La Galleria Umberto I e i colori dell’ignoranza

Angelo Forgione – Se non fossimo tristemente abituati alla sciatteria napoletana non ci crederemmo. Eppure la Galleria Umberto I è diventata multicolor dopo la messa in sicurezza seguita alla morte del povero quattordicenne Salvatore Giordano del luglio 2014. Quell’incidente non fu casualità ma conseguenza di pura negligenza, dopo anni di accorati appelli (molti di chi scrive; ndr) per mettere in sicurezza un plesso monumentale che da più di dieci anni mostrava continui cedimenti. Anche in quell’occasione, rimbalzo di responsabilità tradotto in filone giudiziario tutt’ora aperto, con 7 persone, tra amministratori di condominio, dirigenti e impiegati pubblici, rinviate a giudizio per imperizia, imprudenza, inosservanza di leggi, regolamenti, ordini e discipline dopo le reiterate denunce. All’indomani di quella tragedia si alzarono le impalcature sulla Galleria (e un po’ su tutti i monumenti cittadini). Ora, dopo circa 20 mesi, dai catafalchi si stanno lentamente levando i veli sui lavori sin qui effettuati. La storia, sia pur meno tragicamente, si ripete. Ed ecco ancora negligenza e inosservanza di sorveglianza e di regolamenti. Tra facciate ritinteggiate diversamente ed altre rimaste come prima, cioè annerite, la Galleria è diventata il trionfo dell’eclettismo cromatico. Solo che il risultato non è affatto gradevole. Di sfregio vero e proprio si tratta.
Il fatto noto è che le facciate sono condominiali e non comunali, e i lavori, eseguiti da imprese diverse a spese dei condomini, evidentemente, sono andati avanti nella totale mancanza di coordinamento, in barba ai regolamenti che impongono omogeneità per gli interventi su edifici monumentali. La Sovrintendenza aveva dettato le linee guida: il colore di riferimento doveva essere quello del civico 208, ovvero quello della facciata destra su via Toledo. Ordine impartito ma controllo assente.
E la mente corre all’omologo edificio milanese, bello non quanto il parente napoletano. È evidente quanto fregi e decori degli edifici della Galleria Umberto I siano più ricchi e curati dell’antecedente Galleria Vittorio Emanuele II. Ma la perizia che gli architetti Emmanuele Rocco, Antonio Curri ed Ernesto di Mauro impiegarono tra il 1887 e il 1890 è eclissata e umiliata da tanta, troppa incuranza, al contrario di quello che a Milano è un vero e proprio salotto, pure trattato da tale dai cittadini. Basta evidenziarne l’illuminazione notturna e l’omogeneità delle insegne commerciali (tutte su fondo nero con marchi in oro), cui gli architetti di Napoli pure avevano provveduto, attribuendo ai locali degli spazi appositi ma di fatto ignorati, perché ognuno può fare, e fa (Barbaro a parte), di testa propria. E ora pure le facciate multicolor. Ennesima manifestazione di ignoranza e di totale mancanza di sensibilità circa il decoro e la bellezza monumentale della città. Scempio intollerabile!

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Carditello: appalto assegnato

Angelo Forgione – È stata designata la ditta che si occuperà del restauro della Real Tenuta di Carditello, individuata tra le 65 che avevano presentato le offerte alla direzione regionale del MiBACT. Il nome verrà comunicato appena saranno completati gli adempimenti burocratici, e allora potranno partire i lavori che restituiranno la reggia al suo splendore, previsti nell’arco di 365 giorni. L’appalto è bandito per 2 milioni e 654.867 euro più iva, stanziati dall’ex ministro Massimo Bray.

Via al salvataggio di Palazzo Salerno

palazzo_salernoDopo diversi anni di emergenza, sono finalmente partiti i lavori per porre argine ai cedimenti e al degrado complessivo evidenziato nel 2010 del Palazzo del Principe di Salerno in piazza del Plebiscito. Il grande slargo è tra l’altro interessato da lavori per il recupero del colonnato della basilica di San Francesco di Paola.

