Commisso era ormai in procinto di accaparrarsi la proprietà della Fiorentina, dopo aver provato qualche mese fa a prendere il Milan, dopo aver rifiutato Sampdoria e Cagliari, e dopo essere stato a un passo dalla Roma.
Ma quanto vale il Napoli? Ospite della trasmissione radiofonica Un calcio alla radio (CRC) con l’economista Marcel Vulpis di Sport Economy, imbeccati dalle domande di Umberto Chiariello e Marco Giordano, abbiamo provato a dare una quotazione club azzurro.

Ancelotti e la forza delle idee

Angelo Forgione – Io proprio non capisco che senso ha rimpiangere ancora il sarrismo nel Napoli di oggi. In troppi ancora non si sono affrancati dal dolcissimo ricordo della somma estetica e dei 91 punti. È come aver iniziato una nuova storia d’amore e pensare continuamente all’ex, che poi ci ha lasciato dopo una lunga pausa di riflessione.
Se l’intenzione era quella di allungare il filone, meglio ingaggiare Giampaolo, che è discepolo del “comandante” e non è Ancelotti, il quale ha la sua precisa idea di calcio e il suo nobile pedigree, e ce la sta mettendo tutta per far funzionare le cose alla sua maniera. L’intenzione, ovviamente, era ben altra!
Insigne al centro(destra) era una bestemmia per Sarri, che di Lorenzo apprezzava le assistenze ma non troppo la scarsa percentuale realizzativa. Hamsik in regia davanti la difesa, neutralizzandone gli inserimenti per sguinzagliare Zielinski sulla trequarti, era altra bestemmia. Roba impensabile per il credo passato, come pure il cambio di modulo in corsa e le rotazioni della rosa. E poi le aperture lunghe e, soprattutto, le verticalizzazioni da applicare al fraseggio. Una vera rivoluzione in atto. Meno spettacolo in cambio di più soluzioni, perché se una partita non la riesci a sbloccare in un modo – cosa avvenuta in passato – puoi provare a riuscirvi in un altro. E infatti il gol alla Fiorentina, prezioso e benefico, è venuto dall’unica verticalizzazione concessa dai viola, sull’asse di tre uomini nei panni mai vestiti dagli stessi con Sarri: Hamsik regista, Milik rifinitore e Insigne terminale offensivo. Tutto in verticale… quando si dice “la forza delle idee”.
È un altro Napoli, pur non abiurando il vecchio schema, che da dogma è diventato opzione, e i suoi assimilati movimenti. Il gioco continua a non rinunciare al controllo della palla e al recupero alto del possesso. Q
uel che invece la squadra di Ancelotti sta abiurando sono la rigidità e l’integralismo, imparando a fare cose diverse, a diversificare uomini, ruoli e disposizioni. È una fase di trasformazione profonda, lunga, ma in fieri. Le prime due partite sono state vinte sfruttando con intelligenza gli automatismi lubrificati nei tre anni del tiki-taka sarrista, in attesa di iniziare ad applicare le introduzioni, costasse anche qualche passo falso.
Sui cancelli di Castelvolturno è scritto il più classico dei “work in progress”, e in queste situazioni il risultato in termini di classifica non è per niente garantito, anzi. Eppure i 9 punti su 12, pur con un calendario ostico al via e mentre le dirette concorrenti non decollano, fanno pensare che la strada è quella giusta, e prima sarà sradicato da questo Napoli l’idea dell’antico amore e meglio sarà per tutti. State certi che i calciatori azzurri l’hanno già fatto, e da tempo. Loro sono i primi a voler dimostrare di poter fare ottime cose anche con un altro allenatore e un altro metodo. Chi vivrà vedrà.

La liberazione dalla dittatura bianconera?

