Gli affanni del San Carlo e gli spettacoli per la sopravvivenza

Angelo ForgioneAll’esterno del Real Teatro di San Carlo c’è una fila di pigne a “proteggerne” la facciata. Le pose l’architetto Antonio Niccolini nel 1810, in piena massoneria napoleonica, rifacendo il volto del vecchio teatro reale, e non per sola decorazione. La pigna, infatti, simboleggia la ghiandola pineale, una ghiandola endocrina che riceve il più abbondante flusso sanguigno, in misura maggiore di qualsiasi altra ghiandola nel corpo umano, ed è responsabile della chiarezza mentale. Anche detta “terzo occhio”, essa allude al più alto grado di illuminazione, quindi alla saggezza e alla conoscenza più profonda. Le pigne innanzi il portico del San Carlo volevano significare che il Teatro, il più importante dell’epoca, era la casa della Cultura europea. Quella fila di pigne era il confine tra il tempio della Cultura e l’inferior livello.

sancarlo_pigneSono trascorsi due secoli da allora, e il San Carlo non è più considerato ciò che era allora. Il repertorio settecentesco, quello del secolo della grandissima Scuola Musicale Napoletana, è stato messo in disparte a beneficio di un repertorio ottocentesco che ha contribuito al prestigio della Scala, posta poi in posizione primaria nel dopoguerra, con una Milano al centro della ripresa industriale e sociale del Paese. Da qualche anno, poi, si è sviluppato un uso improprio del Real Teatro di Napoli, prestato a eventi non legati al linguaggio cui è destinato, con conseguenti forti polemiche tra favorevoli e contrari.
La verità è che il San Carlo, che aveva figliato la Scala e tutti i lirici d’Europa, è oggi alla rincorsa del risanamento del buco dovuto agli affanni dei decenni passati. È in fieri un piano triennale finalizzato non solo all’equilibrio finanziario, ma anche all’aumento della produttività e alla riduzione dei costi di gestione, anche a costo di pagare un prezzo di immagine per certi eventi, che fanno arrossire l’invidiata tradizione e l’antico prestigio sancarliano. Gli ultimi bilanci sono in pari, ed è già un risultato; la produzione è triplicata rispetto al 2012, gli incassi da botteghino sono raddoppiati, ma il vero rilancio è lontano.
Le fondazioni lirico-sinfoniche moderne, deputate alla gestione dei lirici italiani, versano in difficoltà economico-patrimoniali. Quella del San Carlo riceve la metà dei fondi statali e regionali destinati alla Scala. Più soldi arrivano anche all’Opera di Roma, alla Fenice di Venezia, al Maggio Fiorentino e al Regio di Torino. Al Massimo milanese, inoltre, affluiscono anche importanti sponsorizzazioni, su tutte quella di Rolex, ma anche le partnership di marchi napoletani quali Kimbo e Ferrarelle. In tal senso, per il San Carlo ci si limita a partecipazioni una tantum o legate a piccoli progetti momentanei, ma nessun imprenditore campano è disposto a investire sull’immagine del Teatro.

Così, per il San Carlo, è impossibile reggere il confronto e riprendersi il posto che gli compete. La condizione si fotografa nel palco reale, il bellissimo palco reale borbonico che tutto il mondo invidia alla sala del Niccolini: una parata di sedie in policarbonato trasparente di Kartell, modello ‘Louis Ghost‘, anche costose, ma di modernissimo design e completamente inadeguate al contesto. E infatti la sovrintendenza del teatro più bello e umiliato del mondo intende sostituirle con più degne e regali sedute, ma di soldi non ne ha, e allora è alla ricerca di donazioni private per lo scopo.
Tale è la triste realtà, ed è per questo che la stessa sovrintendenza sancarliana apre il Gran Teatro a eventi minori. L’inferior livello scavalca la fila di pigne e dissacra il tempio della Cultura napoletana. Ne guadagna la cassa, ma non l’immagine.

