Napoli, Palermo e quell’inglese che le fece giocare contro all’ora del thé

liptonpalermo_napoliAngelo Forgione È la partita che mette di fronte le due città più grandi del Sud-Italia. Napoli contro Palermo è il manifesto del Calcio meridionale da sempre, il match che nel primissimo Novecento metteva di fronte i club più forti tra quelli non invitati al divertimento del Football del Nord, quello della “Prima categoria nazionale”, che di nazionale aveva davvero poco. La FIGC vietava alle squadre dell’Italia dimenticata di giocare con quelle dell’Italia del nuovo slancio. Le proteste non mancarono e la più accorata fu quella dei messinesi, i quali chiesero di partecipare perché il Calcio avrebbe giovato alla ripresa della città piegata dal terremoto del 1908. La “preghiera” di aiuto fu completamente ignorata. Come ho raccontato in Dov’è la Vittoria (Magenes), ci volle un magnate inglese per far “divertire” i ghettizzati. L’uomo del thé creò una competizione tra squadre di Campania e Sicilia. Così nacque il derby delle Due Sicilie.

[…] A inizio Novecento, Torino aveva delineato con Genova e Milano il cosiddetto “triangolo industriale”, dove si erano iniziate a concentrare l’offerta di lavoro e la conseguente immigrazione dalle altre zone del Paese. Proprio nella Torino dei Savoia era nata, nel 1898, la Federazione Italiana Football, antesignana della Federazione Italiana Giuoco Calcio, organizzazione di sovrintendenza per il neonato Campionato Nazionale, poggiato su un fondamento significativo: era esclusivamente settentrionale, a espressione industriale. Furono infatti invitate a disputarlo le quattro squadre di Torino e Genova. Molto presto si aggiunsero alla competizione altre squadre liguri, piemontesi e lombarde, tra cui la Juventus e il Milan. Il Calcio del “triangolo industriale” aprì poi al Nord-est e nel 1910 la Federazione, che un anno prima aveva assunto la denominazione definitiva (FIGC), accolse il Veneto e l’Emilia Romagna nel campionato “industriale” di Piemonte, Liguria e Lombardia, detto italiano. Solo squadre del Nord progressista, dunque, nonostante l’interessamento al Calcio di nuovi sodalizi di diverse latitudini. […]

[…] Relegato ai margini del progresso, il Sud non poté comunque sviluppare un movimento calcistico da allineare a quello del Nord, il quale neanche sentì l’esigenza di gareggiare con l’altra parte del territorio e di farlo crescere. I calciatori residenti tra Genova, Torino e Milano non ebbero alcuna intenzione di prendere un treno per recarsi a giocare a Napoli, Messina o Palermo. Campania e Sicilia si misuravano in competizioni declassate dalla Federazione e nella Lipton Challenge Cup, un torneo organizzato dal magnate britannico del tè Thomas Johnstone Lipton, nominato commendatore del Regno d’Italia da Casa Savoia per i suoi meriti nell’import-export sull’asse Londra-Torino. Nelle sue ricche rotte commerciali con l’Oriente attraverso Suez, individuò nelle due regioni le compagini di maggior livello tecnico meridionale e le mise in competizione. […]

La Lipton Challenge Cup, per sette edizioni dal 1909 al 1915, mise di fronte le vincenti delle eliminatorie campane e siciliane. Fu vinta per 5 volte dal Palermo, sempre in finale, e 2 dal Naples, la squadra che nel 1922 si fuse con l’Internazionale Napoli (due volte finalista del trofeo del thé) per dare vita all’Internaples, ovvero il Napoli di oggi.

