video: ‘Una giornata a Napoli’

Da un’idea dello scenografo spagnolo Ignasi Cristià, un video su una giornata napoletana di novembre realizzato da Marco Rossano, regista partenopeo che divide la sua vita tra la sua città e Barcellona.
Il video proposto, nella versione montata dal regista, doveva essere proiettato al Museo della Scultura di Valladolid all’interno di una mostra sul presepe napoletano. Il “concept” iniziale prevedeva la rappresentazione di vita reale di Napoli, senza sofisticazioni e con scorci della città antica, per un’ideale rappresentazione del presepe napoletano attraverso la realtà. Ma questa prima versione è stata censurata da una dirigente del Ministero della Cultura spagnolo per la presenza di immagini (girate con la collaborazione dell’operatore di camera catanese Giuseppe Riccardi) ritenute scabrose poiché avrebbero potuto urtare la sensibilità dei minori (una danza definita “lesbica”). Il regista ha poi montato un’altra versione, accontentando la commissione con immagini della Napoli patinata da cartolina, lontano dall’idea originale, che non offre le piacevoli suggestioni del primo lavoro, questo sì meritevole di essere goduto fino in fondo. Un video ricco di umanità e verità, eppure censurato. Com’è lontana Napoli dal conformismo che rifiuta!

Garibaldi, Mazzini e La Marmora per l’affiliazione alla ‘ndrangheta

Angelo Forgione «Nel nome di Garibaldi, Mazzini, La Marmora». Così come ci aveva raccontato l’ex presidente della Commissione parlamentare Antimafia Francesco Forgione nel libro ‘ndrangheta (La Zisa, 2008), si giura per diventare “saggio fratello” della ‘Santa’. Con i tre patrioti inizia il rito di affiliazione della ‘ndrangheta, come documenta un video registrato da una telecamera nascosta e diffuso dai Ros, che hanno arrestato una quarantina di persone e sgominato tre sodalizi radicati nel Comasco e nel Lecchese. Così il celebrante, mentre gli affiliandi sono col capo chino, dice nel video:

«(…) Nel nome di Garibaldi, Mazzini e La Marmora, con parole di umiltà formo la santa società. Dite assieme a me: “Giuro di rinnegare tutto fino alla settima generazione, tutta la società criminale fino a oggi da me riconosciuta per salvaguardare l’onore dei miei saggi fratelli”. (…)»

Nella ricostruzione degli investigatori, Giuseppe Garibaldi rappresenta il capo del Locale di ‘ndrangheta (l’organizzazione locale), Giuseppe Mazzini il contabile e Alfonso La Marmora riveste invece la carica di “236 mastro di giornata”, tra le più alte dell’associazione. Ma il riferimento ai padri della patria non è solo gerarchico-simbolico. I personaggi di richiamo e protezione prescelti dalla ‘Santa’ non sono più i mitici cavalieri spagnoli Osso, Mastrosso e Carcagnosso ma tre potenti uomini settentrionali del Risorgimento appartenuti a logge massoniche. Garibaldi il generale di Sinistra, Mazzini il politico filosofo e La Marmora il generale di Destra. Il sistema massonico-mafioso, attraverso la fusione dei due mondi, consente da sempre l’accesso al sistema di potere affaristico dominante sin dalla nascita della nazione italiana. Il riferimento alla procreazione del potente fenomeno mafioso, che ebbe nell’Unità il suo momento decisivo, è chiarissimo.