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Il Sole di piazza san Domenico a Napoli

Angelo Forgione In molti l’avrete calpestata senza accorgervene. Si tratta della raggiera disegnata sulla pavimentazione dello slargo nel cuore di Napoli, lì dove Raimondo de’ Sangro operava, tra le mura dei sotterranei del suo palazzo.
Quella stella, alla base della guglia voluta nel 1656 dal popolo napoletano come ex-voto a san Domenico per aver scongiurato la peste, è un vigoroso segno non solo ornamentale, ben incastonato nel clima della Napoli esoterica del Settecento, secolo in cui fu realizzata la particolare pavimentazione in pietra vesuviana. La guglia significava un’antenna captatrice di energia ultraterrena, e la raggiera era l’energia scaricata a terra, distribuita sul piano terreno per la vita.

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Il Nilo ha messo la testa a posto

Angelo ForgioneLa statua del Nilo ha finalmente messo la testa della sfinge a posto. Dopo più di cinquant’anni, il volto egizio, staccato e rubato dalla scultura del ‘Nilo’ di Napoli durante gli anni ’60, è tornato a casa. Lo scorso dicembre, il pezzo fu ritrovato in Austria dai Carabinieri dal nucleo per la Tutela del Patrimonio e restituito senza opposizione da un collezionista locale, che l’aveva acquistato decenni fa in buona fede.
Oltre 2.200 donatori, italiani e stranieri, hanno dato il loro piccolo contributo economico per il restauro, con il supporto di  Carmine Masucci, promotore del “Comitato per il restauro della Statua del Corpo di Napoli” e amministratore del complesso monumentale del Museo Cappella San Severo, altro luogo simbolo della Napoli esoterica, voluta nel Settecento da Raimondo di Sangro, ispiratore proprio del Rito Egizio di Napoli (fondato da Alessandro di Cagliostro), che si propose di unificare le logge massoniche iniziatiche nell’obiettivo di purificare le varie religioni e raccogliere gli elementi appartenenti alla vera Tradizione sparpagliati nei diversi culti.
Il riposizionamento della testa della sfinge sarà celebrato sabato 15 novembre con una conferenza stampa per spiegare il lavoro svolto. Appuntamento in piazzetta Nilo alle ore 10.30. Alle 11.30 sarà svelato al pubblico il monumento (foto in anteprima in basso) e infine, alle 12.30, si terrà un concerto della Fanfara del decimo reggimento Carabinieri Campania in piazza San Domenico Maggiore.
La statua del ‘Nilo’ fu sistemata nel Regio Nilensis, là dove un tempo era il quartiere nilense dei mercanti Alessandrini d’Egitto, nel cuore della Neapolis greco-romana. La scultura, sepolta con la partenza dei mercanti e dimenticata, poi rinvenuta anch’essa acefala dal sottosuolo nel 1476 e sistemata nel 1657, rappresenta il dio Nilo in sembianze ellenistiche pagane di vecchio uomo, coricato fra una cornucopia – in segno di prosperità e ricchezza – e la stessa sfinge, circondato da puttini che simboleggiano le ramificazioni del fiume egiziano. Manca la testa del coccodrillo, all’altezza dei piedi del Nilo. L’attuale basamento con l’epigrafe fu sistemato nel 1734, con l’ingresso di Carlo di Borbone a Napoli, quando la statua fu restaurata.
La scultura simboleggia anche l’importazione di culti della tradizione ermetica egizio-alessandrina. Vale la pena ricordare che la trilogia egizia delle forze spirituali è Ka-Ba-Akh, ossia forza vitale, anima e aura. È chiara la forte assonanza con il termine ebraico qabbaláh. Napoli capitale, nel Settecento, fu proprio punto di contatto della Tradizione egizia con quella ebraica, in un ambiente già pregno di Tradizione ellenica. Tutti questi fermenti crearono tutto ciò che la città, a livello popolare, ha ricamato attorno al gioco del Lotto. Il più significativo prodotto di questi fervori fu la Smorfia napoletana, una forma folcloristica di cabala per l’interpretazione dei sogni, legata etimologicamente ed esotericamente alla divinità greca dei sogni Morfeo.