Pontile di Castel dell’Ovo, annunciato il restyling

Angelo Forgione – Le due edizioni delle World Series dell’America’s Cup di vela hanno lasciato sospeso il restauro delle garitte del ponte di accesso al Castel dell’Ovo. Peraltro lo stesso intervento di intonacatura e pittura, fin troppo gialla, lascia molto a desiderare, perché non restaura ma copre il tufo originale. 39mila euro circa per non fare nulla, sostanzialmente. Così come per la Cassa Armonica, sfigurata dalla sera alla mattina più di un anno fa e non ancora riportata al suo aspetto originale, la soprintendenza ha lasciato fare.
Ora il Comune di Napoli annuncia il completamento dei lavori entro l’autunno, con tanto di nuova illuminazione del pontile, in sostituzione di quella a gas priva di manutenzione che da tempo lascia la lingua sul mare al buio. Chi vivrà, vedrà.

 

America’s Cup World Series… scatti dal lungomare

Con i catamarani già pronti alla settimana in riva al Golfo di Napoli, la cerimonia di inaugurazione in Piazza del Plebiscito di Sabato 13 Aprile ha dato il via all’ultima tappa delle World Series di Coppa America.

Sarà la RAI a trasmettere l’evento sul territorio nazionale con la seguente programmazione:

RAI SPORT 1
Giovedì 18 – Venerdì 19 – Domenica 21

  • servizi e/o collegamenti nei TG ore 7 – 12 – 13 – 14.30 – 19 – 23
  • dalle 12 alle 14, collegamento all’interno di “Super8”
  • dalle 14 alle 16, telecronaca diretta delle regate di match-race e di flotta
  • alle 17, collegamento all’interno del programma “Novanta Minuti”

Sabato 20

  • servizi e/o collegamenti nei TG ore 7 – 12 – 13 – 14.30 – 19 – 23
  • dalle 12 alle 14, collegamento all’interno di “Super8”
  • alle 17, collegamento all’interno del programma “Novanta Minuti”

RAI 1
Giovedì 18 – Venerdì 19 – Sabato 20 – Domenica 21

  • servizi e/o collegamenti nei TG ore 8 – 11 in “Uno Mattina”

RAI 2
Giovedì 18 – Venerdì 19 – Sabato 20 – Domenica 21

  • servizi e/o collegamenti nel TG Sport Sera ore 17,55

Sabato 20

  • dalle 14 alle 16:10, telecronaca diretta delle regate di match-race e di flotta

RAI 3
Giovedì 18 – Venerdì 19 – Sabato 20 – Domenica 21

  • servizi e/o collegamenti nei TG ore 8 e ore 11

Il degrado della Cassa Armonica finisce in Procura

Angelo Forgione – La scorsa settimana ho scritto un ennesimo articolo-denuncia per napoli.com sulle condizioni scandalose della Cassa Armonica e, attraverso V.A.N.T.O., ravvivato l’attenzione sulla questione evidenziata dalla prima ora. “La Repubblica – Napoli” ha raccolto il nuovo sfogo e pubblicato un articolo sull’edizione cartacea (poi riportato online) firmato dalla collega Anna Laura De Rosa. Numerose associazioni e movimenti che hanno a cuore la città sono attente a quanto sta accadendo attorno alla struttura di Errico Alvino, così come a tutto il patrimonio.
Intanto, l’avvocato Rosario Rusciano è in procinto di presentare un richiesta alla Procura affinché si indaghi su eventuali responsabilità penali del sindaco De Magistris nella gestione della vicenda. E finalmente apprendiamo che il concerto di Francesco Renga, saltato per maltempo durante le scorse World Series di America’s Cup, non sarà recuperato come inizialmente annunciato dal sindaco ma l’artista è stato pagato, seppur in misura minore come da contratto. Ma quanto?
cassa_armonica

