Eddy Napoli risponde ad Alessandro Cecchi Paone

Angelo Forgione – Ricevo e pubblico il duro comunicato stampa di Eddy Napoli in risposta ad Alessandro Cecchi Paone e agli atteggiamenti assunti durante la prima puntata del format “A Reti Unificate” (clicca per vedere il commento del conduttore all’intervista del cantautore già smontato su questo blog).

Considerato che Lei ha rifiutato un civile e democratico confronto con il sottoscritto, Le scrivo quanto segue: Tengo a precisare che io non sono un “nostalgico”, in quanto non si può essere nostalgici di un “non vissuto”, bensì sono un meridionalista, militante e attivista. Con migliaia di persone “combattiamo” affinché si risolvano i problemi della nostra gente e della nostra terra. Ha mai sentito parlare della “Questione Meridionale”? Mi auguro di sì! Inoltre io non sono “un cantante” (Lei quando parla di me in tv tende a sminuirmi) ma sono un Signor cantante, cioè, colui che con la propria voce ha determinato i grandi successi dellʼorchestra italiana di Renzo Arbore in tutto il mondo e che da molti anni continua il suo percorso artistico in proprio riscuotendo enormi consensi nonché successi, ambasciatore della canzone napoletana nel mondo e quarantʼanni di rispettabile ed onorata professione.
Ciò non solo come cantante ma anche come autore, compositore e arrangiatore. Si informi sul mio conto, anche se ho seri dubbi che Lei possa o sappia apprezzare, impari ad ascoltare e ad apprezzare la mia ottima musica e la mia preziosa voce prima di annunciarmi in televisione!..E non pensi solo ai dinosauri, si rassegni… Sono estinti!.. Noi meridionali, invece no! Pertanto io sono qui e sono conosciuto in tutto il mondo! E Lei?
Detto questo, giungo alla mia protesta: Lei si è permesso di giudicarmi definendomi “nostalgico”. Lei ha offeso me e una stragrande maggioranza del glorioso popolo napoletano e meridionale (sono in milioni, tutti dalla mia parte).
Lei ha offeso una cultura, una razza, una storia millenaria, Lei ha offeso ciò che non conosce, Lei è un razzista!
Inoltre, nel mio caso, lo ha fatto senza che io avessi possibilità di replica, senza che io potessi contraddirla e questo è da vigliacchi, eticamente scorretto e non professionale.
Addirittura i commenti musicali avevano decibel più alti del parlato relativo alla mia intervista. Intervista tagliata di un buon 90 per cento.
In studio era presente Gennaro De Crescenzo, Presidente del Movimento Neo Borbonico, ufficialmente invitato dallo staff della redazione del programma e forse anche da Lei, ma gli è stato vietato di partecipare e di poter parlare, sempre da Lei.
La sua condotta è stata pessima, incivile, antidemocratica, violenta! Univocamente in difesa verso quelle bugie scritte nei libri di storia da quei vincitori che altro non sono che sporchi criminali di guerra! Sì, criminali di guerra che assassinarono circa un milione di meridionali, criminali di guerra che provocarono unʼepocale fenomeno di emigrazione unico nella storia mondiale! Criminali di guerra oppressori e colonizzatori del nostro meridione! Criminali di guerra che diedero il via ad una questione meridionale tuttʼoggi irrisolta.
Una sola nota positiva: Simone Schettino!!! Grazie di vero cuore Simone, “Fratello” mio!!!
Non riesco a capacitarmi come gli editori di queste televisioni private, napoletani per giunta, abbiano permesso tanto e abbiano potuto consegnarLe le “chiavi in mano” di un presunto programma meridionalista che altro non è che un talk show… Dove Lei si è permesso di sparlare di una gran parte dei meridionali stessi!!! Si sciacqui la bocca prima di parlare di Noi e anche prima di parlare dei Borbone!!! Noi non eravamo brutti, sporchi e cattivi!!! Noi eravamo sani, belli, puliti, buoni, alti, robusti, in salute, ricchi nellʼeconomia, nellʼindustria, nellʼagricoltura, nellʼesportazione di tutti i generi e avevamo la minor percentuale di mortalità dovuta alle malattie e alla fame! Avevamo le prime cattedre di medicina in Europa. Eravamo una Capitale di uno Stato pacifico che vantava il pregio di collocarsi tra le prime cinque potenze mondiali!!! Popolo di Cultura, di Primati, di Pensiero, dʼAmore! Magna Grecia Docet! Il Grande Stato del Regno delle Due Sicilie, Fantastico!
Aaahh …. Se Lei ci somigliasse un poco!.. Invece no, Lei non ci somiglia per niente, Lei è un nemico dei meridionali e del meridione come altri “italiani”! Lei ha addirittura detto dʼinvitare in trasmissione i suoi “fratelli massoni” del grandʼoriente dʼItalia. Ma mi dica!?…Non si vergogna?? Io inorridisco!!!
E dire che non ci voleva poi tanto affinché Lei diventasse il “Paladino della tv del sud”, ma il suo “essere prevenuto”, saccente, presuntuoso e ignorante lʼhanno squalificato in automatico! Che peccato, non sa cosa si è perso!
I meridionali, il mio Popolo è quello di Masaniello, quello del 1799, quello delle quattro giornate di Napoli!!!.. Onesto, Guerriero, Generoso, Leale, Riconoscente, Laborioso, Intelligente, Grandioso! Ma quando sʼincazza veramente… Son dolori!!!
Mi raccomando, non ci offenda, sʼimpegni, cerchi di esser giusto.
Concludendo, per mio conto nonché per conto della numerosissima comunità meridionalista di cui sono tra i portavoce, protesto veemente affinché Lei studi e sʼinformi veramente nonché assuma un comportamento lineare, consono, onesto, corretto e applichi le normative della par condicio. Lo faccia!! Altrimenti, mediante, e grazie alle proteste di una foltissima comunità finirebbe con lʼabbandonare spontaneamente e per sua scelta la conduzione del programma!!! Cosa farebbe?!? Tornerebbe sullʼisola?!?…
Nel contempo Noi boicotteremo il programma televisivo “a reti unificate” e i suoi sponsor.
Saluti, Eddy Napoli.

