Alberto Angela a Pompei batte la Pausini al Circo Massimo

Alberto Angela, con il suo Stanotte a Pompei, asfalta Laura Pausini in concerto al Circo Massimo nella prima serata di sabato 22 settembre. Su Rai1, il divulgatore ha conquistato 4.233.000 spettatori, pari al 24.3% di share, mentre su Canale 5 la cantante si è fermata a 1.553.000 spettatori, pari all’8.8%. Clamoroso trionfo della serata dedicata alla storia del sito archeologico vesuviano sul concerto musicale nell’antica Roma in prima visione.
La storia e l’archeologia vincono la sfida contro la musica, anche se Alberto Angela ha sempre garantito buoni risultati di audience alla Rai. Il perché del successo del personaggio? Empatia, semplicità e un certo fascino sulle donne.

Zubin Metha: «Bisogna compatire quel Nord che ignora la cultura del Sud e di Napoli»

Angelo Forgione Un trionfale “Concerto per l’Europa” quello tenuto il 3 giugno nel Duomo di Milano, con il grande direttore indiano Zubin Metha a condurre l’Orchestra e Coro del Teatro di San Carlo di Napoli nella Sinfonia n.9 di Ludwig van Beethoven, evento gratuito davanti a 5.000 spettatori che hanno tributato 15 minuti di applausi finali. Un ponte artistico tra Napoli e Milano che prova ad arrivare all’Europa attraverso la Musica, per condividere l’arte tra Nord e Sud.
Presente il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris ma non il suo omologo milanese Beppe Sala, che ha delegato l’assessore alla viabilità, e neanche il presidente della Regione Lombardia Riccardo Maroni. Forse infastidito da certe assenze, Zubin Metha, da tempo innamorato di Napoli, del suo teatro e della sua cultura musicale, ha esternato prima del concerto il suo disappunto per le lacune culturali del Paese, affidandolo al Corriere del Mezzogiorno:

«So dei tanti pregiudizi sui napoletani e per questo spero ci siano molti leghisti tra gli spettatori in Duomo, e che al suono delle meravigliose note di Beethoven imparino quale sia la grandezza del San Carlo e di Napoli. Molti leghisti sono ignoranti, ovvero ignorano la cultura del Sud e di Napoli: vanno compatiti».

Problema di non soli leghisti, ma problema che appartiene sempre meno al musicista di Bombay, il quale ha aggiunto:

«Napoli è una città che sto conoscendo sempre meglio. Per esempio, ho appreso tardivamente, e me ne rammarico, che il Regno delle Due Sicilie non era sotto la dominazione spagnola, ma aveva sovrani napoletani. Sto amando la storia di Napoli».

(ph: Laura Ferrari)