Cassa Armonica, campa cavallo…

Angelo Forgione per napoli.com Continua la telenovela della Cassa Armonica in Villa Comunale. Smontata perché pericolante la corona in vetro e ghisa alla vigilia delle World Series di America’s Cup per la cui manifestazione vi erano previsti concerti, la Giunta Comunale ha deliberato a Novembre la “approvazione in linea tecnica, del progetto definitivo redatto nei modi previsti dall’art. 93, comma 4 del Decreto Legislativo n. 163/2006 e ss.mm. e ii., concernente i lavori di restauro della Cassa Armonica in villa comunale dell’importo complessivo di € 423.073,81.”
Tradotto in soldoni, il Comune di Napoli ha deliberato che il restauro si farà (e ci mancherebbe!) non appena si presenterà uno sponsor disposto a spendere 423.000 euro. Chi sborserà questa cifra? Se nessun benefattore dovesse farsi avanti, in un momento del genere, dovremo rassegnarci a vedere sfigurato e degradato il monumento di Errico Alvino, stanti le ovvie inadempienze del Comune alla canna del gas. Vale la pena ricordare che per la seconda tappa delle World Series l’ACN, il consorzio napoletano creato per l’evento costituito da Comune di Napoli, Regione Campania e Camera di Commercio Napoli, verserà agli americani 4 milioni e 200 mila euro con un contributo del  Comune di Napoli. Il conflitto è evidente: spendere soldi per restaurare i monumenti di Napoli e per diffonderne l’immagine smontandoli? E intanto i pezzi sono ancora riversi nel cantiere aperto della Linea 6 Metropolitana.
A proposito, ma che ne è stato del concerto di Francesco Renga previsto nel programma dell’America’s Cup ma saltato per maltempo e da pagare per contratto? Doveva essere recuperato ma non ci risulta sia accaduto. E la telenovela continua.

L’America’s Cup torna a Napoli. Venezia è fuori.

Angelo Forgione – Dubbio sciolto. Sarà Napoli ad ospitare la tappa italiana delle Word Series di America’s Cup nella prossima primavera. La scorsa settimana era nata la contesa con Venezia dal momento che gli organizzatori avevano deciso di assegnare un solo evento all’Italia. Ma oggi si dicono felici di tornare a Napoli, annunciando l’assegnazione sul sito ufficiale dove è riapparsa la città partenopea.
Dopo la soddisfazione di Stefano Caldoro e Luigi De Magistris è arrivata la protesta del sindaco di Venezia Giorgio Orsoni con tanto di contratto firmato in mano. Pronta la risposta di Larry Allison, il patron della manifestazione, che non le ha mandate a dire: «Penso che sia all’oscuro di quello che sta combinando il suo staff e che se ne fosse a conoscenza si vergognerebbe del loro operato». E il sindaco veneziano: «Se fosse vera l’esclusione di Venezia si tratterebbe di uno scippo e inviterei tutti a diffidare della serietà di questi signori».
Che cosa è successo dietro le quinte? Vale la pena ricordare che la scorsa primavera erano montate polemiche sui diversi accordi presi dalle due città con gli americani. Venezia spuntò condizioni migliori e De Magistris avvisò di voler rinegoziare il tutto. Probabilmente la scelta di tagliare una tappa è stata strategica per ingaggiare una sorta di asta. L’offerta di Napoli ha vinto, per quantità di danaro ma anche per il successo di pubblico registrato (circa 500mila persone) e per la location che lo scorso anno fecero breccia nel comitato organizzatore. Lo si capisce dalla dichiarazione di Stephen Barclay, il CEO della 34ma America’s Cup: «I Napoletani sono accorsi in gran numero per assistere alle regate e festeggiare Luna Rossa nel 2012; ci aspettiamo un altro grande evento per l’edizione 2013».
L’ACN, il consorzio napoletano creato per l’evento, verserà agli americani 4 milioni e 200 mila euro, la somma già pattuita con il contratto dello scorso anno che ne prevedeva altri 5 per l’evento del 2012. 2 milioni sono stati già versati. Gli altri 2,2 lo saranno nei prossimi mesi da Comune di Napoli, Regione Campania e Camera di Commercio Napoli.

Radio Popolare Milano “indaga” su V.A.N.T.O.

“Millevalvole” è un programma di Radio Popolare Milano diffuso in Lombardia ed Emilia Romagna che cerca di star dietro al mondo dei media che cambiano la nostra vita, a una grande lavatrice che continua a mutare forma e colore. “Una trasmissione che ha la presunzione di voler scoprire le trasformazioni e le tendenze dell’umana e disumana esistenza”, come recita la presentazione degli autori.
Tra queste tendenze c’è anche la nuova riscoperta dell’identità napoletana, indagata dal programma della radio milanese nella puntata di Giovedì 8 Novembre attraverso la conoscenza con V.A.N.T.O.. Qualche prurito sulla questione “panettone napoletano”, un po’ di diffidenza mista a curiosità e tanta cordialità discutendo della realtà partenopea.

