Radio Popolare Milano “indaga” su V.A.N.T.O.

“Millevalvole” è un programma di Radio Popolare Milano diffuso in Lombardia ed Emilia Romagna che cerca di star dietro al mondo dei media che cambiano la nostra vita, a una grande lavatrice che continua a mutare forma e colore. “Una trasmissione che ha la presunzione di voler scoprire le trasformazioni e le tendenze dell’umana e disumana esistenza”, come recita la presentazione degli autori.
Tra queste tendenze c’è anche la nuova riscoperta dell’identità napoletana, indagata dal programma della radio milanese nella puntata di Giovedì 8 Novembre attraverso la conoscenza con V.A.N.T.O.. Qualche prurito sulla questione “panettone napoletano”, un po’ di diffidenza mista a curiosità e tanta cordialità discutendo della realtà partenopea.

Passo indietro del Gambero Rosso: «scusate l’incompetenza»

a “Uno Mattina”, eloquente rettifica verbale di un curatore della guida

Angelo Forgione – E ora scopriamo che la scrittura del “software” che fa girare la Guida Ristoranti 2013 del Gambero Rosso è incompleta e i programmatori stanno lavorando ad un “aggiornamento” per renderlo corretto. La metafora informatica calza a pennello per descrivere un “errore di sistema” che danneggia l’immagine della pizza napoletana (ma non il gusto). Giancarlo Perrotta, uno dei due curatori di origini napoletane della guida, intervenuto a “Uno Mattina”, si è sostanzialmente scusato e ha chiesto pazienza per l’errore.
«Non c’è dubbio che la migliore pizza sia a Napoli – ha detto Perrotta. Noi sulle pizzerie, lo riconosciamo, non siamo ancora così esperti come lo siamo sui ristoranti e le trattorie. La nostra guida recensisce 2015 esercizi, di questi solo 26 sono pizzerie e abbiamo iniziato solo quest’anno. Quindi chiediamo un pochettino di tempo perché vogliamo essere presenti sulla città di Napoli… i napoletani si ribellano giustamente».
Perrotta, come il gambero, fa un passo indietro e ammette di aver valutato senza sufficiente competenza e senza aver ben sondato la piazza napoletana. E questo la dice lunga su una valutazione effettuata sulla base di “diversi criteri” che non hanno troppo a che fare con la qualità e la meritocrazia. L’esperto gastronomo chiude la sua pubblica ammenda allargando le braccia in segno di resa ad una reazione napoletana evidentemente non preventivata. Una leggerezza, perchè la tradizione plurisecolare e la storia non si aggiornano ma si tramandano. Di fronte a lui la piemontese Elisa Isoardi che, da par suo, “scherza” con il napoletano Franco Di Mare.

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“Gambero Rosso” schiaffeggia Napoli. La pizza migliore in Veneto!

Podio giusto o razzismo gastronomico? Domani ne sapremo di più.

A Napoli lo schiaffo si chiama pacchero, a Roma si chiama pizza. E in tema di pizze, la “Guida Ristoranti d’Italia 2013” del Gambero Rosso ne rifila una bella fragorosa ai pizzaioli napoletani. Le quattro migliori pizzerie d’Italia cui, con un enorme sforzo di fantasia, sono stati assegnati i tre spicchi sono “La Fucina” di Roma, la “Antica Osteria Pepe di Caiazzo nel Casertano, “Sforno” ancora a Roma e “I Tigli” a San Bonifacio nel Veronese. Li si mangia la “pizza come si deve”, dice il G.R..
Mancano i grandi maestri di Napoli mentre i curatori della guida, che sono entrambi di origine campana, ci hanno infilato i romani e i veronesi. Strana decisione, sia perchè Napoli ha una supremazia secolare e indiscussa in materia sia perchè arriva a poco meno di un mese dalla ratifica del “Pacchetto sicurezza” dell’Unione Europea che ha stabilito che l’unica vera pizza è la STG napoletana a dispetto di tutte le altre che sono da considerarsi imitazioni.
Tutto regolare o anche dietro questa sorpresa si nascondono dinamiche perverse? Le pizzerie romane e quella veneta seguono la tradizionale ricetta napoletana? Perchè se non è così, secondo l’UE, si premiano contraffazioni alimentari. Oppure si premia ormai la pizza e non la vera pizza, e quindi Napoli è ormai fuori concorso? Come mai due super-pizzerie sono romane e una è addirittura veneta? Non è forse il Veneto un territorio governato dal leghista Luca Zaia che, in qualità di ministro dell’agricoltura della Repubblica Italiana, disertò clamorosamente la celebrazione a Napoli del marchio STG preferendo recarsi nello stesso giorno da McDonald’s per promuovere il suo panino “Mc Italy“, o meglio “Mc Padania”, pensato per favorire gli agricoltori del Nord? E non è forse sempre Zaia ad essere stato accusato la scorsa primavera di “razzismo gastronomico” per via di un’altra sua invenzione, “Buonitalia”, messa in liquidazione per aver sperperato 50 milioni di euro per promuovere esclusivamente prodotti del Nord, Veneto in testa?
La reazione non tarderà e già per domani alle 13 (noi ci saremo) è prevista un’iniziativa di protesta da Sorbillo ai Tribunali con i cittadini ed i pizzaioli. Per l’occasione sarà offerta ai passanti anche la tradizionale pizza a portafoglio.
«Domani festeggeremo anche il riconoscimento definitivo dell’ Stg della pizza napoletana – spiegano il presidente dei pizzaioli napoletani Sergio Miccù e Vincenzo Peretti del consorzio dei pizzaioli napoletani – che sempre i leghisti volevano toglierci e che invece abbiamo difeso con i denti. Anche in quel caso il Gambero Rosso non è stato al nostro fianco. Dobbiamo difendere la dignità ed il lavoro del territorio».

Intervista a Radio Marte su panettoni e merci dal nord

Intervista a Radio Marte su panettoni e merci dal nord

Con il videoclip “Nord palla al piede“, il sasso è stato lanciato nello stagno e la discussione è ormai aperta.
Su Radio Marte, con Gianni Simioli, abbiamo parlato del panettone che è un esempio di come sia strutturato il modello di sviluppo italiano: un Nord che produce e un Sud che compra per un totale di 63 miliardi di euro che prendono la via del Settentrione, col paradosso che il primo viene additato d’essere palla al piede quando invece è il mercato preferito del secondo.
Ma i migliori panettoni sono quelli prodotti artigianalmente dai maestri pasticcieri campani che usano, come già detto un anno fa, il lievito madre invece del lievito di birra. Del resto Napoli è la patria della panificazione e non potrebbe essere altrimenti.
Ma le pasticcerie dovrebbero abbassare i prezzi per concorrere col prodotto industriale del nord, decisamente meno buono ma anche più accessibile. Ed evitare di spacciare per artigianale i prodotti semilavorati.