New York mangianapoli: Bill De Blasio sceglie chef Cozzolino

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Chef Pasquale Cozzolino a Gracie Mansion (ph: La Repubblica)

Angelo ForgioneChef Pasquale Cozzolino, napoletano di Napoli, fiero delle sue origini e grande amante della storia della sua città, un omone con un’enorme scritta “Brigante” tatuata lungo tutto un braccio, tifosissimo del Napoli e, insieme all’altrettanto napoletanissimo Rosario Procino, cuore del ristorante Ribalta, “la cosa più vicina a Napoli che si possa trovare a New York” secondo Forbes, ha conquistato anche la cucina di Gracie Mansion, la residenza istituzionle del sindaco della “Grande Mela” Bill De Blasio, di cui è ora executive chef.
Superata la concorrenza di una sessantina di candidati cucinando spaghetti a vongole e parmigiana di melanzane. Perché il segreto di Pasquale è quello di cucinare come se abitasse ancora a Napoli.

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Rosario Procino e Chef Pasquale Cozzolino con Bill De Blasio (ph: Il Mattino)

Cozzolino e Procino hanno fatto del loro ristorante il punto di riferimento dei tifosi italiani nella megalopoli americana, nonché sede del Club Napoli New York City. Due napoletani alla Ribalta, con le armi culturali a loro più congeniali. Perché, come scrivo sul frontespizio del mio prossimo libro… “Gli italiani hanno insegnato la loro cucina al mondo. I napoletani hanno insegnato la loro cucina agli italiani.”

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con Procino, Chef Cozzolino ed Enrico Caruso (resp. comm. Kappa Gara)

Mostra per il 150° in Toscana: Galgani risponde

Mostra per il 150° in Toscana: Galgani risponde

Copiose le email di protesta per la rappresentazione e la descrizione di Napoli nella mostra “Viaggio in Italia” indirizzate all’autore, agli enti pubblici patrocinanti e alla società Cremonini/Chef-Express. Riceviamo e pubblichiamo la risposta del Maestro Giulio Galgani, con conseguente replica di Angelo Forgione.

