Al Maschio Angioino la primissima Mostra dell’Arte Tridimensionale

Napoli precede Parigi, dove un allestimento simile è in fase di studio al Louvre

Angelo Forgione – L’ingegner Pietrangelo Gregorio è il protagonista di un capitolo di Made in Naples, libro della Napoli che crea da almeno quattro secoli. Grande genio cui si debbono numerose invenzioni (oltre 300 brevetti), alcune delle quali tradotte in primati napoletani, e già creatore della prima emittente televisiva privata d’Italia via cavo (Telediffusione Italiana – Telenapoli) negli anni Settanta, è oggi, a 86 anni, protagonista della sperimentazione del primo sistema di ripresa e di riproduzione televisiva in 3D per il digitale terrestre, col quale sta cercando di abbattere il monopolio delle costose piattaforme satellitari a pagamento. Dopo il giusto spazio assegnatogli in Made in Naples è ora il Comune di Napoli a tributare all’inventore i giusti meriti e ad annunciare un nuovo primato napoletano, ospitando una mostra d’arte tridimensionale nel museo del Maschio Angioino che si inaugurerà venerdì 23 maggio alle ore 11.00 nella Torre del Beverello.
La mostra sarà visitabile fino al 30 settembre 2014. Orari di accesso al pubblico: ogni giorno dalle ore 10.30 alle 16.30 (escluso la domenica).

Un nuovo primato napoletano: La prima Mostra dell’Arte Tridimensionale nel complesso monumentale di Castel Nuovo

Il 23/05/2014 verrà inaugurata a Napoli nella Torre del Beverello, in Castel Nuovo, la prima mostra dell’arte tridimensionale. Un evento di particolare interesse scientifico, relativo all’applicazione della tecnologia anaglifica ai processi di promozione dell’arte e della valorizzazione dei beni culturali.
Vero è che, per anni, si è sempre discusso sulla possibilità di diffondere la stereoscopia e il tridimensionale, partendo dai musei, col semplice mezzo anaglifico (visione con occhiali bicolori), senza dover ricorrere a sofisticate tecnologie, cinematografiche o televisive. Avvalendosi di esperti stereografi si sono infatti organizzate, in passato, mostre tridimensionali nelle metropoli di Los Angeles, Parigi, Francoforte, Montreaux, dove le immagini presentate, di piccole dimensoni (30×40 cm.) e con un rilievo limitato, non destarono tuttavia alcun interesse da parte dei visitatori. Ragion per cui le mostre tridimensionali furono abbandonate.
In Italia le ricerche continuarono, seguendo le originali teorie ed innovazioni stereoscopiche del sistema “Stereogregor”, ideate dal ricercatore napoletano Pietrangelo Gregorio (noto per essere il pioniere della televisione libera italiana) che consentivano numerose nuove possibilità: basti ricordare lo schermo tridimensionale più grande del mondo (60 metri di lunghezza, primato ancora imbattuto!) realizzato nella sala Plinio a Pompei, nel 1994, sul quale 48 proiettori tridimensionali sincronizzati proiettarono, per oltre un anno, le più suggestive immagini degli scavi di Pompei, come ampiamente riportato dai mass media dell’epoca.
Sempre seguendo questo sistema, Geppino Gregorio, figlio del celebre inventore, e gli ingegneri Zipoli, Di Febbraro e Caputo hanno dato vita al “Centro Ricerche Scientifiche” con lo scopo di rielaborare il sistema
anaglifico, riuscendo ad ottenere immagini tridimensionali di grande formato, riducendo così, notevolmente, i difetti dell’anaglifo e mostrando una notevole profondità di rilievo con un effetto gradevole e stupefacente.
Si è così potuta realizzare la prima Mostra dell’ Arte Tridimensionale, esposta nella Torre del Beverello, in Castel Nuovo. Napoli è dunque la prima città a presentare una mostra di Arte Tridimensionale, mentre al museo del Louvre di Parigi è ancora, da anni, in fase di studio, una “mostra stereoscopica anaglifica”.
Le opere esposte
Questa prima mostra comprende 12 opere su tela pittorica in formato 100 x 140 cm., concernenti opere d’arte del Museo Archeologico di Napoli (Agrippina, Divinità fluviale, i Corridori), fontane monumentali partenopee (fontane del “Nettuno”, degli “Innamorati”, del “Carciofo”), Castel Nuovo con il suo Arco di Trionfo (con un eccezionale percezione del rilievo), Castel dell’Ovo, Chiostro grande di San Martino, Palazzo Reale, Basilica di San Francesco da Paola, ed infine, la nuova Piazza Bovio.
Per ogni opera è stata curata la particolare ripresa 3D, molto diversa da quella abituale, per stabilire le migliori convergenze e le varie parallassi con le relative distanze stereoscopiche. La tecnica “italiana” Stereogregor, utilizzata da Geppino Gregorio, che ha curato le riprese e le configurazioni 3D, offre una gradevole e suggestiva percezione della terza dimensione, al punto da rendere necessaria al visitatore un’ampia sosta davanti ogni opera e, per consentirne la visione contemporanea al vasto pubblico, si è scelto di aumentare il numero dei visori con l’ausilio di uno speciale strumento predisposto per meglio apprezzare tutti i particolari delle riproduzioni.

