Sasà Cafaro come Paolo Di Canio, lealtà sportiva senza ribalta

Angelo Forgione Un comportamento che insegna il valore della lealtà sportiva. L’ha tenuto Salvatore detto Sasà Cafaro, centrocampista del Casoria, nella semifinale di ritorno della Coppa Italia dilettanti contro il Giugliano.
Con la sua squadra in vantaggio 1-0 in trasferta, dopo lo 0-0 dell’andata, al minuto 32′ Cafaro è lanciato da un compagno verso la porta avversaria. Il difensore avversario Rosario Di Girolamo è in vantaggio di posizione ma all’improvviso rallenta, alza il braccio, si ferma e si accascia per un problema muscolare. Sasà capisce che si sta spalancando un’autostrada verso la porta ma decide di rinunciare ad involarsi solitario in direzione del portiere e di segnare, probabilmente, il raddoppio che può valere la qualificazione alla finalissima. La partita finirà con il risultato di 4-1 per il Giugliano.
In un calcio in cui al vertice si insegna che vincere è l’unica cosa che conta è nuovamente un napoletano, dopo Fabio Pisacane e la sua denuncia di tentata combine ad aprire le indagini sul calcioscommesse nel calcio professionistico, a insegnare i valori dello #sport e della correttezza dai quali non si dovrebbe mai prescindere.
Calcio minore, e Sasà Cafaro è senza ribalta. Farebbero bene le tivù nazionali a citarlo in questo week-end di calcio professionistico. Così, tanto per dare un esempio.

Lacrime di gioia per Pisacane, un napoletano che ce l’ha fatta!

pisacane_cagliariAngelo Forgione 18 settembre 2016, data da ricordare per chi ama lo sport pulito, proprio nella domenica in cui il calendario di Serie A ha proposto Inter-Juventus, ri-edizione in campo dell’aspro conflitto di Calciopoli, a dieci anni di distanza dal grande scandalo del Calcio italiano. Non l’ultimo, perché a seguire, nel 2011, ne è spuntato un altro, quello di Scommessopoli, battezzato “Last Bet” nell’inchiesta della Procura di Cremona aperta dalla denuncia alla Procura Federale di Fabio Pisacane, napoletanissimo dei quartieri spagnoli, difensore venticinquenne in forza al Lumezzane che rifiuta l’offerta clandestina di 50.000 euro da parte del direttore sportivo del Ravenna, Giorgio Buffone, lui che in Lega Pro ne guadagna poco più in una stagione intera. Fabio, detto “Faffolino”, sogna la Serie A. Ha pure superato un bruttissimo dramma personale: una mattina, all’alba della carriera, si sveglia completamente paralizzato. Il sistema nervoso in avaria, il coma e poi la sentenza: sindrome di Guillain-Barré. Tre mesi in ospedale. Un incubo, fortunatamente a lieto fine. Strada tutta in salita per riprendersi la salute, e poi per scalare le categorie minori del professionismo con in testa l’obiettivo di arrivare alla massima.
Il gesto esemplare di Fabio viene pure stranamente eclissato dalla stampa, che manda sulle prime pagine il solo Simone Farina, difensore romano del Gubbio, encomiabile anch’egli per la denuncia di una tentata combine che segue quella del napoletano. “Faffolino” se ne sta in silenzio ma pochissimi tra gli attenti, tra cui chi scrive, incalzano perché gli siano restituiti i giusti meriti. Il tempo è galantuomo, cosicché inizia pian piano a farsi luce sull’esempio del ragazzo dei quartieri spagnoli. Va a finire che addirittura la FIFA, nell’aprile 2012, nomina entrambi i calciatori ambasciatori del Calcio pulito nel mondo, con un conferimento ufficiale a Roma. Fabio, intanto, è salito di categoria, promosso in Serie B con la Ternana. Poi all’Avellino, ancora in “cadetteria”, prima di passare al Cagliari con mister Massimo Rastelli, torrese, e disputare un campionato da protagonista nella stagione della promozione. La conferma nella rinforzata rosa del Cagliari 2016/17 gli schiude il sogno dell’esordio in Serie A, cullato nelle prime tre partite. Lo incontro in un giorno di fine agosto nel cuore dei quartieri spagnoli, reduce dal bel pareggio della sua squadra contro la Roma al Sant’Elia, e mi mostra la nuova attività commerciale che sta per inaugurare col padre: prodotti tipici sardi, umbri e irpini in vendita lì dove è partito per la sua scalata. Gli dico «Forza Cagliari», che è per dirgli che tifo per lui.
E oggi, a trent’anni, contro l’Atalanta, Fabio ha coronato il suo sogno, undici dopo il suo esordio da professionista. 80 minuti da titolate, contro un cliente scomodo di nome Alejandro Gomez. I due si scontrano al 35′ alle soglie dell’aria di rigore cagliaritana, con i sardi sul punteggio di 1-0, quando l’atalantino, tra i più vivaci dei suoi, viene sgambettato da “Faffolino” e messo a terra. Fuori area, e però l’arbitro Fabbri fischia un rigore che può rovinare la giornata. Paloschi lo fallisce, e giustizia è fatta. Finisce 3-0, con doppietta di Marco Borriello, altro napoletano giunto in estate a rinforzare i rossoblu.
Fabio abbraccia Rastelli al triplice fischio. Nel dopo gara, va in mixed-zone e non trattiene l’emozione al microfono di Vittorio Sanna (Videolina): «(…) Stava succedendo l’impossibile ma non poteva finire così. Oggi il destino mi ha dato una grossa mano. Da quattro mesi pensavo notte e giorno a questo momento e a tutte le difficoltà che ho attraversato. Però non ho mai mollato un secondo». La voce si rompe. «Non ce la faccio».

