Littizzetto e il sottile confine tra la difesa e l’offesa

Tratto da La Radiazza su Radio Marte, il mio commento alle parole di Luciana Littizzetto, che nel corso del suo spazio a Che Tempo che Fa del 19 aprile ha inteso stigmatizzare l’autolesionismo italiano dimostrando che gli hooligans di piazza di Spagna erano olandesi, mica napoletani! Si trattava certamente ed evidentemente di un tentativo di evidenziare come i tifosi violenti e incivili siano dappertutto, non solo in Italia, ma tirare in ballo i napoletani in un discorso in cui si ponevano altri esempi (senza altri paragoni del genere) ha sortito come effetto anche quello di affermare i napoletani stessi come i più incivili d’Italia. La comunicazione è un’arte, e il confine tra la difesa e l’offesa può risultare a volte molto sottile.

Esempio napoletano in Svizzera

portafogliDomenica pomeriggio Danilo D’Errico, napoletano emigrato per lavoro a Ginevra, in Svizzera, si appresta a recarsi a casa dei genitori della sua convivente elvetica. Davanti al portone della loro abitazione li attende la vicina di casa, un’anziana spagnola, che gli dice: «Vi stavo aspettando. Ho trovato questo sacco nel tram 14; dentro ci sono varie cose, ma ho preferito affidarlo a voi e non al conducente perché non mi fido. Ci pensate voi a vedere cosa contiene e a provare a riconsegnarlo al proprietario?». Danilo accetta e rientra in casa con la compagna, apre il sacco e ci trova 450 franchi, cioè 400 euro, un iPad, altre apparecchiature elettroniche, vari documenti d’identità italiana e l’abbonamento ai trasporti. Il proprietario risulta essere un filippino residente a Milano e Danilo, dopo una lunga ricerca su internet, riesce a mettersi in contatto con lui. portafogli_2Dopo mezz’ora il sacchetto con tutto il suo contenuto è riconsegnato, senza offerta o pretesa di ricompensa. Il napoletano pensa che il suo premio è la coscienza pulita che lo fa sentire bene con sé stesso, anche grazie al sorriso della compagna che lo guarda e gli dice alla Totò «signori si nasce!». Il giorno dopo, alcuni colleghi e amici svizzeri del napoletano Danilo gli dicono che si è comportato in maniera esemplare ma che i soldi avrebbe dovuto tenerli.

Finalmente Pisacane! E ora De Sanctis capitano!

Finalmente Pisacane! E ora De Sanctis capitano!

