San Francesco di Paola post-restauro è già indecente

Angelo Forgione Sono trascorsi pochi mesi dalla conclusione del restauro della basilica e del colonnato di San Francesco di Paola, in piazza Plebiscito, nonché dei basamenti dei monumenti equesti. Ma, come da facile previsione, il nitore è durato pochi giorni, cancellato dai giovani che bazzicano la zona abitualmente nel loro ozio, gli unici per la verità. Giusto il tempo di far girare un bellissimo spot alla Ferrero per il suo dolcissimo Rocher e l’insensibilità ha subito reso amara la vista ravvicinata del bellissimo scenario.
A nulla sono servite le notoriamente inutili camionette dell’Esercito e i diversi “presidi” nello slargo, come disinteressati al repentino imbrattamento della basilica simbolo del neoclassico napoletano da parte dei ragazzi armati di pennarelli e bombolette di vernice. Non solo le tipiche dediche di fidanzatini ma anche disegni volgari e incisioni nei muri stanno già avviando lo storico colonnato alle condizioni indecorose in cui versava all’avvio del restauro.
Mentre coi simpatici “Nati con la Camicia” giravamo un’improvvisata gag ricca di amara ironia per denunciare la nuova triste condizione del sito, un gruppo di ragazzini giocavano all’interno dell’inadeguata recinzione originale del monumento di Ferdinando a cavallo e né una coppia di agenti della Polizia Municipale né i militari si preoccupavano di ricondurli all’esterno. Chi di dovere, poi, neanche provvede a coprire certi scempi, prima che sia troppo tardi. Sì, perché questo è un braccio di ferro che vincono i più deboli.

La Galleria Umberto I e i colori dell’ignoranza

Angelo Forgione – Se non fossimo tristemente abituati alla sciatteria napoletana non ci crederemmo. Eppure la Galleria Umberto I è diventata multicolor dopo la messa in sicurezza seguita alla morte del povero quattordicenne Salvatore Giordano del luglio 2014. Quell’incidente non fu casualità ma conseguenza di pura negligenza, dopo anni di accorati appelli (molti di chi scrive; ndr) per mettere in sicurezza un plesso monumentale che da più di dieci anni mostrava continui cedimenti. Anche in quell’occasione, rimbalzo di responsabilità tradotto in filone giudiziario tutt’ora aperto, con 7 persone, tra amministratori di condominio, dirigenti e impiegati pubblici, rinviate a giudizio per imperizia, imprudenza, inosservanza di leggi, regolamenti, ordini e discipline dopo le reiterate denunce. All’indomani di quella tragedia si alzarono le impalcature sulla Galleria (e un po’ su tutti i monumenti cittadini). Ora, dopo circa 20 mesi, dai catafalchi si stanno lentamente levando i veli sui lavori sin qui effettuati. La storia, sia pur meno tragicamente, si ripete. Ed ecco ancora negligenza e inosservanza di sorveglianza e di regolamenti. Tra facciate ritinteggiate diversamente ed altre rimaste come prima, cioè annerite, la Galleria è diventata il trionfo dell’eclettismo cromatico. Solo che il risultato non è affatto gradevole. Di sfregio vero e proprio si tratta.
Il fatto noto è che le facciate sono condominiali e non comunali, e i lavori, eseguiti da imprese diverse a spese dei condomini, evidentemente, sono andati avanti nella totale mancanza di coordinamento, in barba ai regolamenti che impongono omogeneità per gli interventi su edifici monumentali. La Sovrintendenza aveva dettato le linee guida: il colore di riferimento doveva essere quello del civico 208, ovvero quello della facciata destra su via Toledo. Ordine impartito ma controllo assente.
E la mente corre all’omologo edificio milanese, bello non quanto il parente napoletano. È evidente quanto fregi e decori degli edifici della Galleria Umberto I siano più ricchi e curati dell’antecedente Galleria Vittorio Emanuele II. Ma la perizia che gli architetti Emmanuele Rocco, Antonio Curri ed Ernesto di Mauro impiegarono tra il 1887 e il 1890 è eclissata e umiliata da tanta, troppa incuranza, al contrario di quello che a Milano è un vero e proprio salotto, pure trattato da tale dai cittadini. Basta evidenziarne l’illuminazione notturna e l’omogeneità delle insegne commerciali (tutte su fondo nero con marchi in oro), cui gli architetti di Napoli pure avevano provveduto, attribuendo ai locali degli spazi appositi ma di fatto ignorati, perché ognuno può fare, e fa (Barbaro a parte), di testa propria. E ora pure le facciate multicolor. Ennesima manifestazione di ignoranza e di totale mancanza di sensibilità circa il decoro e la bellezza monumentale della città. Scempio intollerabile!

galleria_multicolor

Già sotto attacco i monumenti equestri al Plebiscito. Tutto previsto!