Angelo Forgione – Liberazione! No, non è quella dal Nazifascismo ma quella dalla dittatura juventina. La rivolta popolare parte da Napoli, proprio come in quel lontano settembre del ’43, e furono quattro giornate, esattamente quante quelle che ci separano dalla fine della guerra sportiva d’Italia.
Chissà come finirà, ma intanto la dittatura in camicia bianconera vacilla, ed è già un miracolo, perché non è una truppa del Nord a contendere il potere ai tiranni, non un esercito di alleati di diversi territori, ma un manipolo di rivoltosi dell’identità, senza armi sofisticate ma dotati di napoletanità, guidati da un atipico capopopolo partenopeo di sangue toscano. E poi, questi impavidi rivoltosi non hanno neanche più il bombardiere più virtuoso, che è andato a rinforzare il nemico dall’altra parte della trincea, da mercenario. No, l’armata Juve non ha un piano di controffensiva, poiché un’eventualità del genere non era contemplata davvero nel piano di guerra. Sì, perché, nella storia dei conflitti pallonari d’Italia, dei 113 disputati, solo 8 sono finiti a Sud del potere, di cui 5 nella capitale “ministeriale” e solo 3 in due città senza contraerea come Napoli e Cagliari.
E quando tutti davano per repressa la rivolta napoletana, ecco che la rivolta napoletana si è fatta davvero minacciosa fino a sfondare il portone del Palazzo con l’ariete nera e a promettere di irrompere nella stanza del dittatore. Con la sfrontatezza e l’orgoglio di chi si sente napoletano dentro, anche se vissuto e cresciuto altrove, magari in Toscana. Anche a costo di mostrare il dito medio a chi sputa sulla napoletanità, e di prendersi le ramanzine dai falsi moralisti, troppi, gli stessi che tacciono al razzismo territoriale. Perché lui, il capopopolo per niente ortodosso, il vero condottiero di questa rivoluzione per la libertà, è così autentico da rendere possibile un sogno improbabile. Maurizio e i suoi hanno un esercito di popolo compatto a combattere al loro fianco, e sentono l’odore del sangue bianconero. Li vedrete cantare a perdifiato “sarò con te e tu non devi mollare…” fino al 20 maggio, e anche dopo, comunque vada. Perché hanno un sogno nel cuore, e chi vive di sogni molla tutto e li persegue, e talvolta li realizza. Come Maurizio Sarri, un passionario per il colpo di stato cui Napoli promette un monumento allo scugnizzo.

Sarri bambino identitario, tifoso del Napoli e simpatizzante della Fiorentina

Angelo Forgione Maurizio Sarri: «Alla scuola elementare ero l’unico tifoso del Napoli nella periferia di Firenze. Io, da piccolo, avevo quest’idea che uno doveva essere tifoso assolutamente della squadra della città dov’era nato. Mi sembrava illogico avere un altro modo di tifare».
Paolo Condò: «La penso esattamente come te».
La lezione di un uomo di calcio, un fiorentino di sangue ma napoletano di nascita; tifoso del Napoli e simpatizzante della Fiorentina per quell’attaccamento alle radici territoriali e a quelle patriarcali, per quella fascinazione che frutta auto-riconoscimento nella squadra che porta il nome della propria città, del territorio di appartenenza, inteso come area dalla precisa identità culturale.
A Figline Valdarno, 25 km da Firenze, il piccolo Sarri ha resistito alla fiorentinità della famiglia, che pure non ha rifiutato, mentre ha totalmente respinto il richiamo delle “big” vincenti del Nord degli anni Sessanta. Perché si sentiva un toscano napoletano dentro. Che carattere!

Corteo per dire no alla riduzione di pena dell’assassino di Ciro Esposito

Angelo Forgione Il 17 giugno, sotto un torrido sole e in un’umidissima aria di fine primavera, si è svolto un corteo nel centro di Napoli per chiedere la riconferma di pena di 26 anni a Daniele De Santis, assassino di Ciro Esposito, condannato in primo grado di giudizio. Nel corso processo d’appello, il procuratore generale Vincenzo Saveriano ha chiesto una riduzione della pena a 20 anni, confermando l’accusa di omicidio volontario ma escludendo l’aggravante dei futili motivi, nonostante vi siano video e audio che testimoniano come De Santis abbia messo in atto un vero e proprio agguato nei confronti di un pullman pieno di tifosi napoletani.
La famiglia di Ciro Esposito e l’Associazione Ciro Vive, promuovendo il corteo, hanno voluto chiedere verità, giustizia, e conferma della pena, in vista del prossimo appuntamento del 27 giugno. La manifestazione ha preso il via da via Toledo per giungere in Piazza Plebiscito, dove Antonella Leardi ha consegnato una lettera al Prefetto di Napoli, mentre chi scrive invitava a riflettere sull’accaduto e sulle omissioni in sede processuali. Si trattò di agguato a sfondo razzista, di matrice neo-fascista, rivolto alla gente di Napoli, che avrebbe potuto avere conseguenze maggiori se Ciro Esposito non fosse intervenuto a intralciare il lancio di petardi all’indirizzo di un pullman pieno di famiglie con bambini e donne, e se l’autista non avesse avuto il sangue freddo di tenere chiuse le porte del veicolo, evitando così l’introduzione di materiale esplosivo. De Santis avrebbe meritato anche l’accusa di tentata strage, e invece ora si rischia persino la riduzione della pena per assenza dell’aggravante dei futili motivi.

