La grande bellezza, una riflessione profonda

Angelo Forgione – La visione de “La grande bellezza”, in onda in prima visione tv su Mediaset, ha lasciato interdetti alcuni spettatori di un film che è una sorta di “Dolce vita” dei giorni nostri (motivo per cui è piaciuto agli americani) e mostra una Roma bellissima e patinata ma vuota intellettualmente, metafora dell’Italia di oggi. La stessa luminosità di Roma nella pellicola non presenta la Capitale in chiave realistica ma lontana dagli affanni e decisamente trasfigurata nello stile immaginifico di Sorrentino. Tony Servillo interpreta la parte di un apprezzato scrittore caprese, un intellettuale “svuotato” perché travolto dalla mondanità di una città che ha prosciugato la sua ispirazione. Il film non poteva che essere ambientato a Roma, meravigliosa città che non attinge le diverse culture per ridistribuirle ma, al contrario, assorbe l’identità degli individui. A Roma si deve diventare romani, abbandonarsi al suo incantevole provincialismo per non sentirsi stranieri. Alberto Moravia e Jean-Noël Schifano, nei loro incontri romani degli anni Ottanta, si dicevano di quanto Roma fosse città ignorante, uno scenario interessante senza umanità e contenuti, e quanto i romani vivacchino sull’Impero, non accorgendosi che non producono più cultura da secoli ma solo quelle espressioni politiche e vaticane che, con la breccia di Porta Pia, hanno stretto un patto affinché fosse esteso il loro potere su tutta la nuova Nazione. Il film mi dice – e credo di non sbagliare – che anche Sorrentino, da napoletano trapiantato a Roma (elemento fondamentale di comprensione), ha denunciato in arte lo svuotamento intellettuale della capitale che ha contribuito in buona parte a quello dell’Italia, privata delle sue specificità in nome di un cultura unica che non appartiene a nessuno. Associamo il monologo di Crozza a Sanremo, ispirato al concept del film, e tutto quadrerà.
Il finale è un chiaro invito al ritorno alle “radici”, di cui si ciba l’anziana Suor Maria. La quale, al culmine della sua vita, completa il suo percorso di crescita rappresentato nella metafora della scala, approssimandosi all’acme della vera bellezza. E l’intellettuale si sblocca, abbandonando le perdizioni mondane e tornando alle sue “radici”, a Capri e all’intelletto (avete presente il Disinganno nella Cappella Sansevero a Napoli?), comprendendo che fin quando non arriva l’altrove c’è da salire faticosamente la scala per evolvere, dando il via al suo nuovo romanzo, ovvero sbloccando la produzione intellettuale. Quest’Italia, simbolo dei contrasti dell’umanità e dell’interruzione della produzione intellettuale, la scala l’ha presa in discesa. Per risalire deve tornare alle sua radici.

Addio all’Angelo di Carditello

Ora il ministro Bray mantenga la promessa che gli fece un mese fa

Angelo Forgione – Tommaso Cestrone, noto come “l’angelo di Carditello”, non c’è più. Il custode della Tenuta borbonica, guardiano di una storia, si è spento a 48 anni nella sua azienda agricola di San Tammaro, a pochi metri da quel sito che difendeva dai vandali, dopo aver partecipato al cenone della vigilia di Natale in famiglia. Ha scritto qualcosa su facebook, anche un messaggio al ministro Bray, e poi è andato a dormire, ma non si è più svegliato.
Tommaso era un volontario della Protezione Civile e non aveva alcun obbligo di controllare la Tenuta di Carditello. Da qualche anno vigilava e teneva pulito ciò che poteva. Nei mesi estivi accoglieva i turisti che si accontentavano di sbirciare dai cancelli sbarrati. Per la sua presenza dava fastidio a chi lo vittimizzava con episodi intimidatori: bombe carta, macchina e roulotte bruciate, pecore uccise. Chi ama Carditello voleva bene anche a lui, che solo un mese fa aveva accolto il ministro dei Beni Culturali in visita al “rudere” borbonico. E proprio Bray, appresa la notizia, gli ha dedicato un post: “Quando l’ho conosciuto gli ho fatto una promessa che manterrò”.
Ora più che mai, Carditello deve tornare alla comunità. Quando questo accadrà, a Tommaso andrà dedicato un ricordo, perché nessuno lo dimentichi.
Lassù c’è un angelo in più che ha messo le ali. Ciao, Tommaso. E grazie.

