Il soprintendente Cozzolino si presenta. Che eredità!

al nuovo responsabile dei beni culturali chiediamo risposte mai avute da Gizzi

Si è insediato il 20 Settembre il nuovo soprintendente ai beni architettonici e ambientali Giorgio Cozzolino, presentato a Palazzo Reale da Gregorio Angelini, direttore regionale per la Campania dei beni culturali. Cozzolino ha detto di essere diverso da Gizzi, quindi meno opinionista e più dedito a far rispettare le leggi. Tanti i temi toccati, dalle “Vele” di Scampia ai baffi della scogliera sul lungomare, dallo stadio San Paolo al palazzo dello sport Mario Argento. Noi vorremmo accoglierlo chiedendogli che posizioni intende avere rispetto a questioni come la Cassa Armonica amputata, i monumenti equestri del Canova di Piazza del Plebiscito nell’oblio e nel degrado dell’intero colonnato, le Mura Greche di Piazza Bellini usate come discarica, i monumenti senza illuminazione notturna, l’orologio storico EAV sparito a Piazza VII Settembre e il parcheggio ai piedi della facciata del Museo Archeologico Nazionale. Tanto per dargli il benvenuto…
È tempo di dare risposte e sollecitare interventi seri perchè questa città non può consentirsi ulteriore immobilismo.

Il sovrintendente inadeguato se ne va

di Angelo Forgione per napoli.com
Scambio di sovrintendenti. Stefano Gizzi se ne va ad Ancona al posto del napoletano Giorgio Cozzolino che fa il percorso inverso e lascia nella città marchigiana buoni ricordi per un forte attivismo e per aver aperto numerosi fronti circa il decoro centro storico. La comunicazione ufficiale era pronta da giorni sul tavolo del ministero dei Beni Culturali ma sarà operativa dal 19 Settembre.
Via Gizzi, dunque, e senza molti rimpianti. Brava persona, per carità, che però resterà nella ricordi dei napoletani per la sua illogica difesa delle “vele” di Scampia, per l’immobilismo di fronte alla Cassa Armonica che veniva smontata, per l’ultimatum-farsa circa i “baffi” aggiunti alla scogliera di Via Caracciolo, per la tolleranza del parcheggio all’interno di Palazzo Reale e davanti la facciata del Museo Archeologico Nazionale, per gli spettatori privilegiati dei concerti sui balconi della reggia. E per quella risposta “illuminante” che aveva fatto intendere di che pasta era fatto quando denunciammo il buio dei monumenti e lo spreco dell’impianto di Valerio Maioli: «Come insegnano le pagine del “Viaggio in Italia” di Goethe, i monumenti andrebbero goduti nella loro illuminazione naturale, alla luce della luna». La visione della salvaguardia del patrimonio di Gizzi era questa, conservatrice e miope, ferma al Settecento di Goethe quando l’illuminazione non esisteva e lo scrittore tedesco esaltava proprio la bellezza di poter godere della vista dei monumenti anche di notte, al chiaro di luna, ogni 28 giorni.
Questo era Gizzi. Arrivederci dunque, e benvenuto Cozzolino. Speriamo faccia buone cose anche nella sua Napoli.

