Le quattro giornate pop-fashion di Napoli

Angelo Forgione Ho visto modelle di rango sfilare sui settecenteschi e impervi basoli di pietra vesuviana, e senza tappeto rosso. Ho visto il contrasto tra gli sfavillanti tessuti e l’anima popolare del cuore di città. Ho visto la nobiltà neoclassica della villa di Chiaja riempire il vuoto del nulla moderno. Ho visto il tufo giallo del castello sull’acqua meravigliare gli ospiti dei due impavidi stilisti. Ho visto il mito italiano più premiato della storia del cinema firmare per la nazionalità napoletana, che già sentiva sua. Ho visto una giostra festaiola e semiseria… e non l’hanno vista coloro cui non ha destato interesse lo scintillante mondo delle passerelle depatinato e avvolto dal geniale contrasto di un’antichità preservata, ma incomprensibile e stracciona per l’omologazione globale. Ci sarebbe voluto il provvidenzial scippetto per scatenare uno tsumami mediatico su Napoli, e non sul mondano evento a Napoli. Purtroppo per voialtri, tutto a posto quaggiù!
Domenico e Stefano, ambasciatori del Made in Italy, avrebbero potuto invadere per quattro giorni Milano per il trentennale della loro maison, e si sarebbe schierato il battaglione mediatico per darne conto. Ma a me non piace il lamento, che pure sento e leggo. I giornalisti accreditati erano quasi tutti stranieri, dal mondo, e tanto basta. Altro ancora vedrò, e preferisco sapere, e lo so da tempo, che esisto in un posto che detiene l’unicità nel mondo. L’UNESCO l’ha capito. D&G l’hanno capito. Molti napoletani non ancora. Gli altri, chissà dove esistono, e cosa davvero capiranno mai.

Dolce e Gabbana a Napoli per l’identità conservata

Angelo Forgione La maison Dolce&Gabbana festeggia a Napoli i 30 anni di attività. L’appuntamento, propiziato dal foto-shooting dello scorso giugno nel Centro Storico Unesco, è dal 7 al 10 luglio. Tutto è pronto. Previsto un ricco programma di eventi esclusivi in forma privata, tra sfilate e cene di gala alle quali parteciperanno vip di richiamo internazionale, insieme alla madrina della kermesse, Sofia Loren. Il via il 7 luglio, con una speciale sfilata di moda che partirà dalla Villa Pignatelli. Il giorno seguente si sfilerà in passerella a via San Gregorio Armeno. Il 9 luglio, grande cena di gala con sfilata a Castel dell’Ovo. E infine, il 10 luglio, evento conclusivo con suggestiva cena sulla spiaggia di Palazzo Donn’Anna, a Posillipo.
Ma perché i due famosissimi stilisti hanno scelto proprio Napoli per questo importante anniversario? La bellezza mediterranea del golfo, nella stagione estiva, ha pesato solo in parte. In realtà il motivo è l’identità che Napoli conserva, quella che l’Unesco riconosce come bene dell’umanità da proteggere. E i nostri si sono resi conto di quanto Napoli sia diversa da tutte le città occidentali proprio trascorrendo del tempo per gli scatti della collezione. L’hanno vissuta e conosciuta bene, e se ne sono innamorati, decidendo di tornare a luglio per festeggiare con l’hashtag #DGLovesNaples. «Ci piacciono le strade – dicono Domenico e Stefano – perché sono ancora come negli Anni ’50. È un posto che non ha dimenticato le sue radici ed è una cosa che apprezziamo molto. Amiamo le grandi città, la tecnologia e il futuro, ma per comprendere la vita vera degli Italiani hai bisogno di vedere le loro radici. Ci siamo innamorati subito di questo luogo. E i napoletani sono molto sinceri ed espressivi, veri attori di cinema. Siamo qui a Napoli perché pensiamo che queste persone siano le migliori del mondo. Davvero forti e con un cuore gigante. I napoletani sono le persone più avanti in Italia, sono molto creative. La gente di Napoli non ha fatto altro che aprirci il proprio cuore. Abbiamo ricevuto un benvenuto meraviglioso. E poi il cibo qui è molto di più che mera sostanza, è ragione di vita». Insomma, per onorare il made in Italy, D&G hanno scelto il made in Naples e un palcoscenico perfetto per una festa memorabile. E gli ospiti, vedrete, saranno catturati dal fascino di Partenope più che dalle sfilate.
Per l’occasione, il Comune ha omaggiato l’organizzazione dell’occupazione del suolo cittadino, ma gli stilisti finanzieranno restauri ai Decumani e editeranno una pubblicazione su Napoli da mandare in giro per il mondo, oltre a pagare la locazione di Castel dell’Ovo e di Villa Pignatelli, il risarcimento per gli esercizi commerciali costretti a chiudere e la retribuzione di netturbini e polizia municipale, perché ci sarà da sopportare alcuni disagi. Lascino che sia i napoletani, generosamente e pazientemente, offrendo al mondo dell’Alta Moda uno spettacolo a loro concesso tutti i giorni. Poi verrà il ritorno di immagine per una città in buona rincorsa.