All’attenzione di tutte le persone coinvolte in questa debacle, se mi permette di dirlo, un po’ ingenua e sopra le righe.
Ci sono arrivate delle email in riferimento al blog personale di Angelo Forgione, che in un impeto di creatività ha pubblicato un articolo intitolato “L’arte senza cultura in autostrada”.
Tra l’altro è proprio dal sottotitolo del blog di Forgione che vorrei prendere spunto; su una veduta panoramica di Napoli posizionata in forma banner sul suo sito, si legge a chiare lettere “Baciata da Dio, Stuprata dall’uomo”. Al di là del linguaggio, forse un po’ demagogico, il sentimento che muove Forgione ha qualche attinenza (senza esagerare) con alcuni degli elementi che è possibile rilevare dalla Campania che mi sono immaginato per la serie delle mie geopitture.
Ovvero, vorrei chiedere a Forgione e a tutti i Napoletani che si sono così risentiti, come rappresenterebbero Napoli, in un’opera di sintesi (grafica, pittorica, scultorea) dovendo tener conto sia del bacio di Dio sia dello “stupro” e quindi della violenza dell’uomo sulla cultura di una comunità.
Sembra proprio che il motivo principale dello scandalo sia stato scatenato dalla combinazione della didascalia posta sotto la campania con la visione dell’opera.
Vi chiedo: avreste avuto la stessa reazione senza quella didascalia? Ovvero, senza quelle parole, scritte per’altro da un noto critico d’arte, Martina Corgnati, vi sareste avventurati in una libera lettura dell’opera e dei suoi elementi, cercando tutte le suggestioni in un percorso libero e incondizionato? Mi vorrei augurare di si, ma vorrei andare oltre.
Se leggeste con attenzione le parole della Corgnati, che come tutti i curatori di una mostra, si è limitata ad una lettura appassionata del tutto personale dell’opera, non impedendo certo che ognuno possa farsi il proprio percorso, se appunto leggeste bene quelle parole dovreste identificare un sentimento sofferente e certamente aspro relativo (forse) a quello stupro a cui allude proprio il Vostro Angelo Forgione:  “Un fondo reticolato blu su cui Napoli si staglia come un’immensa concrezione abusiva, una specie di informe parassita, dove elementi religiosi si affollano e convivono insieme a cozze e vongole”. Come a dire che gli elementi costitutivi della Napoli che è possibile osservare oggi, sono elementi complessi, stratificati, fatti di bellezza, ma anche di orrore, fatti di una storia incontrovertibilmente alta ma anche terribile, difficile, legata al complesso governo di una città che per un osservatore esterno può essere anche tutte queste cose insieme.
La visione credo debba sempre provocare, creare passioni anche contrastanti, non può essere statica e soprattutto, non può essere sempre mascherata da false lusinghe.
Persino un sommo poeta come Goethe, citato da Alessandro Cipolletta, che ci ha scritto con una violenza e un risentimento analogo, si trasforma, estrapolata dal contesto, in una visione opaca e falsificante, perchè il Viaggio in Italia di Goethe, oggi non può più essere lo stesso, addirittura non era più lo stesso per lo stesso Goethe sin dall’inizio, quando cominciava la sua avventura di viaggiatore, consapevole com’era della mutazione che colpisce tutti durante un viaggio: “Ovunque vada… tutto è come me l’ero figurato e al tempo stesso tutto nuovo”
Il mio invito, per stemperare gli animi, è quello di avventurarsi in una lettura più adulta dell’arte da parte vostra, e per adulta intendo più libera, combinatoria, senza le griglie imposte da una rappresentazione da cartolina.
Il progetto che ho portato avanti con viaggio in italia, è legato principalmente a questo concetto, la mutazione di una morfologia esteriore e interiore, lavorare con gli elementi (banali e meno banali) della terra, metterli insieme anche con simboli popolari e soprattutto non aver nessuna paura di combinare un linguaggio colto con la trivialità del brutto che ci circonda ogni giorno.
Perchè vi chiedo, Napoli è solamente fatta di sole o anche di “stupro”, come ci racconta il Vostro Forgione?
Ma se a questo punto vi dicessi che non sono interessato a tutto ciò, che come Carmelo Bene, non credo affatto ad un’arte sociologica come allo stesso tempo non credo ad un’arte turistica, se vi dicessi che il mio interesse è sperimentare più linguaggi, anche in modo provocatorio, interrogandomi sulla combinazione di elementi in contrasto, tra segni e simboli del futuro e materiali della storia anche arcaica, che cosa mi rispondereste?
Vi siete forse preoccupati, come lettori, di provare a leggere questa stratificazione, come una diversa occasione, invece di applicare un’interpretazione cosi monolitica e reattiva alla prima superficie identificata?
Ho davvero la sensazione che il pregiudizio a volte, dimori davvero nel cuore di tutti noi, occorre un po’ più di libertà per avvicinarsi al mondo degli altri, l’arte è una via, ve la consiglio.
Giulio Galgani