Quando i tunnel non facevano crollare Napoli

Angelo Forgione – Riviera di Chiaja devastata dai lavori del metrò. Palazzi che cedono, residenti sfollati, negozi chiusi, alberi in villa comunale che muoiono a causa dell’afflusso d’acque salate, acqua che invade la strada e la stessa villa ad ogni pioggia.
La pagina facebook di Cittadinanza Attiva ha pubblicato oggi una foto della cassa armonica allagata, povero monumento abbandonato. Lo realizzò Errico Alvino, lo stesso architetto che, tra il 1853 e il ’56, realizzò un tunnel borbonico per scopi militari, un traforo sotterraneo che congiunge il Palazzo Reale con Piazza Vittoria, passando sotto il Monte Echia.
Evidentemente, il sottosuolo di Napoli è pieno di cave di tufo e trafori, ma nonostante da circa 150 anni esista il tunnel di Alvino, non si sono mai registrati problemi di staticità degli edifici sovrastanti. Di grandi problemi, l’architetto borbonico ne trovò ma tutti furono risolti brillantemente con soluzioni a regola d’arte, compresi dei lavori idraulici per consentire il passaggio dell’acqua dell’antica “Bolla” a quote inferiori rispetto a quella della galleria. Soprattutto, il tunnel fu realizzato tenendo conto delle falde acquifere, cioè al di sopra e senza intercettarle. Tutto il contrario della galleria del metrò che di falde acquifere ne ha intercettate ben tre. E i risultati sono sotto gli occhi del mondo intero. È interessante notare che la visita all’originale percorso borbonico può deviare accedendo al traforo della “Linea Tranviaria Rapida”, scavato in occasione dei mondiali di Italia 90 e realizzato con l’impiego di cospicui fondi statali, con l’intento di collegare Piazza del Plebiscito con Fuorigrotta. Ebbene, quel progettò fallì perché intercettò la falda acquifera. Ora ci risiamo, mentre a quelli lì continuano a chiamarli retrogradi borbonici.

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Crollo alla Riviera di Chiaia. Dissesto idrogeologico causato dal metrò?

Ipotesi infiltrazione d’acqua. Stessa causa che uccide gli alberi in villa comunale.

Angelo Forgione – Fortunatamente non ci sono vittime e dispersi nel crollo della facciata laterale del palazzo storico alla Riviera di Chiaia. Si tratta del Palazzo Guevara di Bovino, uno stabile monumentale dell’Ottocento ispirato all’architettura rinascimentale fiorentina e realizzato a immagine e somiglianza di Palazzo Pitti a Firenze.
Non tutti sanno che l’attuale Riviera di Chiaia fu realizzata nell’Ottocento con una colmata che, per realizzare la Via Caracciolo, annullò tutto l’ambiente naturale sottostante, a cominciare dalla spiaggia. Certo è che il vicino cantiere della Linea 6 della metropolitana sta insistendo su un luogo delicato, causandone il dissesto idrogeologico. Quattro anni fa, l’ex-sindaca Iervolino chiese una valutazione tecnica al professor Giovanni De Medici dell’Università Federico II che allarmava sul cantiere. La relazione parlò chiaramente di lavori che bloccavano le falde acquifere, tanto che le sorgenti freatiche già allora salivano in superficie e allagavano cantine e scantinati dei palazzi alla Riviera di Chiaia. Il cantiere, in sostanza, interrompeva l’afflusso delle acque piovane a monte che si sollevavano incontrando l’ostacolo, facendo avanzare le infiltrazioni marine. Pare che il Comune di Napoli ricevette il parere passivamente.
Un equilibrio interrotto, insomma. E le conseguenze si mostrarono già qualche anno fa in Villa Comunale. L’acqua piovana non arrivava più agli alberi che al loro posto avevano iniziato a bere acqua di mare. Le radici, piene d’acqua, iniziarono a far morire i fusti e V.A.N.T.O., il Comitato di Portosalvo e altre associazioni di cittadini sensibilizzarono sul problema chiedendo un incontro al sindaco De Magistris. E poi gli allagamenti delle strade, ma anche dei negozi sulla strada. A pochissimi metri dal Palazzo Guevara di Bovino, nel 2010, un negozio fu costretto a chiudere per allagamento.
Dopo il crollo del Palazzo Guevara di Bovino, il sospetto che la situazione possa avere un suo peso è consistente, a prescindere della presenza di una piscina sull’attico della costruzione, che non può aver causato un crollo tale. I primi rilievi dei Vigili del Fuoco forniscono proprio l’ipotesi di un’infiltrazione d’acqua proveniente da una falda acquifera naturale che avrebbe creato un vuoto sotto l’ala del palazzo provocandone il cedimento. Si sarebbe creato un fiume sotterraneo d’acqua e fango confluito in un ampio scavo a circa 25 metri dal sottosuolo realizzato nel cantiere della metropolitana di Piazza della Repubblica.
La domanda da porsi è la stessa di un anno fa: l’opera per la Linea 6 ha superato la Valutazione di Impatto Ambientale, come da normativa europea? La documentazione relativa fu misteriosamente sottratta dagli uffici della Regione in Via De Gasperi, smarrimento denunciato in Questura nello stesso giorno in cui l’ufficio della Giunta Regionale comunicò che non era possibile visionarla, causa irreperibilità, al geologo Caniparoli che ne chiese accesso. Altro particolare, non insignificate, è che il misterioso decreto V.I.A. è del 18 Marzo 2010, tre anni dopo l’apertura dei cantieri Mergellina-Municipio del 21 Gennaio 2007.
(foto crollo: newfotosud)