L’utopia di Gizzi a “Vele” spiegate

il sindaco annuncia l’abbattimento, il soprintendente rincorre una chimera

Angelo Forgione per napoli.com «Abbattere le Vele!», così ha avvisato il sindaco De Magistris per iniziare a sgretolare il regno degli spacciatori e per ridurre il crimine. Il primo cittadino ha annunciato che entro fine anno sarà messo in campo un piano per demolire gli edifici ma il progetto della giunta rischia però di essere frenato dello stop del Sovrintendente ai Beni Architettonici e Paesaggistici Stefano Gizzi che ritiene le Vele, udite udite, “un patrimono da tutelare”. Già due anni fa Gizzi inviò una lettera all’allora sindaco Rosa Russo Iervolino con cui sollecitò “la predisposizione in tempi rapidi di tutti gli atti propedeutici ad un’eventuale dichiarazione di interesse culturale per il complesso storico-architettonico-urbanistico delle Vele” progettato dall’architetto urbanista palermitano Franz Di Salvo.
Fu la “Cassa del Mezzogiorno”, la fabbrica delle illusioni del Sud e dei profitti del Nord, ad affidare a Di Salvo l’incarico di realizzare a Scampia un grande complesso residenziale. Riunendo utopisticamente concetti architettonici di Kenzo Tange (Centro Direzionale) e Le Corbusier, Di Salvo progettò due tipologie edilizie: “a torre” e “a tenda”. Quest’ultimo tipo è costituito da due corpi di fabbrica inclinati, separati da un vuoto centrale attraversato dai lunghi ballatoi sospesi ad un’altezza intermedia rispetto agli appartamenti. I palazzi furono realizzati, i previsti centri sociali e gli spazi ricreativi per la collettività no. E fu il fallimento di un quartiere.
L’abbattimento è già stato predisposto anni fa e tre Vele sono già andate a terra tra il 1997 e il 2003. Cosa c’è da salvare? Restano ancora in piedi degli edifici che se sono monumenti lo sono al degrado, sociale più che urbano, sopravvissuti al fallimento totale di un’utopia irrecuperabile divorata dall’abusivismo che si annida persino negli scantinati e sui ballatoi. Su 552 nuclei familiari censiti, quelli in regola e quindi legittimati all’assegnazione dei nuovi alloggi di edilizia popolare sono solo il 20%. Se non sono ancora andati giù è per l’assenza di alloggi popolari alternativi. Edifici che nessuno ama e che per questo non sarebbero mai tutelati dal cittadino, primo guardiano del bene pubblico. Il simbolo di una periferia malfamata, emblema della “teoria delle finestre rotte” per cui un vetro frantumato in uno stabile dà l’impressione di assenza di regole invogliando la comunità a romperne altri e innescando una spirale di vandalismo senza fine arrestabile solo se prontamente riparato. È così che Rudolph Giuliani governò New York ridimensionando almeno il teppismo, perchè la criminalità è un fenomeno contagioso, una tendenza che fa di simboli come le Vele il proprio spot. E allora accade che gli adolescenti di Scampia salgano sul “metrò dell’arte” che li porta nei quartieri decorosi e, per dissonanza col loro ambiente, ne frantumino i finestrini a calci dopo aver seminato il terrore. Psicologia sociale di semplice comprensione.
Il Soprintendente Gizzi ritiene dunque che le Vele siano opere d’arte rendendo primario l’aspetto architettonico, nonostante non vi sia un vincolo paesaggistico, rispetto alla “inabitabilità” di edifici senza luce, acqua, gas e servizi essenziali, quindi non a norma e per questo da abbattere per legge. Ma è la stessa persona che ha consentito in silenzio che fosse smontata l’ottocentesca Cassa Armonica di Errico Alvino in villa comunale. È la stessa persona che chiede da Maggio di rimuovere “nel più breve tempo possibile” i prolungamenti dalla scogliera del lungomare realizzati per l’America’s Cup (invece che sollecitare il ripristino della Cassa Armonica), sapendo che non saranno rimossi se non dopo la seconda tappa napoletana. Non è che qualcosa non quadri, è semplicemente che il quartiere più malfamato d’Europa non è il lungomare più bello del mondo.
Napoli e le sue periferie non possono restare ancorate all’immobilismo e ostaggio di improduttive chimere. La priorità della Soprintendenza dev’essere il vero tesoro edilizio e monumentale del centro storico di Napoli patrimonio Unesco che cade a pezzi, non il salvataggio della sperimentazione urbanistica purtroppo fallita di un architetto contemporaneo. Fermo restando che abbattere le Vele non significa risolvere il problema di Scampia.

