1884-1904, i vent’anni del delitto di Stato: quando Napoli fu privata del suo mare

Angelo Forgione Molti napoletani non lo sanno, ma là dove oggi c’è la bella via Caracciolo c’era un tempo una lunga spiaggia, quella di Chiaja, l’ambiente naturale celebrato nelle guaches del Settecento e del primo Ottocento napoletano, il luogo dal quale napoletani e viaggiatori del Grand Tour ammiravano le spettacolari eruzioni del Vesuvio. Oggi quella grande risorsa non esiste più, e il popolo napoletano, che ha un rapporto viscerale col mare sin dai tempi della Palaeopolis, si accontenta di un’elegante strada asfaltata che lo costeggia.
spiaggia_chiaia
La cancellazione della risorsa prese il via nel 1884 con l’esplosione del colera e la successiva ‘Legge per il risanamento della città di Napoli’, che, dietro la necessità di risolvere i problemi dei rioni popolari, nascose la manomissione dell’aspetto urbanistico, operata in nome della vantaggiosa speculazione edilizia a vantaggio delle banche piemontesi. La questione igienica fu risolta ma il degrado degli antichi rioni interessati dai lavori non sparì del tutto e fu semplicemente nascosto dietro le eleganti facciate dei lussuosi stabili costruiti su una colmata con cui fu fatto avanzare il lungomare di Santa Lucia. Fu rifatto il tratto lungomare tra il Castel dell’Ovo e la Villa Comunale (ex Reale), alzando eleganti edifici residenziali e alberghieri davanti al panoramico Chiatamone. Il maniero sul mare fu salvato dai deliri di abbattimento di un gruppo di tecnici e artisti operante in consiglio comunale, che lo definirono “brutto e ormai inutile, un rudere che non ha più ragione di essere in piedi”. La spiaggia di Chiaja fu eliminata e sostituita dall’asfalto e dal cemento. Le spese dell’opera se le accollò l’imprenditore privato belga Ermanno Du Mesnil, al quale fu concessa in cambio la possibilità di edificare gratuitamente in quello che è oggi il viale Gramsci.
Nel 1904, mentre Milano era ormai faro della modernizzazione nazionale e la sua Borsa Valori veniva posta al centro della finanza italiana, la ‘Legge speciale per il Risorgimento economico della città di Napoli’ attivò provvedimenti speciali per arginare il declino economico del centro campano avviato dopo l’Unità, e significò la realizzazione delle acciaierie nel paradiso termale di Bagnoli, sulle rive di una delle baie più belle al mondo, nel giardino flegreo degli antichi Romani sul golfo di Pozzuoli riparato dalla collina di Posillipo, dove Lamont Young, il Gaudì napoletano, aveva previsto invece un quartiere del turismo e del tempo libero. Napoli perse anche il mare dell’area flegrea. Un perfetto delitto di Stato si completò nel giro di un ventennio.
Il litorale di Napoli è ancora oggi tutto uno spreco di risorsa turistica e balneare. Per i napoletani è davvero un’impresa bagnarsi nel loro splendido mare, mentre Barcellona fa della sua spiaggia artificiale uno dei motori delle proprie fortune post-olimpiadi.

il contributo video è una sintesi essenziale del programma Mare Nostrum di Rai Storia

Procura: «mare di Napoli non balneabile!» Anche il lungomare?