150 giorni PER Fabio, 1 solo CONTRO Morgan

Angelo Forgione – Finalmente ci siamo riusciti! L’Italia, dopo cinque mesi di battaglia di V.A.N.T.O., si è finalmente accorta dall’esempio di lealtà di Fabio Pisacane, ben precedente a quello del celebrato Simone Farina. Il nostro videoclip ha girato negli ultimi giorni sui computer delle redazioni sportive e non, indirettamente sprigionato dal presidente dell’Associazione Italiana Calciatori Damiano Tommasi che ha invitato ufficialmente il calciatore napoletano della Ternana al “Gran Galà del Calcio” che si terrà a Milano il 23 Gennaio con diretta su Sportitalia.
I tanti solleciti con tanto di videoclip accompagnato all’indignazione hanno finalmente generato l’effetto Tommasi, e così la storia di Pisacane era stamante sulla Gazzetta dello Sport, poi a Radio Marte, a SkySport24 e a Studiosport dove Antonio Bartolomucci ha adoperato il nostro videoclip (ingrandendolo per nascondere i nostri marchi) per confezionare il servizio (lo si capisce dallo spicchio bianco del marchio di V.A.N.T.O. che si intravede in alto a destra durante le immagini di qualità “internet”) e non a caso ha sottolineato che il napoletano (e il romano) l’esempio lo danno.
Elisabetta Manini, responsabile delle relazioni esterne della Ternana Calcio spa, ci ha fatto pervenire la soddisfazione del sodalizio umbro per la notizia. Magari presto potremo noi stessi consegnare un “Premio VANTO” al rossoverde in segno di stima per aver mostrato la faccia onesta della vera Napoli.
Uno strano paese questo che in un solo giorno riesce a stare incollato ad un video senza fondamento che infanga un altro napoletano adottivo (De Sanctis) dai sani principi e dall’alto spessore morale, mentre ce ne mette centocinquanta per accorgersi che qualcuno, prima di Farina, aveva dato un esempio altissimo di lealtà sportiva di cui non solo il mondo del calcio ha bisogno. Abbiamo difeso Pisacane e ora difendiamo a spada tratta anche De Sanctis, non alla maniera dei bergamaschi che hanno issato a martire Doni infangando la città di Pisacane prima di scaricarlo perchè ormai scomodo per il sodalizio atalantino. No, De Sanctis lo difendiamo perchè è veramente al di sopra di ogni sospetto. Non si va davanti ad una telecamera a difendere l’onore di Napoli senza amarla davvero, senza avere carattere (dimostrato anche nell’episodio “incriminato”) e senza possedere integrità morale, contro l’accanimento di chi strumentalizzava rapine ai suoi compagni di squadra identiche a quelle capitate a tanti calciatori in tante altre città. Morgan l’ha fatto con voce quasi rotta da un sentimento autentico che l’ha reso poco lucido nel momento in cui cercava le parole per restituire alla città che l’ha adottato il rispetto che merita. Lui l’ha fatto, altri no!
Ecco perchè, nel torbido della nostra società e del nostro calcio, Pisacane e De Sanctis sono Napoletani puliti, di  nascita e d’adozione ma sempre “Napolitani” (con la i), gente da difendere senza offendere gli altri per nascondere se stessi. Noi non ne abbiamo bisogno. E a maggior ragione rilanciamo l’opzione di vedere presto la fascia di capitano sul braccio del portierone azzurro, supportando  la speranza con un gruppo su Facebook nel quale sono invitati in massa tutti coloro che ne condividono le motivazioni.
In genere si conferiscono cittadinanze onorarie, come quella che Doni ha tradito in quel di Bergamo. Ma la fascia di capitano, almeno per una partita (se non per sempre, opinione del redattore), sarebbe come assegnare a De Sanctis la “Napoletanità ad honorem”. Dopo il disgusto di queste ore, se lo merita.

(video) Sentenza calcioscommesse: DONI E I BERGAMASCHI NON SONO NAPOLETANI

(video) Doni e i bergamaschi non sono Napoletani!
Bergamo nella vergogna, Napoli esempio di lealtà

«Noi non siamo napoletani, l’Atalanta è una società seria, non abbiamo i boss dietro la rete della porta noi»… quella frase pronunciata in diretta nazionale da un tifoso dell’Atalanta che non abbiamo dimenticato. Come avremmo potuto?
Amarezza a Bergamo per le sentenze di primo grado del processo sportivo ai protagonisti del calcio-scommesse. Da li si era levata la protesta in difesa del capitano Doni, con tanto di esponenti della Lega Nord ad alzare la voce e tifosi che davanti alle telecamere dichiaravano «noi non siamo napoletani, l’Atalanta è una società seria…». Frase sdoganata su tutto il territorio nazionale per la quale Gad Lerner dovette scusarsi due volte coi Napoletani, anzi tre Facebook compreso, dopo la denuncia vibrata di V.A.N.T.O.
Purtroppo, per i sostenitori atalantini, la giustizia sportiva non ha ravvisato irregolarità nella posizione del Napoli come fece in tempi non sospetti una certa stampa a cui non parve vero poter sbattere il solito mostro in prima pagina: il pregiudicato a bordo-campo e la storia della sua mancata esultanza al goal del Napoli, che invece ci fu eccome. Sembrano tempi lontani e invece è storia di soli due mesi fa.
Che i bergamaschi non siano Napoletani è legge di natura. Ma ora è chiarissimo che non lo siano i giocatori dell’Atalanta condannati in primo grado e lo stesso Signori che pure di Bergamo è. Se lo fossero, si sarebbero comportati come il napoletano Fabio Pisacane e ora non si starebbero nascondendo per la vergogna. Vero Giorgio Buffoni?

Giustizia sportiva è fatta, almeno per ora. Quella penale è altra cosa (e conosciamo l’infiltrazione delle mafie nel calcio), quella divina poi… è bello sapere che lassù qualcuno ci ama.