Marco Manetti: «perdutamente innamorato di Napoli!»

Sul numero di maggio del magazine Ulisse, in distribuzione gratuita sui voli Alitalia, Napoli è protagonista di uno speciale “city guide” in cui, tra l’altro, il regista romano Marco Manetti, autore insieme al fratello Antonio del film poliziesco Song ’e Napule, svela il suo amore per il capoluogo campano nato “sul campo”, descrivendo in poche righe la magia della città scoperta durante le riprese:

Qual è il volto di Napoli che emerge più di ogni altro nel film?
Quello della sua estrema bellezza, perché Napoli è meravigliosa, e il rischio, com’è avvenuto di recente anche nel cinema, è quello che si mostrino soltanto i suoi lati peggiori, spesso legati al degrado delle periferie. Col nostro film, pur essendo un poliziesco, abbiamo voluto renderle un po’ di giustizia, mostrando le meraviglie del suo centro e la sua solarità, ispirandoci in questo a maestri quali Nanni Loy ed Ettore Scola.

Da romano quale sei, cosa ti ha affascinato di più della città?
La sua estrema vitalità. Napoli è una città molto stimolante. Me ne sono innamorato perdutamente!

 

Il maquillage del Plebiscito? Una prassi umiliante!

le riprese di Martone come il Giro d’Italia, da anni Napoli deve nascondersi.
Colpa di chi non sa cosa significhi quella piazza per la storia dell’umanità.

Angelo Forgione – Rido. Rido amaramente. Rido amaramente perché ciclicamente (e giustamente) tutti si indignano dei maquillage attuati al Plebiscito. L’ultimo è quello per le riprese del film su Giacomo Leopardi “Il giovane favoloso” diretto da Mario Martone. Le fotografie scattate dall’encomiabile Ilaria Iodice, corredate da una scrittura ricca di sdegno e stupore sul suo blog, hanno fatto il giro del web. Giustamente direi, almeno per lo sdegno, e un po’ meno per lo stupore. La piazza sta così da una decina di anni, abbandonata a se stessa, in agonizzante attesa di essere rimessa a nuovo (?) per poi essere magari di nuovo abbandonata. Martone poteva mai girare scene della Napoli dell’Ottocento, capitale dignitosa e ammirata, con futuristici spruzzi di vernice spray nel suo foro reale? Poteva mai riprendere le sculture equestri del Canova sostenute dalla sporcizia dell’incultura di una Napoli moderna che dimentica la sua cultura universale? Sicuramente la vernice coprente era ad acqua, e il DC Fix decorativo autoadesivo con venature marmoree non ha creato alcun danno ai veri marmi. Il vero danno l’ha creato chi si è disinteressato di quella piazza che significa per il mondo la scoperta borbonica dell’antica Pompei e l’origine (napoletana) del neoclassicismo, non solo architettonico, che mandò in soffitta le pomposità visive-ideologiche del barocco e aprì all’Illuminismo. Storia che gli amministratori napoletani, campani e italiani probabilmente ignorano o fingono di ignorare, lasciando quella piazza all’oblio complessivo e ingarbugliandola tra perniciose competenze di ogni genere che significano rimbalzi di responsabilità.
A Napoli, prima o poi, si torna sempre se si vuole raccontare la Storia d’Italia. Il trucco è da anni una necessità di chi vuole mostrare al mondo le bellezze umiliate di Napoli e basta ricordare cosa dovette fare l’organizzazione del Giro d’Italia nel maggio scorso, quando la carovana rosa partì in pompa magna dalla città partenopea e alle telecamere RAI fu nascosto tutto alla stessa maniera, ovvero con vernice e striscioni pubblicitari.
I lavori per il recupero della basilica e del suo colonnato sono in cantiere, ma saranno lunghi, molto lunghi. Altri lavori interesseranno il Palazzo Reale, che, ad esempio, è già stato interessato dalla rimozione dei lampioni sulla cancellata che va dal San Carlo ai Cavalli Russi. E Napoli colta aspetta. La pazienza non le è mai mancata.