Curiamo gli Incurabili

Lanciamo l’hashtag #CuriamoGliIncurabili con un video di sensibilizzazione.

Perché il complesso degli Incurabili crolla per cedimento strutturale causato da abusivismo sottostante (un’autorimessa), e ha bisogno di cure.
Oltre alle testimonianze artistiche nella chiesa di Santa Maria del Popolo, vanno messi al sicuro i preziosi manufatti conservati nella settecentesca farmacia. Nella scaffalatura in noce, 427 vasi in maiolica con le stesse cromie del pavimento, tutto realizzato dai fratelli Giuseppe e Donato Massa, i più grandi “maestri riggiolari” napoletani, gli artefici del bellissimo Chiostro delle Clarisse di Santa Chiara, chiamati a ripetersi per l’antica spezieria, che doveva essere bella, bellissima, per rappresentare il prestigio di un antico ospedale di eccellenza nell’Europa del Settecento.
Nessuna ricostruzione o assemblaggio museale. Si tratta di un luogo rimasto identico a come è nato, sopravvissuto integro, così come fu pensato.
Bisogna dunque salvare una delle più importanti testimonianze del tardo-barocco di Napoli (insieme alla Cappella San Severo), e preservarne la continuità storica nella Napoli del futuro. I napoletani restino vigili!

video per condivisione facebook: www.facebook.com/AngeloForgioneOfficial/videos/2261564037437927

 

La sanità al tempo dei Borbone

Angelo Forgione – Fino al 13 luglio, al Museo delle Arti sanitarie di Napoli, sito nel complesso di Santa Maria del Popolo degli Incurabili, è visitabile la mostra “La sanità al tempo dei Borbone”, organizzata dall’associazione culturale “Il Faro di Ippocrate” e dedicata alla storia della Scuola Medica Napoletana, allla rete assistenzialistica partenopea e alla formazione della professione del medico negli anni del Regno borbonico.
L’evento rende omaggio alla tradizione medica che diede lustro al Sud tra il 1734 e il 1860, ricostruendo l’intera pagina sanitaria nel Mezzogiorno, all’avanguardia nell’Europa dell’epoca. La prima assistenza sanitaria gratuita italiana (promossa da Ferdinando IV), la percentuale di medici per numero di abitanti più alta di tutto il resto d’Italia (9.500 tra medici e chirurghi per 9 milioni di abitanti, rispetto ai circa 7.000 professionisti della sanità per i 13 milioni di cittadini della restante Italia) e la più bassa mortalità infantile del territorio italiano la dicono lunga sul sistema sanitario borbonico. Due esempi storici di eccellenza: nel 1777 il Regno delle Due Sicilie sostenne una campagna vaccini contro il vaiolo per due milioni di persone; nel 1813 Aversa fu sede del primo ospedale psichiatrico italiano. Nonostante questa grande tradizione meridionale, peraltro risalente alla Scuola Medica Salernitana del XII secolo, con l’avvento dei Savoia e l’unificazione italiana i medici dell’ex Regno delle Due Sicilie furono obbligati a ripetere l’esame di idoneità alla professione medica. Gli atti che testimoniano questa pagina nera dell’Unità sono riuniti nella “bacheca della vergogna”.
Il campionario di curiosità è enorme: strumenti medici del tempo (apparati per lavande gastriche e clisteri, cassette chirurgiche militari, armadietti con boccette di farmaci del tempo, ecc.), busti dei medici illustri (Cirillo e Cotugno su tutti) e diverse curiosità, come il kit di pronto soccorso da passeggio per fronteggiare le emergenze in strada, il bastone corredato di siringhe, medicazioni e bisturi. In mostra anche alcuni modelli anatomici usati dagli studenti di medicina dell’epoca, e poi documenti, testimonianze e trattati di ogni genere. Sei le tappe tematiche: dai luoghi della sanità napoletana alla formazione professionale nelle province del Regno, dai singolarissimi cimiteri antichi ai tanti reclusori, per concludere con le prime “Case dei pazzi”, L’Ostretricia e la Medicina sociale. Una sezione a parte è dedicata al capitolo della peste.
Non va dimenticato che la buona tradizione sanitaria napoletana è proseguita anche dopo l’Unità d’Italia. Emblematici i casi di Vincenzo Tiberio e Arnaldo Cantani, veri padri dell’antibiosi nella Napoli post-unitaria ben prima di Fleming, i primi a condurre validissimi studi che condussero alla scoperta della penicillina (maggiori informazioni su Made in Naples – Magenes 2013).

info: 081 440647
lunedì – venerdì / 9.30 – 13.30 / ingresso gratuito
info@ilfarodippocrate.it
http://www.museoartisanitarie.it

Vasche neoclassiche sparse per Napoli

l’esemplare di Chiaia è identico a quelli “parcheggiati” a Palazzo Reale

Il Mattino online ha puntato i riflettori su una vasca di marmo, collocabile nel periodo di fine Settecento, abbandonata in via Cupa Caiafa alla Torretta di Chiaia (guarda il video). Roba che altrove finisce nei musei e che a Napoli, invece di indicare il triste degrado contemporaneo, potrebbe raccontare ai turisti l’avanguardia dell’igiene intima che la città mostrò all’Europa intera.
Si tratta, secondo il parere di Gennaro Rispoli, direttore del Museo degli Incurabili, di una vasca per bagnoterapie di malati e nobili. «È certo – ha detto Rispoli – che agli Incurabili, all’ingresso della Farmacia, abbiamo due vasche del tutto uguali a quella, e una è presente all’Elena d’Aosta. Napoli, nei secoli scorsi, rappresentava un’eccellenza per la storia della sanità e dell’igiene a Napoli e questa vasca, il cui modello si diffuse tra ‘500 e ‘700, lo testimonia. Faremo di tutto per sottrarla al degrado e per fermare la dispersione dei tesori artistici e sanitari in atto in città». E allora bisognerebbe farsi un giro nei cortili di Palazzo Reale, e precisamente sul viale a oriente sul lato mare, sotto i Giardini Pensili. Lì, poco prima di arrivare al piazzale che si affaccia sul Maschio Angioino, proprio all’esterno di un ufficio e non in una sala espositiva (eppure si tratta di Palazzo Reale), sono parcheggiate due vasche identiche a quella abbandonata a Chiaia. I turisti passano e fotografano increduli.
Queste vasche risalgono al periodo neoclassico scaturito dalla scoperta di Ercolano e Pompei, quello delittuosamente meno raccontato e valorizzato, se solo pensiamo alle condizioni di Piazza del Plebiscito, statue equestri del Canova incluse. Basta del resto visitare il bagno neoclassico del Re alla Reggia di Caserta, dove una più preziosa vasca di granito ha sostanzialmente lo stesso stile, anche se più ricercato, di quelle marmoree più spartane abbandonate qua e là a Napoli. Esemplari a Palazzo Reale, appunto, ma anche alla Farmacia degli Incurabili, a Villa Pignatelli e al presidio ospedaliero Elena d’Aosta.
Come si può pensare di risvegliare Napoli se due pilastri culturali come il neoclassico e l’igiene intima, corrente artistica e civiltà napoletane, vengono così offesi e dimenticati?