Qualche minuto per drenare le lacrime di gioia e “Faffolino” torna ai microfoni. «Nell’ultima settimana ho cercato di non pensare, ma durante la notte la testa mi portava indietro nel tempo di 10, 11 anni. Scene particolari. Un carico di emozioni che per fortuna sono riuscito a gestire. Era una partita che sognavo da tempo, ho mangiato tanta polvere, ma ce l’ho fatta. Adesso l’importante è mantenere i piedi per terra anche a trent’anni e continuare a lavorare come ho fatto fino ad oggi. Se poi aggiungiamo che abbiamo vinto, non potevo chiedere veramente di più. Ringrazio tutti, a partire dai miei genitori, fino a mia moglie che mi sopporta tutti i giorni e mio figlio che mi dà una grandissima forza. E non dimentico Massimo Rastelli, un grande uomo, uno di quelli che mantengono le promesse».
Poi Fabio torna a casa, tra i suoi affetti, e descrive la gioia sui social network: W la vita!“, scrive in chiusura. Marco Borriello commenta su Instagram: “Complimenti, Fabio!!! Un altro figlio di Napoli che conquista la Serie A. Sei una bella persona ed un professionista esemplare… goditela tutta”.
Forse
la notizia dell’esordio in Serie A di un ambasciatore FIFA del Calcio pulito meriterebbe maggiore evidenza. Anzi, levo il forse, perché la carica va rispettata. Ad ogni modo, raccontare la storia di un ragazzo che ce l’ha fatta sarebbe certamente un messaggio importante per i più giovani.
Qualcuno disse di meritar fiducia perché altoatesino e non napoletano; e finì squalificato per doping. Qualcun altro, silenziosamente, insegna i valori della vita da napoletano fiero. Grazie e complimenti sinceri, Fabio, volto pulito di Napoli e del Calcio. Sai che sono sinceramente felice per te.

