Orologi e libri scomparsi, luoghi comuni sempre a posto

Orologi e libri scomparsi, luoghi comuni sempre a posto

storie (s)legate di Nadal, Yanina, Brachetti, De Caro e Gianello

Angelo Forgione – Rafael Nadal derubato di un orologio da 300.000 euro a Parigi; lui va su twitter e scrive “Parigi città di m…a”. Solo la prima parte del racconto è vera, la seconda no; o meglio prende in prestito un altro scenario, quello di Yanina Screpante, fidanzata di Lavezzi, derubata del suo orologio a Napoli lo scorso inverno. Il gioiello di Nadal pare sia stato ritrovato, almeno così dice la polizia francese. L’avrebbe sgraffignato un 38enne dipendente dell’albergo, francese, nella stanza del tennista maiorchino durante lo svolgimento del Roland Garros. Ma tant’è, il bene e il male sono dappertutto e l’arte di far proprio ciò che è degli altri è anche parigina, da sempre; ma almeno i parigini perbene non devono subire anche le offese dei derubati. Nemmeno quando il furto, anzichè con destrezza, è con scasso… chiedere a Pastore. Neanche quando un calciatore viene aggredito in strada… chiedere a Sirigu. Nulla persino dopo l’omicidio colposo di un turista straniero nella metrò di Parigi.
Strano che Napoli non sia stata chiamata in causa da Nadal come fece Arturo Brachetti quando denunciò il furto del portafogli a Lugano scrivendo su Facebook che “manco a Napoli”. È il “simpatico” vizietto di considerare la città partenopea capitale del reato mondiale quando non lo è neanche in Italia. Già, la nostra cara Italia che prende i nostri antichissimi libri dalla biblioteca dei Girolamini e li sperde in giro per il mondo in cambio di soldi. Ricettazione per cui Marino Massimo De Caro, residente a Verona, è in carcere per averne trafugati circa 2.200. Era solo il vertice di un’organizzazione criminale veronese con strategia pianificata finalizzata al lucro nel pozzo “infinito” del patrimonio e della cultura napoletana. Ma tant’è, il bene e il male sono dappertutto, e allora è meglio tornare allo sport e distrarsi gridando tutti insieme “forza Italia” dimenticando i cori razzisti, la questione meridionale nel calcio, le vicende storiche, la recessione e il calcioscommesse dell’ex terzo portiere del Napoli che ha confessato di aver tentato invano la combine. Matteo Gianello, secondo il quale sarebbe stato sdegnato dagli integerrimi Paolo Cannavaro e Gianluca Grava. È la confessione di un veronese che non riesce a corrompere un napoletano e un casertano, vero o falsa che sia. In ogni caso l’esempio di lealtà di Fabio Pisacane dai quartieri spagnoli è salvo, come i luoghi comuni che esistono se esistono il bene e il male, dappertutto… ma anche no.