Procura: «mare di Napoli non balneabile!» Anche il lungomare?

Superperizia a fine stagione ma i napoletani meritavano chiarezza all’inizio

Arrivò l’America’s Cup, in piena Primavera napoletana. All’orizzonte l’estate e ancor più prossimo il “lungomare liberato” che restituiva alla città aria, sciabordii e odor di mare. A sorpresa anche la balneabilità per ordinanza sindacale. Cartelli del Comune con tanto di acqua tre stelle su tre, cioè “eccellente”. Perplessità mista a soddisfazione, dibattito tra scettici e soddisfatti fino al fumine di metà Luglio quando la Procura della Repubblica aprì un inchiesta dopo la scoperta nei pressi dal mare di via Caracciolo di una vasca sotterranea contenente centoventimila litri di liquami corrosivi e inquinanti. C’era bisogno di un gesto forte, di quelli che gli uomini in vista fanno per convincere l’opinione pubblica. E così ad Agosto il sindaco De Magistris si è fatto fotografare in costume rigorosamente arancione mentre usciva dal bacino di “Mappatella beach” con tanto di messaggio sui social network: «Eccomi al mare, spiaggia libera, mare unico, balneabile di qualità eccellente, panorama unico al mondo. È la mia città, la città di tutti, la città dell’accoglienza, dove ogni giorno dimostriamo (tutti, amministrazione e cittadini) che cambiare è possibile». Poco importa che la zona fosse ed è un piccolo feudo dell’abusivismo (ma non solo quella, ndr), l’immagine ebbe subito la sua risonanza e gli scettici subirono una battuta d’arresto. Poi alla vigilia di Ferragosto è arrivata Goletta Verde a guastare la festa dichiarando il mare della Campania il più inquinato d’Italia insieme a quello della Liguria e della Calabria, indicando una percentuale dei depuratori fuorilegge pari al 44% e sette punti di fortissimo inquinamento, uno ogni 34 chilometri. Dati che in Calabria hanno creato forti polemiche da parte delle istituzioni locali che hanno accusato Goletta Verde di aver diffuso analisi falsate da prelievi fatti alle foci dei torrenti e in siti notoriamente critici non sottoposti a depurazione. Che confusione!
Partiamo da un presupposto: il mare può essere generalmente inquinato e balneabile a macchia di leopardo. Il che significha che dal porto al Castel dell’Ovo può essere inquinato e invece pulito per tutto il versante di via Caracciolo. Questione di depuratori e correnti. Ma intanto la Procura ha messo carne a cuocere sulla base degli ultimi dati che indicano una notevolissima quantità di batteri e colibatteri, “escherechia coli” per la precisione, anticamera virtuale di malattie infettive del calibro di tifo, paratifo ed epatite A. Dati che non si riferiscono allo specchio d’acqua antistante il lungomare. La magistratura vuole però vederci chiaro nelle acque torbide e ricostruire la trafila delle certificazioni e delle concessioni per il mare “eccellente”. È partita quindi la superperizia che vuole andare al di là degli sforzi fatti per migliorare la qualità delle acque della Campania e di Napoli. Lavoro affidato ad un consulente esterno, un docente universitario fuori regione, deputato ad emettere una nuova sentenza sulla balneabilità del mare che vuol dire diritto alla salute dei cittadini e alla vita di una città nata sul mare e dal mare. L’allarme lanciato è generlista, nel senso che riguarda il complesso delle acque della provincia di Napoli, dal confine col litorale casertano a quello salernitano, ed è già grave pur essendone tutti consapevoli.
Ora però si vuole verificare lo strano fenomeno del mare “eccellente” di Via Caracciolo minacciato anche dalla vasca dei veleni. Nell’attesa, l’ennesima, non resta che domandarsi sul tempismo, anzi sui tempismi sparsi. È casuale che tutto questo venga fuori quando la stagione estiva volge al termine, quando cioè la gente si è già tuffata (sempre che l’abbia fatto)? È casuale che la balneabilità “eccellente” del mare di Napoli sia spuntata dopo anni di divieti proprio in concomitanza della “liberazione” del lungomare? È casuale quello scatto fotografico del sindaco a pochi giorni dall’attivazione della Procura in merito alla vasca dei veleni?
La chiarezza è fondamentale e i napoletani debbono pretenderla con occhi ben aperti perchè bisogna essere stanchi di querelle fuori tempo e incertezze, di belle notizie foriere di speranze poi disilluse. Napoli non può essere fabbrica di polemiche e illusioni, non deve essere vetrina. Il “lungomare liberato” dev’essere vetrina per Napoli alla cui periferia si muore per i continui roghi illegali e non può essere uno spot per un’amministrazione, altrimenti saremmo al ricorso storico del Plebiscito di bassoliniana memoria.  A proposito, ieri sera il Castel dell’Ovo era avvolto dal buio. Perchè?