Prossimi lavori a Palazzo Reale. Via lo sconcio!

palazzo_reale_finestreAngelo Forgione – Gli amici del Comitato Civico Portosalvo hanno (ri)lanciato un appello per la rimozione degli infissi (in PVC?) installati a Palazzo Reale e ripristinare l’omogeneità estetica nei prossimi lavori con finanziamento europeo. Una questione di cui mi sono occupato nel Dicembre 2009 (tra l’altro, la foto pubblicata in queste ore fu scattata all’epoca proprio dal sottoscritto) quando l’intervento deturpò l’unità stitlistica della facciata del palazzo monumentale. All’epoca, la direttrice dell’appartamento storico Gina Ascione della Soprintendenza ringraziò la fondazione “San Paolo IMI” che permise, con 3 milioni di euro di spesa, la climatizzazione e la relativa installazione dei nuovi infissi per una corretta ventilazione.
La dottoressa Ascione fece anche una battuta: «con il sole cocente che batte in estate sulle finestre di Palazzo Reale, il bianco candido si attenuerà e tutto si mimetizzerà». E poi… «tra il non avere nulla e l’avere una piccola miglioria, la scelta è ricaduta sulla seconda ipotesi». Furono le parole di una responsabile della Soprintendenza, ente che dovrebbe salvaguardare i monumenti e il decoro. In seguito, l’intervento è stato ripetuto al secondo piano, sull’ala destra.

Il degrado della Cassa Armonica finisce in Procura

Angelo Forgione – La scorsa settimana ho scritto un ennesimo articolo-denuncia per napoli.com sulle condizioni scandalose della Cassa Armonica e, attraverso V.A.N.T.O., ravvivato l’attenzione sulla questione evidenziata dalla prima ora. “La Repubblica – Napoli” ha raccolto il nuovo sfogo e pubblicato un articolo sull’edizione cartacea (poi riportato online) firmato dalla collega Anna Laura De Rosa. Numerose associazioni e movimenti che hanno a cuore la città sono attente a quanto sta accadendo attorno alla struttura di Errico Alvino, così come a tutto il patrimonio.
Intanto, l’avvocato Rosario Rusciano è in procinto di presentare un richiesta alla Procura affinché si indaghi su eventuali responsabilità penali del sindaco De Magistris nella gestione della vicenda. E finalmente apprendiamo che il concerto di Francesco Renga, saltato per maltempo durante le scorse World Series di America’s Cup, non sarà recuperato come inizialmente annunciato dal sindaco ma l’artista è stato pagato, seppur in misura minore come da contratto. Ma quanto?
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