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a Venezia Pulcinella e l’uovo alchemico della vita

Angelo Forgione – Dopo le edizioni di Amalfi, Positano, Salerno, Rapallo, Santa Margherita Ligure e Portofino, il Festival internazionale dell’animazione ‘Cartoons on the Bay’, organizzato dalla Rai, si è spostato a Venezia. 8 saranno i vincitori dei ‘Pulcinella Award’, tra le 40 opere in concorso in questo week-end. Premio significativo sarà il ‘Pulcinella Award alla carriera’ per Guillermo Mordillo, in laguna insieme a Bruno Bozzetto per scegliere i nuovi talenti dell’animazione, tra i 25 partecipanti, nella sezione ‘Pitch me’.
Sarà inoltre premiata con il ‘Pulcinella Studio Italiano dell’Anno’ la Mad Entertainment, la factory creativa e produttiva fondata a Napoli nel 2010 da Antonio Fresa, Luigi Scialdone e Luciano Stella, che ha anche realizzato la sigla di ‘Cartoon on the Bay 2014’, sviluppata sul tema di quest’anno: la paura, che, come la tradizione seicentesca del giuglianese Giambattista Basile insegna, nelle favole, da cui nascono i cartoons, serve ad abituare i bambini alle future difficoltà e a prepararli alla vita. Pulcinella, il piccolo pulcino, nasce dall’uovo alchemico della vita, con un riferimento storico-esoterico tutto napoletano, e già dai primi respiri trova la morte a incombere. Ma Pulcinella è fuoco vulcanico, esplosivo, ed “erutta” immediatamente con tutta la sua vitalità, già pronto ad affrontare le difficoltà con la sua indole “leggera” e incurante del pericolo con cui esorcizza le paure e sfugge alle avversità dell’esistenza. Come nel cartoon del 1973 di Emanuele Luzzati e Giulio Gianini, i suoi nemici sono i Carabinieri, anche qui con un riferimento storico risorgimentale, che finiscono per essere loro stessi rincorsi dalla morte, mentre Pulcinella naviga su una gondola in acque più o meno tranquille.
“La creatività solare del Mezzogiorno italiano, l’estro di Partenope – ha detto Stella a Adnkronos/Ign – hanno fatto di MAD studio uno dei più significatici esempi degli ultimi anni di tenacia e professionalità, a dimostrazione che l’animazione tricolore è pronta con i suoi nuovi protagonisti ad affrontare altre e più severe sfide”.

Cappella Sansevero al top tra i musei d’Italia per TripAdvisor

Il museo italiano preferito dai viaggiatori di tutto il mondo è la Cappella Sansevero a Napoli, nono a livello europeo e primo in Italia. Il sito di viaggi TripAdvisor ha annunciato nei giorni scorsi i vincitori dei Travelers Choice Attractions 2013, i premi basati su milioni di recensioni e opinioni dei viaggiatori di TripAdvisor. Questa prima edizione dei premi ha riconosciuto 1.263 attrazioni divise in luoghi storici, musei, parchi e parchi di divertimento.
Il primo posto della classifica dei musei italiani preferiti dai viaggiatori di tutto il mondo è il Museo Cappella Sansevero di Napoli che si è guadagnato il premio battendo blasonate gallerie di fama internazionale a Roma, Firenze e Venezia. Il museo è anche entrato nella classifica a livello europeo conquistando la nona posizione dietro a musei del calibro del Louvre di Parigi e del British Museum di Londra. Un altro museo della citta’ di Napoli chiude la top 10 italiana al decimo posto: il Museo Archeologico Nazionale, il primo costituito in Europa in un monumentale palazzo seicentesco. Tra i parchi italiani preferiti dai viaggiatori di TripAdvisor è premiato il Parco Virgiliano di Napoli, dal quale è possibile ammirare tutto il golfo e le isole antistanti e che si classifica in quarta posizione dietro ai Giardini Pubblici di Taormina (1°), il Parco di Monza (2°) e il Parco del Valentino a Torino (3°).
“Congratulazioni a Napoli che si rivela meta apprezzata dai viaggiatori internazionali per i suoi musei ma anche per il Parco Virgiliano”, ha commentato Valentina Quattro, portavoce di TripAdvisor per l’Italia.

