Nuovo record per i musei italiani nel 2017

Campania stabilmente seconda con interessante risultato della Reggia di Caserta


Angelo Forgione
2017_mibact_regioni
Il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo ha presentato i numeri dei musei italiani del 2017, costantemente in crescita. Battuto ancora un record, quello del 2016, da 45.383.873 a 50.103.996 visitatori. Una crescita nella quale la Campania gioca un ruolo importante, coi suoi 8.782.715 visitatori e un +10,66 rispetto allo scorso anno. «La Campania – fa notare il ministro Dario Franceschini è ormai stabile al secondo posto della classifica delle regioni più virtuose: la rinascita di Pompei è stata sicuramente da traino ma sono state molto positive anche le altre esperienze delle gestioni autonome dalla Reggia di Caserta, al Museo archeologico Nazionale di Napoli, a Capodimonte, a Paestum».
Il Lazio resta la regione leader, dai 20.317.465 ingressi del 2016 ai 23.047.225 del 2017 (+13,44). Roma continua a fare da polo attrattivo internazionale, ma cresce Napoli con il suo polo tutto ancora da sfruttare appieno, motivando le lusinghiere previsioni di Franceschini per il suo ritorno nell’élite internazionale.
La Campania, dunque, si conferma seconda regione e rafforza il suo dato con circa 850mila ingressi in più rispetto al dato del 2016. Ancora molte le potenzialità inespresse, ma crescono gli Scavi di Pompei, quelli di Ercolano e Paestum, la Reggia di Caserta e il Museo Archeologico Nazionale. Segnali confortanti anche per il Museo di Capodimonte a Napoli, ancora attardato, coi suoi noti problemi logistici, ma finalmente nella top-30.
Classifica confermata anche per la Toscana, terza sullo zoccolo di Firenze, che torna a crescere dopo la flessione del 2016, toccando quota 7.042.018 (+10,22%). Inattacabili i tre gradini del podio, anche per il Piemonte e per la Lombardia, regioni dalla crescita molto più contenuta, soprattutto la seconda, che non ha goduto del dato offerto lo scorso anno da Mantova, la Capitale Italiana della Cultura 2016.
I più alti tassi di crescita si sono registrati in Liguria (+25,93%) e in Puglia (+19,48%), mentre male il dato dell’Abruzzo (-11,96%), delle Marche (-4,29%) e dell’Umbria (-5,32%)
2017_mibact_museiI dieci luoghi della cultura più visitati nel 2017 sono stati il Colosseo/Foro Palatino (7.036.104), gli Scavi di Pompei (3.382.240); gli Uffizi (2.219.122), le Gallerie dell’Accademia di Firenze (1.623.690), Castel S.Angelo (1.155.244), la Venaria Reale (1.039.657), il Circuito Museale Boboli e Argenti (1.000.482), il Museo Egizio di Torino (845.237), la Reggia di Caserta (838.654) e Palazzo Pitti (579.640). Tra i primi dieci siti, la miglior crescita è della Reggia di Caserta (+22,80%), anche se resta stabile al nono posto, con uno scarto di 201.003 visitatori rispetto alla Venaria Reale di Torino (lo scorso anno erano 328.963).
Oltre la top-10 vi sono la Galleria Borghese, il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, Ercolano, Villa d’Este e Paestum. Al 30° posto spunta l’importante Museo di Capodimonte di Napoli, del cui complesso primeggia invece ancora il Parco tra i luoghi della cultura gratuiti più visitati, secondo solo al Pantheon di Roma.
Nei dati non sono riportati il risultati di Sicilia, Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige, regioni a statuto speciale (ma lo sono anche la Sardegna e il Friuli V.G.) che gestiscono autonomamente i beni culturali.
Notizie dunque positive, ma è bene ampliare lo sguardo almeno all’Europa e chiarire che i nostri musei e siti culturali, nonostante la crescita, non attirano come altri giganti dell’esposizione internazionale. Se storniamo Colosseo e Pompei, che non sono propriamente dei musei, il primo tale, ossia gli Uffizi, con i suoi 2,2 milioni di visitatori, è lontano dal Louvre (circa 9 milioni di ingressi), dal British Museum (6,7), dalla National Gallery (6,4) e pure dai Musei Vaticani (6,2), che non appartengono allo Stato italiano.