Palazzo Reale, la Soprintendenza nella bufera

Palazzo Reale, la Soprintendenza nella bufera

in arrivo altri 15 milioni oltre i 20 già pronti, via le auto dai cortili

Angelo Forgione – Le immagini di SkyTg24 girate da Paolo Chiariello all’interno di Palazzo Reale hanno fatto esplodere finalmente un caso che è noto da anni a chi ama i monumenti e la storia di Napoli. La Soprintendenza per i beni architettonici, paesaggistici, storici, artistici ed etnoantropologici è finita sul banco degli imputati, giustamente, perchè ha sede proprio nel palazzo e ha sotto gli occhi ogni giorno, da sempre, le condizioni della struttura. Una Soprintendenza che lamenta (giustamente) la mancanza di soldi per la manutenzione ordinaria salvo però veder sprecare quei pochi resi disponibili della Regione con mostre che offendono l’identità storica di Napoli e dello stesso Palazzo come quella sulla regina Margherita dello scorso anno, con allestimenti invadenti, grandi schermi e oggetti piemontesi che impedivano la visione dei capolavori pittorici e degli stessi appartamenti reali.
Una Soprintendenza che ha consentito che si pregiudicasse la vista prospettica del palazzo dall’interno dei giardini con un’opera moderna per nulla attinente al luogo; Una Soprintendenza che non da alcuna spiegazione sullo scempio metallico montato sul solaio della Galleria Umberto. Una Soprintendenza che non si preoccupa di far installare una spiegazione scritta che illustri ai curiosi chi raffigurino i monumenti equestri (imbrattati) del Canova al Plebiscito. Una Soprintendenza che da anni, se fornisce risposte, lo fa dimostrando di essere fuori dalla realtà.
Consoliamoci tutti perchè ai 18 milioni stanziati dal Cipe lo scorso 23 Marzo per il Palazzo Reale e ai 2,5 dal Ministero della scorsa estate se ne dovrebbero aggiungere altri 15 per la facciata e i tetti che la Direzione Regionale dei Beni Culturali e la Regione stanno discutendo proprio oggi a Roma. Più di 35 milioni in tutto disponibili praticamente subito, per un intervento massiccio e epocale visto che è dal G7 del 1994 che il Palazzo non gode di interventi significativi di restauro. Dopo bisognerà pensare alla manutenzione ordinaria che da 18 anni è assente.

Abbattuti alberi vincolati ai Colli Aminei

Alberi vincolati abbattuti ai Colli Aminei
“Napoli si albera”, la farsa del Comune di Napoli

leggi su napoli.com

Scempio ecologico ai Colli Aminei: Diciotto pini piantati negli anni ’60 lungo le aiuole al centro della carreggiata di Via Nicolardi sono stati abbattuti dal Comune di Napoli lo scorso 12 Febbraio per dare soluzione all’emergenza sorta in seguito al trancio accidentale di alcune radici nel corso di lavori di sistemazione della rete del gas. Una leggerezza delittuosa alla quale si è data la soluzione dell’abbattimento non necessario che disbosca ulteriormente la città, già estremamente bisognosa di polmoni verdi.

Al loro posto sono stati piantati dei baby-alberelli, sulla falsa riga di quanto già accaduto in Piazza Vanvitelli laddove lo scorso anno la secolare palma uccisa dal “punteruolo rosso” fu sostituita da un rachitico albero-bonsai a seguito di un sondaggio-farsa.

Dopo la rabbia dei residenti che avevano anche costituito un comitato di salvaguardia , è scattata l’appendice giudiziaria per iniziativa del Soprintendente Stefano Gizzi che ha denunciato gli uffici del Comune di Napoli in quanto autori di un abbattimento effettuato nonostante il parere contrario della Seconda Municipalità. Il Ministero dei Beni culturali ha infatti inviato un esposto alla Procura della Repubblica di Napoli in cui si fa presente che «i pini ben avrebbero potuto essere puntellati e consolidati trattandosi di elementi assai rappresentativi del paesaggio».

Ricordo bene che l’Assessore all’Ambiente Rino Nasti lanciò lo scorso anno in pompa magna la campagna “Napoli si albera” che prevedeva la piantumazione di 1700 nuovi alberi per una città più verde. La città fu tappezzata di manifesti stradali che ne annunciavano la messa in pratica, ma ad oggi la politica ecologista in città è fatta di palme morte senza aver messo in campo alcuna misura di contrasto, pini rappresentativi che si abbattono con leggerezza e qualche alberello-bonsai qua e la.

Nasti se n’è lavato le mani, girando le responsabilità all’Assessore alla viabilità Agostino Nuzzolo, competente per la manutenzione ordinaria e straordinaria delle strade per la difesa del suolo, per il servizio idrico, fognature e sottosuolo. Nuzzolo, a sua volta, ha chiamato in causa Arin, Enel e Napoletanagas, ma non prima di rassicurare i residenti, si fa per dire, che «i nuovi fusti giovani piantati sono forti e porteranno al quartiere una ventata di novità». Tra cinquant’anni, forse!

Speriamo che la Procura faccia luce e chiarisca le responsabilità. E chi ha sbagliato paghi!

Video dell’abbattimento a cura di Videocomunicazioni

 

“Napoli si albera” sul sito ufficiale del Comune di Napoli