Cannavaro, Grava, Pisacane… “noi siamo Napoletani”

e Gigi Vitale pone interrogativi ai tifosi ternani su twitter

Lo scorso Novembre, Totò Di Natale si era platealmente scontrato coi suoi tifosi durante la partita Udinese-Catania reclamando maggior rispetto, anche se poi fu costretto a ricomporre la situazione. Ora è il turno dell’ex calciatore del Napoli, lo stabiese Luigi Vitale, che con un “tweet” si chiede come mai i tifosi della Ternana cantano “noi non siamo napoletani” (tecnicamente non razzista) quando in squadra militano sei calciatori napoletani, compreso quel Fabio Pisacane esempio di lealtà sportiva di cui andiamo fieri noi e la stessa Ternana Calcio. A proposito, Gianello ha avvicinato o no Cannavaro e Grava che lo hanno denunciato per falsa deposizione? La sentenza dice di si, e le sentenze vanno rispettate. E allora Cannavaro e Grava si uniscono a Fabio Pisacane in quella schiera di calciatori napoletani incorruttibili perché non corrotti da tesserati di provenienza settentrionale. I cori da stadio lasciano il tempo che trovano, ma i fatti del calcio dimostrano che non essere napoletani non è che sia proprio un vanto.

Orologi e libri scomparsi, luoghi comuni sempre a posto

Orologi e libri scomparsi, luoghi comuni sempre a posto

storie (s)legate di Nadal, Yanina, Brachetti, De Caro e Gianello

Angelo Forgione – Rafael Nadal derubato di un orologio da 300.000 euro a Parigi; lui va su twitter e scrive “Parigi città di m…a”. Solo la prima parte del racconto è vera, la seconda no; o meglio prende in prestito un altro scenario, quello di Yanina Screpante, fidanzata di Lavezzi, derubata del suo orologio a Napoli lo scorso inverno. Il gioiello di Nadal pare sia stato ritrovato, almeno così dice la polizia francese. L’avrebbe sgraffignato un 38enne dipendente dell’albergo, francese, nella stanza del tennista maiorchino durante lo svolgimento del Roland Garros. Ma tant’è, il bene e il male sono dappertutto e l’arte di far proprio ciò che è degli altri è anche parigina, da sempre; ma almeno i parigini perbene non devono subire anche le offese dei derubati. Nemmeno quando il furto, anzichè con destrezza, è con scasso… chiedere a Pastore. Neanche quando un calciatore viene aggredito in strada… chiedere a Sirigu. Nulla persino dopo l’omicidio colposo di un turista straniero nella metrò di Parigi.
Strano che Napoli non sia stata chiamata in causa da Nadal come fece Arturo Brachetti quando denunciò il furto del portafogli a Lugano scrivendo su Facebook che “manco a Napoli”. È il “simpatico” vizietto di considerare la città partenopea capitale del reato mondiale quando non lo è neanche in Italia. Già, la nostra cara Italia che prende i nostri antichissimi libri dalla biblioteca dei Girolamini e li sperde in giro per il mondo in cambio di soldi. Ricettazione per cui Marino Massimo De Caro, residente a Verona, è in carcere per averne trafugati circa 2.200. Era solo il vertice di un’organizzazione criminale veronese con strategia pianificata finalizzata al lucro nel pozzo “infinito” del patrimonio e della cultura napoletana. Ma tant’è, il bene e il male sono dappertutto, e allora è meglio tornare allo sport e distrarsi gridando tutti insieme “forza Italia” dimenticando i cori razzisti, la questione meridionale nel calcio, le vicende storiche, la recessione e il calcioscommesse dell’ex terzo portiere del Napoli che ha confessato di aver tentato invano la combine. Matteo Gianello, secondo il quale sarebbe stato sdegnato dagli integerrimi Paolo Cannavaro e Gianluca Grava. È la confessione di un veronese che non riesce a corrompere un napoletano e un casertano, vero o falsa che sia. In ogni caso l’esempio di lealtà di Fabio Pisacane dai quartieri spagnoli è salvo, come i luoghi comuni che esistono se esistono il bene e il male, dappertutto… ma anche no.

