Napoli deve riavere la sua spiaggia e il suo mare!

Angelo Forgione La mia battaglia di sensibilizzazione per la restituzione del mare ai napoletani continua. Ne ho parlato anche in un frangente del mio intervento all’evento pubblico “Resto al Sud, l’agorà” e poi ieri in tivù, alla trasmissione Club Napoli All News.

Per approfondire ► https://wp.me/pFjag-96U

Un viaggio nel real gusto neoclassico

Sabato 9 luglio 2016, dalle ore 10.15, arte, cultura e alta gelateria vi attendono. Una speciale sinergia tra Palazzo San Teodoro, Gelatosità ed Angelo Forgione per un‘esperienza che sa d’estate e di storia napoletana. Nelle meravigliose sale della dimora storica di Palazzo San Teodoro alla Riviera di Chiaja, il percorso museale con realtà virtuale (viaggio nella Napoli borbonica con particolare tecnologia Samsung Gear VR) sarà arricchito dalla degustazione del gusto ‘Regno delle due Sicilie’ di Gelatosità, vincitore della tappa napoletana del Gelato Festival 2015: pistacchio di Bronte, cioccolato di Modica, nocciola tonda di Giffoni, arancia bionda di Sorrento e tranci di biscotto nocciola IGP. Per divulgare le origini napoletane dell’architettura neoclassica, i tour delle 11.15, 12.15 e 14.15 saranno arricchiti dalla presenza di Angelo Forgione, che, in modo sapiente, calerà i visitatori nel periodo dei fasti di Napoli al tempo del Regno delle due Sicilie, con un focus sul Neoclassicismo e un racconto sul noto sorbetto napoletano, progenitore del gelato! Al termine del percorso sarà possibile acquistare il suo fortunatissimo libro Made in Naples ad un prezzo speciale.

Evento con prenotazione obbligatoria
Info e prenotazioni al numero 3398798494

Costo: 8,00 euro
degustazione gelato gratuita
acquisto libro Made in Naples facoltativo

Orari dei tour:
10.15
11.15 con Angelo Forgione
12.15 con Angelo Forgione
13.15
14.15 con Angelo Forgione
15.15

Museo di Palazzo San Teodoro Experience
via Riviera di Chiaia 281

Storia della fontana della Tazza di Porfido di Napoli

Angelo Forgione – Quando Ferdinando di Borbone, nel 1778, fece approntare la Villa Reale di Napoli, chiese all’architetto neoclassico Carlo Vanvitelli di realizzare “una passeggiata da Re”. Il figlio del più celebre e defunto Luigi realizzò un luogo raffinato e improntato ai principi di simmetria e prospettiva tipica dei giardini francesi, prevedendo fontane ed opere d’arte classiche. Tra queste, al centro del viale, una grande fontana circolare raffigurante Partenope e il Sebeto, con amorini versanti acqua. La realizzò nel 1781 il celebre Giuseppe Sanmartino, autore del Cristo Velato, inizialmente in stucco, con l’impegno di tradurlo in marmo. Rimase così, primitiva, per sette anni, e non fu mai definita perché nel 1788 fu sostituita dal Toro Farnese, uno dei pezzi della parte romana della Collezione Farnese, sottratta ai vincoli romani dal Re, legittimo erede della serie di opere d’arte della famiglia paterna. Il Toro fu circondato da una gran vasca di fontana, simile a quella che l’attorniava nelle Terme di Caracalla, ornata da raffigurazioni simboliche delle stagioni, per essere poggiato su un finto scoglio in pietra lavica affiorante dalle acque (vedi dipinto di Saverio Della Gatta – Museo di San Martino). Quando, nel 1826, la preziosa scultura fu definitivamente sistemata nel Real Museo Borbonico (attuale Museo Archeologico Nazionale), fu sostituita con un nuovo gruppo scultoreo assemblato, firmato dall’architetto ticinese Pietro Bianchi, impegnato a realizzare il nuovo emiciclo della Basilica di San Francesco di Paola di fronte al Real Palazzo. fontana_villa_2Dal centro del quadriportico normanno della cattedrale di San Matteo di Salerno Ferdinando fece rimuovere una grande vasca di granito egizio, proveniente dal Tempio di Nettuno a Paestum e risalente alla metà del V secolo a.C., che i salernitani chiamavano affettuosamente “il provolone”, facendola sostituire con un’altra vasca più piccola, sempre in granito, che in origine era il fonte battesimale dello stesso plesso religioso. La grande vasca rimossa, del diametro di circa sei metri, era stata collocata nel Duomo salernitano nel 1085, e per i cittadini locali si trattò di una dolorosa perdita. Fu portata a Napoli per essere poggiata su quattro leoni neoclassici del Bianchi (evidentemente simili ai leoni realizzati per il colonnato di San Francesco di Paola), dalle cui bocche far sgorgare acqua. Fu chiamata Fontana della Tazza di Porfido.
tom_jerry_villacomunaleLa fontana, “visitata” da Tom & Jerry appena giunti a Napoli, è ancora oggi motivo di risentimento da parte di Salerno, che richiede la restituzione della vasca di granito contro i pareri negativi dall’amministrazione municipale napoletana e dalla Soprintendenza speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei.

