Una petizione per il Belcanto e l’Opera lirica patrimonio immateriale Unesco

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Angelo Forgione – Parte la petizione mondiale per il Belcanto e l’Opera lirica patrimonio immateriale dell’umanità Unesco, iniziativa della fondazione Univerde di Alfonso Pecoraro Scanio, già artefice del riconoscimento per l’Arte dei pizzaiuoli napoletani.
La terza firma in assoluto è la mia, e pure la grafica ufficiale dell’iniziativa, che girerà il mondo con il Real Teatro di San Carlo sullo sfondo. Perché si tratta del gran teatro che, ricalcando la pianta del più piccolo Teatro Nuovo di Napoli, ha fatto da modello alla Scala di Milano, aprendo la strada a tutti i teatri a ferro di cavallo nel mondo; perché sono in Italia i più importanti teatri lirici del mondo e a Napoli quello più antico; perché tutti i più noti cantanti lirici conoscono le arie più famose italiane, ma anche canzoni napoletane come ‘O Sole mio, eseguite in tutti i repertori del mondo; perché gli istituti di formazione musicali nel mondo prendono da Napoli il nome di “Conservatorio”.

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La storia del Teatro, dell’Opera, della Musica Sacra e della Canzone, di cui Napoli è protagonista, la leggete su Made in Naples (2013) e su Napoli Capitale Morale (2017)