Stadio ‘San Paolo’: il Napoli non cresce e Napoli non canta

Angelo Forgione Mentre Napoli e Cagliari giocavano a chi sbagliava e segnava di più, il presidente De Laurentiis e il sindaco De Magistris assistevano allo spettacolo lontani l’uno dall’altro. La tregua tra il Comune di Napoli e la SSC Napoli, dopo la ventilata fuga in direzione Palermo, si è nuovamente interrotta in un’accesa discussione a Palazzo San Giacomo di venerdì scorso, e tra le parti è di nuovo gelo per la volontà del sindaco di aprire i cancelli dello stadio ai concerti di Vasco Rossi e Jovanotti del prossimo luglio. Il patron azzurro non ci sta, perché ha speso soldi per rifare il prato, e non ci stanno neanche i residenti attorno all’impianto sportivo, rappresentati dal comitato civico ‘Fuorigrotta vivibile’, che ha chiesto una convocazione urgente al Comune e ha inviato una diffida al Prefetto per segnalare l’esistenza di un fascicolo in Procura per inquinamento acustico. Furono proprio Mariano Attanasio e Teofilo Migliaccio, presidente e legale del comitato, a sollevare anni fa il problema delle strutture in acciaio montate per i Mondiali del 1990, che scaricavano al suolo le forti vibrazioni attraverso i sostegni della copertura e raggiungevano i palazzi circostanti. Risultato: veri e propri micro-terremoti che aprirono anche piccole lesioni nei fabbricati attorno. L’allarme fu lanciato proprio durante un concerto di Vasco Rossi nel luglio del 2004: in coincidenza dell’orario d’inizio il segnale monocromatico dell’Osservatorio Vesuviano cominciò a registrare un “fenomeno di rilievo”, che si protrasse per l’intera durata dell’esibizione musicale. Ballarono i fans del ‘Blasco’ ma anche i residenti di Fuorigrotta, che abbandonarono le abitazioni per timore di un sisma. Nel 2005 intervenne la Commissione Provinciale di Vigilanza, inibendo l’accesso al terzo anello in ferro durante le partite di Calcio. E finì anche l’epoca dei concerti nell’impianto flegreo.
Lo stadio continua ad essere un problema per la Città, che non ha altri spazi idonei per i grandi eventi musicali, ed è un gran problema anche per il Calcio Napoli, che perde potenzialmente 15 milioni di euro all’anno a causa delle carenze dell’impianto di casa. A certificarlo è la relazione del Coni Servizi, firmata da Michele Uva, direttore generale del Coni Servizi, nella relazione consegnata al Comune di Napoli lo scorso luglio per stimare il valore d’uso dell’impianto in funzione del rinnovo della convenzione con la SSC Napoli. Il club azzurro, nelle sue voci di bilancio 2012-2013, ha introitato 15 milioni dallo stadio, che, se adeguatamente sfruttato, potrebbe produrne invece oltre 31. Considerando i 41 milioni a bilancio della Juventus, i 34 del Milan, i 21 della Roma e i 20 dell’Inter, è evidente il limite rappresentato al momento dall’impianto di Fuorigrotta. “Lo stadio San Paolo – sottolinea Michele Uva – non può essere ad oggi considerato uno stadio moderno che permette lo sfruttamento delle potenzialità proprie della SSC Napoli».
I 15 milioni di euro annuali “non spremuti” frenano il passo in avanti che il virtuoso Napoli, giustamente refrattario al ricorso al credito delle banche, potrebbe e dovrebbe compiere al limite del suo percorso di costante crescita. Risorse che avrebbero consentito di trattenere qualche ‘top player’, o comprarne qualcuno in più per sostituirlo. Un vuoto che non può consentire ulteriori ritardi alla ristrutturazione dell’impianto da parte della società e del Comune. Il progetto doveva essere despositato in Comune entro marzo 2015, ma una nuova proroga ha portato il limite al 31 maggio. Non sono più tollerabili altri rinvii.

Monumenti equestri al Plebiscito: via al restauro senza recinzione

Angelo Forgione – ll Comune di Napoli ha dato il via libera al restauro dei monumenti equestri del Canova di piazza del Plebiscito, affidandoli alla “Fimmaster events”, che si avvarrà della “TecniKos restauro” con spesa assunta dalla Ferrero sottoforma di compenso per la festa dei 50 di Nutella ospitata nel largo lo scorso maggio. Il termine dei lavori è stato fissato in 60 giorni e nel progetto è prevista anche la realizzazione di un cortometraggio che racconti la differenza tra i graffiti artistici e la vandalizzazione delle opere d’arte.
Nella determinazione non compare purtroppo alcun intervento di realizzazione di una idonea recinzione monumentale esterna a quella facilmente violabile risalente all’Ottocento e sulla falsa riga di quanto fatto dalla II Municipalità per le statue di Dante Alighieri e Paolo Emilio Imbriani nelle piazze Dante e Mazzini, rimaste linde. Evidentemente, l’esempio non è servito a convincere che è quella la soluzione migliore per preservare l’intervento di recupero. Il progetto (scarica), infatti, prevede una opportuna “protezione e integrazione cromatica” con un protettivo per le parti lapidee a base di polimeri paraffinici per garantire una piu agevole pulitura in seguito, ma lascia comunque esposte tali parti e facilmente raggiungibili dai malintenzionati. Peraltro, al punto 4 relativo alle “raccomandazioni e interventi di manutenzioni”, si legge che “completato il restauro, nasce l’esigenza di garantire un servizio regolare di controllo e di manutenzione necessario alla conservazione dell’opera restaurata […]”. Senza una recinzione adeguata, i monumenti rischiano di essere imbrattati immediatamente dai ragazzi presenti in zona, i cui comportamenti sono arcinoti. Nella sezione “Integrazione al progetto”, si legge appunto che è previsto “il monitoraggio dello stato di conservazione del bene restaurato per sei mesi”, periodo durante il quale saranno rimosse le scritte vandaliche apposte, e che nei sei mesi successivi si potrà valutare una proroga dei tempi manutentivi, di sei mesi in sei mesi. Ciò conferma la consapevolezza dell’altissimo rischio di recidiva, fenomeno che altrove, con una buona recinzione, si è evidentemente azzerato.
Non trascurabile il fatto che nel progetto non si fa menzione neanche del ripristino dei leggii posti alle spalle dei monumenti borbonici, il che vorrebbe dire che i cittadini più “distratti” continuerebbero a non capire l’identità e il significato dei soggetti in livrea romana raffigurati, nonché la fattura dei monumenti e il contesto storico-artistico (neoclassico) in cui furono realizzati, sulla scia della scoperta delle antiche città vesuviane sepolte dall’eruzione del 79 dC.
Progetto di restauro tanto invocato ma, evidentemente, incompleto. Basteranno i cortometraggi a salvare le statue dall’ignoranza e dal malcostume?

