Il bello di essere napoletani a “Napoletani Belli”

di Francesco Gala (redazione Radio CRC)

Lunedì 25 Marzo, alla trasmissione radiofonica “Napoletani Belli”, in onda dal lunedì al venerdì dalle 19 alle 21 su Radio CRC, ospite Angelo Forgione, quotato scrittore e giornalista al fianco del padrone di casa Ettore Petraroli.

Faccio lo scrittore – ha detto il protagonista della puntata – perché voglio rimettere a posto i conti con la storia, e Napoli è portatrice sana di storie. Una storia negata su questa città? Può essere lo stesso pomodoro, perché in passato i prodotti fatti con quest’ortaggio erano denigrati, oggi invece sono il simbolo dell’Italia nel mondo”.

Spazio a due napoletane belle: Beatrice Lizza, milanese che ama la nostra città e sta per trasferirvisi, ed Elisa Baroti, albanese che da sempre vive a Napoli.

Beatrice ha esordito così: “Sono napoletana d’origine ma sono nata e cresciuta a Milano. Volevo fare l’università a Napoli, però per motivi di lavoro ho rinunciato. Ora disferò per l’ultima volta le valigie per vivere a Napoli dopo due anni e mezzo. Il mio innamoramento è diventato vero e proprio amore”.

Anche Elisa ha raccontato il suo rapporto con la città partenopea: “Sono qui grazie ai miei genitori e devo dire che è il regalo più bello che mi potessero fare. Sono follemente innamorata della città in cui vivo. Sono abbastanza fortunata perché viaggio molto anche in Europa, però posso dire che questa città è speciale. Abbiamo cose meravigliose sotto il nostro naso e non ci rendiamo conto nemmeno di tutto questo”.

Forgione ha poi chiamato in causa Pasquale Cozzolino, ormai celebre chef napoletano, cha aperto un ristorante in America dal nome Ribalta. Un giorno ha preso parte ad una selezione per la cucina di Bill De Blasio, sindaco di New York, che dopo aver assaggiato la sua parmigiana ha detto: “Questi sono i sapori della mia infanzia”. Da quel momento Pasquale ne è diventato lo chef: “De Blasio non può mangiare pasta a casa perché la maglie glielo vieta, però di nascosto, ogni tanto, viene da me e la mangia. Per lui cucino io e la mia squadra, e lo facciamo nella residenza riservata. Sono lo Chef executive ed ogni settimana stilo il menù che poi viene approvato dal sindaco. Sono diventato ricco? La vita a New York è cara, dunque anche se lo stipendio è alto per gli italiani, qui in America è normale”.

Spazio poi a Tommaso Primo, celebre cantautore partenopeo: “Se faccio uso della sesta napoletana? È un accordo che non ho usato nell’ultimo disco, bensì in Flavia e il Samurai. Si usa tipicamente nella musica rock, però io cerco anche di usare altri generi. Quando suono qualcosa in napoletano la uso, in altri contesti evito. Su quest’accordo si è fondata la musica rock, Elvis ne è stato il fautore”.

Forgione racconta che il pomodoro lungo è arrivato a Napoli grazie all’intercessione di San Gennaro. Per questo motivo ha aperto il  microfono a Francesco Andoli: “Ho una risto-bottega dal nome “Januarius”. Ci troviamo nei pressi del Duomo. È un locale dedicato completamente al Santo ed è arredato in tema, e la cucina è tipicamente tradizionale. Dove va il pomodoro lungo? Nel ragù napoletano è d’obbligo”.

La Pastiera del Seicento? Fatta!

Angelo Forgione Ricorderete quando accennai alla Pastiera del Seicento, quella che tirai fuori dal ricettario Lo Scalco alla moderna dal cuoco Antonio Latini, scritto e pubblicato a Napoli nel 1693; quella citata da Giambattista Basile nella fiaba de La Gatta Cenerentola; quella in cui, oltre a grano e ricotta, era prevista una bella quantità di formaggio Parmigiano, oltre a pepe, sale, pistacchi in acqua rosa muschiata, latte di pistacchi, pasta di marzapane e altri aromi antichi.
Ebbene, ho passato la ricetta all’amico cuoco Francesco Riverso, che si è messo al lavoro con encomiabile dedizione per realizzarla. Un’operazione per riscoprire il gusto barocco dell’amatissima Pastiera Napoletana. Ed eccola qua, più rustico che dolce.
La “Pastiera di Cenerentola”, come probabilmente l’aveva mangiata Zezolla, tra “casatielle, maccarune e porpette”, interessantissima testimonianza della cucina napoletana del ‘600, ed è stato davvero emozionante assaggiarla, come in una fiaba.
È incredibile come si possano sentire al palato tutti i tre secoli trascorsi, e comprendere il percorso del tempo e della storia in una fantastica torta napoletana di Pasqua. Una parentela di sapore con la versione più dolce del nostro tempo, perché qui spicca un po’ di salato in più. Un’esperienza dei sensi che solo con la ricerca storica è possibile fare.
Abbiamo ridato vita alla “Pastiera di Cenerentola”. L’abbiamo pure gradita. Vedremo di trovare il modo per farla assaggiare a chi ne avrà la curiosità.

