Al Sud la più bella stazione TAV ma non ancora i Frecciarossa

Angelo Forgione Finalmente inaugurata l’avveniristica stazione TAV di Afragola, progettata dalla defunta archistar irachena Zaha Hadid. Un hub al servizio delle province a Nord di Napoli e dei territori di Caserta, Avellino e Benevento, ma che mostrerà le sue potenzialità solo dal 2022, si spera, quando, secondo progetto, dovrebbe fare da nodo di interscambio tra l’Alta Velocità Torino – Salerno, la nuova linea Napoli – Bari, la Circumvesuviana e i treni regionali da e per Caserta, Benevento e Napoli Nord.
Almeno la stazione, bellissima e senza collegamento intermodale, c’è, a incarnare la presenza di un approdo nell’assenza dello sviluppo. Il premier Gentiloni dice: «siamo ammirati nel mondo per l’Alta Velocità, ma abbiamo anche la responsabilità di riconoscere che questa ammirazione è territorialmente squilibrata. Quindi. Non ci resta che intervenire per un potenziamento verso Bari, la Calabria e la Sicilia per garantire una equità territoriale di cui il sud ha diritto. Oggi abbiamo le condizioni di partenza».
Dunque, c’è la meravigliosa stazione, una delle più belle del mondo, ma non i treni davvero veloci. Meno di 40 al giorno ne passeranno di qui mentre a Napoli Garibaldi ne sono circa 500. Questa è la portata di Napoli Afragola oggi, poi si vedrà. In ogni caso la nuova stazione non eviterà ai treni veloci di entrare e uscire da Napoli ma anzi sarà un’ulteriore fermata, e a pochi chilometri dal capoluogo. I treni veloci, in verità, mancano un po’ dappertutto a sud di Napoli. Sono infatti oltre cento i più rapidi Frecciarossa quotidiani tra Torino-Milano-Roma-Napoli e solo uno (1) si allunga da Salerno direttamente fino a Taranto, tagliando fuori Calabria, Sicilia e ovviamente Sardegna. Il resto sono i meno celeri Frecciargento, precisamente quattro (4). In Basilicata, Sicilia e Sardegna non circolano neanche gli ancor più lenti Frecciabianca, i convogli che assicurano la copertura su rete convenzionale di grandissima parte della Penisola, ma non la congiunzione delle dorsali tirrenica e adriatica del Meridione. Nelle due isole maggiori, già penalizzate dalla mancanza di continuità territoriale, solo treni regionali su linee complementari. Ma almeno per la Sicilia c’è programmazione. La Sardegna, invece, è assolutamente dimenticata. E se pensate che sia normale nel Paese del “prima il Nord”, sappiate che la Spagna, coi fondi europei, ha coperto tutto il suo territorio, e la prima tratta, costruita tra il 1989 e il 1992, è stata la Madrid-Siviglia, in direzione della povera Andalucia, anziché la Madrid-Barcellona (1996-2003).
Di fatto, con Afragola, Napoli ha una stazione AV decentrata, ma questo era noto. Roma Tiburtina è in piena capitale. Milano Rogoredo è nel capoluogo lombardo. Idem Torino Porta Susa. L’hub di Napoli, invece, è fuori Napoli, al momento scollegata e raggiungibile solo percorrendo una ventina di chilometri in automobile. Se questo sarà un limite per la città, come prevede il sindaco De Magistris, lo potremo capire solo quando, verso sud, andranno anche i Frecciarossa, cioè quando davvero si viaggerà ad alta velocità.

La procura di Torino, i PM juventini e il sabotaggio dell’opinione

Angelo Forgione Erri De Luca assolto dall’accusa di istigazione a delinquere perché il fatto non sussiste. Bisognava stabilire se la parola “sabotare” fosse sinonimo di ostacolare o danneggiare la TAV piemontese. Ha prevalso la prima opzione, ovviamente, ma soprattutto per aver compreso che trasformare uno scrittore in pregiudicato del Pensiero sarebbe stato un boomerang per la Magistratura. La vicenda è emblematica di un tipo di censura che scatta in Italia per chi ha il coraggio di far valere proprie idee, quando queste si scontrano con particolari interessi. Il vero sabotaggio, spesso, è dell’espressione che mina quegli interessi superiori.
Ma chi sono i piemme che avevano chiesto 8 mesi di condanna per lo scrittore napoletano? Antonio Rinaudo e Andrea Padalino  sono coloro che si occupano del filone violento del movimento “No TAV”. Rinaudo fu coinvolto in Calciopoli, intercettato più volte al telefono con Moggi. Cenava con lui e riceveva biglietti e favori in cambio di favori. Andrea Padalino è colui che la scorsa primavera indagò sulla bomba carta lanciata dai tifosi della Juventus all’indirizzo di quelli granata, durante il derby di Torino allo stadio Olimpico, ipotizzando la fantasiosa dinamica di “fuoco amico”, ovvero l’accensione dell’ordigno da parte degli stessi supporters del Toro e l’inesistenza del lancio dal settore ospiti. Fu presto smentito dalle immagini.
La magistratura piemontese, molto vicina agli ambienti juventini proprio nelle vicende di Calciopoli, fu indicata di un’inaspettata fuga di notizie che mise in forte difficoltà la Procura di Napoli che indagava “segretamente” (maggiori dettagli nel mio libro Dov’è la Vittoria; ndr), e sembra ancora influenzata da ideologie estranee alla Giustizia e al buonsenso. E tra Torino e Napoli, forse, dal 2005, continua a scorrere cattivo sangue. Un napoletano che andava a mettere il naso negli affari piemontesi non era il massimo della digeribilità. Chi vuol capire, capisca.

“Malaunità” col vento in poppa

“Malaunità” col vento in poppa

striscione contro il sistema esposto a Via Partenope

Il neologismo “malaunità”, coniato con il brano di Eddy Napoli e divenuto subito il titolo del libro sui 150 anni portati male, è ormai entrato nel lessico comune della Napoli consapevole. Già entrato allo stadio “San Paolo”, ora è il turno delle World Series di America’s Cup. I “No Tav” hanno esposto uno striscione mirando a governo e Lega: “Dalla malaunità all’attualità: Savoia e padani i veri ladri italiani”.
Il mare della verità e della consapevolezza si gonfia e s’increspa.