Eddy Napoli e Francesca Schiavo all’Augusteo

Eddy Napoli, artista autenticamente identitario e ambasciatore nel mondo della Canzone Classica Napoletana, oltre che autore di “Malaunità”, è protagonista al Teatro Augusteo di Napoli di una serata da non perdere, mercoledì 16 aprile, alle ore 21.00, insieme all’altra grande ex voce solista femminile dell’Orchestra di Arbore, Francesca Schiavo.
“Anema & core: una storia da raccontare” è il titolo dello spettacolo. Un’occasione per immergersi nella tradizione culturale musicale più vera, un’occasione per salutare uno dei pochi protagonisti del mondo dello spettacolo e della cultura capace di accompagnarci, da anni, nel nostro percorso di verità e di orgoglio identitario.
Dopo l’assoluto successo ottenuto al Teatro Cilea dal 24 al 26 gennaio, lo spettacolo farà il bis in un altro prestigiosissimo teatro, dove le due bellissime voci si fonderanno e si alterneranno con grandissima eleganza.
info Teatro Augusteo: 081 414243 – prezzi da euro 15.00

Muti e i lavoratori del San Carlo contro la rozza Italia

Angelo Forgione – Sabato 1 marzo, seppur senza troppo clamore, è stata una giornata molto significativa per la cultura musicale napoletana. Due messaggi di forte denuncia sono partiti da altrettanti luoghi simbolo della Città. Il primo è stato inviato da Riccardo Muti, in occasione della cerimonia di consegna del premio “San Pietro a Majella” all’antico Conservatorio dove studiò da giovane, tra il 1957 e il 1962, e dove gli è stato intitolato l’ormai ex foyer della sala Scarlatti.
«Il Conservatorio di San Pietro a Majella è il luogo più sacro dei conservatori nel mondo e dentro ci sono meraviglie che tutto il mondo vorrebbe avere. Non so se questo lo sappiano i nostri governanti, ma se lo sanno e non fanno nulla per valorizzare questa istituzione calpestata e dimenticata vuol dire che la situazione in Italia è senza speranza. Il governo deve prendersi cura di questo posto, che egregiamente rappresenta la cultura della nostra terra. Deve far sì che questo non sia un luogo di sofferenza per chi ci studia e chi ci insegna. Da qualche anno dirigo la Chicago Symphony Orchestra. Ebbene, se in America esistesse un luogo in cui fosse custodito un decimo dei tesori che sono custoditi a San Pietro a Majella, quel luogo riceverebbe il massimo delle attenzioni. Tutti ne avrebbero il massimo rispetto, tutto il mondo ne sarebbe a conoscenza». Queste le parole di indignazione per come il più nobile dei conservatori d’Italia, quello che ha racchiuso in una sola istituzione i primi quattro istituti di istruzione per orfani, quello che ha dato il nome agli istituti di didattica musicale del mondo, sia trascurato dalle politiche governative centrali.
Se il Conservatorio piange, il San Carlo non ride, insieme a molti teatri italiani (La Scala a parte). E per protestare contro il Decreto Valore Cultura e denunciare i problemi occupazionali e retributivi, i lavoratori del Massimo napoletano hanno offerto uno splendido concerto gratuito nella basilica di San Ferdinando, dove sono stati proposti brani e letture didattiche della gloriosa Scuola Musicale Napoletana del Settecento che cambiò la musica in Europa. L’esibizione (piccolo contributo video in basso) ha regalato inizialmente una chicca molto suggestiva ed emozionante: l’esecuzione dell’introduzione dell’Achille in Sciro di Domenico Sarro e Pietro Metastasio, Opera data al San Carlo la sera del 4 ottobre 1737, data di inaugurazione del Real Teatro. All’evento ha presenziato il sindaco De Magistris, sostenitore delle ragioni delle maestranze sancarline. Al termine, il corista Sergio Valentino, all’altare, ha pronunciato il secondo messaggio di denuncia della giornata:
«Permetteteci di dire che Napoli è una città che produce una cultura imperitura da tre millenni e quello che sta accadendo da anni non la piegherà. Napoli è stata, è, e sarà sempre la città colta che l’Europa intellettuale conosce».

