Dolce e Gabbana a Napoli per l’identità conservata

Angelo Forgione La maison Dolce&Gabbana festeggia a Napoli i 30 anni di attività. L’appuntamento, propiziato dal foto-shooting dello scorso giugno nel Centro Storico Unesco, è dal 7 al 10 luglio. Tutto è pronto. Previsto un ricco programma di eventi esclusivi in forma privata, tra sfilate e cene di gala alle quali parteciperanno vip di richiamo internazionale, insieme alla madrina della kermesse, Sofia Loren. Il via il 7 luglio, con una speciale sfilata di moda che partirà dalla Villa Pignatelli. Il giorno seguente si sfilerà in passerella a via San Gregorio Armeno. Il 9 luglio, grande cena di gala con sfilata a Castel dell’Ovo. E infine, il 10 luglio, evento conclusivo con suggestiva cena sulla spiaggia di Palazzo Donn’Anna, a Posillipo.
Ma perché i due famosissimi stilisti hanno scelto proprio Napoli per questo importante anniversario? La bellezza mediterranea del golfo, nella stagione estiva, ha pesato solo in parte. In realtà il motivo è l’identità che Napoli conserva, quella che l’Unesco riconosce come bene dell’umanità da proteggere. E i nostri si sono resi conto di quanto Napoli sia diversa da tutte le città occidentali proprio trascorrendo del tempo per gli scatti della collezione. L’hanno vissuta e conosciuta bene, e se ne sono innamorati, decidendo di tornare a luglio per festeggiare con l’hashtag #DGLovesNaples. «Ci piacciono le strade – dicono Domenico e Stefano – perché sono ancora come negli Anni ’50. È un posto che non ha dimenticato le sue radici ed è una cosa che apprezziamo molto. Amiamo le grandi città, la tecnologia e il futuro, ma per comprendere la vita vera degli Italiani hai bisogno di vedere le loro radici. Ci siamo innamorati subito di questo luogo. E i napoletani sono molto sinceri ed espressivi, veri attori di cinema. Siamo qui a Napoli perché pensiamo che queste persone siano le migliori del mondo. Davvero forti e con un cuore gigante. I napoletani sono le persone più avanti in Italia, sono molto creative. La gente di Napoli non ha fatto altro che aprirci il proprio cuore. Abbiamo ricevuto un benvenuto meraviglioso. E poi il cibo qui è molto di più che mera sostanza, è ragione di vita». Insomma, per onorare il made in Italy, D&G hanno scelto il made in Naples e un palcoscenico perfetto per una festa memorabile. E gli ospiti, vedrete, saranno catturati dal fascino di Partenope più che dalle sfilate.
Per l’occasione, il Comune ha omaggiato l’organizzazione dell’occupazione del suolo cittadino, ma gli stilisti finanzieranno restauri ai Decumani e editeranno una pubblicazione su Napoli da mandare in giro per il mondo, oltre a pagare la locazione di Castel dell’Ovo e di Villa Pignatelli, il risarcimento per gli esercizi commerciali costretti a chiudere e la retribuzione di netturbini e polizia municipale, perché ci sarà da sopportare alcuni disagi. Lascino che sia i napoletani, generosamente e pazientemente, offrendo al mondo dell’Alta Moda uno spettacolo a loro concesso tutti i giorni. Poi verrà il ritorno di immagine per una città in buona rincorsa.

Tempo di Pastiera, tempo di profumi e sorrisi.

Angelo Forgione – Tempo di Pastiera, tempo di profumo nell’aria di Napoli… e di sorrisi.
Il dolce pasquale napoletano è una vera sfida tra massaie a chi la fa più buona, vantando la custodia e il rispetto della vera ricetta. C’è chi, alla ricotta, mescola le uova sbattute; c’è chi invece sostituisce l’aggiunta con crema pasticcera. Ma il giudizio non è mai unanime. L’unica certezza è che la pastiera va preparata il Giovedì Santo, al massimo il Venerdì, per consentire l’esaltazione degli aromi. Il resto è rito.
Le primissime versioni della Pastiera risalirebbero addirittura alla Neapolis romana, accompagnanti le feste pagane per la celebrazione dell’ingresso della primavera. Così come la conosciamo oggi, nasce nei monasteri dei decumani, per mano delle suore che ne simboleggiarono la Resurrezione di Cristo. Quelle del convento di San Gregorio Armeno erano considerate vere e proprie maestre nella sua preparazione, ricca di profumo e sapore che significano la Primavera. Il grano cotto, l’acqua di fiori d’arancio, il limone, il cedro e l’arancia candita, la cannella e la vaniglia. Cosa c’è di più profumato al mondo? Provate ad entrare in una casa napoletana nei giorni che precedono la Pasqua, e ve ne renderete conto.
L’esplosione dolciaria al tempo dei Borbone diede ancora più slancio all’ormai nobile dolce. Pare che la regina Maria Cristina di Savoia, la “Regina Santa” di cui si diceva che non sorridesse mai, cedette alle insistenze del marito Ferdinando II, ghiotto del dolce pasquale. Ne assaggiò una fetta e sorrise. Il re esclamò: «Per far sorridere mia moglie ci voleva la Pastiera, ora dovrò aspettare la prossima Pasqua per vederla sorridere di nuovo».