Doni scaricato dagli atalantini, ora è di Roma ladrona

Doni scaricato dagli atalantini, ora è di Roma ladrona

quello schiaffo a Napoli in diretta tv sta tornando indietro più forte

Angelo Forgione – Nonostante la condanna a tre anni e sei mesi, Cristiano Doni fino a qualche giorno fa, era ritenuto innocente dall’Atalanta e difeso ad oltranza dai suoi tifosi che avevano sfilato per le strade di Bergamo lo scorso Luglio per difendere il loro capitano, tirando in ballo i napoletani ai microfoni di La7. Per la gente orobica, Doni era stato coinvolto erroneamente nello scandalo del calcioscommesse o, ancora peggio, tirato dentro a scopo strumentale.
Esultava a testa alta da quando fu assolto dall’accusa di aver pilotato, insieme ad altri giocatori, il risultato di un’Atalanta-Pistoiese (1-1) del 20 agosto 2000 in Coppa Italia. L’arresto è arrivato lo stesso, ed è stato condito da un tentativo di fuga in mutande (video) che ha messo in difficoltà tutto l’ambiente atalantino che ha iniziato a vacillare quando dalle intercettazioni con l’ex preparatore del Ravenna Santoni è venuta fuori la frase «se ci va di mezzo l’Atalanta dobbiamo espatriare, cambiare nazione». L’atalantino è accusato di aver manipolato tre partite dell’Atalanta della scorsa stagione e di aver pagato una tangente allo stesso Santoni per il quale contribuì alle spese legali del processo sportivo comprandone il silenzio davanti al procuratore federale Palazzi. In questi giorni Santoni ha ammesso di aver truccato la partita Atalanta-Piacenza dello scorso campionato di B, vinta dai nerazzurri 3 a 0. Nell’ordinanza di custodia cautelare il GIP Guido Salvini scrive che Cristiano Doni, quando ha scommesso e corrotto giocatori delle squadre avversarie, ha agito «anche per conto di imprecisati dirigenti della sua squadra».
Tradotto in soldoni, la posizione di Doni sta inguaiando l’Atalanta ma i tifosi, anche dopo l’arresto, hanno riempito i forum nerazzurri con slogan del tipo “giù le mani dal capitano”. E così, prima della partita contro il Cesena, il Presidente della “dea” Antonio Percassi ha ritenuto di lanciare un messaggio alla piazza facendo pubblicare un comunicato stampa sul sito ufficiale con cui ha invitato la propria tifoseria a stringersi intorno alla squadra e ai colori nerazzurri in questo momento difficile. Poche righe ma eloquenti: abbandonare Doni perchè continuare a difenderlo porterebbe solo danni alla società.
E così ieri la curva atalantina, la stessa che fino a ieri l’altro era dalla parte di Doni, ha esposto questo striscione: “Percassi: tutta la tifoseria è con te. Non mollare”. La prova del cambio di “strategia” la da l’assenza dello striscione “A testa alta verso la salvezza”, dedicato a Doni e alla sua esultanza dopo ogni gol, scomparso dalla “Nord”. Ora, in omaggio alla coerenza, pare che Doni non sia più il capitano, uno di loro; ora tutti si accorgono che Cristiano è di Roma ladrona dimenticando che  è cresciuto a Verona laddove si trasferì a 3 anni con i genitori genovesi, e non fa nulla che gli abbiano conferito la cittadinanza onoraria bergamasca perchè sono pronti a sottrargliela.
Insomma, la società si produce in equilibrismi e messaggi cifrati che non sono affatto casuali. In realtà si tratta di un argine a quanto sta accadendo in una città ostaggio della tifoseria più estrema. Alcuni ultras bergamaschi in mattinata erano andati in tribunale dove era in corso il processo per direttissima a Doni. Avevano incrociato il giornalista de “L’Eco di Bergamo” Stefano Serpellini, e poi portato dentro un porticato. Claudio Galimberti detto “il bocia”, capo storico della Curva Nord, amico fraterno di Cristiano Doni, già indagato per associazione a delinquere ed espulso da tutti gli stadi italiani, aveva minacciato il giornalista: «Se domani associate la cocaina alla curva, vengo al giornale, lo incendio e ti spacco le gambe. Non mi importa niente di andare in carcere». E per finire, una testata sul naso.
Succedono cose strane nella Bergamo perbene ostaggio di frange di ultras atalantini e ideologi leghisti. Con il benestare della società, due ricevitorie stampavano biglietti in serie contravvenendo a tutte le disposizioni di legge: sono state chiuse. L’assessore regionale della Lega Nord Daniele Belotti, che ha fatto visita a Doni in carcere, compare nelle intercettazioni del “bocia” mentre gli suggerisce come coordinare una protesta degli ultrà sotto la questura; era a Giugno in piazza a difendere il calciatore: è considerato l’ideologo degli ultrà ed è finito sotto indagine anche lui. E meno male che non sono Napoletani!
A proposito, l’organizzazione internazionale con sede a Singapore di cui Doni era referente italiano si sarebbe servita della camorra per liquidare le vincite, e questo basta a far capire chi era in campo con la maglia dell’Atalanta. La Napoli migliore, quella si che cammina a testa alta grazie a Fabio Pisacane che il tentativo di corruzione l’ha denunciato, e la cui Ternana veleggia in testa alla classifica della Lega Pro. Un raggio di luce nelle tenebre.