Superperizia a fine stagione ma i napoletani meritavano chiarezza all’inizio

Arrivò l’America’s Cup, in piena Primavera napoletana. All’orizzonte l’estate e ancor più prossimo il “lungomare liberato” che restituiva alla città aria, sciabordii e odor di mare. A sorpresa anche la balneabilità per ordinanza sindacale. Cartelli del Comune con tanto di acqua tre stelle su tre, cioè “eccellente”. Perplessità mista a soddisfazione, dibattito tra scettici e soddisfatti fino al fumine di metà Luglio quando la Procura della Repubblica aprì un inchiesta dopo la scoperta nei pressi dal mare di via Caracciolo di una vasca sotterranea contenente centoventimila litri di liquami corrosivi e inquinanti. C’era bisogno di un gesto forte, di quelli che gli uomini in vista fanno per convincere l’opinione pubblica. E così ad Agosto il sindaco De Magistris si è fatto fotografare in costume rigorosamente arancione mentre usciva dal bacino di “Mappatella beach” con tanto di messaggio sui social network: «Eccomi al mare, spiaggia libera, mare unico, balneabile di qualità eccellente, panorama unico al mondo. È la mia città, la città di tutti, la città dell’accoglienza, dove ogni giorno dimostriamo (tutti, amministrazione e cittadini) che cambiare è possibile». Poco importa che la zona fosse ed è un piccolo feudo dell’abusivismo (ma non solo quella, ndr), l’immagine ebbe subito la sua risonanza e gli scettici subirono una battuta d’arresto. Poi alla vigilia di Ferragosto è arrivata Goletta Verde a guastare la festa dichiarando il mare della Campania il più inquinato d’Italia insieme a quello della Liguria e della Calabria, indicando una percentuale dei depuratori fuorilegge pari al 44% e sette punti di fortissimo inquinamento, uno ogni 34 chilometri. Dati che in Calabria hanno creato forti polemiche da parte delle istituzioni locali che hanno accusato Goletta Verde di aver diffuso analisi falsate da prelievi fatti alle foci dei torrenti e in siti notoriamente critici non sottoposti a depurazione. Che confusione!
Partiamo da un presupposto: il mare può essere generalmente inquinato e balneabile a macchia di leopardo. Il che significha che dal porto al Castel dell’Ovo può essere inquinato e invece pulito per tutto il versante di via Caracciolo. Questione di depuratori e correnti. Ma intanto la Procura ha messo carne a cuocere sulla base degli ultimi dati che indicano una notevolissima quantità di batteri e colibatteri, “escherechia coli” per la precisione, anticamera virtuale di malattie infettive del calibro di tifo, paratifo ed epatite A. Dati che non si riferiscono allo specchio d’acqua antistante il lungomare. La magistratura vuole però vederci chiaro nelle acque torbide e ricostruire la trafila delle certificazioni e delle concessioni per il mare “eccellente”. È partita quindi la superperizia che vuole andare al di là degli sforzi fatti per migliorare la qualità delle acque della Campania e di Napoli. Lavoro affidato ad un consulente esterno, un docente universitario fuori regione, deputato ad emettere una nuova sentenza sulla balneabilità del mare che vuol dire diritto alla salute dei cittadini e alla vita di una città nata sul mare e dal mare. L’allarme lanciato è generlista, nel senso che riguarda il complesso delle acque della provincia di Napoli, dal confine col litorale casertano a quello salernitano, ed è già grave pur essendone tutti consapevoli.
Ora però si vuole verificare lo strano fenomeno del mare “eccellente” di Via Caracciolo minacciato anche dalla vasca dei veleni. Nell’attesa, l’ennesima, non resta che domandarsi sul tempismo, anzi sui tempismi sparsi. È casuale che tutto questo venga fuori quando la stagione estiva volge al termine, quando cioè la gente si è già tuffata (sempre che l’abbia fatto)? È casuale che la balneabilità “eccellente” del mare di Napoli sia spuntata dopo anni di divieti proprio in concomitanza della “liberazione” del lungomare? È casuale quello scatto fotografico del sindaco a pochi giorni dall’attivazione della Procura in merito alla vasca dei veleni?
La chiarezza è fondamentale e i napoletani debbono pretenderla con occhi ben aperti perchè bisogna essere stanchi di querelle fuori tempo e incertezze, di belle notizie foriere di speranze poi disilluse. Napoli non può essere fabbrica di polemiche e illusioni, non deve essere vetrina. Il “lungomare liberato” dev’essere vetrina per Napoli alla cui periferia si muore per i continui roghi illegali e non può essere uno spot per un’amministrazione, altrimenti saremmo al ricorso storico del Plebiscito di bassoliniana memoria.  A proposito, ieri sera il Castel dell’Ovo era avvolto dal buio. Perchè?

Napoli, il lungomare più bello del mondo

Napoli, il lungomare più bello del mondo

lo spot spontaneo degli artisti napoletani

Ad un mese dalle riprese, è stato rilasciato su Youtube lo spot realizzato e autoprodotto da un gruppo di artisti napoletani a titolo totalmente gratuito, solo per amore della loro città. Lo spot non ha ricevuto alcun contributo di natura economica da parte delle istituzioni cittadine e pubblicizza il lungomare di Napoli, senza dubbio il più bello del mondo, liberato dal traffico veicolare.
Bellissima, da brividi, l’immagine finale.

“Malaunità” col vento in poppa

“Malaunità” col vento in poppa

striscione contro il sistema esposto a Via Partenope

Il neologismo “malaunità”, coniato con il brano di Eddy Napoli e divenuto subito il titolo del libro sui 150 anni portati male, è ormai entrato nel lessico comune della Napoli consapevole. Già entrato allo stadio “San Paolo”, ora è il turno delle World Series di America’s Cup. I “No Tav” hanno esposto uno striscione mirando a governo e Lega: “Dalla malaunità all’attualità: Savoia e padani i veri ladri italiani”.
Il mare della verità e della consapevolezza si gonfia e s’increspa. 

Napoli riscopre il mare, la vita

Napoli riscopre il mare, la vita.

waterfront napoletano, altro che Svizzera!

