Doni scaricato dagli atalantini, ora è di Roma ladrona

Doni scaricato dagli atalantini, ora è di Roma ladrona

quello schiaffo a Napoli in diretta tv sta tornando indietro più forte

Angelo Forgione – Nonostante la condanna a tre anni e sei mesi, Cristiano Doni fino a qualche giorno fa, era ritenuto innocente dall’Atalanta e difeso ad oltranza dai suoi tifosi che avevano sfilato per le strade di Bergamo lo scorso Luglio per difendere il loro capitano, tirando in ballo i napoletani ai microfoni di La7. Per la gente orobica, Doni era stato coinvolto erroneamente nello scandalo del calcioscommesse o, ancora peggio, tirato dentro a scopo strumentale.
Esultava a testa alta da quando fu assolto dall’accusa di aver pilotato, insieme ad altri giocatori, il risultato di un’Atalanta-Pistoiese (1-1) del 20 agosto 2000 in Coppa Italia. L’arresto è arrivato lo stesso, ed è stato condito da un tentativo di fuga in mutande (video) che ha messo in difficoltà tutto l’ambiente atalantino che ha iniziato a vacillare quando dalle intercettazioni con l’ex preparatore del Ravenna Santoni è venuta fuori la frase «se ci va di mezzo l’Atalanta dobbiamo espatriare, cambiare nazione». L’atalantino è accusato di aver manipolato tre partite dell’Atalanta della scorsa stagione e di aver pagato una tangente allo stesso Santoni per il quale contribuì alle spese legali del processo sportivo comprandone il silenzio davanti al procuratore federale Palazzi. In questi giorni Santoni ha ammesso di aver truccato la partita Atalanta-Piacenza dello scorso campionato di B, vinta dai nerazzurri 3 a 0. Nell’ordinanza di custodia cautelare il GIP Guido Salvini scrive che Cristiano Doni, quando ha scommesso e corrotto giocatori delle squadre avversarie, ha agito «anche per conto di imprecisati dirigenti della sua squadra».
Tradotto in soldoni, la posizione di Doni sta inguaiando l’Atalanta ma i tifosi, anche dopo l’arresto, hanno riempito i forum nerazzurri con slogan del tipo “giù le mani dal capitano”. E così, prima della partita contro il Cesena, il Presidente della “dea” Antonio Percassi ha ritenuto di lanciare un messaggio alla piazza facendo pubblicare un comunicato stampa sul sito ufficiale con cui ha invitato la propria tifoseria a stringersi intorno alla squadra e ai colori nerazzurri in questo momento difficile. Poche righe ma eloquenti: abbandonare Doni perchè continuare a difenderlo porterebbe solo danni alla società.
E così ieri la curva atalantina, la stessa che fino a ieri l’altro era dalla parte di Doni, ha esposto questo striscione: “Percassi: tutta la tifoseria è con te. Non mollare”. La prova del cambio di “strategia” la da l’assenza dello striscione “A testa alta verso la salvezza”, dedicato a Doni e alla sua esultanza dopo ogni gol, scomparso dalla “Nord”. Ora, in omaggio alla coerenza, pare che Doni non sia più il capitano, uno di loro; ora tutti si accorgono che Cristiano è di Roma ladrona dimenticando che  è cresciuto a Verona laddove si trasferì a 3 anni con i genitori genovesi, e non fa nulla che gli abbiano conferito la cittadinanza onoraria bergamasca perchè sono pronti a sottrargliela.
Insomma, la società si produce in equilibrismi e messaggi cifrati che non sono affatto casuali. In realtà si tratta di un argine a quanto sta accadendo in una città ostaggio della tifoseria più estrema. Alcuni ultras bergamaschi in mattinata erano andati in tribunale dove era in corso il processo per direttissima a Doni. Avevano incrociato il giornalista de “L’Eco di Bergamo” Stefano Serpellini, e poi portato dentro un porticato. Claudio Galimberti detto “il bocia”, capo storico della Curva Nord, amico fraterno di Cristiano Doni, già indagato per associazione a delinquere ed espulso da tutti gli stadi italiani, aveva minacciato il giornalista: «Se domani associate la cocaina alla curva, vengo al giornale, lo incendio e ti spacco le gambe. Non mi importa niente di andare in carcere». E per finire, una testata sul naso.
Succedono cose strane nella Bergamo perbene ostaggio di frange di ultras atalantini e ideologi leghisti. Con il benestare della società, due ricevitorie stampavano biglietti in serie contravvenendo a tutte le disposizioni di legge: sono state chiuse. L’assessore regionale della Lega Nord Daniele Belotti, che ha fatto visita a Doni in carcere, compare nelle intercettazioni del “bocia” mentre gli suggerisce come coordinare una protesta degli ultrà sotto la questura; era a Giugno in piazza a difendere il calciatore: è considerato l’ideologo degli ultrà ed è finito sotto indagine anche lui. E meno male che non sono Napoletani!
A proposito, l’organizzazione internazionale con sede a Singapore di cui Doni era referente italiano si sarebbe servita della camorra per liquidare le vincite, e questo basta a far capire chi era in campo con la maglia dell’Atalanta. La Napoli migliore, quella si che cammina a testa alta grazie a Fabio Pisacane che il tentativo di corruzione l’ha denunciato, e la cui Ternana veleggia in testa alla classifica della Lega Pro. Un raggio di luce nelle tenebre.

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