VITRIOL, i misteri di Napoli si svelano al cinema

La Napoli esoterica sta arrivando in tv con il cartoon “il piccolo Sansevero” ma anche al cinema con “VITRIOL“, acronimo di “Visita Interiorae Terrae Rectifando Inveniens Occultatum Lapidem”, un film che sarà nelle sale cinematografiche nel mese di Novembre. Prodotto dalla S.M.C. di Salvatore Mignano, avrà per soggetto il mistero dell’Arcadia. Un’opera che restituisce alla città partenopea un ruolo centrale sugli influssi e i cambiamenti storici degli ultimi due secoli italiani e che attesta il capoluogo campano come uno dei luoghi simbolo dell’esoterismo.
Lola Verdis è una ragazza di 25 anni laureanda in architettura all’Università Federico II di Napoli. L’obiettivo della sua tesi è documentare i legami tra costruzioni e simbologia massonica nella Napoli del periodo borbonico. Il ritrovamento di un oggetto fuori dal comune però la porterà ad una concatenazione di scoperte su un’antica e segreta fratellanza esoterica: l’Ordine Osirideo Egizio, di cui l’achimista e massone Principe di San Severo fu il Gran Maestro. È questa la trama di “VITRIOL” una storia documentata e portata sullo schermo attraverso un’attenta e seria ricerca eseguita dal regista napoletano Francesco Afro de Falco e dallo sceneggiatore Giovanni Mazzitelli, grazie anche alla collaborazione dello scrittore e studioso di esoterismo Luigi Braco. A metà tra il finto documentario e un film vero e proprio i protagonisti si muoveranno in posti reali, come all’interno della villa dell’alchimista Giustiniano Lebano sita a Torre Annunziata, in cui è ancora possibile notare una simbologia alchemica al suo interno. Ma si parlerà anche di altri membri dell’ordine come l’occultista Giuliano Kremmerz nativo di Portici e del suo maestro Pasquale De Servis, meglio conosciuto in ambito iniziatico come Izar Ben Escur. La troupe ha avuto dei permessi speciali per effettuare delle riprese proprio avanti alla sua tomba situata nei sotterranei della chiesa madre all’interno del cimitero di Portici. Ma tante altre sono state le location in cui il film è stato girato ossia: all’interno del cimitero del quadrato degli uomini illustri, nella Reggia di Portici, nell’ipogeo vanvitelliano della Santissima Annunziata e nelle splendide gallerie del Tunnel Borbonico.
«Il tema del film è la ricerca, non intesa come fine ma come “mezzo” per un evoluzione interiore – spiega il regista – e i protagonisti della storia sono chiamati ad effettuare ognuno il proprio “VITRIOL” interiore oltre che esteriore, scenderanno fisicamente nelle viscere della terra in questo caso nel ventre di Napoli alla scoperta di luoghi dimenticati ma di riflesso la “discesa reale”, quella che serve al “cambiamento” l’effettueranno dentro se stessi. Tornando alla tradizione dell’Arcadia citata poc’anzi, Jacopo Sannazaro, autore appunto dell’omonimo romanzo, scrive: “La terra che io pensavo fosse soda, rinchiude nel suo ventre tante concavità!” – Arcadia (1504). Si parla di terra cava e di antiche tradizioni misteriche come la leggenda del fiume Sebeto di cui ne discorrono anche Virgilio e Columella ricordato dalla famosa statua del Nilo posta nei pressi di piazza San Domenico Maggiore, zona in cui si stabilì la comunità degli alessandrini d’Egitto nel II s. d.C.».
Altra icona di Napoli è la famosissima statua del “Cristo Velato” eseguita dallo scultore Giuseppe Sammartino sotto commissione del principe di San Severo che per il film, per via di esigenze di sceneggiatura, è stata replicata in scala 1:1. Autore dell’opera è il giovanissimo scultore napoletano Luca Nocerino che la esporrà al pubblico il giorno della prima del film.
Grazie alla sua forte impronta culturale, la pellicola ha ottenuto un riconoscimento dal Ministero dei Beni culturali che ha provveduto anche a finanziare parte del progetto.
«Napoli ha voglia di svelarsi» dichiara ancora il regista, il quale si augura che altre opere come questa vengano alla luce nei prossimi anni per rispolverare al grande pubblico, e perchè no anche agli occhi del turista, una città leggendaria, vero crogiolo di antiche e di importantissime tradizioni iniziatiche. Una collaborazione fondamentale per la riuscita del progetto è stata quella del maestro e compositore Claudio Luongo, che,  attraverso un lavoro di grande intesa col regista, ha saputo trovare la combinazione musicale adatta per esaltare storia ed immagini con musiche orchestrali e velate contaminazioni moderne figlie dei nostri tempi.
Il film si propone di mantenere viva la ricerca esoterica e di stimolare lo spettatore a porsi delle domande riscoprendo il background della propria città ma soprattutto di se stessi.