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New York mangianapoli: Bill De Blasio sceglie chef Cozzolino

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Chef Pasquale Cozzolino a Gracie Mansion (ph: La Repubblica)

Angelo ForgioneChef Pasquale Cozzolino, napoletano di Napoli, fiero delle sue origini e grande amante della storia della sua città, un omone con un’enorme scritta “Brigante” tatuata lungo tutto un braccio, tifosissimo del Napoli e, insieme all’altrettanto napoletanissimo Rosario Procino, cuore del ristorante Ribalta, “la cosa più vicina a Napoli che si possa trovare a New York” secondo Forbes, ha conquistato anche la cucina di Gracie Mansion, la residenza istituzionle del sindaco della “Grande Mela” Bill De Blasio, di cui è ora executive chef.
Superata la concorrenza di una sessantina di candidati cucinando spaghetti a vongole e parmigiana di melanzane. Perché il segreto di Pasquale è quello di cucinare come se abitasse ancora a Napoli.

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Rosario Procino e Chef Pasquale Cozzolino con Bill De Blasio (ph: Il Mattino)

Cozzolino e Procino hanno fatto del loro ristorante il punto di riferimento dei tifosi italiani nella megalopoli americana, nonché sede del Club Napoli New York City. Due napoletani alla Ribalta, con le armi culturali a loro più congeniali. Perché, come scrivo sul frontespizio del mio prossimo libro… “Gli italiani hanno insegnato la loro cucina al mondo. I napoletani hanno insegnato la loro cucina agli italiani.”

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con Procino, Chef Cozzolino ed Enrico Caruso (resp. comm. Kappa Gara)

Il Parmigiano nella Pastiera napoletana

Angelo Forgione – Negli ultimi mesi, per scrivere il mio nuovo libro, ho letto i più importanti ricettari storici dal Seicento all’Ottocento, a partire dal più famoso tra i primi libri di cucina all’italiana, Lo scalco alla moderna, del marchigiano Antonio Latini, scritto e pubblicato nel 1693 a Napoli, dove l’autore lavorò per un periodo al servizio di Esteban Carillo y Salsedo, primo ministro del viceré Francisco de Bonavides. E cosa scopro? Che nella Pastiera napoletana, in quel secolo in cui ne aveva parlato anche Giambattista Basile nella fiaba de La Gatta Cenerentola, si metteva anche una bella quantità di formaggio Parmigiano, oltre a pepe, sale, pistacchi in acqua rosa muschiata, latte di pistacchi, pasta di marzapane e altri aromi antichi.

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Dunque, una torta rustica più che di una dolce. Una conferma ce la dà Ippolito Cavalcanti nel 1837, scrivendo nella Cucina teorica-pratica una ricetta già rispondente al dolce che mangiamo oggi, ma offrendo l’opportunità di farla “rusteca”, con provola grattata. Cavalcanti era napoletano, mentre Latini, pur lavorando a Napoli, era pur sempre marchigiano, e magari il cuoco forestiero, nella sua ricetta di circa centocinquant’anni prima, aveva preferito scrivere di Parmigiano piuttosto che di provola.

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Addio a Pasquale Squitieri, napoletano libero

Angelo Forgione Scompare il regista Pasquale Squitieri, napoletano del rione Sanità, uomo libero e fuori dagli schemi. Tra i suoi lavori, ebbe il coraggio di raccontare, nel 1999, la colonizzazione del popolo meridionale con Li Chiamarono… Briganti!, film molto contestato e rapidamente ritirato dalle sale su pressione di certi settori occulti. In seguito, quella pellicola, nonostante l’assoluto ostruzionismo della casa produttrice, la Medusa Film, divenne scintilla vagante grazie alla viralità del web. E ancora lo è.
Nel corso dell’Ischia Film Festival del giugno 2015, Lina Sastri ed Enrico Lo Verso, protagonisti di quel cult, rimarcarono il boicottaggio subito. L’attrice disse che era stata osteggiata e oscurata da qualcuno di potente, risultando introvabile anche in versione home-cinema. Lo Verso ricordò che i manifesti e i trailer uscirono a film già bandito dalle sale. Il regista si era documentato all’archivio di Stato, ma la censura non gli concesse di continuare la sua battaglia culturale.
Squitieri fu anche il primo a contestare Saviano, in un’intervista, anche questa divenuta virale in rete, rilasciata al regista indipendente Walter Ciusa nel corso dell’edizione 2009 del Festival del Cinema di Venezia, poco dopo l’esplosione del successo di Gomorra.
Nel 2015 aveva annunciato il tema di un suo prossimo progetto. Voleva realizzare un film per raccontare lo splendore preunitario di Napoli  “lo splendore che tutto il mondo ci ha rapinato – disse – e che tutti gli artisti hanno utilizzato”. Non ha avuto il tempo di osare ancora.

Iscrizione scuole britanniche: “italiano, napoletano o siciliano?”. È polemica, ma a discriminare sono gli italiani.