De Magistris tra legalità, democrazia e litigi

De Magistris tra legalità, democrazia e litigi

i pilastri della campagna elettorale sgretolati dal monolito arancione

Angelo Forgione per napoli.com
Cosa sta succedendo alla giunta De Magistris? Il rinnovamento procede spedito, si è arrestato o non è mai partito? A poco più di un anno dall’avvio della rivoluzione arancione gli interrogativi iniziano a farsi strada. La defenestrazione di Raphael Rossi dal ruolo di presidente dell’ASIA, l’azienda partecipata per la raccolta dei rifiuti del comune di Napoli, e la rinuncia di Roberto Vecchioni al Forum delle Culture hanno fatto da preludio agli addii di Pino Narducci prima e Riccardo Realfonzo poi. La super-giunta si è “scassata”, via uomini che hanno lavorato sul principio assoluto di legalità, sul quale De Magistris aveva costruito la sua vittoria nella corsa a Palazzo San Giacomo. Il fatto che siano usciti due suoi stimati amici dalla giunta sbattendo la porta non può non preoccupare. L’assessore alla sicurezza Narducci veniva dalla sua esperienza da Pubblico Ministero con le credenziali di importanti indagini sulla criminalità organizzata e del suo importate ruolo nel processo su “Calciopoli”. Doveva essere il garante assoluto della legalità per la città, ruolo per cui l’amico De Magistris aveva sfidato anche il parere contrario del CSM e del Presidente Napolitano, e invece è andato via con una gran voglia di tornare al suo lavoro di magistrato, denunciando nel suo comunicato di commiato il disgusto per una visione politica, non solo del sindaco, secondo la quale «i comportamenti illegali esistenti possono essere tollerati e accettati poiché sono comunque regolatori di equilibri del vivere civile e, senza di essi, si apre la strada al disordine sociale», criticando «una concezione regressiva e subalterna allo stato di cose presenti» e «una linea di assoluta continuità con vecchie logiche del passato». De Magistris gli ha risposto che era intransigente e si accaniva coi più deboli. Insomma, lo scontro tra l’inflessibile uomo di legge e l’indulgente, e ognuno scelga in questa vicenda dove inserire la legalità e il cambio di mentalità. Poi è toccato a Riccardo Realfonzo, assessore al bilancio, su cui il sindaco aveva costruito la sua campagna elettorale. Era stato uno dei primi a sostenerlo, reduce dalla sua esperienza in giunta con la Iervolino ed era ad un certo punto divenuto inconsapevolmente l’ago della bilancia nella disputa con Lettieri. Il candidato del PDL si buttò la zappa sui piedi quando disse che l’avversario voleva portarsi appresso un ex-assessore della Iervolino che per giunta aveva aumentato la TARSU. In realtà Realfonzo aveva fatto un figurone sbattendo la porta in faccia alla sindaco dimettendosi dopo averla accusata di non essere stato supportato nelle strategie per uscire dal dissesto e per abbattere il sistema clientelare che bloccava la macchina comunale. E la tassa sulla spazzatura l’aveva semplicemente applicata dopo che il Governo Prodi nel 2007 l’aveva innalzata obbligando i Comuni a coprire interamente il costo dello smaltimento. Anche qui si sono scontrati approcci diversi, con un assessore che lavorava per abbattere gli sprechi in maniera intransigente entrando «in conflitto con la politica degli eventi da organizzare in città, e con una visione della spesa pubblica scarsamente consapevole dei problemi e non molto diversa da quelle del passato», come lo stesso Realfonzo ha scritto nel suo comunicato stampa. De Magistris ha parlato di scelta sofferta che lo ha turbato sul piano umano sostituendo il professore sannita che tagliava le spese con Salvatore Palma, presidente del collegio dei revisori dei Conti, uomo utile a mitigare il buco in bilancio percorrendo strade meno pratiche e più politico-diplomatiche.