Passione Mediterranea… quella romanza tanto apprezzata

È quella bellissima canzone napoletana che fa da sottofondo alle parole di Marcello Mastroianni in un amatissimo videoclip proposto poco più di due anni fa. In tantissimi, da allora, ne hanno fatto richiesta del titolo, dimostrando di apprezzarla. E ho quindi pensato di fare un regalo a tutti, corredandola di suggestive immagini di qualche scorcio di Napoli, con l’auspicio di valorizzarla e renderla pù nota.
Il brano si intitola ‘Passione mediterranea’, ed è cantato da Vincenzo La Scola, un tenore di Palermo con una carriera di livello internazionale nei maggiori teatri d’opera di tutto il mondo, deceduto improvvisamente nel 2011, all’età di 53 anni, a Mersin in Turchia. La canzone fu scritta qualche anno fa da Pino Marcucci (musica) e Massimo Bizzari (testo), e inserita nel CD ‘Napoletanissimo’ del 2003. Si tratta di una romanza che riporta alle sonorità della canzone napoletana d’autore dell’Ottocento, quella dei grandi compositori d’Opera che ebbe in Gaetano Donizetti una figura chiave nella connotazione della Canzone di Napoli e, di conseguenza, italiana. Buon ascolto!

Enrico Lucci e lo scippo del web

Angelo Forgione – Enrico Lucci, a Le Iene, con la sua classica verve, ha provato a “ricostruire” il contorno dello scippo sventato dal nigeriano Benjamin. Inutile dire che le testimonianze raccolte vanno nella direzione da qui tracciata a caldo, mentre tutta Italia esercitava lo sport nazionale del dito puntato sui napoletani. Compresa, purtroppo, anche una certa stampa napoletana. A pagarne le spese, ancora una volta, il popolo partenopeo, caricato oltremisura di colpe oltre quelle effettive. Altrettanto inutile dire che Lucci, pur fornendo una diversa interpretazione degli accadimenti, col suo stile criptico, ha inteso spalancare la porta ai dubbi sui napoletani, non chiuderla, mettendo sarcasticamente a confronto la Napoli eroica che fu con quella un po’ imbrigliata di oggi. Ora tutti a riscrivere “ecco la verità”, perché così hanno suggerito le testimonianze nel servizio de Le Iene (non Lucci), compiendo lo stesso errore di informazione iniziale. Perché nessuno ragiona con la propria testa, nessuno indugia a guardare bene quel mondo circoscritto delle immagini che non mostra tutto il resto e non fa ascoltare le voci; perché conviene enfatizzare la realtà complessa di Napoli; perché nessuno ha il coraggio di andare controcorrente; perché nessuno è corretto verso una città che merita scosse ma anche più rispetto.

clicca qui per vedere il video tratto da Le Iene

Di seguito, alcune testimonianze colte sui vari quotidiani:

tratto da La Repubblica
“Eppure il video non racconta tutta la verità”, afferma l’architetto Stefano Di Benedetto, che alla scena dello scippo era presente, e che vuole raccontare la sua versione della vicenda. Senza nulla togliere al gesto di Benjamin. Ma “restituendo alle persone che erano presenti la dignità negata loro dalle immagini che li presentano come sordi e muti dinanzi all’aggressione”. Quanti erano in via Capitelli al momento dello scippo, racconta Di Benedetto, “non sono rimasti affatto immobili. Alcuni hanno inveito contro l’aggressore, sono volate parolacce e insulti. La signora aggredita, forse temendo un crescendo di violenza, diceva “lasciatelo andare”. Nessuno di quanti erano lì è rimasto insensibile a quanto accadeva. Un signore ha preso la targa del motorino, io sono corso a chiamare i vigili che erano poco lontani, l’anziano che dal video sembra dare una pacca sul braccio dello scippatore gli ha, in realtà, inveito contro. Ma tutto questo dal video non si evince”. Nessuna indifferenza, secondo l’architetto. “L’unica cosa che non abbiamo fatto, e ne sono orgoglioso e contento, è non averlo a nostra volta aggredito, non averlo linciato” insiste. Sottolineando, infine, che lo scippatore “era una persona smarrita, era in pigiama, sembrava sotto l’effetto di qualche droga”.