“Un nuovo regno”, pecche si ma gran valore didattico

“Un nuovo regno”, pecche si ma gran valore didattico

presentazione del DVD di Luciano De Fraia sulla storia di Napoli

Angelo Forgione – Ho assistito alla proiezione in anteprima nazionale del DVD di “Napoli; la Storia Vol.II – Un nuovo Regno” al Teatrino di Corte di Palazzo Reale e avuto modo di rivederlo comodamente per poter esprimere un giudizio sul prodotto realizzato da “Pixel 06”.
L’atmosfera alla presentazione era quella delle grandi occasioni, con importanti personalità del mondo accademico e artistico che hanno presentato il lavoro come il frutto di un’esigenza di raccontare un grande amore per Napoli e un’altrettanto grande voglia da parte dello scomparso autore Luciano De Fraia di raccontare la verità che la storia ufficiale non insegna. Assenti, per chiari motivi, le istituzioni e le grandi emittenti televisive.
In sede di dibattito introduttivo, l’ex-sovrintendente speciale al Polo Museale di Napoli Nicola Spinosa (premiato nel 2008 col “FIAC Excellency Award 2008″ come uomo che ha più contribuito alla diffusione della cultura italiana negli Stati Uniti) ha colpito l’affollata platea con un attacco alle istituzioni locali che hanno ignorato il percorso lavorativo di De Fraia, evidentemente troppo stridente con il canovaccio retorico delle vicine celebrazioni unitarie. Ma l’invettiva è stata rivolta anche alla società civile napoletana, da sempre distratta e miope rispetto all’importanza delle ricchezze e al patrimonio della città, anche quelle più facilmente sotto gli occhi.
Il DVD è ben realizzato, partendo dalla ricreazione in 3D del tessuto urbano della città del Sette-Ottocento, e si fa seguire sotto il profilo didattico partendo dal disastroso periodo del viceregno austriaco e giungendo alle altrettanto disastrose modalità con cui si è fatta l’unità d’Italia attraverso il racconto e le opinioni di storici dell’arte, dell’architettura, dell’urbanistica e dell’economia tra cui appunto Nicola Spinosa, a cui si aggiunge la piacevole presenza dell’artista Peppe Barra. Il tutto ben tenuto insieme dalla narratrice Sara Missaglia che cuce gli interventi sul periodo austriaco, il primo periodo borbonico, la repubblica del ‘799, la prima restaurazione borbonica, il periodo francese, la seconda restaurazione borbonica, il periodo preunitario e la colonizzazione sabauda.
Le impressioni evidenti che vengono fuori dalla visione del DVD sono due; la prima, meno marcata, ma evidente per chi è appassionato di storia napoletana, è la predilezione delle istanze francesi-giacobine rispetto al filone borbonico. Sul piatto della bilancia, eccessivo peso viene dato alla dura repressione borbonica dei cosiddetti “martiri del ’99” senza far pesare in alcun modo l’inconsistenza dei falsi ideali repubblicani che funsero da alibi per spogliare la città delle sue ricchezze, durando per questo soli sei mesi. Giusti meriti vengono dati a Gioacchino Murat così come a Carlo III di Borbone, ma l’immagine di Ferdinando II è quella che viene più penalizzata perchè ritenuto responsabile di un’autarchia dispotica che era invece un’opposizione ferma e decisa alle brame delle massonerie internazionali pronte a divorare e spazzare via la città e il suo regno dal panoramo geopolitico europeo. Dei meriti di Ferdinando II, capace di veicolare Napoli verso il progresso e la modernizzazione dell’epoca, ci sono poche tracce, così come nessun riferimento si fa proprio alle massonerie internazionali che ricoprirono un ruolo cardine in quegli anni di tumulti, sostanzialmente assenti in un percorso didattico che riduce l’approssimarsi all’appuntamento unitario ad un esclusivo interesse politico-sociale nazionale.
La seconda impressione evidente, più marcata della prima, è il cambio di registro interpretativo ed emotivo al momento del racconto risorgimentale. L’unità d’Italia viene descritta per quella che è (anche nei titoli): una colonizzazione. A questo punto spariscono dal racconto coloro che più hanno esaltato le istanze francesi e restano sulla scena, oltre la narratrice che sembra interpretare il sentimento di De Fraia, quelli evidentemente più arrabbiati: Nicola Spinosa e Peppe Barra.
Cambia registro anche la colonna sonora e si racconta con evidente risentimento ed emozione, che ricade sullo spettatore, delle promesse-bugie di Garibaldi, del ruolo assegnato alla camorra per l’affermazione coatto del piano unitario, delle nefandezze dei Savoia, dei falsi plebisciti, del saccheggio delle regge napoletane, della perdita dell’ossatura industriale, del patrimonio edilizio e di quello economico, della distruzione del tessuto sociale meridionale a colpi di leggi speciali per piegare le rivolte.
Barra individua nell’incontro di Teano l’inizio della distruzione culturale di Napoli e del Mezzogiorno, e nel sottostare alla colonizzazione l’origine delle disgrazie.
Spinosa spiega l’Italia che nasce, «un’Italia che prima scambiava le sue culture e che da quel momento (e fino ad oggi, ndr) non appartiene a nessuno», domandandosi quali potessero essere le reazioni dei napoletani di allora per lanciare una riflessione che è al tempo stesso una sentenza: «Garibaldi crea entusiasmo perchè può riscattarci dalla cattiva gestione borbonica? Ma consegna un mezzogiorno ricco ai Savoia». Ecco dunque cosa bisogna chiedersi, e Spinosa lo fa intendere alla perfezione: cos’era dunque la “cattiva gestione” borbonica se poi «quello stato era al centro d’Europa, la produzione artistica era notevolissima, e pur tra tante miserie c’erano manifestazioni di altissima cultura e straordinaria civilità»? Con passione evidente, l’ex sovrintendente si dichiara a voce alta «occupato in quanto cittadino napoletano» e accusa con disprezzo l’aristocrazia napoletana che tradì Napoli per trasferirsi alla corte sabauda.
Il DVD si chiude con la lettera di Giustino Fortunato in cui si legge che “l’unità ci ha perduti per profondere i suoi benefici nelle province settentrionali”. E la platea si abbandona ad un convinto applauso.
Un lavoro ricco di carica emotiva, dunque, soprattutto nella parte conclusiva. Con qualche pecca narrativa e tecnica (l’audio di alcuni protagonisti non è perfetto), ma che alla fine rende in maniera ineccepibile l’idea dell’unica grande verità centrale: l’unità andava fatta, ma non questa. E le disastrose conseguenze le paghiamo ancora oggi con una “questione meridionale” nata ad arte allora e mai azzerata. Il valore didattico dell’opera è tutto qui. E la presentazione all’indomani della chiusura dell’anno delle retoriche celebrazioni unitarie, in un luogo così simbolico, ha lanciato un messaggio chiaro alle istituzioni ma anche ai napoletani ancora ignari. Sempre meno, ormai.