Anche Raphael Rossi era stato mandato via da ASIA in circostanze simili, denunciando di essere entrato in contrasto col sindaco per aver rifiutato di avallare 23 assunzioni. Nel 2006 il manager aveva rifiutato la corruzione con 125.000 euro a Torino e denunciato l’AMIAT, l’azienda dei rifiuti del capoluogo piemontese di cui era vicepresidente, il cui presidente cercava di imporgli l’acquisto di un macchinario ritenuto inutile al costo di 4,2 milioni. De Magistris ha deciso di fare a meno di lui, lasciando che andasse a occuparsi dei rifiuti di Foggia lasciando una Napoli non più in crisi ma sempre costantemente sporca.
E poi c’è anche la questione più velata del presidente dell’Unione Industriali Paolo Graziano che era a capo di ACN, il consorzio che si occupa dell’organizzazione della Coppa America a Napoli, che ha avuto qualche screzio con il sindaco: i due si sono beccati in occasioni di uscite pubbliche quali la presentazione della Coppa Davis e l’assemblea annuale degli industriali. Le polemiche su costi e ricavi dell’evento hanno lasciato il segno (a proposito, che fine ha fatto il concerto di Francesco Renga rinviato per pioggia che sarebbe stato pagato comunque?) e le inchieste aperte dai magistrati napoletani sui lavori per le World Series hanno portato a una rottura dopo mesi di collaborazione stretta. Rottura anche con il maestro Roberto De Simone sul progetto del museo delle tradizioni napoletane e qualche stilettata anche dal sindaco di Caserta Pio Del Gaudio che non ha gradito le lezioni di buona amministrazione del collega napoletano ai cittadini casertani. Ma il primo scontro fu con l’ex amico Beppe Grillo, a colpi di punture velenose, col comico genovese che accusò il candidato sindaco di abbandonare l’europarlamento tradendo la fiducia degli elettori.
Sembra evidente che personalità forti e dritte sulla schiena non riescano a convivere col sindaco di Napoli. Fin troppo diretto Realfonzo nel sottolinearlo: «il sindaco sviluppa un astio verso chiunque, anche nel tentativo genuino di aiutarlo, esprime un punto di vista diverso su qualche argomento». L’ormai ex assessore preconizza il crac finanziario e si dice preoccupato: «un avvicendamento all’assessorato, in questa fase, con le enormi difficoltà che il Comune continua ad incontrare, è un vero e proprio salto nel buio, che rischia di portarci rapidamente in una condizione di crisi finanziaria irreparabile. Ma lui ha ritenuto di assumersi queste responsabilità». Bisogna sperare che Realfonzo si sbagli ma c’è un dato evidente che rende le preoccupazioni ancor più concrete. La rivoluzione arancione poggiava su due cardini, la legalità e la democrazia; la prima mostra grossi segnali di fallimento, la seconda sembra essere già fallita. De Magistris aveva urlato alle piazze che avrebbe aperto le finestre di palazzo San Giacomo e che avrebbe contato sulla democrazia partecipativa. Di fatto prende decisioni improvvise e se ne assume la responsabilità, non dialoga con i movimenti e neanche con le forze politiche di maggioranza. L’ultimo rimpasto è avvenuto senza confronto con chi in consiglio comunale aveva chiesto una verifica e con la stessa autorità il sindaco decide di questioni che riguardano la città. Sono nate così le ZTL che non hanno visto una consultazione preventiva con i commercianti e le associazioni di categoria. Così è nato il bellissimo lungomare “liberato”, decisione giusta ma senza creare prima le condizioni urbanistiche che lo potessero sostenere. Tutto accade senza avviso e successivi chiarimenti, che si tratti