Angelo Forgione Già imbrattati i basamenti dei monumenti equestri di piazza del Plebiscito a Napoli, appena ripuliti. La notizia non stupisce affatto, anzi, l’avevo facilmente preconizzata in tempi non sospetti, ed è inutile montar di rabbia. Era inevitabile, e pare che solo la Sovrintendenza avesse fiducia nei ragazzini che frequentano lo slargo, ai quali ha continuato a lasciare campo libero ignorando la richiesta di recinzioni più alte e più idonee, come quella per Dante e Paolo Emilio Imbriani, che da tre anni propongo nella speranza di essere ascoltato. La recinzione è stata invocata anche dagli stessi tecnici della ditta “TecniKos restauro”, mentre operavano alla pulitura, e poi dal sindaco De Magistris, che ha ricevuto un secco no dal sovrintendente Cozzolino.
La prima ad essere griffata dalle inutili firme è la statua di Ferdinando di Borbone. Ora, per contratto, il restauro dovrà essere “ritoccato”. Secondo il progetto, i basamenti dovrebbero essere stati dotati di un protettivo a base di polimeri paraffinici per agevolare la ripulitura. Ma il monitoraggio durerà sei mesi, dopodicché, se non si interverrà con un recinto dissuasore, le scritte dilagheranno.
Intanto, però, non chiamiamolo restauro. Quello appena terminato è stato un intervento di emergenza e di facciata che ha interessato i solo basamenti. I quali presentano sottotraccia tutte le scritte appena nascoste e, in controluce, tutti i segni dell’intervento chimico. Basta avvicinarsi per rendersene conto. La bassa recinzione storica continua a versare in condizioni precarie, con evidenti saldature dei marmi, frammenti mancanti e parti dello scheletro ferroso pericolosamente a vista. Le sculture continuano a mostrare i segni delle piogge acide e qualche adesivo è ancora in bella mostra. I leggii restano ancora malinconicamente spogli, perché nessuno sappia la storia della Città. E poi ci lamentiamo se i ragazzini scrivono sui monumenti senza capire il danno che fanno.

Prossimi lavori a Palazzo Reale. Via lo sconcio!

palazzo_reale_finestreAngelo Forgione – Gli amici del Comitato Civico Portosalvo hanno (ri)lanciato un appello per la rimozione degli infissi (in PVC?) installati a Palazzo Reale e ripristinare l’omogeneità estetica nei prossimi lavori con finanziamento europeo. Una questione di cui mi sono occupato nel Dicembre 2009 (tra l’altro, la foto pubblicata in queste ore fu scattata all’epoca proprio dal sottoscritto) quando l’intervento deturpò l’unità stitlistica della facciata del palazzo monumentale. All’epoca, la direttrice dell’appartamento storico Gina Ascione della Soprintendenza ringraziò la fondazione “San Paolo IMI” che permise, con 3 milioni di euro di spesa, la climatizzazione e la relativa installazione dei nuovi infissi per una corretta ventilazione.
La dottoressa Ascione fece anche una battuta: «con il sole cocente che batte in estate sulle finestre di Palazzo Reale, il bianco candido si attenuerà e tutto si mimetizzerà». E poi… «tra il non avere nulla e l’avere una piccola miglioria, la scelta è ricaduta sulla seconda ipotesi». Furono le parole di una responsabile della Soprintendenza, ente che dovrebbe salvaguardare i monumenti e il decoro. In seguito, l’intervento è stato ripetuto al secondo piano, sull’ala destra.