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Messaggio del Ministro Massimo Bray letto durante i funerali

Ci sono tempi nella storia di un Paese nei quali c’è bisogno di eroi. Non degli eroi epici, ma degli eroi della vita civile. Questo accade quando il Paese ha smarrito alcuni riferimenti importanti, come il bene comune, i valori civili, i principi etici. Valori che con fatica ogni giorno vanno ricostruiti con l’impegno comune di cittadini e istituzioni. Tommaso è un eroe di questi tempi e di questo Paese, del nostro Paese, ed eroe rimarrà nei nostri cuori. Oggi non bastano le parole per confortare il dolore, né basteranno mai. Ma va detto che il suo impegno, la sua dedizione alla causa di Carditello, sono l’esempio di un’Italia migliore, dell’Italia che vogliamo ricostruire insieme.
La sua scomparsa improvvisa e immatura è una tragedia non solo per i familiari e per gli amici più cari, ma anche per le Istituzioni e per tutti coloro che avevano riconosciuto in lui il simbolo di una battaglia di un fare unico e straordinario per la collettività
Il MiBACT si e’ impegnato al massimo e proprio in questi giorni, insieme alle altre Istituzioni coinvolte, sta portando a compimento il percorso, non facile, per realizzare il sogno di Tommaso e degli altri numerosi cittadini fiduciosi, cioè che un bene culturale, prezioso in se’ e per la collettività, diventi bene comune, diventi il seme e il simbolo del riscatto e della rinascita di un territorio così ricco, così bello, così difficile. Il Sacrificio di Tommaso, che di questo si tratta, non resterà inutile. Sarà esempio per la comunità, per i giovani, per il futuro.
Grazie Tommaso

Ancora Linus: un verso per snobbare la Cultura di Napoli

Ancora Linus: un verso per umiliare la Cultura di Napoli

e Nicola Savino ci mette una pezza

Ora è ufficiale: Linus ha davvero delle lacune culturali. Stavolta non si tratta di ignorare la Metropolitana di Napoli ma di non conoscere la grande cultura Napoletana che ha posto le basi della moderna civiltà europea. Durante la trasmissione “Deejay chiama Italia” dell’8 Febbraio, insieme a Nicola Savino ha commentato spiritosamente la performance del sindaco di Napoli nel suo messaggio ad Al Pacino. Qui non si vuole giudicare né De Magistris né l’analisi spiritosa e divertita dei conduttori radiofonici-televisivi. Ma una piccola-grande cosa va sottolineata ed è l’atteggiamento, chissà quanto leggero o convinto, di Linus che, dopo il passaggio del sindaco “Napoli è una città di una grandissima cultura”, si lasciato andare ad un verso irriverente quanto eloquente verso l’immenso patrimonio dell’umanità che rappresenta la città partenopea, pur nei suoi affanni moderni.
Nicola Savino ha quindi fiutato la gaffe e ha subito “tamponato” l’atteggiamento richiamando al rispetto della verità il collega che si è così rimesso in riga. E poi ancora dileggio del rapporto viscerale tra Napoli e il suo teatro Massimo.
Inutile commentare la derisione dell’uomo, laureato e quindi capace di avere nel suo bagaglio lessicale la parola “ichnos”; quello fa parte della gag anche divertente e comprensibile per certi versi. Ma quel “oeeeh” di Linus, chiaramente spontaneo, fa male perché offende Napoli ed è per questo inaccetabile. Può sembrare una stupidaggine, ma un semplice verso può plagiare subliminalmente l’opinione di migliaia di radio-telespettatori. Ed è superfluo poi al termine prendere le distanze da eventuali contestazioni, non sono i 4 minuti a meritare il nostro interesse quanto quei due secondi. La Cultura di Napoli è sacra.

Ascolta l’audio integrale (minuto 06:33)

La passione azzurra dal Giappone

La passione azzurra dal Giappone
l’omaggio di “Micio”, innamorata di Napoli

L’aveva promesso Michiho Ando quando recentemente è volata in città per assistere a Napoli-Inter col padre e la figlia: «Ho una sola bandiera con me, quando torno in Giappone ti mando la mia bandiera con lo stendardo giapponese e quello delle Due Sicilie accanto allo stemma del Napoli».
E così è stato. La più grande tifosa orientale del Napoli e di Napoli mi ha fatto piacevolissimo omaggio della bandiera coi due paesi, quello “d’ ‘o sole” e quello del sol levante.
Ed eccola la sua bellissima creazione sullo splendido tramonto napoletano che per un attimo scalda il cuore (clicca sulle foto per ingrandire), dedicato a “Micio” che ama la storia e la cultura Napoletana oltre che il Napoli.