“A reti unificate”, un format che parla del Sud senza Sud

Angelo Forgione – “A reti unificate”, questo è il titolo dalla nuova trasmissione messa su dal dal Consorzio CMG formato dalle quattro emittenti regionali Canale 8, Canale 9, Canale 21 e Televomero (anche streaming su canale21.it) che fanno squadra per produrre un contenitore di attualità, politica, cultura e cronaca incentrato sui temi del Sud. Finalmente, si direbbe. Interessante e innovativo, ma subito si scopre che c’è qualcosa, troppo, che non va. A cominciare dal conduttore, Alessandro Cecchi Paone che smette le vesti di divulgatore scientifico e s’infila i vestiti del divulgatore meridionalista. Sembra tutto armonioso nell’interpretazione del ruolo, il suo calarsi nella parte di cittadino del Sud che propriamente non è, i suoi interrogativi identitari agli ospiti («ma cosa vogliono da noi i settentrionali?»). È chiaramente una forzatura che viene a galla ben presto.
Indica la direzione del vicolo cieco il vacuo parterre in studio della prima puntata, salvato dal solo vero “fondamentalista napoletano” Simone Schettino, unica presenza calzante in un talk-show meridionalista. Oltre questa bandiera nel deserto, a parlare di meridione si presentano puntuali e in ordine sparso: Paolo Cirino Pomicino, esponente della “prima repubblica” e di una classe politica napoletana che non ha mai tutelato gli interessi della città, condannato a un anno e otto mesi di reclusione patteggiati per finanziamento illecito (tangenti Enimont), oggi presidente di “Tangenziale di Napoli”, strada a pedaggio di proprietà dell’holding finanziaria “Atlantia” di cui è principale azionista la famiglia trevigiana Benetton, nonchè autore di corsivi sui giornali settentrionali “Libero” e “Il Giornale” sotto lo pseudonimo “Geronimo”. Direste mai che sia la persona più idonea per discutere degli interessi del Sud?
Ancora, l’imprenditrice torrese Marilù Mennella, impegnata in importanti affari edilizi a Napoli-est e poco aderente alle tematiche che riguardano la “questione meridionale”. Infine, fatta salva la fiera showgirl napoletana Maria Mazza senza infamia e con lode alla sua bellezza mediterranea, l’esercito dell’inconsistente: un giovane modello, spaesato e privo di argomenti, figlio di un proprietario di un produttore di mozzarelle, invitato perchè «ha avuto il coraggio di dichiarare che è gay» e perchè dicesse «non so cosa sia la Cassa del Mezzogiorno… non voto» nei suoi unici interventi secchi previo domanda; una bionda signora di mezza età presentata come “ultima sciantosa” (mah!), già vincitrice di un quiz televisivo presentato dallo stesso Cecchi Paone.
In collegamento da altri studi dislocati, il giornalista meridionale Giovanni Valentini, autore del libro “Brutti, sporchi e cattivi: i meridionali sono italiani?” in cui passa il messaggio perverso per cui i vizi del Sud sono diventati vizi italiani, e il sindaco di Palermo Leoluca Orlando nei panni di buon filosofo.
In realtà parte male già la conduzione, assegnata ad un personaggio avulso dalle criticità del meridione, capace di “infervorarsi” solo alle pertinenti disquisizioni risorgimentali di Simone Schettino circa la storia scritta dai vincitori che etichettarono gli sconfitti con l’appellativo denigratorio di “briganti”, e al più marcato revisionismo contenuto nell’intervista a Eddy Napoli cui il presentatore mette scorrettamente e senza diritto di replica un cappello denigratorio e inopportuno. «A proposito di perversione dell’identità e dell’appartenenza! A me dispiace molto che i nostalgici non ricordino che le condizioni di vita delle classi misere erano spaventose sotto le Due Sicilie. La gente moriva di fame e di raffreddore, viveva pochissimo, erano tutti sporchi, erano tutti cattivi e senza destino. Ce lo dicono studi meridionalisti che non sono inventati e che descrivono l’orrore in cui viveva la classe popolare duosiciliana, altro che balle!» Commento fuorviante e doloso da parte di un uomo dichiarato appartenente alla massoneria, conoscitore del ruolo che questa ebbe nel saccheggio del Sud, quindi insofferente per estrazione alla rivendicazione di un più equilibrato giudizio sulla storia borbonica, notoriamente anti-massonica. Fastidio esorcizzato anche nel commento di un servizio sulla sartoria identitaria di Salvatore Argenio: «Mi costringeranno ad invitare la massoneria per diritto di replica». Insomma, tutto fuorché un conduttore aperto all’ascolto delle espressioni del territorio che è chiamato a descrivere senza peraltro esservi calato.