Plebiscito occupato… dal degrado. Tutti in piazza!

scritte plebiscitoAngelo Forgione – “Il Mattino” di oggi, 22 Gennaio ’13, torna sullo sfascio del colonnato di Piazza del Plebiscito. Ennesimo grido di dolore, sollecitato per la verità dall’amico Francesco Emilio Borrelli, commissario regionale dei Verdi Ecologisti, col quale ci ritroveremo sul posto Sabato 26 alle ore 11 per affrontare la vicenda della libreria Treves in funzione di tutto il recupero dello slargo. In quell’occasione si terrà un’assemblea-dibattito con vari protagonisti del mondo culturale e della società civile in difesa della storica libreria, con l’obiettivo di richiamare con forza l’attenzione delle istituzioni sulle gravi difficoltà in cui versano la maggior parte delle realtà culturali napoletane. È auspicabile che partecipino tutti i cittadini sensibili alle problematiche specifiche della piazza e dell’intera città in generale. Perchè il lamento non basta più!
Radio Marte, nello spazio delle “news regionali” di Peppe Varriale, inserito nel pragramma “La Radiazza” di Gianni Simioli, ha voluto ospitare il mio parere sulla triste vicenda. E nel frattempo, è previsto per domani un mio incontro con Maarten van Aalderen, corrispondente da Roma del principale quotidiano olandese “De Telegraaf”, che sarà a Napoli per raccogliere l’allarme lanciato da alcuni comitati civici, V.A.N.T.O. e Portosalvo in testa, e realizzare un reportage sulle gravi condizioni del centro storico.

Ligabue, concerto con vista da Palazzo Reale

Ligabue, concerto con vista da Palazzo Reale

tutto esaurito (si fa per dire) in tribuna reale

Chiuso a Napoli il tour di Luciano Ligabue. Gente dall’alba riversatasi da ogni parte d’Italia nella storica Piazza del Plebiscito che non sembra proprio il luogo adatto per un concerto rock. E mentre i più irriducibili hanno sfidato l’umidità della notte e il gran caldo del mattino, qualcuno ha avuto invece vita e vista facile.
Abbiamo ricevuto alcune segnalazioni fotografiche di giovani sui balconi del piano nobile di Palazzo Reale che assistevano allo spettacolo beatamente e in gran comodità dal punto privilegiato dal quale Papa Pio IX si affacciò, e nessun altro pontefice, per benedire le truppe napoletane nel 1849. Accade sempre, ad ogni manifestazione, e non è una novità. Qualcuno sospetta che i dipendenti di palazzo reale abbiano venduto quegli spazi ma sembra francamente un’esagerazione; si tratta più semplicemente di privilegio per parenti che hanno potuto così godersi lo spettacolo gratuitamente mentre al popolo il “parterre” è costato 46€. Durante il concerto, il palazzo non era visitabile e chi era affacciato ai balconi ha avuto porte aperte e sistemi di allarme disattivati (grave!) in un posto che è monumento, non proprietà privata.
 Nessuna tragedia oltre l’etica calpestata, ci mancherebbe, ma continua a non definirsi la figura del Soprintendente Gizzi sotto il cui naso tutto scorre. Ad ogni modo pare ci abbia pensato la piazza a fischiare i furbetti in tribuna reale. 
Ligabue alla fine ha ringraziato la piazza partenopea: «Sono onorato di finire il mio tour in una città come questa. Una città che ha tanti problemi. Ma nonostante questo è davvero un capolavoro». Già, un capolavoro che ha tanti problemi.

Via il parcheggio da Palazzo Reale. Ma al Museo…

Via il parcheggio da Palazzo Reale. Ma al Museo…

sbarra e automobili davanti la facciata del palazzo monumentale

Finalmente l’ordinanza è arrivata. Le automobili dei dipendenti della Soprintendenza sono finalmente uscite da Palazzo Reale dove parcheggiavano riempiendo il cortile interno. La decisione è stata assunta dalla stessa Soprintendenza per i beni paesaggistici, architettonici, storici, artistici per Napoli e Provincia “al fine di assicurare dignità a Palazzo Reale, ai suoi spazi e quindi migliore dignità e decoro a tutti coloro che vi operano”. Lo stesso Soprintendente Gizzi ha detto che “qui si era consolidata una consuetudine sbagliata perchè nessuna soprintendenza d’Italia concede posti auto ai dipendenti”. In realtà ce n’è ancora un’altra che lo fa. È quella Speciale del Museo Archeologico Nazionale che concede ai suoi dipendenti un posto auto riservato con tanto di sbarra (foto in basso) dinanzi la facciata dell’edificio storico seicentesco che ospita il più importante museo al mondo per l’archeologia classica. La cosa sembra normalissima ma non lo è affatto. Avete mai visto auto davanti agli Uffizi di Firenze o al Museo Egizio di Torino?