Grazie “Micio”! 感謝

Messaggio di ringraziamento a Riccardo Muti

Messaggio di ringraziamento a Riccardo Muti

Illustrissimo Maestro Muti,

desidero esprimerLe il mio ringraziamento per tutto quello che ha fatto per la cultura Napoletana in questi cinque anni salisburghesi passati sotto silenzio italiano.
Mi piacerebbe che portasse i ringraziamenti dei Napoletani innamorati e consapevoli della loro storia, come Lei, agli organizzatori del “Festival di Pentecose” e agli austriaci che, oggi come 200 anni or sono, rispettano la cultura napoletana come non fa l’Italia.
Altresì, Le sono infinitamente grato per aver recuperato gli spartiti di musica sacra del convento dei Girolamini e quelli operistici del conservatorio di San Pietro a Majella, facendone trascrizione e trasferendo tutto ai giorni nostri, evitando così che tale patrimonio restasse nascosto.
C’è da augurarsi che nuovi impulsi giungano almeno dalla stessa Napoli in un futuro non troppo lontano.
A Piazza del Plebiscito, tra i due monumenti equestri borbonici, esiste uno schermo a scomparsa telescopica creato proprio per offrire alla cittadinanza gli spettacoli del San Carlo. Magari potessero essere proiettati simili capolavori invece di tenerlo in “stand-by perpetuo” sotto la pavimentazione (video).
Con infinita riconoscenza e stima.
s
Angelo Forgione
Movimento V.A.N.T.O.
(Valorizzazione Autentica Napoletanità a Tutela dell’Orgoglio)

UN DISCORSO NAPOLITANO – Analisi del discorso del Presidente della Repubblica

UN DISCORSO NAPOLITANO,
l’analisi del discorso del Presidente della Repubblica

Il tradizionale discorso di fine anno del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, ad aprire l’anno delle celebrazioni dei 150 anni d’unità d’Italia, non può non incentrarsi sui valori dello stato unitario. Ma il discorso è fortemente contraddittorio poichè da una parte pone l’accento sulla reale spaccatura sociale ed economica tra nord e sud di un paese comunque in grosse difficoltà, e dall’altra spinge per delle celebrazioni definite “non retoriche” ma che invece continuano a non restituire la verità sulle vicende che portarono all’unificazione ed appaiono prive di significato, alla luce di una compattezza reale che non solo non c’è mai stata ma che è tutt’altro che vicina.


S.A.R. Carlo di Borbone scrive ai Napoletani

S.A.R. Carlo di Borbone scrive ai Napoletani: “Napoli, alzati!”

Sua Altezza Reale Carlo di Borbone delle Due Sicilie ha rivolto oggi con amore un messaggio ai Napoletani nel segno del riscatto e del rispetto da ritrovare.

Di fronte all’ennesima “emergenza-rifiuti” che sta compromettendo l’immagine della nostra antica capitale nel mondo, è venuto il momento di ritrovare la strada di un futuro che non può non passare per l’orgoglio e la dignità di un popolo ferito e umiliato ma che seppe essere primo nel mondo anche grazie alla dinastia che il Principe rappresenta oggi.

Il dramma-rifiuti è la conseguenza diretta e più evidente di un problema antico: l’assenza di classi dirigenti adeguate per Napoli e per il Sud, di classi dirigenti che sappiano rappresentare in maniera dignitosa, fiera e consapevole i Napoletani e i meridionali in tutti i settori.

Una delle strade più urgenti e necessarie, nell’anno delle celebrazioni dei 150 anni dell’Italia unita, può essere proprio quella della memoria storica da ricostruire e da ritrovare passando anche per verità spesso dimenticate come il primato della raccolta differenziata voluta da Ferdinando II di Borbone già nel 1832.

Ecco il messaggio che giro a tutti i Napoletani, a cui S.A.R. si rivolge.

NAPOLI, ALZATI!

 

24.11.2010

 

Napoli, alzati. Basta con le polemiche, con le guerre tra bande tra gli scaricabarile! Napoli: alzati! Questo è il momento del nostro orgoglio. Mostriamo agli Ispettori dell’Unione Europea il vero volto della nostra Città, la nostra Capitale.

Roberto Saviano ha fatto molto bene a ricordare quanto civilmente moderni fossimo sin dai tempi di Re Ferdinando II. Stiamo perdendo di vista i cittadini, i loro problemi e le loro ansie, ma stiamo negando loro anche il futuro. E lo stiamo negando anche alla nostra Napoli.

Verrà il tempo dei bilanci e verrà il tempo delle responsabilità. Ma ora è il momento di alzarsi: di stringerci attorno al Signor Presidente della Repubblica che ci ha invitato al riscatto. E ricordiamoci il monito del nostro Arcivescovo: uno scandalo è il ripetersi delle emergenze che sta minando la dignità dei Napolitani.

Tutta la mia Famiglia ed io personalmente ci mettiamo a disposizione delle forze sane della città, delle migliaia di cittadini per bene, imprenditori, professionisti, operai e artigiani che dai Quartieri Spagnoli fino a Fuorigrotta, dal Vomero al Miglio d’Oro stanno dritti dinnanzi alle avversità e non si piegano e vogliono che Napoli e tutto il Mezzogiorno siano rispettati in Europa e nel mondo!

Carlo di Borbone delle Due Sicilie

S.A.R. Carlo di Borbone e Angelo Forgione