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Vasche neoclassiche sparse per Napoli

l’esemplare di Chiaia è identico a quelli “parcheggiati” a Palazzo Reale

Il Mattino online ha puntato i riflettori su una vasca di marmo, collocabile nel periodo di fine Settecento, abbandonata in via Cupa Caiafa alla Torretta di Chiaia (guarda il video). Roba che altrove finisce nei musei e che a Napoli, invece di indicare il triste degrado contemporaneo, potrebbe raccontare ai turisti l’avanguardia dell’igiene intima che la città mostrò all’Europa intera.
Si tratta, secondo il parere di Gennaro Rispoli, direttore del Museo degli Incurabili, di una vasca per bagnoterapie di malati e nobili. «È certo – ha detto Rispoli – che agli Incurabili, all’ingresso della Farmacia, abbiamo due vasche del tutto uguali a quella, e una è presente all’Elena d’Aosta. Napoli, nei secoli scorsi, rappresentava un’eccellenza per la storia della sanità e dell’igiene a Napoli e questa vasca, il cui modello si diffuse tra ‘500 e ‘700, lo testimonia. Faremo di tutto per sottrarla al degrado e per fermare la dispersione dei tesori artistici e sanitari in atto in città». E allora bisognerebbe farsi un giro nei cortili di Palazzo Reale, e precisamente sul viale a oriente sul lato mare, sotto i Giardini Pensili. Lì, poco prima di arrivare al piazzale che si affaccia sul Maschio Angioino, proprio all’esterno di un ufficio e non in una sala espositiva (eppure si tratta di Palazzo Reale), sono parcheggiate due vasche identiche a quella abbandonata a Chiaia. I turisti passano e fotografano increduli.
Queste vasche risalgono al periodo neoclassico scaturito dalla scoperta di Ercolano e Pompei, quello delittuosamente meno raccontato e valorizzato, se solo pensiamo alle condizioni di Piazza del Plebiscito, statue equestri del Canova incluse. Basta del resto visitare il bagno neoclassico del Re alla Reggia di Caserta, dove una più preziosa vasca di granito ha sostanzialmente lo stesso stile, anche se più ricercato, di quelle marmoree più spartane abbandonate qua e là a Napoli. Esemplari a Palazzo Reale, appunto, ma anche alla Farmacia degli Incurabili, a Villa Pignatelli e al presidio ospedaliero Elena d’Aosta.
Come si può pensare di risvegliare Napoli se due pilastri culturali come il neoclassico e l’igiene intima, corrente artistica e civiltà napoletane, vengono così offesi e dimenticati?

Funerali in Villa: vicesindaco contestato

mattinoCirca quattrocento persone si sono presentate ai cancelli della Villa Comunale per celebrare i funerali del giardino reale di Chiaja, devastata dai cantieri della linea 6 metropolitana. Non tantissime, in una città che poco si scalda per difendere sé stessa, ma lo scopo, raggiunto, era comunque quello di attirare l’attenzione dei media. Hanno sfilato anche Mimmo Jodice, Mirella Barracco e diversi imprenditori e professori universitari. E poi il geologo Riccardo Caniparoli, che, con Ortolani e De Medici, ha puntato il dito contro il cantiere del metrò (ereditato dalle scelte delle precedenti amministrazioni comunali). La presenza del vicesindaco Tommaso Sodano ha fatto scattare la contestazione, a tratti fin troppo aggressiva, anche se il confronto con l’associazionismo si terrà di fatto a Palazzo San Giacomo giovedì pomeriggio.
Momenti di vera rabbia si sono vissuti quando il corteo di cittadini, associazioni e uomini della cultura locale è giunto alla Cassa Armonica e un manifestante ha scavalcato la (inutile) recinzione del cantiere della metropolitana che “conserva” i pezzi smontati del monumento di Errico Alvino, portando con facilità una giuntura di ghisa in visione all’imbarazzato vicesindaco. «Quando denunciai lo scempio, lo staff del sindaco mi disse che i pezzi erano stati portati al sicuro in un cantiere al coperto per il restauro. La cittadinanza non può essere presa in giro così!», ha esclamato Angelo Forgione. I pezzi sono ancora lì, a distanza di più di un anno.