di smontare una monumento in Villa Comunale piuttosto che di trivellare a “Bagnoli Futura” senza un Piano di Emergenza di protezione civile.
Napoli spera ma sa anche essere facilmente disillusa. Come non ricordare la stagione d’oro di Bassolino con le sue sacrosante pedonalizzazioni e i suoi eventi isolati? Oggi il lungomare è splendido ma non può restare com’è, immobile come è rimasto il Plebiscito; e non può neanche nascondere dietro una nuova vetrina tutti gli altri problemi. Bagnoli è ancora una miniera di ricchezza sprecata e Napoli-est resta un nodo irrisolto. La grande emergenza dei rifiuti è un brutto ricordo ma la città resta complessivamente sporca e sciatta. De Magistris ha fatto e sta facendo, ma da ora si tratterà di capire con quali reali risultati in prospettiva. 
Le questioni sul tavolo sono tante ma le risposte non arrivano, il coinvolgimento è negato e tutto, nel bene e nel male, è competenza dell’ex-magistrato. I Social Network diffondono messaggi del sindaco, cioè del suo staff che fa da scudo, e interfacciarsi è impresa quasi impossibile. Legalità e partecipazione potrebbero rivelarsi un doppio boomerang per il sindaco arancione che preannuncia per Settembre anche il movimento politico per ricompattare da Napoli il centrosinistra e avviare un’altra corsa, stavolta al Parlamento. Si chiamerà “Movimento Arancione” e potrebbe portare con sé un tradimento (e chi lo sentirebbe a Grillo?) del patto coi suoi elettori napoletani. Che furono tanti se ci si riferisce al 65% di preferenze ottenute da chi credeva nella sua rivoluzione. Ma anche pochi se non si dimentica che a Napoli votò solo il 50.57% degli aventi diritto. Tradotto in soldoni, il primo partito in città è quello di chi non crede nella politica e De Magistris ha l’onere di ridare fiducia ai disinteressati. L’unica maniera per farlo è quella di essere sindaco per Napoli, dedicandosi anima e cuore al rilancio della città senza altri obiettivi. Le premesse erano ottime ma il “conto arancio”, oggi come oggi, non sta rendendo quanto promesso.

Pontile di Castel dell’Ovo “truccato”

Pontile di Castel dell’Ovo “truccato”

non restauro ma operazione di cosmesi

Le World Series dell’America’s Cup di vela hanno portato, si fa per dire, il restauro dei bastioncini del ponte di accesso al Castel dell’Ovo. Un intervento  in superficie, nel senso che ha riguardato le sole merlature lasciando tutto il resto come prima, cioè degradato. Restano visibilmente in pessime condizioni le pareti di tufo erose dagli agenti atmosferici e marini, sgretolate dal tempo (ultimo crollo di calcinacci l’Autunno scorso), ora ancor più evidenti nel contrasto con le sommità interessate da un intervento di intonacatura e pittura fin troppo gialla. Il collega di napoli.com Antonio Cangiano ha fornito il dato relativo al costo dell’operazione: 39.103,78 euro. 
Così come per la Cassa Armonica, sfigurata dalla sera alla mattina e non ancora riportata al suo aspetto originale (scaduti i tre mesi annunciati dallo staff del Sindaco torneremo sull’argomento), anche questo appalto è cervelloticamente intervenuto su un manufatto monumentale senza dargli nuova luce. E la Soprintendenza, come al solito, lascia fare.