Dal neoclassico al neomelodico

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Angelo ForgioneNon sapevo chi fosse il palermitano Tony Colombo. Ho saputo dell’esistenza del cantante neomelodico per il matrimonio di “dubbio gusto” con la vedova di un boss della camorra andato in scena nei giorni scorsi a Napoli, con tanto di concertino di addio al celibato/nubilato in piazza del Plebiscito, il cuore neoclassico della Città Capitale, lo slargo voluto da Murat e compiuto da Ferdinando per significare il gusto neoclassico che i Borbone avevano diffuso nel mondo con gli scavi archeologici vesuviani e cilentani.

Dal neoclassico al neomelodico, è così che è andata la storia. Dal gusto universale che Napoli restituì al mondo illuminista al gusto provinciale di una festa con canti sguaiati nel centro di Napoli, lo stesso dove si spara per regolare un alterco tra clan di diversi quartieri. Lì, dove c’è la Prefettura, il palazzo dello Stato che non c’è, e con la sua assenza consente che in una capitale della cultura europea trionfi l’incultura, che accada un po’ di tutto, impunemente, ed è già tanto che non accada proprio tutto – credetemi – in un territorio senza presidi e controlli dove dilagano l’ignoranza e l’indigenza.

L’autorizzazione a un flashmob si è trasformata in un’appropriazione della piazza per un miniconcerto, con tanto di palco, musicisti, impianto audio, luci, tecnici, solottieri di Maria De Filippi e Barbara D’Urso (che sguazzano nel fenomeno) e gli immancabili fans. E nessuno che abbia interrotto la gioiosa festa di piazza, che non è durata una manciata di minuti. E nessuno che abbia visto l’andirivieni pomeridiano di auto e furgoni per l’allestimento in un’area pedonale.

Pare che siano state elevate contravvenzioni agli organizzatori dello sconcertante concerto, ma cosa vuoi che gliene freghi a chi ha stracciato danari e sapeva che al massimo avrebbe dovuto pagare qualche multa per consentirsi il lusso di impossessarsi del cuore regale di Napoli? Multe o no, la festicciola è stata fatta, e pure con tanto di ringraziamento al sindaco di Napoli che sa di beffa, amen!

A Napoli va così, ma non solo a Napoli, ricordando il funerale dei Casamonica a Roma. Va che ognuno può fare il comodo che gli pare, infischiandone di leggi scritte e norme morali. Dai canti agli spari il passo è davvero breve, e in mezzo vi sono gli automobilisti e i motociclisti senza assicurazione, i venditori abusivi di ogni mercanzia, gli occupatori di suolo pubblico e tutti i paladini del “faccioquellochemipare”.

Le note dello sconcerto sono andate in cielo tra le centinaia di cuori gonfiati e distribuiti ai fans, proprio in mezzo ai due monumenti equestri a Carlo e Ferdinando firmati da Antonio Canova, il veneto che quando mise piede a Napoli scrisse: “Per tutto sono situazioni da Paradiso”.
A proposito… proprio mentre per tutto erano situazioni da inferno, il sommo scultore neoclassico rimetteva piede a Napoli, la città che tanto lo ispirò, per una bellissima mostra a lui dedicata al Museo Archeologico. Abbiamo fortunatamente un riparo.

Io non sapevo chi fosse il palermitano Tony Colombo ma sapevo chi è il catanese Antonio Calì, l’allievo di Canova che completò i Borbone a cavallo del Plebiscito. Certamente perché nella vita mi dedico alla Crescita.

Lo Stato è assente; la Cultura no, grazie a Dio.

San Francesco di Paola post-restauro è già indecente

Angelo Forgione Sono trascorsi pochi mesi dalla conclusione del restauro della basilica e del colonnato di San Francesco di Paola, in piazza Plebiscito, nonché dei basamenti dei monumenti equesti. Ma, come da facile previsione, il nitore è durato pochi giorni, cancellato dai giovani che bazzicano la zona abitualmente nel loro ozio, gli unici per la verità. Giusto il tempo di far girare un bellissimo spot alla Ferrero per il suo dolcissimo Rocher e l’insensibilità ha subito reso amara la vista ravvicinata del bellissimo scenario.
A nulla sono servite le notoriamente inutili camionette dell’Esercito e i diversi “presidi” nello slargo, come disinteressati al repentino imbrattamento della basilica simbolo del neoclassico napoletano da parte dei ragazzi armati di pennarelli e bombolette di vernice. Non solo le tipiche dediche di fidanzatini ma anche disegni volgari e incisioni nei muri stanno già avviando lo storico colonnato alle condizioni indecorose in cui versava all’avvio del restauro.
Mentre coi simpatici “Nati con la Camicia” giravamo un’improvvisata gag ricca di amara ironia per denunciare la nuova triste condizione del sito, un gruppo di ragazzini giocavano all’interno dell’inadeguata recinzione originale del monumento di Ferdinando a cavallo e né una coppia di agenti della Polizia Municipale né i militari si preoccupavano di ricondurli all’esterno. Chi di dovere, poi, neanche provvede a coprire certi scempi, prima che sia troppo tardi. Sì, perché questo è un braccio di ferro che vincono i più deboli.