La statua più bella del mondo? Scolpita da un presepista.

Brevissima storia del Presepe napoletano a “la Radiazza” di Gianni Simioli su Radio Marte.

Con “Illuminapoli” il via al Natale

ma nella strada dei pastorai di San Gregorio Armeno è polemica

illuminapoliAngelo Forgione per napoli.com – Inaugurate sabato 30 novembre, in anticipo rispetto al tradizionale week-end dell’Immacolata, le luminarie natalizie targate “Illuminapoli”. Cerimonia in piazza del Plebiscito col sindaco De Magistris, il vicesindaco Sodano, il presidente della Camera di Commercio Maurizio Maddaloni e il direttore operativo della Citelum Acea Napoli Pasquale Gerardo Franco Citro.
Installazioni tridimensionali e luci di ultima generazione a basso consumo con giochi luminosi in diversi punti della città, tra i quali: piazza Vanvitelli, via Kerbaker, via Solimena, via Luca Giordano, via Massimo Stanzione, via Scarlatti, via Morghen, via Bernini, via Alvino, piazza dei Martiri, piazza Vittoria, via Morelli, via Calabritto, via S. Caterina a Filangieri, via dei Mille, via Chiaia, via Colonna, piazza Municipio, via Cervantes, via Incoronata, via del Carretto, via Guantai Nuovi, via Pessina, piazza Dante, via Toledo, piazza Trieste e Trento, piazza Plebiscito, Galleria Umberto I, via Duomo, corso Umberto, corso Garibaldi. Sulla rete è stato avviato anche un sito internet dove si potranno inviare le fotografie personalizzate e vedere quelle più belle.
Resta lo spinoso problema di San Gregorio Armeno, la strada dei pastori famosa nel mondo che attrae milioni di visitatori. Il gemellaggio sancito con le “luci d’artista” di Salerno nello scorso anno è saltato a causa di lungaggini burocratiche ma la Camera di Commercio assicura che dei decori luminosi arriveranno entro la festa dell’Immacolata anche ai Decumani. E così, mentre a Piazza Plebiscito si sono accese le luci, nell’antica Neapolis è stata inaugurata la 141esima edizione della “Fiera di Natale ai Decumani” con lo spegnimento simbolico delle luci delle botteghe artigiane di San Gregorio Armeno per dieci minuti, a partire dalle ore 18.
I presepi napoletani avranno i loro prosceni anche fuori città: a Milano, dove domenica 1 dicembre si inaugurerà la mostra di arte presepiale promossa dall’Associazione Corpo di Napoli e al Vaticano di Roma, dove lunedì 2 partirà l’allestimento di una grande Natività sotto l’Obelisco in piazza San Pietro.

Napoli non solo ombre, alberghi pieni a Natale

Natale a Napoli, pochi soldi ma tanti turisti in arrivo. Inutile dirlo, da gran richiamo fa San Gregorio Armeno con la sua tradizione presepiale. Anche il Comune di Napoli, nel gran clima di totale austerity, ha approntato un programma di eventi consultabile sul sito istituzionale che prevede mostre nei musei, presepi viventi, fiere e mercatini, visite guidate e spettacoli. Previsto il tutto esaurito negli alberghi di una città che fa perno sulla sua cultura per richiamare visitatori senza troppi “strilli” e per annullare la cattiva pubblicità derivante da eventi tristi e talvolta luttuosi che spesso condizionano più la percezione di troppi napoletani che non quella di chi ha voglia di scoprire e toccare con mano la città del Natale d’occidente. A partire dalla notte tra il 7 e l’8 che vedrà andare in scena “la Notte di Benino”, una nottata dedicata soprattutto a chi deve completare gli acquisti per la realizzazione del presepio casalingo che troverà aperte le botteghe artigiane presepiali del centro Antico usufruendo di uno sconto del 10% sui prodotti acquistati. Sabato 8, dalle ore 10:30 e fino alle ore 18:30, Via Duomo diventerà anche la strada della Storia grazie all’Associazione “Compagnia d’Arme la Rosa e la Spada” che farà rivivere ai Napoletani ed ai turisti il Medioevo ed il Rinascimento meridionale con spettacolari esibizioni di scherma medievale.