Una chiacchierata Made in Naples con Raffaella Iuliano

“‪‎Napoli‬ è femmina. Mediterranea, seducente, sinuosa, formosa […]“.
Una piacevole chiacchierata Made in Naples con Raffaella Iuliano per la trasmissione ‘Spakkanapoli’ (Canale 9), sullo sfondo suggestivo della Reggia di Capodimonte nel “bel” mezzo di una tempesta di vento.

Il Nilo ha messo la testa a posto

Angelo ForgioneLa statua del Nilo ha finalmente messo la testa della sfinge a posto. Dopo più di cinquant’anni, il volto egizio, staccato e rubato dalla scultura del ‘Nilo’ di Napoli durante gli anni ’60, è tornato a casa. Lo scorso dicembre, il pezzo fu ritrovato in Austria dai Carabinieri dal nucleo per la Tutela del Patrimonio e restituito senza opposizione da un collezionista locale, che l’aveva acquistato decenni fa in buona fede.
Oltre 2.200 donatori, italiani e stranieri, hanno dato il loro piccolo contributo economico per il restauro, con il supporto di  Carmine Masucci, promotore del “Comitato per il restauro della Statua del Corpo di Napoli” e amministratore del complesso monumentale del Museo Cappella San Severo, altro luogo simbolo della Napoli esoterica, voluta nel Settecento da Raimondo di Sangro, ispiratore proprio del Rito Egizio di Napoli (fondato da Alessandro di Cagliostro), che si propose di unificare le logge massoniche iniziatiche nell’obiettivo di purificare le varie religioni e raccogliere gli elementi appartenenti alla vera Tradizione sparpagliati nei diversi culti.
Il riposizionamento della testa della sfinge sarà celebrato sabato 15 novembre con una conferenza stampa per spiegare il lavoro svolto. Appuntamento in piazzetta Nilo alle ore 10.30. Alle 11.30 sarà svelato al pubblico il monumento (foto in anteprima in basso) e infine, alle 12.30, si terrà un concerto della Fanfara del decimo reggimento Carabinieri Campania in piazza San Domenico Maggiore.
La statua del ‘Nilo’ fu sistemata nel Regio Nilensis, là dove un tempo era il quartiere nilense dei mercanti Alessandrini d’Egitto, nel cuore della Neapolis greco-romana. La scultura, sepolta con la partenza dei mercanti e dimenticata, poi rinvenuta anch’essa acefala dal sottosuolo nel 1476 e sistemata nel 1657, rappresenta il dio Nilo in sembianze ellenistiche pagane di vecchio uomo, coricato fra una cornucopia – in segno di prosperità e ricchezza – e la stessa sfinge, circondato da puttini che simboleggiano le ramificazioni del fiume egiziano. Manca la testa del coccodrillo, all’altezza dei piedi del Nilo. L’attuale basamento con l’epigrafe fu sistemato nel 1734, con l’ingresso di Carlo di Borbone a Napoli, quando la statua fu restaurata.
La scultura simboleggia anche l’importazione di culti della tradizione ermetica egizio-alessandrina. Vale la pena ricordare che la trilogia egizia delle forze spirituali è Ka-Ba-Akh, ossia forza vitale, anima e aura. È chiara la forte assonanza con il termine ebraico qabbaláh. Napoli capitale, nel Settecento, fu proprio punto di contatto della Tradizione egizia con quella ebraica, in un ambiente già pregno di Tradizione ellenica. Tutti questi fermenti crearono tutto ciò che la città, a livello popolare, ha ricamato attorno al gioco del Lotto. Il più significativo prodotto di questi fervori fu la Smorfia napoletana, una forma folcloristica di cabala per l’interpretazione dei sogni, legata etimologicamente ed esotericamente alla divinità greca dei sogni Morfeo.

nilo

Vedi Napoli e poi muori

Magnifica Italia è un programma televisivo in onda sulle reti Mediaset dal 2007. Si tratta di un ciclo di documentari tematici dedicati a regioni, province e principali città della Penisola viste dal cielo e non solo. Particolarmente interessante la produzione dedicata a Napoli e i suoi dintorni. La linea guida narrativa si dipana da alcune bellissime riprese effettuate dall’elicottero, staccando su tradizionali inquadrature da terra. La voce fuori campo di Mario Scarabelli racconta la storia e il costume locale, con l’ausilio delle testimonianze di alcuni protagonisti del luogo. Il racconto condensa in sintesi la grande tradizione culturale di Napoli, omettendo inevitabilmente molto ma descrivendo una Napoli più aderente alla sua vera identità. Unici veri nei, l’assenza del primario Museo Archeologico Nazionale e della Cappella Sansevero.