Il riferimento agli aleatori studi meridionalisti (citati senza autori e fonti, ndr) non trovano corrispondenza nella cronache di un Sud che nel 1860 faceva registrare il minor tasso di mortalità infantile d’Italia come ci racconta il pluridecorato medico Giovanni Berlinguer, docente di Medicina Sociale all’Università di Sassari, che nel marzo del 1970, sul mensile “Vitalità”, scrisse: “Cento anni fa i livelli più bassi di mortalità infantile si avevano in Campania mentre i livelli più elevati si registravano in Lombardia, Piemonte ed Emilia e Romagna. Ora (1970) la situazione è invertita: la regione a mortalità infantile più elevata è la Campania dove l’indice è del 50 per mille. Sono certo che le ragioni di questo cambiamento vanno ricercate nella storia economica-sociale infatti, dopo l’unificazione, solo il Nord s’industrializzò con i soldi del Sud e nacquero ospedali e strutture sanitarie”.
Altro che orrore e vita breve tra la sporcizia! In quel Sud, certamente fatto di criticità ma non infernale, la mortalità infantile era arginata dalla più alta percentuale di medici per abitanti in Italia, in tutto 9390 (6871 nel continente e 2519 in Sicilia) su circa 9 milioni di abitanti mentre il Piemonte e la Liguria ne contavano 2610, la Lombardia 2204, la Toscana 1320, l’Emilia e la Romagna 953, per un totale di 7087 professionisti per oltre 13 milioni di abitanti. Già nel 1821, in quel Sud, una legge dispensava da ogni impiego i genitori che non avessero vaccinato i figli per il vaiolo, vaccino che nel Regno di Sardegna fu reso obbligatorio solo nel 1859.
Alle opinioni di Cecchi Paone si aggiunge la gaffe di Cirino Pomicino che si accoda alla disinformazione storica per nozionismo spicciolo: «un viaggiatore inglese (?) alla fine del Settecento diceva che Napoli era l’unica città mediorientale che non aveva un quartiere occidentale». Pomicino deve aver confuso le belle parole scritte dai viaggiatori del “grand tour” settecentesco con quelle pronunciate dal napoletanissimo Eduardo Scarfoglio una quarantina d’anni dopo l’unità d’Italia, a questione meridionale ormai deflagrata. Scarfoglio, che parlò di città orientale (non mediorientale, ndr) senza quartiere europeo, volle così descrivere Napoli in quanto vera porta d’Oriente verso Occidente pur non essendo orientale, ben fotografandone nel bene e nel male l’antica identità mai perduta e la decadenza del periodo post-unitario. Una frase che non solo Cirino Pomicino attribuisce a Lord Rosebery, il britannico che, a partire dal 1897 (non fine Settecento, ndr), abitò l’omonima villa posillipina oggi residenza del Presidente della Repubblica.
Cirino Pomicino anche retorico nel chiedere il rispetto per il Parlamento a prescindere dai parlamentari, e giustamente richiamato alla realtà da Simone Schettino che più volte ha “suggerito” coerenza al politico napoletano con la sua consueta verve: «Padre, figlio e Spirito Santo, i politici italiani sono sempre gli stessi…», «parliamo male della seconda repubblica come se la prima fosse stata rose e fiori…» e così via.
La trasmissione appare persino poco spontanea nel dietro le quinte, indirizzata in un cliché noto anche nelle opinioni in diretta raccolte tra i frequentatori della movida napoletana ai “baretti” di San Pasquale. Le prime voci rivendicano un’identità meridionale poco italiana ma, per magia, l’ultimo microfono è appannaggio dell’opinione di una napoletana che si dice cascata nella discussione per caso e carente in preparazione storica ma contro i revisionisti a prescindere, con tanto di applauso non scattato in precedenza.
Insomma, una trasmissione che parla del Sud senza Sud. E che per questo può solo descrivere un altro Nord. Avete presente il cavallo di Troia?