Capodichino diventa “archeoporto”

L’Aeroporto Internazionale di Napoli diventa un “archeoporto”. Un’insolita galleria di sculture, vasi ed altri reperti, da oggi, accolgono i passeggeri in arrivo, ma anche in partenza. Chi approderà in città, in tal modo, potrò immediatamente capire in quale terra avrà messo piede, ed è quella del primo museo archelogico d’Europa (1777). Chi andrà via, sarà salutato dall’anima culturale del territorio. Un vero e proprio viaggio nella storia antica della Campania, realizzato dalla Gesac – la società che gestisce l’Aeroporto Internazionale di Napoli – , il Museo Archeologico di Napoli e altri Istituti periferici del MiBACT per mettere in vetrina il patrimonio artistico e culturale della Regione, sull’esempio del Metrò dell’Arte, ma qui classica e non contemporanea. 10 e lode!

capodichino_archeologia

Il controverso prestito di tesori napoletani a Comacchio

Angelo Forgione  Una strana storia. Due città candidate al ruolo di “capitale italiana della cultura 2018”. La napoletana Ercolano e l’estense Comacchio. Il titolo è una bella invenzione del ministro dei Beni Culturali Dario Franceschini, anch’egli estense, e dà l’opportunità di promuovere annualmente un territorio, attribuendogli anche un contributo ministeriale di un milione di euro e l’esclusione dal patto di stabilità delle spese per gli investimenti necessari per realizzare le iniziative previste per l’anno di investitura. Il fatto è che per ottenere il riconoscimento bisogna mettere in campo diverse iniziative culturali che rendano il territorio vivo e lo dotino di un’offerta di un certo interesse. Accade allora che l’assessorato alla Cultura del Comune di Comacchio inizi a lavorare per rafforzare la candidatura, e concepisca l’idea di chiedere aiuto al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, che è il più importante museo al mondo di antichità classiche e ospita l’immenso patrimonio di reperti provenienti dagli scavi vesuviani, tra cui anche quelli di Ercolano, che è città in competizione per la gara del MiBACT. La proposta è quella di esporre, lungo un periodo di due anni e forse più, alcuni reperti archeologici custoditi nei depositi dell’importante museo napoletano nel nascente Museo Delta Antico di Comacchio, che aprirà i battenti nella primavera 2017, in modo da promuovere il nuovo spazio espositivo e proiettarlo immediatamente nei circuiti museali internazionali. Cosa normale, visto che le mostre itineranti e i prestiti museali sono prassi. Il direttore del Museo Archeologico di Napoli, Paolo Giulierini, archeologo toscano specializzato in etruscologia, nominato da Franceschini, accoglie la proposta e pure il sindaco di Comacchio, accompagnato dall’assessore competente, per firmare un protocollo d’intesa che rende partner il Museo Delta Antico.

Alcune domande, però, sorgono spontaneamente. Siamo proprio sicuri che sia questo il modo giusto per promuovere i tesori di Napoli, visto che i tour-operator internazionali ignorano la città e indirizzano i turisti stranieri da Roma in su? Possibile che Napoli debba tenere parte dei suoi tesori negli scantinati museali mentre il mondo fa a gara per mostrarli? Possibile che l’enorme palazzo Fuga, l’Albergo dei Poveri, resti un eterno incompiuto e non possa essere reso invece un spazio espositivo, come propone ad esempio l’associazione Ram – Rinascita Artistica del Mezzogiorno? Possibile che Napoli dissemini cultura nell’avamposto ferrarese e la concorrente Ercolano, ma anche l’altra candidata Caserta, restino a guardare?
Il sindaco di Ercolano, Ciro Bonajuto, pur non essendo contrario alla promozione dei tesori, lamenta il silenzio della Soprintendenza alla richiesta di strutture espositive, che starebbe invece approntando uno sponsor privato per far sì che sia la cittadina vesuviana il naturale approdo espositivo di quanto conservato negli depositi dei ricchi musei napoletani.

Carditello: appalto assegnato

Angelo Forgione – È stata designata la ditta che si occuperà del restauro della Real Tenuta di Carditello, individuata tra le 65 che avevano presentato le offerte alla direzione regionale del MiBACT. Il nome verrà comunicato appena saranno completati gli adempimenti burocratici, e allora potranno partire i lavori che restituiranno la reggia al suo splendore, previsti nell’arco di 365 giorni. L’appalto è bandito per 2 milioni e 654.867 euro più iva, stanziati dall’ex ministro Massimo Bray.