Già sotto attacco i monumenti equestri al Plebiscito. Tutto previsto!

Angelo Forgione Già imbrattati i basamenti dei monumenti equestri di piazza del Plebiscito a Napoli, appena ripuliti. La notizia non stupisce affatto, anzi, l’avevo facilmente preconizzata in tempi non sospetti, ed è inutile montar di rabbia. Era inevitabile, e pare che solo la Sovrintendenza avesse fiducia nei ragazzini che frequentano lo slargo, ai quali ha continuato a lasciare campo libero ignorando la richiesta di recinzioni più alte e più idonee, come quella per Dante e Paolo Emilio Imbriani, che da tre anni propongo nella speranza di essere ascoltato. La recinzione è stata invocata anche dagli stessi tecnici della ditta “TecniKos restauro”, mentre operavano alla pulitura, e poi dal sindaco De Magistris, che ha ricevuto un secco no dal sovrintendente Cozzolino.
La prima ad essere griffata dalle inutili firme è la statua di Ferdinando di Borbone. Ora, per contratto, il restauro dovrà essere “ritoccato”. Secondo il progetto, i basamenti dovrebbero essere stati dotati di un protettivo a base di polimeri paraffinici per agevolare la ripulitura. Ma il monitoraggio durerà sei mesi, dopodicché, se non si interverrà con un recinto dissuasore, le scritte dilagheranno.
Intanto, però, non chiamiamolo restauro. Quello appena terminato è stato un intervento di emergenza e di facciata che ha interessato i solo basamenti. I quali presentano sottotraccia tutte le scritte appena nascoste e, in controluce, tutti i segni dell’intervento chimico. Basta avvicinarsi per rendersene conto. La bassa recinzione storica continua a versare in condizioni precarie, con evidenti saldature dei marmi, frammenti mancanti e parti dello scheletro ferroso pericolosamente a vista. Le sculture continuano a mostrare i segni delle piogge acide e qualche adesivo è ancora in bella mostra. I leggii restano ancora malinconicamente spogli, perché nessuno sappia la storia della Città. E poi ci lamentiamo se i ragazzini scrivono sui monumenti senza capire il danno che fanno.

Il restauro (inutile) dei monumenti equestri al Plebiscito

Angelo Forgione I timori che nutrivo alla lettura del progetto di restauro dei monumenti equesti al Plebiscito erano fondati. Era in corso un vivace scambio di battute a La Radiazza, su Radio Marte, tra Francesco Borrelli e una dipendente della ditta “TecniKos restauro”, che sta operando al restauro, quando quest’ultima, infastidita dalle polemiche sulla lentezza del lavoro agitate dal programma radiofonico, ha chiesto di impegnarsi invece in una battaglia per l’installazione di adeguate recinzioni. Ed è proprio ciò che sto sollecitando da anni, cioè da quando la II Municipalità ha operato il ripristino delle statue di Dante e di Paolo Emilio Imbriani, attorno le quali sono state installate delle recinzioni non invasive che si sono rivelate il miglior deterrente contro i malintenzionati privi di sensibilità culturale, i quali con troppa facilità deturpano i preziosi monumenti della città.
La richiesta fatta dalla restauratrice evidenzia il problema serio che si ripresenterà a restauro completato: l’immediata ricomparsa di nuove scritte sui basamenti, di cui la ditta stessa è consapevole. Il progetto, infatti, prevede una “protezione e integrazione cromatica” con un protettivo per le parti lapidee a base di polimeri paraffinici per garantire una piu agevole pulitura in seguito, ma lascia comunque esposte tali parti e facilmente raggiungibili dai ‘vandali’. Peraltro, al punto 4 relativo alle “raccomandazioni e interventi di manutenzioni”, si legge che “completato il restauro, nasce l’esigenza di garantire un servizio regolare di controllo e di manutenzione necessario alla conservazione dell’opera restaurata […]“.
Dunque, la ditta operante sa benissimo che, senza una recinzione adeguata, i monumenti e tutto l’emiciclo saranno di nuovo imbrattati dai ragazzi presenti in zona, i cui comportamenti sono stranoti. Nella sezione “Integrazione al progetto”, si legge appunto che è previsto “il monitoraggio dello stato di conservazione del bene restaurato per sei mesi”, periodo durante il quale saranno rimosse le scritte vandaliche apposte, e che nei sei mesi successivi si potrà valutare una proroga dei tempi manutentivi, di sei mesi in sei mesi. Ciò conferma la consapevolezza dell’altissimo rischio di recidiva, fenomeno che altrove, con una buona recinzione, si è evidentemente azzerato.
Voci di corridoio dicono che sia la Sovrintendenza a impedire l’installazione delle recinzioni, che, se fatte con criterio e ricercatezza stilistica, non pregiudicherebbero in nessun modo l’opera. Non trascurabile, inoltre, il fatto che nel progetto non si fa menzione neanche del ripristino dei leggii posti alle spalle dei monumenti, il che vorrebbe dire che i cittadini più “distratti” continuerebbero a non capire l’identità e il significato dei soggetti borbonici raffigurati in livrea romana, nonché la stessa fattura dei monumenti e il contesto storico-artistico (neoclassico; ndr) in cui furono realizzati, sulla scia della scoperta delle antiche città vesuviane sepolte dall’eruzione del 79 dC.
Saranno soldi spesi bene?