Simone Schettino e il coraggio della denuncia

Simone Schettino e il coraggio della denuncia

la battaglia culturale che prescinde dal calcio

Angelo Forgione – Premetto che, nonostante ci leghi un’amicizia di stima per evidenti motivi, non sono il difensore d’ufficio di Simone Schettino. Ma mi prendo la briga di raccogliere quello che è un suo messaggio da poco diffuso su Facebook. È nota la lettera sferzante che Simone ha letto dal palcoscenico di Canale 9 all’indomani dei fatti a margine dell’incontro di calcio tra Juventus e Napoli della scorsa Domenica. Insieme, non d’accordo ma spontaneamente, stiamo portando avanti da tempo, e non solo in questi giorni, una campagna “non istituzionale” di sensibilizzazione verso il razzismo nei confronti dei Napoletani, ognuno con le proprie risorse. Proprio per questo capisco cosa significhi esporsi e assumersi delle responsabilità, stando sempre attenti a misurare le parole e a fare in modo che i concetti siano sempre chiari.
Oggi il portale di “Leggo” ha pubblicato la notizia della sua performance di Lunedì scorso, titolando inizialmente così: “Lettera del Vesuvio: Schettino chiede la squalifica dello Juventus Stadium”. Riduttivo, perchè Simone non ha chiesto mai chiusura dell’impianto torinese. Semmai ha sottolineato alla sua maniera, sempre originale oltre che identitaria, un malcostume che investe un po’ tutti gli stadi in cui il Napoli si reca in trasferta. E quella lettera non era una novità, ma una riproposizione di uno scritto di due anni or sono, ritirato fuori dal cassetto in occasione dell’ennesima sordità del giudice sportivo. Chiarito l’equivoco, il titolo è stato riportato alla giusta dimensione della denuncia dell’artista: “Lettera del Vesuvio. Schettino, appello contro i cori razzisti”.
Perchè anche Schettino non si è svegliato oggi, e non contro la Juventus, come testimonia un videoclip di denuncia da me realizzato proprio due anni fa in cui l’artista denunciava dallo stesso palco del Sannazaro la sperequazione tra cori razzisti contro i neri e cori razzisti contro i napoletani. Già allora facevamo lunghe chiacchierate sull’argomento. In poche parole, a Schettino, come a il sottoscritto, la sconfitta del Napoli con la Juventus sul campo (sacrosanta e meritata!) interessa veramente poco di fronte alla sconfitta di tutta la società che continua ad attaccare con accanimento una comunità intera senza che chi è chiamato a frenare il fenomeno non eserciti le proprie funzioni e si scarichi delle sue enormi responsabilità. E questo, anche a nome suo,  lo dico a chi continua a pensare che il calcio sia solo calcio, e tutto il resto non c’entri.
Quel che è certo è che è difficile essere capiti appieno, e talvolta si finisce con l’essere considerati persino fomentatori. Questo accade perchè il problema non è stato compreso in tutta la sua gravità, lo si sottovaluta, e allora la protesta viene da qualcuno interpretata come la reazione dell’avversario, ancor peggio se sconfitto. E qualcuno dimentica o vuol dimenticare che la nostra battaglia è quotidiana, analizza ogni aspetto della nostra società, calcio o non calcio che è sempre quello che fa più notizia. Il fatto è che esterniamo il nostro ideale, perchè siamo purtroppo idealisti.
Domani, Simone Schettino sarà ospite di Gianni Simioli, un altro idealista che si espone, a “La Radiazza” su Radio Marte. La puntata avrà come tema “Napoli e il Napoli”; si parlerà chiaramente di calcio, ma in chiave identitaria. A chi non va di alzare il livello del dibattito consigliamo di non sintonizzarsi. Questa non è una stupida guerra alla Juventus… non ci interessa. Questa è una battaglia per noi stessi, Napoletani molto prima che tifosi del Napoli. E che sia chiaro che gli idealisti difendono un diritto, non quei napoletani che in qualche modo danno adito a infrangerlo.