Angelo Forgione “Italiano, italiano napoletano, italiano siciliano, sardo o altro italiano”. Sono queste le opzioni disponibili per indicare le provenienze linguistiche dei figli degli italiani in Gran Bretagna nei moduli d’iscrizione online di alcune scuole di Inghilterra e Galles. A evidenziarlo sono stati per primi alcuni genitori, trasaliti di fronte alla distinzione etnico-linguistica italiana, richiesta all’atto dell’iscrizione. Distinzione che ha innescato una pungente nota di protesta da parte dell’ambasciatore d’Italia a Londra, Pasquale Terracciano, che peraltro è napoletano: “L’Italia è unita dal 1861. Quella che è stata riproposta dai britannici è una visione tardo ottocentesca della nostra immigrazione”
L’episodio s’inserisce in un momento delicato per la Gran Bretagna, alle prese con la prospettiva della Brexit e il dibattito sul flusso dei migranti e sull’apertura agli stranieri. Dopo la protesta ufficiale sono giunte le scuse del Foreign Office di Londra. L’incidente diplomatico era però evitabile perché si tratta di distinzione linguistica a scopo didattico e non di discriminazione, non solo per le specificità italiane. Nei moduli incriminati, compilati in base ai principali codici linguistici approvati,  è elencato anche il sardo (senza italian), e poi il galiziano, il catalano, il gaelico irlandese e quello scozzese, le varie lingue greche, quelle curde, e altre ancora, in modo da definire la specifica provenienza etnica dei figli di immigrati per potergli fornire la necessaria assistenza linguistica nell’apprendimento dell’inglese. Altro che visione tardo ottocentesca. Insomma, una tempesta in un bicchier d’acqua.

E viene pure da chiedersi perché tanto stupore se è proprio l’Italia ad aver prodotto il peculiare fenomeno della discriminazione territoriale, prima in scia al Positivismo risorgimentale ottocentesco e poi, un secolo dopo, con le invettive di un partito xenofobo e anti-meridionale, tollerato dallo Stato italiano nonostante l’ECRI, la Commissione Europea contro il Razzismo e l’Intolleranza, negli scorsi anni ci abbia più volte condannati per l’assenza di controllo dei sentimenti, dei linguaggi e delle attività razziste della Lega Nord. Nasce il caso quando i britannici si rendono responsabili di distinzione e non discriminazione; loro che si distinguono tra inglesi, scozzesi, irlandesi e gallesi; loro che sanno bene che l’Italia è unita dal 1861, ché la nostra unità l’hanno pilotata e sono coscienti delle peculiari differenze italiche. Non nasce alcun caso quando sono gli italiani – accade sovente – a fare cervellotica discriminazione tra loro e i napoletani. Se ne vedono di tutti i colori, un caso di cronaca nera sì e l’altro pure, leggendo la stampa locale e guardando i telegiornali nazionali.

Napoli e Venezia, i minuetti ritrovati

Mercoledì 22 giugno 2016, nella prestigiosa Sala del Capitolo del Convento di San Domenico Maggiore a Napoli, alle ore 11,30 sarà presentata la prima edizione a stampa dei 13 Minuetti del musicista Ligure di Scuola Napoletana Pasquale Anfossi ritrovati due anni orsono dai musicisti e musicologi Roberto Allegro e Vittoria Aicardi presso la Biblioteca del Conservatorio di Musica “San Pietro a Majella” di Napoli, con un dibattito dal titolo “Napoli e Venezia – Pasquale Anfossi, il Mare e la storia dell’Ospedaletto”. Riguardo i Minuetti, anticipano il Maestro Allegro e la Dott.sa Vittoria Aicardi, si tratta di pezzi brevi, pregevoli sia da un punto di vista musicale che all’ascolto. Riteniamo che il loro contributo, come quello in generale un po’ tutta la celebre Scuola napoletana (Piccinni, Porpora, Traetta, Paisiello e Anfossi stesso) abbiano influenzato in maniera importante sia il classicismo viennese che lo stesso Mozart». Mozart medesimo, infatti, conobbe ed apprezzò molto Pasquale Anfossi, componendo diverse arie per le sue opere e definendolo, in una sua lettera “molto cognito napolitano”, mentre in un’altra, confermando quanto il compositore tabiese fosse apprezzato e considerato a Vienna, aggiunse “i miei nemici dicono che io voglio correggere l’opera di Anfossi”. Sarà presente oltre all’autore della pubblicazione Roberto Allegro Direttore artistico dell’Orchestra da Camera Italiana “Antonio Vivaldi e Presidente dell’Associazione Musicale “Antonio Vivaldi” di Mortara (Pavia), l’Assessore alla Cultura del Comune di Napoli Nino Daniele, il Critico musicale Stefano Valanzuolo ed Enzo Amato Presidente dell’Associazione Domenico Scarlatti che ha organizzato l’evento in collaborazione con l’Associazione Musicale Antonio Vivaldi di Mortara. In questa occasione, saranno rivelate verità nascoste dell’affresco di Jacopo Guarana presente all’Ospedaletto di Venezia.