tratto da Il Fatto Quotidiano
Buongiorno a tutti, sono Stefano.
Fra il video, i commenti giornalistici e quelli che leggo – superficialità, mancanza di informazione, volontà di gridare alla vergogna. Preciso l’accaduto in quanto ero presente all’evento. Appena si è sentito il rumore della caduta del motorino, sono, siamo usciti fuori dal tabaccaio. La scena era la seguente, una serie di persone che inveivano contro lo scippatore, ingiuriandolo anche con parole forti, la borsa della signora fra le mani dell’amico extracomunitario, e qualcuno che vedendo un ragazzo a terra e non avendo visto lo scippo, normalmente cerca di rialzarlo da terra, così come avviene sempre a NAPOLI. Tengo a precisare per tutti che lo scippatore in questione versava in pessime condizioni, chiaramente sotto l’effetto di stupefacenti, con lo sguardo smarrito, in pigiama. Assicuratomi così come tanti altri delle condizioni della signora, chiedendole se avesse bisogno di essere accompagnata al più vicino pronto soccorso. La signora, ovviamente impaurita, rendendosi conto che forse di li a poco le persone presenti avrebbero potuto usare violenza, a chiesto a tutti di lasciarlo andare, mentre uno dei passanti prendeva il numero di targa. Mi chiedo cosa si sarebbe dovuto fare, cosa si aspetta l’opinione pubblica. Violenza sullo scippatore, linciaggio? Farsi giustizia modello ronde? Napoli è una città in cui malgrado tutto ancora sopravvive il senso di umanità e della misura. Giornalismo spazzatura che alimenta le urla degli stolti.

Il destino di un mendicante che impatta con uno scippatore

Ancora giudizi sommari su un video muto

Angelo Forgione – Lo scippo nei pressi di piazza del Gesù sta facendo parlare (come al solito) di una Napoli indifferente e senza reattività di fronte alla micro e macro criminalità. Un fondo di verità c’è, perché la gente non si sente tutelata e non può e non vuole farsi giustizia da sola, ma forse siamo al ricamo. Condanna sui napoletani perchè il caso ha voluto che sia stato un extracomunitario a diventare, suo malgrado, protagonista degli eventi. L’africano è lì in quel momento, si trova sul punto preciso dello scippo, seduto su una fioriera mentre passa la donna che incrocia lo scippatore. È travolto dalla dinamica e ne diventa parte per inerzia. La sua azione fa perdere l’equilibrio al reietto e lentamente accorre un capannello di gente, anche dai negozi, attirata dal trambusto, ed è plausibile che non capisca che si tratti di scippo ma di incidente (vedendo lo scooter a terra), e soccorre il colpevole. L’extracomunitario non parla bene l’italiano ma ha la borsa della donna in mano. Dunque, non si può sapere se tutti abbiano compreso che si sia trattato di rapina, e infatti qualcuno alza persino lo scooter. La donna, sotto shock, fa capire con lentezza che è stata aggredita. Un uomo si avvicina allo scippatore e gli dice qualcosa, toccandogli il braccio “affettuosamente”. Ma non si può sapere cosa. Lo scippatore appare intimorito, anche inesperto, e prova a fuggire appena possibile, ma viene spinto dall’extracomunitario. Sopraggiunge un altro signore con cappello e nota che la targa del motoveicolo è coperta, probabilmente cercando di leggerla. Presumibilmente, l’uomo di cui sopra si sbraccia per richiamare l’attenzione di qualcuno nei paraggi (forze dell’ordine in piazza del Gesù?), ma inutilmente. Quando lo scippatore riparte, l’uomo sembra fare un gesto come per dire «non si muovono!».
Fermo restando che l’encomiabile Benjamin è stato il più risoluto, anche perché è quello che ha capito bene cosa sia successo essendone rimasto coinvolto, e che gli altri avrebbero potuto fare certamente molto di più, il vero colpevole del video è l’uomo che, mentre accade il fatto, cammina in alto e fa finta di non vedere nulla, tirando dritto. Peggio dell’altro testimone oculare che entra da destra e lo si vede solo indicare il malvivente. Va bene analizzare il disagio dei napoletani e i loro timori, ma ricamare sull’indifferenza e addirittura sul favoreggiamento mi sembra l’ennesimo atto di sciacallaggio mediatico che ingigantisce i pur gravi problemi sociali di Napoli comuni ad altre città. La manipolazione è forzata a puro scopo sensazionalistico, e di precedenti pure ce ne sono (guarda qui). Il malvivente è stato poi identificato ed arrestato dai Carabinieri, ma presto sarà libero, perché così funziona in Italia. Questo è il vero problema su cui si dovrebbe discutere.
Non ho alcuna voglia di difendere nessuno ma solo l’esigenza di dire quello che ho percepito con obiettività in un filmato muto. Se mi sarà sfuggito qualcosa, me lo si perdoni. Certo è che se la prossima volta si eviterà al malfattore di svignarsela avremo fatto un passo avanti. Questi miserabili agiscono in pieno giorno e tra la gente proprio perché sanno che la reazione non è mai troppo decisa. A me non piace questa Napoli e preferisco concentrarmi sulle parole di Benjamin dopo l’accaduto dette a Fanpage, una vera e propria lectio magistralis di vita di una persona povera che non va a rubare ma chiede aiuto alla gente.

