Il “metrò dell’arte” di Napoli

La Rai si è occupata di un’unicità che proietta Napoli nel futuro come nessun’altra metropoli italiana: la Linea 1 della Metropolitana di Napoli, conosciuta anche come “metrò dell’arte”. Un complesso artistico-funzionale, composto da fermate che accolgono circa duecento opere d’arte realizzate da più di novanta autori di fama internazionale. La Linea 1 della metropolitana napoletana, realizzata a cavallo del nuovo millennio, è un trionfo dell’architettura e dell’arte internazionale, e viene giustamente celebrata in tutto il mondo. La stazione di “Toledo”, pluripremiata come migliore al mondo, e quelle di “Università” e “Dante”, sono musei unici perché “impongono” ai passeggeri in transito di essere veri e propri visitatori a loro insaputa. E non è ancora finita. Cosa riserverà il completamento del progetto?

Restauro al Formiello in nome di Ilaria: si inaugura la fontana

Angelo Forgione Completato il restauro della Fontana del Formiello, situtata alle spalle di Castel Capuano. Quattro mesi di lavoro sostenuti dal contributo dei cittadini. E così è finalmente realtà il regalo di Valeria Iodice per la sorella defunta Ilaria, giovane guida turistica e promotrice dell’associazione “Le Due Sirene“, scomparsa la scorsa estate per un male incurabile. Sabato 18 aprile, alle ore 12, in piazza Enrico de Nicola, si festeggerà con un sobrio brindisi a quelle persone che, sposando l’iniziativa #unsognodamore, hanno contribuito alla raccolta fondi per un progetto alimentato proprio dall’amore. Per Ilaria e per Napoli.
La raccolta fondi è ancora in corso, anche perché c’è all’orizzonde la seconda tappa del progetto: il restauro dell’edicola di San Gennaro, sul sagrato della Chiesa di Santa Caterina a Formiello. Le modalità di partecipazione sono illustrate sul sito de “Le Due Sirene”.

Una raccolta fondi per restaurare la Fontana del Formiello e l’Edicola di San Gennaro

Il restauro della Fontana del Formiello e dell’Edicola di San Gennaro è al centro del progetto dell’associazione culturale ‘Le Due Sirene’, fondata lo scorso giugno da Ilaria e Valeria Iodice, due giovani sorelle della zona, appassionate di Napoli, prima che Ilaria fosse strappata all’affetto dei suoi cari da un male incurabile. Ma Valeria continua a portare avanti il progetto, e ha già ottenuto il consenso dalle Soprintendenze per affidare i lavori di restauro dei due monumenti alla ditta certificata VN Restauro s.a.s., che ha dato inizio al cantiere lo scorso 9 gennaio.
C’è però bisogno del sostegno della cittadinanza per coprire parte delle spese (Settantamila euro per il doppio restauro), e Valeria Iodice ha avviato una raccolta fondi. Chiunque voglia contribuire con un atto di amore per la città, anche in nome della povera sorella Ilaria, che faceva da guida illustrando quei monumenti in degrado con immutato amore per i luoghi, può effettuare una donazione a piacere. “Anche l’importo di un caffè per noi è importante!”, si legge sul sito de ‘Le Due Sirene’.
I due monumenti, nei pressi del complesso monumentale di Santa Caterina a Formiello, coprono oltre quattro secoli di storia della città. La “fontana abbeveratoio”, come la chiesa, trae il suo nome dal latino “ad formis”, ossia “verso i condotti”, che erano i canali dell’antico acquedotto della Bolla, e venne realizzata nel 1573 su una precedente struttura medievale. L’edicola col busto di San Gennaro è invece più “recente”, commissionata nel 1706 dalla Deputazione del Tesoro di San Gennaro, su progetto di Ferdinando Sanfelice, per ringraziare il patrono della protezione da alcune calamità. La costruzione fu avviata da Lorenzo Vaccaro e conclusa dal figlio Domenico Antonio, nel 1708.

BONIFICO BANCARIO
Intestatario: LE DUE SIRENE
IBAN: IT87Q0103003403000001824522
Contatti: Valeria Iodice – leduesirenenapoli@gmail.com

Il maquillage del Plebiscito? Una prassi umiliante!

le riprese di Martone come il Giro d’Italia, da anni Napoli deve nascondersi.
Colpa di chi non sa cosa significhi quella piazza per la storia dell’umanità.

Angelo Forgione – Rido. Rido amaramente. Rido amaramente perché ciclicamente (e giustamente) tutti si indignano dei maquillage attuati al Plebiscito. L’ultimo è quello per le riprese del film su Giacomo Leopardi “Il giovane favoloso” diretto da Mario Martone. Le fotografie scattate dall’encomiabile Ilaria Iodice, corredate da una scrittura ricca di sdegno e stupore sul suo blog, hanno fatto il giro del web. Giustamente direi, almeno per lo sdegno, e un po’ meno per lo stupore. La piazza sta così da una decina di anni, abbandonata a se stessa, in agonizzante attesa di essere rimessa a nuovo (?) per poi essere magari di nuovo abbandonata. Martone poteva mai girare scene della Napoli dell’Ottocento, capitale dignitosa e ammirata, con futuristici spruzzi di vernice spray nel suo foro reale? Poteva mai riprendere le sculture equestri del Canova sostenute dalla sporcizia dell’incultura di una Napoli moderna che dimentica la sua cultura universale? Sicuramente la vernice coprente era ad acqua, e il DC Fix decorativo autoadesivo con venature marmoree non ha creato alcun danno ai veri marmi. Il vero danno l’ha creato chi si è disinteressato di quella piazza che significa per il mondo la scoperta borbonica dell’antica Pompei e l’origine (napoletana) del neoclassicismo, non solo architettonico, che mandò in soffitta le pomposità visive-ideologiche del barocco e aprì all’Illuminismo. Storia che gli amministratori napoletani, campani e italiani probabilmente ignorano o fingono di ignorare, lasciando quella piazza all’oblio complessivo e ingarbugliandola tra perniciose competenze di ogni genere che significano rimbalzi di responsabilità.
A Napoli, prima o poi, si torna sempre se si vuole raccontare la Storia d’Italia. Il trucco è da anni una necessità di chi vuole mostrare al mondo le bellezze umiliate di Napoli e basta ricordare cosa dovette fare l’organizzazione del Giro d’Italia nel maggio scorso, quando la carovana rosa partì in pompa magna dalla città partenopea e alle telecamere RAI fu nascosto tutto alla stessa maniera, ovvero con vernice e striscioni pubblicitari.
I lavori per il recupero della basilica e del suo colonnato sono in cantiere, ma saranno lunghi, molto lunghi. Altri lavori interesseranno il Palazzo Reale, che, ad esempio, è già stato interessato dalla rimozione dei lampioni sulla cancellata che va dal San Carlo ai Cavalli Russi. E Napoli colta aspetta. La pazienza non le è mai mancata.