Fabio Pisacane “modello”… di diritto

Fabio Pisacane “modello”… di diritto

Proprio mentre “scommessopoli” sta per entrare nella fase più calda, il calciatore napoletano Fabio Pisacane, esempio di lealtà sportiva sostenuto da V.A.N.T.O. fin dalla primissima ora, campeggia sui manifesti di un noto brand napoletano di abbigliamento per l’attuale campagna pubblicitaria che ritrae come modelli dei non modelli… modelli di vita. Un modello napoletano ambasciatore FIFA nel mondo.

Premio Fair-Play “Fortunato” a De Sanctis e Pisacane

Premio Fair-Play “Fortunato” a De Sanctis e Pisacane

la consacrazione di due esempi “difesi” da V.A.N.T.O.

Si è svolto Lunedì 27 Febbraio a Roma, presso la Sala della Protomoteca del Campidoglio, il IV premio “Andrea Fortunato” – Lo sport è vita, organizzato dall’Associazione Sportiva Fioravante Polito Onlus di S.Maria di Castellabate (Sa), promotrice della Biblioteca e del Museo del calcio Andrea Fortunato.
È stata l’occasione per premiare tra gli altri i calciatori Morgan De Sanctis e Fabio Pisacane con dei riconoscimenti per il Fair Play dimostrato. Candido Fortunato, fratello dello sfortunato calciatore Andrea ed organizzatore della kermesse, ha detto che: «era giusto premiare Pisacane, perché è stato il primo ad avviare questa nuova opera di ‘pulizia’ del calcio, essendo stato il primo a denunciare la corruzione. Morgan, oltre ad essere un campione dello Sport, lo è anche nella vita, come dimostrano tutti i suoi gesti di solidarietà. Nella vita ha un carattere schivo e poco avvezzo a pubblicizzarsi davanti alle telecamere, ma è veramente una bella persona».
Due esempi: un calciatore napoletano, primo vero sabotatore del calcioscommesse snobbato come non altri, e un altro del Napoli ferocemente infangato insieme a tutto l’ambiente partenopeo da sospetti privi di fondamento.

A sostenerli dalla prima ora V.A.N.T.O. c’era. E ora si rallegra con piena soddisfazione per aver sensibilizzato su Pisacane nell’ambito delle offese bergamasche e per aver sostenuto De Sanctis dando qualche noia a Juventus e Cesena (caso Rodriguez).

Pisacane, anche Blatter si è svegliato!

Pisacane, anche Blatter si è svegliato!

V.A.N.T.O. invitato dalla Ternana

Missione verità sempre più compiuta. E così anche Blatter si è accorto di Fabio Pisacane. Il 12 Gennaio, dopo la serata della premiazione del “Pallone d’Oro” a cui è stato invitato Simone Farina, il Presidente FIFA ha scritto su Twitter di aver appreso (solo ora) della denuncia di Pisacane rispetto al tentativo di corruzione calcistica. Così, la sera del 14, Studiosport XXL ha bacchettato in maniera pungente i vertici del calcio italiano e mondiale per aver dimenticato il giocatore napoletano della Ternana, il primo a scoperchiare lo scandalo. Ma senza mea culpa, perchè a dimenticarsi di Pisacane non erano solo Abete, Paltini e Blatter ma anche la stragrande maggioranza dei media nazionali.
La Ternana Calcio ci ha in queste ore ringraziato nuovamente per aver lottato dall’inizio per portare alla luce la verità e ha invitato una rappresentanza di V.A.N.T.O. a “Liberati” di Terni affinchè si premi in campo il giocatore napoletano in una delle prossime partite per aver rappresentato il volto pulito di Napoli e del calcio italiano, cosa per cui tanto noi che evidenziamo le positività napoletane quanto il sodalizio umbro andiamo fieri.