Riprese del corteo: Mauro Cielo

Dov’è la Vittoria a Radio Goal

A Radio Goal (Radio Kiss Kiss Napoli) due chiacchiere con Lucio Pengue su Dov’è la Vittoria (Magenes).

Mappa del tifo 2016, cresce solo il Napoli

tifo_2016Angelo Forgione Cresce la tifoseria del Napoli, l’unica a farlo tra le 5 big del Calcio italiano. A segnalarlo è l’annuale sondaggio di Demos&Pi, appena sfornato e condotto da Demetra (mixed mode CATI-CAMI) nel periodo tra il 12 e il 15 settembre 2016. Non si tratta di graduatoria di solo carattere sociologico ma anche di rilevamento con incidenza sul campionato italiano, visto che il 25 per cento dei diritti televisivi della Serie A è frazionato in base alla classifica delle tifoserie per quantità (fino a un massimo del 6,25%) sulla base di un privato sondaggio commissionato della Lega. Più sostenitori hanno i club, più soldi portano a casa.
La Juventus, con insignificante flessione, resta regolarmente la squadra più seguita con circa un terzo degli appassionati italiani (34%). A sensibile distanza, la seguono l’Inter (in calo) e il Milan, appaiate al 14%. Le due squadre milanesi risultano avvicinate e quasi raggiunte dal Napoli (13%). Dietro le quattro grandi tifoserie, solo la Roma, col 7%, presenta una base significativa sul piano statistico. Tutte le altre, Lazio e Fiorentina per prime, godono di cerchie di sostenitori in ambito locale, intorno alla città e dentro ai confini della regione dove ha sede il club.
La Juventus, dunque, si conferma il principale club “nazionale”. Primo, per quota di tifosi nel Nord-Ovest e ancor più nel Nord-Est e nel Centro-Nord; mentre nel Centro-Sud è largamente superata dalla Roma, e nel Mezzogiorno è avvicinata dal Napoli.
L’ampiezza territoriale del tifo bianconero riflette la sua storia di successi, perché il tifo costituisce un meccanismo di riconoscimento e di affermazione sociale. La Juve, in particolare, continua ad essere la squadra di coloro che abitano in provincia, trasportati, spesso, dalle migrazioni interne del passato. Ma è anche la squadra più detestata, in particolare da napoletani, romanisti e interisti. L’ostilità dei tifosi partenopei verso i bianconeri non è mai stata così elevata.
Il calcio resta lo sport più seguito nel nostro Paese, perché più di tutti riflette l’attaccamento ai campanili e genera appartenenze conflittuali
, ma la flessione della passione continua da anni, con 20 punti in meno rispetto al 2009. Per una ragione, su tutte: la credibilità minata. Il campionato è ritenuto sempre più condizionato dalle scommesse, dalla corruzione e dalla criminalità organizzata. Solo 2 tifosi su 10 pensano che sia più credibile e pulito rispetto a 10 anni fa. Mentre la fiducia nella Lega e nel presidente della Federcalcio Tavecchio è circoscritta a una minoranza dei tifosi. Non superiore a un terzo. Così non sorprende che 9 tifosi su 10 chiedano il ricorso alle tecnologie in campo per sfiducia nel sistema. Secondo la maggioranza dei tifosi, dopo Calciopoli la situazione è persino peggiorata.

Il campione nazionale intervistato è rappresentativo della popolazione italiana dai 15 anni in su, per genere, età, titolo di studio e zona geopoliica di residenza. I dati sono stati ponderati in base al titolo di studio (con margine di errore 2,7%)