I lavoratori del San Carlo regalano la Scuola Musicale Napoletana

Angelo Forgione – La gloriosa Scuola Musicale Napoletana del Settecento, quella nata dai fermenti degli orfanotrofi poi divenuti la grande istituzione del Conservatorio di Napoli, quella che cambiò la musica in Europa con la rivoluzione dell’Opera compiuta da Niccolò Jommelli e Tommaso Traetta, quella che influenzò fortemente Mozart ma anche Haydn, Bach e Händel e che ebbe il Real Teatro San Carlo come palcoscenico del mondo, sarà protagonista di un concerto gratuito donato alla città dai lavoratori del Massimo partenopeo, che si terrà il primo marzo alle 19 nella basilica di San Ferdinando di Palazzo in piazza Trieste e Trento. L’iniziativa vuole essere una positiva forma di protesta delle maestranze del San Carlo contro la legge Valore Cultura e il commissariamento.
“Il primo marzo, il San Carlo scenderà tra la gente per raccontare la propria storia attraverso la musica. Il teatro e la cultura in generale meritano rispetto. La cittadinanza deve sentirsi responsabile di un’eccellenza”, ha detto il corista Sergio Valentino. “La scuola napoletana – dicono le maestranze – troppo spesso mortificata nella proposta al pubblico, ha il forte significato di ricordare quanto Napoli sia stata culla della civiltà artistica e non solo. I lavoratori del Massimo, nelle difficoltà che stanno attraversando, offrono l’occasione per ripercorrere alcune tappe fondamentali in virtù della loro alta professionalità”.
Il concerto ripercorrerà la storia musicale della Napoli dei Lumi, a partire dal 4 novembre 1737, data di inaugurazione del teatro. Ogni brano sarà introdotto da una descrizione del momento storico, fino a giungere al momento in cui la Scuola Musicale Napoletana si scontrò con l’epoca delle rivoluzioni e poi delle vicende ottocentesche dell’Unità d’Italia che sotterrarono le radici napoletane per celebrare l’Opera popolare risorgimentale di Giuseppe Verdi, relegando i grandi compositori napolitani che avevano plasmato la musica a un indegno oblio giunto ai giorni nostri, parzialmente squarciato da Riccardo Muti in occasione dei recenti successi del Festival di Pentecoste a Salisburgo, quando l’Austria si è interessata con curiosità al mondo musicale napoletano del Settecento cui si rivolse il proprio Mozart. L’Italia, invece, come denunciato dal grande Maestro italiano, è sempre stata sorda rispetto all’esigenza di rivisitazione dei grandi compositori napolitani.
Con la scelta del tema del concerto, i lavoratori del San Carlo intendono chiaramente denunciare la continua umiliazione della tradizione musicale napoletana, ed è un dovere sostenerli, in virtù di quanto la storia abbia danneggiato Napoli e di come questa non accenni a cambiare.