9 miliardi per il Sud, ma sono i FAS spettanti dal 2008

9 miliardi per il Sud, ma sono i FAS spettanti dal 2008
niente di nuovo, atto dovuto e tardivo

Al termine della riunione del CIPE, il governo ha annunciato lo stanziamento di 9 miliardi di euro di fondi per il “Piano per il Sud per le infrastrutture”. Ma non si tratta di nuove risorse bensì di parte dei fondi FAS (Fondo per le Aree Sottosviluppate UE) che prevedono un periodo di spesa del 2007-2013, già stanziati per il “Piano Sud” nel 2008 e poi indirizzati su altre “esigenze” non propriamente per il meridione.
Tre anni di ritardo per un atto dovuto, nessuna attenzione particolare del Governo per il Sud, e resta anche da vedere in quanto tempo partiranno i cantieri se è vero quel che dice Giuseppe Cicco, professore di Economia politica all’Università di Bari: «Una trovata pubblicitaria perchè fa tutto parte della politica dell’annuncio senza soldi in cassa».
Gli fa eco la parlamentare del PD in commissione Lavori pubblici Raffaella Mariani: «Tutti questi soldi in cassa non ci possono essere perché nella manovra finanziaria non c’erano. Diciamo che sono soldi virtuali per l’approvazione dei progetti preliminari; se si dovessero spendere si dovrà trovare la copertura finanziaria».
Misure necessarie e obbligate, quindi, che se pure dovessero trovare immediata attuazione dovrebbero rappresentare solo un punto di partenza e non certo di arrivo per le Regioni meridionali interessate.
Secondo il CIPE, le opere sono immediatamente cantierabili e interessano il Molise per circa 576 milioni di euro, la Campania per oltre 1,7 miliardi, la Puglia per 1,1 miliardi, la Basilicata per oltre 500 milioni. Calabria, Sardegna e Sicilia sono coinvolte per circa 1 miliardo ciascuna. Tra i progetti in cantiere la linea ferroviaria dell’Alta velocità Napoli-Bari, la direttrice ferroviaria Salerno-Reggio Calabria, gli assi stradali Olbia-Sassari, Olbia-Cagliari e Termoli-San Vittore, il completamento di circa 383 km dell’A3 Salerno-Reggio Calabria, la linea ferrata Palermo-Catania. Oltre alla Tav Torino-Lione e la tangenziale esterna di Milano. 