Torna la testa di sfinge nel quartiere nilense

un buon segno per Napoli che recupera lentamente i suoi “pezzi”

Angelo Forgione – È stata ritrovata la testa di sfinge di cui, negli anni ’50, è rimasta orfana la statua del Nilo, anche detta “Corpo di Napoli”. Fu sistemata nel Regio Nilensis, là dove un tempo era il quartiere nilense dei mercanti Alessandrini d’Egitto, nel cuore della Neapolis greco-romana. La scultura, sepolta con la partenza dei mercanti e dimenticata, poi rinvenuta anch’essa acefala dal sottosuolo nel 1476 e sistemata nel 1657, rappresenta il dio Nilo in sembianze ellenistiche pagane di vecchio uomo, coricato fra una cornucopia, in segno di prosperità e ricchezza, e la stessa sfinge, circondato da puttini che simboleggiano le ramificazioni del fiume egiziano. Manca la testa del coccodrillo, all’altezza dei piedi del Nilo. L’attuale basamento con l’epigrafe fu sistemato nel 1734, con l’ingresso di Carlo di Borbone a Napoli, quando la statua fu restaurata.
Dove è stata rinvenuta la testa di sfinge? Era in Austria, finita in possesso di un collezionista locale che l’aveva acquistata decenni fa in buona fede e non ha fatto problemi a riconsegnarla al patrimonio culturale italiano qualche mese fa. Ora partirà la raccolta fondi per riposizionare la testa sfingea al suo posto, missione a cui tutti i napoletani possono partecipare (istruzioni sul sito comitatocorpodinapoli.it). L’operazione è stata illustrata in una conferenza stampa nella Cappella Sansevero, altro luogo simbolo della Napoli esoterica, voluta nel Settecento da Raimondo di Sangro, ispiratore proprio del Rito Egizio di Napoli fondato da Alessandro di Cagliostro, che si propose di unificare le logge massoniche iniziatiche nell’obiettivo di purificare le varie religioni, compresa quella cattolica inquinata dal dogma della Chiesa, e raccogliere gli elementi appartenenti alla vera Tradizione sparpagliati nei diversi culti.
La statua del Nilo simboleggia anche l’importazione di culti della tradizione ermetica egizio-alessandrina. Vale la pena ricordare che la trilogia egizia delle forze spirituali è Ka-Ba-Akh, ossia forza vitale, anima e aura. È chiara la forte assonanza con il termine ebraico qabbaláh. Napoli capitale, nel Settecento, fu proprio punto di contatto della Tradizione egizia con quella ebraica, in un ambiente già pregno di Tradizione ellenica. Tutti questi fermenti crearono tutto ciò che la città, a livello popolare, ha ricamato attorno al gioco del Lotto. Il più significativo prodotto di questi fervori fu la Smorfia napoletana, una forma folcloristica di cabala per l’interpretazione dei sogni, legata etimologicamente ed esotericamente alla divinità greca dei sogni Morfeo. La Tradizione esoterica ispirò quella popolare, portando i napoletani, già affezionati al lotto da circa un secolo, a non puntare più casualmente ma per interpretazione dei sogni e dei particolari eventi della vita quotidiana, dando al gioco i suoi connotati attuali e facendone un fenomeno unico in Europa e nel mondo.

New 7 Wonder Cities: spot online per sostenere Napoli

New 7 Wonder Cities: spot online per sostenere Napoli

perchè noi prima d’essere tifosi del Napoli siamo tifosi di Napoli

Con il Vesuvio siamo andati vicini al risultato, unico sito italiano in gara fino alla finalissima senza il sostegno delle istituzioni che contano. Solo la Provincia aveva fatto qualcosa mentre però consentiva la realizzazione di una mega-discarica in quella zona che è Parco Nazionale. La storia si ripeterà anche con Napoli e allora meglio moltiplicare le forze e sostenere più di prima la candidatura della nostra città nel concorso online che designerà le 7 città-meraviglie del mondo. Oltre alla consueta diffusione sui social-network e la pubblicità nei vari media a disposizione, ecco dunque uno spot online confezionato per raggiungere gli utenti di youtube, da diffondere in massa.
Il soggetto è quello a noi tra i più cari: perchè essere compatti e travolgenti solo allo stadio per sostenere il nostro grande Napoli e poi essere individualisti e “distratti” quando c’è da difendere la nostra magnifica Napoli che è il nostro bene supremo?