Il “metrò dell’arte” di Napoli

La Rai si è occupata di un’unicità che proietta Napoli nel futuro come nessun’altra metropoli italiana: la Linea 1 della Metropolitana di Napoli, conosciuta anche come “metrò dell’arte”. Un complesso artistico-funzionale, composto da fermate che accolgono circa duecento opere d’arte realizzate da più di novanta autori di fama internazionale. La Linea 1 della metropolitana napoletana, realizzata a cavallo del nuovo millennio, è un trionfo dell’architettura e dell’arte internazionale, e viene giustamente celebrata in tutto il mondo. La stazione di “Toledo”, pluripremiata come migliore al mondo, e quelle di “Università” e “Dante”, sono musei unici perché “impongono” ai passeggeri in transito di essere veri e propri visitatori a loro insaputa. E non è ancora finita. Cosa riserverà il completamento del progetto?

Lavezzi e il souvenir pompeiano

Angelo Forgione – Questa storia riporta alla mente i furti dei napoleonidi, quando, dal generale francese Jean Étienne Championnet in poi, le classicità di Napoli prendevano la via di Parigi con la scusa della libertà offerta dal Direttorio.
Giusto attendere sviluppi, ma intanto il fatto è accaduto. Poco più di un anno fa, quando Ezequiel Lavezzi lasciò Napoli per trasferirsi in Francia. Si preparava a imbarcarsi su un volo privato, con una gran quantità di bagagli al seguito. Scattarono i controlli da parte degli uomini dell’Agenzia delle Dogane di Capodichino che fecero la scoperta: in uno scatolone, ben imballato, c’era un reperto archeologico di inestimabile valore, ovvero un busto marmoreo risalente all’epoca romana. Un esemplare rarissimo risalente al primo secolo dopo Cristo, con tutta probabilità (secondo quanto riporta Il Mattino) proveniente dall’area delle città antiche vesuviane. «Mi è stata regalata – disse l’ex idolo azzurro – da un napoletano che vive a Posillipo. Altro non sono in grado di dirvi».
Lavezzi risulta per questo iscritto nel registro degli indagati per ricettazione di opere d’arte dalla Procura di Napoli, e non solo. È da qualche giorno indagato anche in Argentina per frode fiscale, riciclaggio di denaro e falsificazione di documenti, con pena massima il carcere.
Il ladro è ladro, ed è lì, sempre in agguato, a rovinare Napoli e non solo. Ma l’idea che anche gli strapagati “idoli” delle folle di Fuorigrotta portino via ricchezza napoletana, ricettata o meno, non facendosi bastare quella personale e aggiungendosi alla lunga lista di quelli che lo fanno da più di duecento anni, fa rabbia… molta rabbia. Prematuro criminalizzare prima che i fatti siano chiariti, ma oggi come oggi è meglio che l’amichevole Napoli-PSG di fine Luglio la si vada a giocare a Dubai, o dove c’è più introito, purché sia il più lontano possibile da Napoli.

Sgarbi shock: «denapoletanizzare Pompei»

Il critico d’arte smonterebbe le rovine per rimontarle altrove

Angelo Forgione – In un’intervista a Il Giornale, e poi in varie radio, Vittorio Sgarbi ha parlato dello stato di abbandono e degrado in cui versa Pompei, proponendo una denapolenatizzazione” del sito archeologico per sottrarlo ai problemi del Sud e trasformarlo poi in un club Mediterranée. Il critico d’arte vorrebbe portare idealmente gli scavi al Nord, diversamente da quanto detto da un altro critico d’arte, quel Philippe Daverio, meno fumoso e più concreto, che, al contrario, ha chiesto di sottrarre Pompei all’inadeguata e fallimentare Italia perché se ne occupi l’Europa. Sgarbi è ben cosciente che le antiche città romane ci sono perché la lungimiranza dell’antico governo borbonico del Sud le riportò alla luce e che, finché era il Sud ad occuparsene autonomamente, erano in continua evoluzione. Sgarbi non può dimenticare che Pompei non è sotto l’egida della Regione Campania ma sotto quella dello Stato italiano che ha clamorosamente fallito, e non solo sotto al Vesuvio. E allora, Pompei non è da denapoletanizzare ma, semmai, da deitalianizzare. Napoli ha indicato la via della cultura all’Europa e sono state le classi dirigenti dell’Italia unita, figlie delle ideologie politiche sorte a inizio Ottocento, a spegnere la cultura della città di Giambattista Vico, padre dell’Illuminismo napoletano, italiano ed europeo. A Napoli, che assorbe simili attacchi da più di un secolo, tocca sopravvivere al moderno torpore della cultura, ad un sistema italiano che sta consegnando i suoi monumenti unici alla rovina. È Napoli che è sotto denapoletanizzazione (in Made in Naples dedico l’ultimo significativo paragrafo proprio a questo processo), nel senso che è costretta a perderà lentamente la sua identità, e non è certo la città partenopea, comunque uno dei pochi centri di grande cultura del Paese, a spegnere la cultura italiana… per cui non c’è più attenzione e rispetto. Proprio Sgarbi, qualche tempo fa, ebbe a dire in tv che i fermenti culturali di Napoli sono superiori a quelli di Milano. «Napoli vive, Milano muore… smettiamola di dire che Milano è la capitale, è la capitale del c…o, del nulla», disse il critico d’arte a L’Ultimaparola. E allora voglio sperare che per Pompei denapoletanizzata abbia voluto intenderla sottratta alla morte culturale che l’Italia sta imponendo soprattutto al Sud. Sposo comunque la forma di denuncia di Philippe Daverio, corretta e ineccepibile.