Egregio Maestro Galgani,
per quanto il linguaggio del sottoscritto appaia demagogico, ci tengo a precisarLe che se quella didascalia suscita rabbia non è certo per la demagogia del mio articolo che è nato dal risentimento di un Napoletano osservatore in quel di Firenze che si è scomodato a segnalare la cosa.
Rispondo subito alla Sua curiosità e Le dico che, da artista quale sono (ho fatto le scuole d’arte e sono grafico oltre che giornalista), non avrei rappresentato Napoli come ha fatto Lei. Ma questo perchè conosco la Napoletanità, la storia di Napoli che studio quotidianamente e il vissuto contemporaneo che pure denuncio incessantemente nelle sue espressioni deleterie.
La violenza dell’uomo, lo stupro, è ciò che io stesso pongo in evidenza, lo ha giustamente rilevato anche Lei; Napoli pulsa nel bene e nel male come un po’ tutta l’Italia, ma in maniera più forte. Io vedo solo messaggi negativi nell’opera, vedo mitili senza intelligenza, vedo credenza popolare, vedo la metastasi in mezzo al mare o al cielo se è vero che l’uomo con gli arti aperti è esotericamente la rappresentazione della stella e viceversa, marina o astrale che sia. Del resto è proprio la didascalia della Corgnati a supportare l’intento artistico confermando che non c’è alcun contrasto tra Napoli e Napoli ma bensì tra Napoli e il resto del territorio. Non c’è alcuna accezione positiva nella concrezione abusiva, nell’informe parassita, nelle cozze e nelle vongole. Insomma, solo messaggi negativi. Della bellezza e della storia alta non c’è traccia, solo orrore, quasi come se poi l’orrore dimorasse qui e solo qui.
Un artista (come un qualsiasi uomo) deve sottoporsi alla critica del pubblico oltre che a quella dell’esperto. E se chi osserva l’opera ne resta sdegnato, qualche motivo ci sarà, senza per questo voler limitare la sua vena artistica. Questa Sua, poi, è una creazione che coinvolge diverse sfumature della società italiana nel suo complesso e se per un toscano la cosa può passare inosservata o essere condivisa è chiaro che per un napoletano le emozioni suscitate possano essere evidentemente diverse.
La invito ad approfondire Napoli per ciò che è davvero, non per ciò che appare.
Angelo Forgione
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L’arte senza cultura in autostrada

L’arte senza cultura in autostrada

una mostra raffigura Napoli come “informe parassita”

I tantissimi simpatizzanti di V.A.N.T.O. rappresentano i mille occhi del movimento. Un’altra dimostrazione arriva da Giuseppe, un napoletano in viaggio di piacere in Toscana che ci ha inviato queste foto scattate in un’area di servizio “Chef Express”. Si tratta di una mostra itinerante dal nome “Viaggio in Italia” di Giulio Galgani, realizzata in collaborazione con Autostrade per l’Italia e Gruppo Cremonini, allestita nell’ingresso del punto ristoro con opere polimateriche raffiguranti le regioni italiane con precisi significati simbolici spiegati nelle didascalie. Tutte piacevoli tranne una, quella “dedicata” alla Campania, che ha giustamente offeso Giuseppe per l’utilizzo di significati degradanti nonchè offensivi. “Un fondo reticolato blu su cui Napoli si staglia come un’immensa concrezione abusiva, una specie di informe parassita, dove elementi religiosi si affollano e convivono insieme a cozze e vongole”.
Avete letto bene, non è uno scherzo: Napoli incrostazione abusiva, parassita senza forma, sovrapposizione di credenza a vita decerebrata (i mitili). Concetti descrittivi espliciti ed esplicitati che ne nascondono uno subliminale implicito nel raffigurazione visiva: Napoli cancro, una metastasi che corrode la purezza della vita (il mare o il cielo blu).
Se la mostra avesse come tema la denuncia delle mafie, la creazione potrebbe essere apprezzabile. Ma ciò non è, e l’opera fa arte sostituendo alla cultura i luoghi comuni sbattuti in faccia agli automobilisti italiani.
La mostra è patrocinata dal Comune di Firenze, dalla Regione Toscana, dalla provincia di Arezzo e nasce come contributo di creatività alle celebrazioni per i 150 anni d’unità d’Italia in cui è inserita. E meno male! Il nome “Viaggio in Italia”, poi, ci ricorda Goethe e il “Grand Tour”; anzi è proprio quello. “Napoli è un Paradiso, tutti ci vivono in una specie di inebriata dimenticanza di sé…”, scrisse il letterato tedesco nel vero “Viaggio in Italia”.

per contatti:
info@giuliogalgani.com
galgani.giulio@yahoo.it

info@cremonini.com
info@chefexpress.it