Monumenti equestri al Plebiscito: via al restauro senza recinzione

Angelo Forgione – ll Comune di Napoli ha dato il via libera al restauro dei monumenti equestri del Canova di piazza del Plebiscito, affidandoli alla “Fimmaster events”, che si avvarrà della “TecniKos restauro” con spesa assunta dalla Ferrero sottoforma di compenso per la festa dei 50 di Nutella ospitata nel largo lo scorso maggio. Il termine dei lavori è stato fissato in 60 giorni e nel progetto è prevista anche la realizzazione di un cortometraggio che racconti la differenza tra i graffiti artistici e la vandalizzazione delle opere d’arte.
Nella determinazione non compare purtroppo alcun intervento di realizzazione di una idonea recinzione monumentale esterna a quella facilmente violabile risalente all’Ottocento e sulla falsa riga di quanto fatto dalla II Municipalità per le statue di Dante Alighieri e Paolo Emilio Imbriani nelle piazze Dante e Mazzini, rimaste linde. Evidentemente, l’esempio non è servito a convincere che è quella la soluzione migliore per preservare l’intervento di recupero. Il progetto (scarica), infatti, prevede una opportuna “protezione e integrazione cromatica” con un protettivo per le parti lapidee a base di polimeri paraffinici per garantire una piu agevole pulitura in seguito, ma lascia comunque esposte tali parti e facilmente raggiungibili dai malintenzionati. Peraltro, al punto 4 relativo alle “raccomandazioni e interventi di manutenzioni”, si legge che “completato il restauro, nasce l’esigenza di garantire un servizio regolare di controllo e di manutenzione necessario alla conservazione dell’opera restaurata […]”. Senza una recinzione adeguata, i monumenti rischiano di essere imbrattati immediatamente dai ragazzi presenti in zona, i cui comportamenti sono arcinoti. Nella sezione “Integrazione al progetto”, si legge appunto che è previsto “il monitoraggio dello stato di conservazione del bene restaurato per sei mesi”, periodo durante il quale saranno rimosse le scritte vandaliche apposte, e che nei sei mesi successivi si potrà valutare una proroga dei tempi manutentivi, di sei mesi in sei mesi. Ciò conferma la consapevolezza dell’altissimo rischio di recidiva, fenomeno che altrove, con una buona recinzione, si è evidentemente azzerato.
Non trascurabile il fatto che nel progetto non si fa menzione neanche del ripristino dei leggii posti alle spalle dei monumenti borbonici, il che vorrebbe dire che i cittadini più “distratti” continuerebbero a non capire l’identità e il significato dei soggetti in livrea romana raffigurati, nonché la fattura dei monumenti e il contesto storico-artistico (neoclassico) in cui furono realizzati, sulla scia della scoperta delle antiche città vesuviane sepolte dall’eruzione del 79 dC.
Progetto di restauro tanto invocato ma, evidentemente, incompleto. Basteranno i cortometraggi a salvare le statue dall’ignoranza e dal malcostume?

Ferrero restaura i monumenti del Canova

sperando nelle recinzioni e nelle targhe descrittive

Angelo Forgione – Nutella, Nocciola, Napoli. La crema gianduia spalmabile compie cinquant’anni e festeggia con un doppio evento il 17 maggio ad Alba, dove è nata, e il 18 a Napoli, dove è più consumata. Questo è il motivo ufficiale per cui la Ferrero ha scelto piazza del Plebiscito per il suo mega-concerto con la star Mika. Nessuna motivazione recondita legata al territorio, neanche l’utilizzo della materia prima: le nocciole lavorate non sono quelle rinomate della Campania che diedero vita al tributo austriaco dei wafer “neapolitaner” di Josef Manner. Benvenga l’invasione dei golosi napoletani, lì dove la Ferrero si farà carico del restauro dei due monumenti equestri borbonici del Canova (e Calì), imbrattati e umiliati da tempo. Sperando che arrivino finalmente anche le targhe divulgative ai piedi dei basamenti e delle recinzioni efficaci, unico deterrente efficace contro i vandali già impiegato con successo per Dante e Paolo Emilio Imbriani.

Una passeggiata con re Nasone

di Francesco Canessa – “La Repubblica” Napoli, pag I e VIII, 18 dicembre 2013

“Sarà stata l’imprevista rilettura del poemetto digiacomiano Lassammo fa’ Dio capitatomi la sera prima tra le mani mentre cercavo altro nello scaffale, ma la storia di Nostro Signore che decide di trascorrere una giornata a Napoli con San Pietro che gli fa da guida, l’ho rivissuta assai simile in sogno.” (clicca sull’immagine per ingrandire il seguito dell’articolo)

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