Gemellaggio campano: “Luci d’Artista” a Napoli, Tradizione napoletana a Salerno

Vantaggi per entrambe le città ma De Luca si prende il proscenio

“Luci d’Artista” salernitane a San Gregorio Armeno. Il sindaco di Salerno Vincenzo De Luca, dopo aver inaugurato le installazioni di Salerno, accenderà anche il Natale dei decumani con un taglio del nastro previsto per Sabato 10 Novembre alle 17 in piazza San Gaetano che segnerà l’apertura ufficiale del “Natale lungo a Napoli” e della 140esima Fiera di Natale ai Decumani.
Una tranche delle bellissime luci viste negli anni scorsi a Salerno, una ventina di opere, sono state installate nei decumani nell’ambito di uno scambio culturale con l’associazione “Corpo di Napoli” e gli artigiani di San Gregorio Armeno coaudiuvati da “Napoli Sotterranea” e dalla IV Municipalità che prevede l’installazione nella Basilica di Santa Restituta del Duomo di Napoli di una copia della scena centrale del presepe dipinto realizzato dal maestro salernitano Mario Carotenuto. Tantissime le iniziative che avranno come colonna sonora la musica popolare del gruppo “Ars Nova” e degli “Zampognari dell’Alto Casertano” che sfileranno per i Decumani. Altre luminarie nelle strade più importanti della città saranno inoltre assicurate, come negli anni scorsi, della Camera di Commercio di Napoli.
Salerno aiuta Napoli e Napoli aiuta Salerno che potrà offrire nientepopodimeno che l’eredità della rinomata Tradizione presepiale del Settecento Napoletano. Dal 1 Dicembre, infatti, negli spazi del Tempio di Pomona a Salerno, sarà allestita la mostra di arte presepiale dedicata ai celebri presepisti di San Gregorio Armeno: D’Auria, Sciuscià, Petrucciani, Maddaloni, Onofrio, Fusco, Cesarini, Di Virgilio, Il Mondo dei Pastori, Fratelli Gambardella, Gambardella Pastori, Originalità di Pulcinella, Pepe, Alpa, Buonincontro, Gambardella Presepi e Cosmos. E poi una Natività realizzata dalla Bottega Giuseppe e Marco Ferrigno, oltre alle maschere di Riccardo Ruggiano, ai fiori finti di Lucio Ferrigno ed agli strumenti musicali tradizionali popolari dell’Officina della Tammorra. A costo zero per le istituzioni napoletane perchè sarà “Corpo di Napoli” ad accollarsi le spese di trasporto e di allestimento dei presepi a Salerno.
Insomma, De Luca accetta di riciclare a San Gregorio Armeno parte delle luci che hanno portato turismo a Salerno negli anni scorsi, e avrebbe potuto anche rifiutare la richiesta partita da Napoli. Ma, leggendo qua e la, sembra che stia salvando il capoluogo di regione tanto da meritarsi di finire sul presepe con una statuina realizzata da Ferrigno e il proscenio dell’inaugurazione nella famosissima strada dei presepi. Non è esattamente così perchè il sindaco di Salerno sa di portare a casa un po’ di quella grande Tradizione che porta turisti a Napoli da secoli. San Gregorio Armeno si illumina a festa e Salerno guadagna una succursale della stessa San Gregorio.
Riconoscenza e dignità! Sbagliato far passare l’operazione come un atto di carità di De Luca. Vietato cascare nella trappola della ribalta che il sindaco di Salerno si prenderà Sabato a San Gregorio mentre De Magistris è alle prese con le casse vuote di un Comune che peraltro non paga bollette dell’illuminazione pubblica e rischia di lasciare la città al buio proprio mentre San Gregorio finalmente si illumina. Napoli e Salerno sono città importanti che fanno benissimo a scambiarsi rispettive competenze e disponibilità per ingrossare il turismo natalizio della Campania, senza entrare in competizione e senza prestare il fianco ai personalismi. Perchè è indubbio che “Luci d’Artista” sono De Luca mentre il presepe è Napoli.
Fin qui è tutto “luminoso” o quasi. Ma dietro le luci non tutto risplende. Se a Napoli l’attrattiva presepiale non ha costi che ricadono sulla comunità ed è una vera e propria economia legata alla cultura che semmai risente da anni della scarsa valorizzazione da parte del Comune di Napoli, l’attrattiva luminaria salernitana creata da De Luca ha dei costi enormi che non accontentano tutti i salernitani. Bisogna partire dal presupposto che “Luci d’Artista” è un evento nato a Torino nel 1998 e mutuato da Salerno nel 2006 dopo averne apprezzato i risultati. Ne è nato un gemellaggio con uno scambio di installazioni realizzate da ditte torinesi che sono le vere “vincitrici” dell’operazione.
La ricaduta sul commercio e sulle presenze turistiche a Salerno e dintorni sono enormi e i costi vanno sempre rapportati ai ricavi. Ma va detto che, a quanto pare, le luminarie artistiche costano il triplo rispetto a Torino: 2,5 milioni a fronte di 830mila euro. Nel capoluogo piemontese l’intervento del Comune si limita alla cifra di 130.000 euro mentre altri 700.000 sono coperti dagli sponsor (senza contare il fatturato delle ditte realizzatrici). A Salerno il Comune copre invece ben 2,2 milioni di euro e i restanti 300mila li mette la Camera di Commercio con qualche sponsor. Sempre meglio dei 3 milioni spesi negli anni scorsi. E sempre meglio dello stallo napoletano.