De Magistris sempre più lucidamente meridionalista

De Magistris sempre più lucidamente meridionalista
interessanti dichiarazioni al microfono di Luigi Necco

Evidenziabili passaggi nell’intervista di Luigi Necco andata in onda Venerdì 8 Luglio su Canale 9 a “L’Emigrante”.
Dopo aver parlato dei programmi per risolvere la crisi dei rifiuti, il sindaco esprime concetti da vero uomo del Sud consapevole.

minuto 5:56 – Napoli e la reazione alla sudditanza
«Noi saremo contenti quando Napoli riuscirà ad essere autonoma nel ciclo dei rifiuti come su tante altre cose (…). “Napoli normale” è la sfida politico-sociale-culturale che ci siamo preposti. Cioè basta lo stato di eccezione, basta emergenze, fare le cose ordinarie. “Napoli autonoma” è una sfida diversa, una sfida culturale e per certi versi antropologica: basta col meridionale che pensa che debba essere sempre qualcun altro ad aiutarci. Dobbiamo avere maggiore consapevolezza di autoemanciparci da soli, riscoprire la forza e la determinazione di essere meridionali e risolvere i problemi. Poi, se vorranno aiutare Napoli, bene… lo trovo addirittura doveroso, ma se non lo fanno perchè ci sono interessi ben precisi a lasciare Napoli in una situazione di sudditanza, noi sconfiggeremo queste logiche non solo politiche ma anche economico-finanziarie».

minuto 7:57 – Napoli e l’emigrazione
«Il motivo principale per cui mi sono candidato è che non tolleravo più che tantissimi giovani Napoletani e meridionali se ne vanno all’estero per cercare un posto di lavoro, che devono chiedere un posto di lavoro come privilegio o raccomandazione. La sfida è quella di fermare la fuga dei cervelli. Io punto tantissimo sui giovani che ho scelto attraverso internet, che mi accompagneranno a governare la città». 

minuto 10:27 – Napoli e le potenzialità inespresse
«Il Sindaco non può promettere alle persone che incontra un posto di lavoro. Però si impegna a dare il massimo per creare le condizioni affinchè ci sia lavoro in questa città che attraverso la cultura, la ricerca, le politiche industriali, la formazione, le università, il turismo ha prospettive straordinarie di lavoro, non solo per i giovani ma anche per quelli che non sono più tanto giovani».

guarda l’intervista integrale

Radio 24 insiste con Napoli

Radio 24 insiste con Napoli
continua il tiro al bersaglio nel palinsesto della radio

Da giorni il palinsesto di Radio 24 è riempito di Napoli, ma in senso negativo, non certo del suo immenso patrimonio culturale. Mentre Giannino continua a dire che è colpa di chi si offende se si offende per la sua invocazione del Vesuvio come soluzione estrema per “riformare” i Napoletani e a prendersela con “La Repubblica” con la quale evidentemente ha un conto personale aperto, la premiata ditta Cruciani&Parenzo prima intavola la puntata de “La Zanzara” del 1 Luglio dal titolo “Ci penserà il Vesuvio?” e poi, nella puntata del 4 Luglio va in conflitto con un radioscoltatore che viene invitato a bruciapelo da Parenzo ad andare a raccogliere l’immondizia di Napoli perchè discorde con le sue idee sul Ministro Alfano, per poi essere “liquidato” bruscamente da Cruciani. E dire che la telefonata era iniziata con grande cordialità.

CLICCA QUI E ASCOLTA LA TELEFONATA

per proteste:
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Addio a Guido Palliggiano

Addio a Guido Palliggiano

Lutto nel mondo dello spettacolo. Si è spento il nostro amico Guido Palliggiano, stroncato in pochi mesi da un male incurabile.
Napoli perde un grande Napoletano, uno che aveva dentro la Napoletanità con la N maiuscola.

Abbiamo lottato insieme per il riscatto del popolo Napoletano e per il recupero della nostra identità. Apprezzatissimo difensore dell’autentica Napoletanità per un anno intero a “Notte Azzurra” su Canale 9/Radio Marte, da dove traspariva tutto il suo orgoglio.

Condividevo i suoi moniti agli attori comici Napoletani che dai grandi palcoscenici nazionali oggi fanno ridere cavalcando l’indisciplina dei Napoletani.

Ci hai insegnato tanto, “compatriota” Guido. Non ti dimenticherò, non ti dimenticheremo!
Le più sentite condoglianze alla moglie Sandra, a Davide e alla figlia Diana.

Mi piace ricordarlo con questo video che ci unisce, insieme a Carlo Alvino e Eddy Napoli con i quali porterò l’ultimo saluto domani alle 10.30, alla Chiesa Nostra Signora del Sacro Cuore in via Simone Martini a Napoli.

(minuto 8:13: il suo “richiamo” ai comici Napoletani!)

Ciao Guido!