Angelo Forgione per napoli.com Pasquetta di gran pienone a Napoli. Complice la giornata di festa, centinaia di migliaia di persone si sono riversate sul tratto di lungomare tra Mergellina e il Castel dell’Ovo dando vita ad un vero fiume umano ordinato e festante. Le “World Series” di America’s Cup stanno offrendo il risultato sperato in termini di presenze turistiche in riva al golfo più bello del mondo. È ancora presto per dire se a questo seguirà anche un ritorno d’immagine della città, che è poi il principale obiettivo nascosto nello slogan “Napoli si ri-vela” dopo l’umiliazione dello scandali rifiuti. Ma intanto “La Repubblica” parla di città svizzera sulle rive del golfo che unità alla napoletanità può fruttare la perfezione, definizione rigirata da RaiNews24 che, attraverso l’inviato Enzo Cappucci e il suo blog Thalassia, sta seguendo l’evento con passione autentica in attesa delle regate su Mediaset.
A fine giornata l’atmosfera sul posto era pregna di entusiasmo e ancora vive negli occhi erano le scene di chi si faceva baciare dal sole, le sdraio laddove prima erano le auto, con il castello di fronte, tra Vesuvio e Posillipo: l’ombelico del mondo! Un banco di prova interessante per la futura “promenade” napoletana che sarà quando i riflettori dell’evento si saranno spenti. Via il rumore delle automobili che isolava dal vocio e dallo sciabordio del mare, la cui vista era preclusa dal muro di vetture in sosta a chi fino a ieri si sedeva ad un tavolo a mangiare una pizza. Via lo smog spazzato dal vento, finalmente solo odor di mare.
Il dibattito sulla riorganizzazione dell’area è aperto, magari allargando e portando lo spazio dedicato alle attività ristorative, che ora gongolano, più a ridosso del mare. Anche l’esperimento dell’illuminazione notturna del mare, coi 15 punti luce a ridosso del consolato americano, mostra tutto il fascino del posto. L’unica cosa certa è la pista ciclabile che attraverserà il percorso, ma un progetto andrà approntato ad hoc perchè il mare e il cielo sono vita da restituire e da godere, e a Napoli tutto questo è lì a portata di mano con l’ineguagliabile valore aggiunto di un panorama mozzafiato a qualsiasi ora del giorno e della notte.
Fuori dal paradiso, il caos a ridosso della ZTL causato da chi ancora non comprende che l’auto è ormai un lusso e va lasciata a casa, affidandosi al trasporto pubblico. Troppe automobili con un singolo viaggiatore all’interno, magari “suv”, che sono l’emblema di una mentalità da cambiare.
Napoli, più che rivelarsi agli occhi dei profani, riscopre così sé stessa e la sua vocazione storica: il mare. Perchè non esiste napoletano senza il suo mare. È il punto di riferimento, e l’orientamento, la stella polare che scongiura lo smarrimento anche negli angoli più interni della città. Da domani, c’è da scommetterlo, durante le regate, ogni finestra panoramica della città sarà presa d’assalto. Tutti cercheranno un posto al sole e punteranno al mare che avrà gli occhi addosso, dal monte Echia a Posillipo passando per il Vomero. Sarà spettacolo, per gli spettatori ma anche per i velisti. Poi l’evento finirà e verrà il tempo dell’ordinarietà cui dovrà essere assicurata continuità e volontà di fare l’esclusivo bene della città e dei suoi abitanti, ma anche dei turisti cui andrà offerta una straordinaria città ma godibile per intero, dal centro alle periferie.
Eventi come l’America’s Cup, da soli, non bastano. Sono certamente la scintilla ma la fiamma va poi prima accesa e poi tenuta viva per non vanificare dei momenti altrimenti isolati, peraltro costosi e dal doppio potenziale se si considera che possono generare anche forte delusione qualora non sfruttati. Per evitare che ciò accada c’è bisogno di una “governance turistica” che inserisca i vari eventi in un piano organico duraturo e che sia ispirata da uno spirito di squadra come quello che ha consentito l’ottenimento delle “World Series”: Regione, Comune, Provincia e Unione degli Industriali coesi dallo stesso obiettivo come mai, ed è questa la via, anche per sciogliere altri nodi come la balneabilità, la fruizione delle spiagge e altri fronti come l’occupazione e l’indotto.
La delusione è sempre in agguato e le redini le avrà in mano il sindaco De Magistris che dovrà far tesoro dell’esperienza di Bassolino, capace di ridare speranze sfruttando l’entusiasmo del G7 per qualche anno prima di abbandonarsi alle sirene del potere delle proprie facoltà.
Napoli è città unica, straordinaria, e proprio per questo avversata da qualche difficoltà di troppo. Non solo i media sempre pronti ad enfatizzarne le ombre senza esaltarne le grandi luci, cosa di cui sono responsabili peraltro anche gli stessi napoletani; le difficoltà sono anche “strutturali”, a cominciare dai tour operator internazionali che scavalcano Napoli nei pacchetti comprendenti lo sbarco a Roma con sortita a Pompei e ritorno. Tedeschi e inglesi scelgono le isole e la costiera e a Napoli resta il traffico crocieristico, al quale fa concorrenza il porto romano di Civitavecchia, che resta comunque un turismo “mordi e fuggi”.
Ecco dunque che gli eventi straordinari servono ad attivare un circuito che faccia di Napoli meta dove i turisti restino. Le 350mila presenze di questa settimana in città ne sono la dimostrazione. Restano i grandi problemi da risolvere, senza dimenticare la bonifica e la riconversione di Bagnoli dove l’evento doveva inizialmente avere luogo. Ma è chiaro che le risorse siano enormi come dimostra il cambiamento indolore di sede che ha comunque ridato a qualche napoletano distratto l’orgoglio di vivere in una città bellissima.

Live dal villaggio della vela