ALCOA e desertificazione industriale del Sud

L’ex-dirigente RAI Enrico Giardino, esperto di telecomunicazioni, fondatore e responsabile del Forum per il “Diritto A Comunicare” (DAC), ricercatore di soluzioni ed alternative rispetto agli schemi dominanti, impegnato da decenni nella democratizzazione dei sistemi informativi e comunicativi di massa, nella demistificazione delle menzogne mediatiche e delle ipocrisie della politica nazionale ed internazionale, riporta in un suo articolo sulla vicenda ALCOA il videoclip “Nord palla al piede” quale descrizione illuminante del sistema economico italiano tendente a desertificare e immiserire il Sud produttivo per renderlo sempre più colonia e mercato di acquisto dei prodotti del Nord.
“I nostri governanti lasciano fare e assecondano l’arbitrio padronale. Desertificando e immiserendo il Sud produttivo, ci vengono a dire, mentendo, che il Sud è la “la palla al piede dell’Italia”. E’ una spudorata menzogna, come dimostra con i numeri e con un video illuminante il blog di Angelo Forgione: V.A.N.T.O.. Se lo Stato concede al Sud 45 ML di euro/anno, il flusso di ritorno da Sud a Nord è di 63 ML di euro/anno, equivalente dell’acquisto da parte dei consumatori del Sud di beni prodotti a Nord.
È quindi il Sud che mantiene il Nord: questo fallirebbe senza il suo apporto. La “palla al piede dell’Italia” è allora il Nord, non il Sud come si sostiene, ipocritamente, da decenni. È la scelta ideologica capitalista, sempre più perdente e distruttiva, che assegna la produzione al Nord e il consumo al Sud, aggravando così il problema meridionale che subiamo da oltre 150 anni, senza rimedio. Perciò la vicenda ALCOA è lo specchio in cui il Sud dovrebbe guardarsi per accorgersi di aver toccato il fondo”. (continua a leggere)

Il destino comune dei portieri azzurri… o quasi

Il destino comune dei portieri azzurri… o quasi

stesse reazioni, reazioni diverse

C’è un portiere, professionista esigente, che in Napoli-Lecce dello scorso Gennaio si era sfogato dopo un goal di un proprio compagno di squadra che aveva messo fine ad una partita da chiudere molto prima, e fu crocifisso. Anche a Parma, due mesi dopo, quel portiere non reagì con gioia al goal di Cavani scaturito da un rigore fallito, scuotendo la testa e sbuffando, dimostrando anche in quella occasione di pretendere minori sofferenze. C’è un altro portiere che si è infuriato ben più platealmente per lo stesso motivo dopo Italia-Germania dimostrando il suo disappunto, ironia della sorte, proprio all’indirizzo del protagonista del primo episodio. E nessuno ha sollevato dubbi e polemiche.
Inutile sottolineare che l’errore non è nel secondo caso ma nel primo; e per dimostrarlo era partito da qui un contributo che fece cervelloticamente impuntare la società del secondo portiere.