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“Il piccolo Sansereno”. La Napoli esoterica e capitale in 3D sulla RAI

sanserenoÈ una città di grande tradizione esoterica e nel suo ventre c’è un triangolo di misteriose energie i cui angoli sono rappresentati dal centro geometrico della basilica di San Domenico, dal baricentro del cortile di palazzo di Sangro e dal basamento della statua in piazzetta Nilo. Per riappassionare tutti a questo straordinario luogo e agli altri in cui Napoli e la Campania si fanno leggenda arriva su Rai Due Il Piccolo Sansereno e il Mistero dell’Uovo di Virgilio, il primo cartone animato in 3D ispirato, ambientato e creato interamente a Napoli che porta sullo schermo un personaggio immaginario di Nicola Barile nato pochi anni fa per il mercato editoriale. È Edoardo Maria Gastone di Vivara, XV principe di “Sansereno”, un vivace ragazzino che vive in un palazzo principesco – ispirato al Palazzo dello Spagnolo nel rione Sanità – nel centro antico di Napoli, a piazza San Domenico Maggiore, poco distante dalla magnifica cappella del vero Principe di Sansevero, che è suo padre.
Il piccolo respira la cultura di Napoli capitale nell’epoca dell’illuminismo borbonico del 1700 in cui l’Europa guarda alla città meta di artisti, letterati, scienziati e alchimisti. Una città in cui il vero Principe di Sansevero si impone come geniale figura di spicco tra alchimia e leggenda, miti e diavolerie, esoterismo e scienza. Edo è il protagonista di un’avventura tutta napoletana, alla scoperta di luoghi affascinanti, tra automi e cripte segrete, fantasmi e leggende, per recuperare l’Uovo di Virgilio sottratto dal Castel dell’Ovo. Il pestifero ragazzino è il capo della Banda dei Leoni di San Domenico, composta da bambini sia nobili che popolani. Venuto a conoscenza del grave pericolo che incombe sulla città, grazie alla sirenetta Partenope che gli appare in sogno, il principino si trova ad affrontare insieme ai suoi compagni la più grande delle avventure: Il Mistero Dell’Uovo Di Virgilio. Riuscirà la sua combriccola a restituirlo alla sirena Partenope e a salvare Napoli?
Il progetto è coprodotto dalla società napoletana Tilapia, da Mad Entertainment e da Rai Fiction, realizzato col sostegno della Regione Campania, e ha una durata di 25′. I personaggi sono stati anche riprodotti in terracotta dai fratelli Scuotto “la Scarabattola”, tra i più rinomati esperti e innovatori dell’arte presepiale.
Si consiglia di farlo vedere ai bambini, e non solo. Ai misteri di Napoli e la sua grande Storia di Napoli ci si appassiona anche così.