minuto 2:25

Piazza Bellini, urge un cristallo sulle Mura greche… del pianto

una sedia (e non solo) umilia i reperti del IV secolo a.C., e nessuno la rimuove

di Angelo Forgione – Ci sono posti eccezionali a Napoli capaci di testimoniarne la sua grandezza che la gente si diverte a rovinare. Uno di questi è Piazza Bellini dove fanno “bella” mostra le Mura Greche dell’antica Neapolis risalenti al IV secolo a.C.. Ricchezza culturale a portata di mano, anche di chi si ostina a non voler dare una svolta alla propria grama esistenza. Perchè nessuno ha mi pensato a preservare lo scavo con una spessa vetrata-cristallo come accade altrove per reperti di rilevanza anche irrisoria. Quel sito di tale importanza e testimonianza storica è il teatro del lancio dei rifiuti di ogni tipo e dimensione. In esposizione permanente da mesi una sedia di legno; più defilato, nascosto in un interstizio sotto il livello stradale, un magnifico set scopa-paletta con altri generi di ramazze. È certo, i frequentatori della zona non possono mica capire che si tratti di fortificazioni difensive di una delle città più antiche d’Europa, che si tratti di un patrimonio invidiabile?! Incuria e degrado sconfortante, tra qualche blocco di tufo che cede e rifiuti vari. Per non parlare delle condizioni delle aiuole prospicienti. Se Comune e ASIA potenziassero la dotazione dei contenitori portarifiuti, pur presenti, farebbero cosa buona dal momento che nelle ore notturne i cestini installati sono traboccanti. Ma neanche è ammissibile che una sedia resti adagiata e abbandonata per tanto, troppo tempo come se fosse quello il vero tesoro da mostrare ai turisti.
Le denunce sulle condizioni di Piazza Bellini, una delle più belle e animate di Napoli, si susseguono da più parti. Se proprio la memoria storica della città deve convivere con l’ignoranza contemporanea tanto vale sotterrare, almeno quel piccolo tesoro lo si conserverebbe meglio, sperando in tempi migliori che i barbari di oggi non vogliono proprio far maturare.

 

Ancora crolli agli scavi di Pompei

Ancora crolli agli scavi di Pompei
mentre il medico finge di studiare, il malato muore

Angelo Forgione – Nuovo crollo a Pompei, dove ha ceduto una parte del muro romano di cinta esterno (non affrescato) situato in una parte a nord degli scavi, nella zona di Porta di Nola. Il crollo si è verificato nella serata di ieri. I danni riguardano una porzione di un metro e 50 in altezza per 3 metri di lunghezza di un muro romano di contenimento lungo complessivamente 5 metri; a terra tre metri cubi di macerie franate, probabilmente per le infiltrazioni di acqua piovana, che in generale costituiscono il problema dei terrapieni nell’area nord degli scavi.
Sui crolli del sito pompeiano, ma anche sulla gestione dello stesso negli ultimi anni, la procura di Torre Annunziata ha da tempo aperto un’inchiesta. Dunque, è passato un anno dal crollo della Domus dei Gladiatori e le cose a Pompei non sono affatto cambiate. Lentamente, sparisce il patrimonio archeologico-monumentale della Grande Napoli, della Campania, d’Italia, dell’umanità. “Save Italy” grida Philippe Daverio, chiedendo di sotterrare ciò che i Borbone donarono al mondo e che l’Italia sta cancellando.
Vale la pena riproporre l’intervista richiesta dal prestigioso Network  “SBS RADIO” Australia dalla quale si può evincere l’immobilismo dello Stato italiano rispetto alla ricchezza che svanisce.

Turisti del nord rubano agli scavi di Ercolano

Lettere a VANTO
turisti del nord rubano agli scavi di Ercolano

Caro Angelo,
è da tempo che volevo comunicare con te. Sono di Ercolano ed amico di Danilo Belsino e con lui avevamo deciso di invitarti per parlare con te da vicino e chiederti di aiutarci a creare nella nostra città un movimento simile. Abbiamo già delle idee che spero presto poter illustrarti da vicino. Ho nel mio negozio, una sorta di filiale di VANTO, poichè ho affisso molti tuoi scritti. In questo momento, mentre ti scrivo, ho saputo che stanno arrestando nei pressi della circumvesuviana di Ercolano due turisti vicentini, che avevano sottratto dei reperti dagli scavi. Volevamo inviarti le foto dell’arresto , ma non ci è stato permesso di filmare il medesimo. In questo momento sono circondati dalla polizia e da tanti ercolanesi. I due “mariuoli” seguiti dalla polizia locale, fino in stazione, ivi giunti, con l’ausilio della polizia di stato, sono stati arrestati tra il tripudio generale dei cittadini, che li hanno apostrofati urlandogli “n’ce fanno sempe na chiaveca a nuje…”.
Ah, dimenticavo, ho una copisteria dove faccio proselitismo identitario riguardo la nostra storia borbonica. Ti giuro, stiamo avendo successo. Presto distribuiremo “Li chiamarono briganti” ed in seguito, una sorta di giornalino dove abbiamo pensato di pubblicare anche i tuoi scritti se ci concedi il permesso.

Tra un anno, volevamo controfesteggiare i 151 anni, ovvero un anno dopo l’annessione, con un dibattito pubblico sulle conseguenze dell’annessione.

il brigante Nicola

da “ilmediano,it”, la trafugazione dei turisti vicentini ad Ercolano
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