Napoli e la Ternana Calcio orgogliosi di Fabio Pisacane

Napoli e la Ternana Calcio orgogliosi di Fabio Pisacane

V.A.N.T.O. ha inviato un attestato di stima al calciatore Napoletano Fabio Pisacane che non si è piegato alla corruzione calcistica, dando un grande esempio che ci ha inorgogliti in un momento in cui qualcuno, difendendo la scomoda posizione dell’atalantino Cristiano Doni, cercava di usare i Napoletani come ombrello per le proprie paure.
Di seguito il comunicato della Ternana Calcio S.p.A., prima in classifica del Girone A della Lega Pro anche grazie al buon campionato del Napoletano, nella persona del responsabile alle relazioni esterne.

Grazie per il video, molto bello.
Anche noi siamo orgogliosi di Pisacane, conoscevamo questa storia e la scelta sua non è stata casuale, in quanto oltre ad essere un grande calciatore è una grande persona e non a caso è un vero Napoletano, aggiungo io!
Continuate a seguirci, Fabio sta facendo un grande campionato, sono sicura che sentirete parlare di lui a lungo e chissà… grazie di tifare anche Ternana!
Cordialmente.

Elisabetta Manini
Responsabile Relazioni Esterne 
Ternana Calcio spa  

per messaggi di stima a Fabio Pisacane: relazioniesterne@ternanacalcio.com

(video) Sentenza calcioscommesse: DONI E I BERGAMASCHI NON SONO NAPOLETANI

(video) Doni e i bergamaschi non sono Napoletani!
Bergamo nella vergogna, Napoli esempio di lealtà

«Noi non siamo napoletani, l’Atalanta è una società seria, non abbiamo i boss dietro la rete della porta noi»… quella frase pronunciata in diretta nazionale da un tifoso dell’Atalanta che non abbiamo dimenticato. Come avremmo potuto?
Amarezza a Bergamo per le sentenze di primo grado del processo sportivo ai protagonisti del calcio-scommesse. Da li si era levata la protesta in difesa del capitano Doni, con tanto di esponenti della Lega Nord ad alzare la voce e tifosi che davanti alle telecamere dichiaravano «noi non siamo napoletani, l’Atalanta è una società seria…». Frase sdoganata su tutto il territorio nazionale per la quale Gad Lerner dovette scusarsi due volte coi Napoletani, anzi tre Facebook compreso, dopo la denuncia vibrata di V.A.N.T.O.
Purtroppo, per i sostenitori atalantini, la giustizia sportiva non ha ravvisato irregolarità nella posizione del Napoli come fece in tempi non sospetti una certa stampa a cui non parve vero poter sbattere il solito mostro in prima pagina: il pregiudicato a bordo-campo e la storia della sua mancata esultanza al goal del Napoli, che invece ci fu eccome. Sembrano tempi lontani e invece è storia di soli due mesi fa.
Che i bergamaschi non siano Napoletani è legge di natura. Ma ora è chiarissimo che non lo siano i giocatori dell’Atalanta condannati in primo grado e lo stesso Signori che pure di Bergamo è. Se lo fossero, si sarebbero comportati come il napoletano Fabio Pisacane e ora non si starebbero nascondendo per la vergogna. Vero Giorgio Buffoni?

Giustizia sportiva è fatta, almeno per ora. Quella penale è altra cosa (e conosciamo l’infiltrazione delle mafie nel calcio), quella divina poi… è bello sapere che lassù qualcuno ci ama.

Quando i bergamaschi dicevano “non siamo napoletani”

Quando i bergamaschi dicevano “non siamo napoletani”
calcioscommesse: l’Atalanta e Doni rischiano grosso