fonte: Il Mattino

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Funerali per la Villa Comunale

La villa comunale, come tutta la Riviera di Chiaja, sta morendo per colpa dei lavori della linea 6 metropolitana. Sono già morti gli alberi e il decoro, la Cassa Armonica è stata sfigurata, spuntano sfoghi della metropolitana, e quella che una volta era la Villa Reale oggi non è altro che un cantiere. Per lunedì, al tramonto, è fissato un funerale della villa stessa cui prenderanno parte diverse associazioni e movimenti cittadini che non ci stanno a veder morire il sito iniziato nel periodo vicereale e reso “reale” da Ferdinando di Borbone nel 1779.
Qualcuno non comprende la protesta promossa da un’indignazione comunque diffusa, protesta che rischia certamente di essere rivestita da significati politici, ma alla manifestazione sono stati comunque invitati anche il sindaco Luigi de Magistris, il vice sindaco Tommaso Sodano e gli assessori Nino Daniele (Cultura) e Carmine Piscopo (Urbanistica). Chi ha a cuore i destini della città non può assistere in silenzio a ciò che sta accadendo e il Movimento V.A.N.T.O., per evidenti motivi, ci sarà, anche perché ha subito denunciato lo smontaggio della pensilina in ghisa e vetro policromo della Cassa Armonica e perché non ci sta a veder morire un pezzo di grande Storia napoletana. La modernizzazione della città, necessaria, non può e non deve travolgere i siti di rilevanza storica e monumentale!
La manifestazione, aperta a tutti, è dunque prevista per lunedì 22 Luglio a partire dalle ore 18:00, quando il ‘funerale’ muoverà dall’ingresso della Villa e proseguirà in corteo fino alla Cassa Armonica, luogo simbolo di tutta la devastazione avvenuta.

clicca qui per vedere il video-reportage di Alessio Viscardi per Fanpage.it

Addio agli alberi in Villa Comunale

Angelo Forgione – Il giorno dei funerali degli alberi della Villa Comunale è arrivato. Nel senso che erano già morti. I movimenti e i comitati civici ne danno il triste annuncio dopo aver lanciato l’allarme negli scorsi anni. La causa indicata pare proprio essere la stessa che avrebbe creato problemi agli edifici della Riviera di Chiaia: la linea 6 della metropolitana.
Il Comune di Napoli avverte che “a partire da mercoledì prossimo, per circa otto giorni lavorativi, la Villa Comunale di Napoli sarà interessata da lavori di abbattimento di ben 31 alberi tra palme, lecci, querce e pini. Il provvedimento si è reso necessario al fine della messa in sicurezza dei luoghi e a causa delle precarie condizioni statico/vegetative delle alberature».
Messa in sicurezza, va bene. Ma il Comune non specifica le cause dell’emergenza. Che invece sembrerebbero già più o meno note, divulgate dal professor Caniparoli e dal geologo Franco Ortolani, specificate anche all’ex sindaca Iervolino da una relazione del geologo Giovanni De Medici della Federico II. La Linea 6 ha intercettato ben tre falde acquifere, ostruendo l’afflusso delle acque piovane dolci a monte e facendo avanzare le infiltrazioni marine sotto la Villa Comunale. Gli alberi hanno bevuto acqua salata dalle radici negli ultimi anni, e sono morti.
Era la Villa Reale di Napoli, ammirata dal mondo intero per la sua bellezza. Quando Ferdinando IV Borbone ordinò nel 1778 all’architetto Carlo Vanvitelli di realizzarla, fu categorico: “Deve essere una passeggiata da Re”. Oggi, dopo l’inqualificabile stile della cancellata firmata Mendini, la pavimentazione sbagliata in battuto di tufo che sbriciola, la sporcizia e l’incuria, l’aggressione delle sculture, lo scempio della Cassa Armonica e la morte degli alberi secolari, l’unico a regnare è ormai solo il degrado. E tanti ringraziamenti a chi sta distruggendo la grandezza e la bellezza di Napoli, pur avendo teoricamente il compito di valorizzarla e rilanciarla.

È vivamente consigliato l’ascolto del video almeno dal minuto 20:00 (relazione del prof. Caniparoli durante l’Assise della città di Napoli e del Mezzogiorno d’Italia del 13 marzo 2011. Tema di discussione: “La linea 6 della Metropolitana di Napoli e l’impatto ambientale sugli assetti idrogeologici”)