Garibaldi, Mazzini e La Marmora per l’affiliazione alla ‘ndrangheta

Angelo Forgione «Nel nome di Garibaldi, Mazzini, La Marmora». Così come ci aveva raccontato l’ex presidente della Commissione parlamentare Antimafia Francesco Forgione nel libro ‘ndrangheta (La Zisa, 2008), si giura per diventare “saggio fratello” della ‘Santa’. Con i tre patrioti inizia il rito di affiliazione della ‘ndrangheta, come documenta un video registrato da una telecamera nascosta e diffuso dai Ros, che hanno arrestato una quarantina di persone e sgominato tre sodalizi radicati nel Comasco e nel Lecchese. Così il celebrante, mentre gli affiliandi sono col capo chino, dice nel video:

«(…) Nel nome di Garibaldi, Mazzini e La Marmora, con parole di umiltà formo la santa società. Dite assieme a me: “Giuro di rinnegare tutto fino alla settima generazione, tutta la società criminale fino a oggi da me riconosciuta per salvaguardare l’onore dei miei saggi fratelli”. (…)»

Nella ricostruzione degli investigatori, Giuseppe Garibaldi rappresenta il capo del Locale di ‘ndrangheta (l’organizzazione locale), Giuseppe Mazzini il contabile e Alfonso La Marmora riveste invece la carica di “236 mastro di giornata”, tra le più alte dell’associazione. Ma il riferimento ai padri della patria non è solo gerarchico-simbolico. I personaggi di richiamo e protezione prescelti dalla ‘Santa’ non sono più i mitici cavalieri spagnoli Osso, Mastrosso e Carcagnosso ma tre potenti uomini settentrionali del Risorgimento appartenuti a logge massoniche. Garibaldi il generale di Sinistra, Mazzini il politico filosofo e La Marmora il generale di Destra. Il sistema massonico-mafioso, attraverso la fusione dei due mondi, consente da sempre l’accesso al sistema di potere affaristico dominante sin dalla nascita della nazione italiana. Il riferimento alla procreazione del potente fenomeno mafioso, che ebbe nell’Unità il suo momento decisivo, è chiarissimo.

Benigni “Pinocchio” e le bugie sul Risorgimento

Benigni “Pinocchio” e le bugie sul Risorgimento
videoclip verità contro la retorica del 150°

Ho riflettuto a lungo sulla maniera giusta per rispondere al controverso show di Roberto Benigni a Sanremo farcito di una retorica stantia sui padri della patria. E non potevo non farlo a mio modo, facendo parlare i fatti, evitando di esprimere opinioni personali.
La retorica risorgimentale che ruota attorno alla “esegesi dell’inno di Mameli” è sconfessata con l’ausilio di ricostruzioni cinematografiche di fatti realmente accaduti e frasi realmente pronunciate. Tutto questo attribuisce al video la veste di fondatezza, prima regola di un buon meridionalista di approfondimento, ed è per questo anche estremamente istruttivo.
Le qualità artistiche di Benigni sono indiscutibili, al pari delle “bischerate” viste e sentite dal palco di Sanremo.

Angelo Forgione

Prima parte


Seconda parte

UN DISCORSO NAPOLITANO – Analisi del discorso del Presidente della Repubblica

UN DISCORSO NAPOLITANO,
l’analisi del discorso del Presidente della Repubblica

Il tradizionale discorso di fine anno del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ad aprire l’anno delle celebrazioni dei 150 anni d’unità d’Italia, non può non incentrarsi sui valori dello stato unitario. Ma il discorso è fortemente contraddittorio poichè da una parte pone l’accento sulla reale spaccatura sociale ed economica tra nord e sud di un paese comunque in grosse difficoltà, e dall’altra spinge per delle celebrazioni definite “non retoriche” ma che invece continuano a non restituire la verità sulle vicende che portarono all’unificazione ed appaiono prive di significato, alla luce di una compattezza reale che non solo non c’è mai stata ma che è tutt’altro che vicina.