Angelo Forgione – Processo Calcioscommesse in pieno svolgimento. Accuse e richieste di Stefano Palazzi, Procuratore Federale, separano quelli che rischiano grosso da quelli che possono tirare un sospiro di sollievo: in Serie A trema l’Atalanta, in attesa della sentenza di primo grado del processo sportivo prevista tra Lunedì sera e Martedì mattina.
La “Dea” dunque, in Serie A, è quella che rischia di più per responsabilità oggettiva. Nei guai il giocatore Thomas Manfredini e soprattuto Doni al quale viene contestata la violazione dell’articolo 7, quello che tratta l’illecito sportivo con l’aggravante dell’effettiva alterazione del risultato della gara.
«La Commissione Disciplinare, se riterrà provata la responsabilità, una volta quantificata la penalizzazione, la irrogherà nella stagione appena conclusa se avrà effetti concreti sulla classifica, altrimenti dovrà essere scontata nella stagione successiva», spiega l’avvocato Mattia Grassani, esperto di diritto sportivo.
Palazzi ha chiesto 7 punti di penalizzazione per l’Atalanta. 3 anni e mezzo di squalifica per Doni e 3 anni per Manfredini. Amarezza a Bergamo dove si trema per le sentenze di primo grado in arrivo, mentre la società orobica per ora non commenta.
Eppure li si era levata la protesta in difesa del capitano nerazzurro, con tanto di tifosi che davanti alle telecamere dichiaravano «noi non siamo napoletani, l’Atalanta è una società seria, non abbiamo i boss dietro la rete della porta noi».
Peccato per i sostenitori atalantini che la giustizia sportiva non abbia ravvisato irregolarità nella posizione del Napoli (ma su quali basi poi?) e questo è dato di fatto a prescindere dalle sentenze che verranno. Sembrano così lontani i tempi in cui la stampa aveva sbattuto il mostro in prima pagina: la storia del pregiudicato a bordo-campo e della sua mancata esultanza al goal della squadra di casa, che invece ci fu eccome (questione di scatti fotografici). Storia di soli due mesi fa quando Napoli sembrò l’epicentro del problema, e tutti a versare secchiate di fango sulla piazza partenopea: presidenti ad esaltare i boss dei prosciutti, quotidiani e siti del nord a prevedere la retrocessione del Napoli.
Che i bergamaschi non siano Napoletani è chiarissimo. Se lo fossero, oggi non starebbero rischiando la penalizzazione e il depauperamento del patrimonio tecnico della squadra del loro cuore.

 

video: Ancora scuse di Gad Lerner ai Napoletani

video: Ancora scuse di Gad Lerner ai Napoletani

Dopo le scuse “forzate” in trasmissione per aver sdoganato per 5 giorni nelle case degli italiani la pericolosa opinione dai toni razzisti di un tifoso dell’Atalanta montata in un promo della trasmissione “L’Infedele”, Gad Lerner continua a ricevere proteste e indignazione sulla pagina Facebook e sul suo blog. Così decide di riformulare le scuse per una seconda volta in un’altra trasmissione.

video: GAD LERNER CHIEDE SCUSA AI NAPOLETANI

LERNER SI SCUSA “FORZATAMENTE” COI NAPOLETANI
Dopo il nostro sdegno, scuse in diretta. Ma…

Dopo aver sdoganato per 5 giorni nelle case degli italiani una pericolosa opinione dai toni razzisti di un tifoso dell’Atalanta montata in un promo della trasmissione “L’Infedele” e da noi denunciata (leggi e guarda il video), Gad Lerner ha chiesto scusa in diretta ai Napoletani a seguito alle proteste ricevute dalla redazione del programma. Ma “forzatamente”, come da lui stesso affermato.
Nonostante le proteste che hanno portato a questo atto, la frase è stata purtroppo riproposta in trasmissione senza essere censurata dagli autori come buonsenso e correttezza avrebbero indicato, ripetendo così l’errore e amplificando il danno invece di arginarlo parzialmente.
Restano le scuse “forzate” e non sentite unitamente al rispetto ottenuto nuovamente da V.A.N.T.O. a livello nazionale per una delle tante offese gratuite alla comunità partenopea in toto, supportati da coloro che seguono il nostro movimento. Scuse “forzate” che però non cancellano il danno causato da 5 giorni di diffusione e penetrazione di un messaggio pernicioso… non tagliato dalla trasmissione.

sulla sua pagina Facebook, Gad Lerner ha comunicato:
«Avete ragione, non era giusto mandare quella frase sui napoletani, anche se squalifica solo chi l’ha detta. Le mie scuse successive avevano piuttosto il sapore di una foglia di fico che di una condanna efficace. Lo ammetto, e non si ripeterà.»