Villa Comunale, incontro Comune-Associazioni

A margine dell’incontro con le associazioni e i movimenti del territorio che hanno celebrato i simbolici funerali della Villa Comunale di Napoli, il vicesindaco Tommaso Sodano ha fatto il punto sui previsti lavori di riqualificazione del passeggio reale. Resta il nodo della Cassa Armonica, i cui lavori sono stati deliberati da tempo, ma che, senza l’intervento di uno sponsor, non possono essere realizzati.

Funerali in Villa: vicesindaco contestato

mattinoCirca quattrocento persone si sono presentate ai cancelli della Villa Comunale per celebrare i funerali del giardino reale di Chiaja, devastata dai cantieri della linea 6 metropolitana. Non tantissime, in una città che poco si scalda per difendere sé stessa, ma lo scopo, raggiunto, era comunque quello di attirare l’attenzione dei media. Hanno sfilato anche Mimmo Jodice, Mirella Barracco e diversi imprenditori e professori universitari. E poi il geologo Riccardo Caniparoli, che, con Ortolani e De Medici, ha puntato il dito contro il cantiere del metrò (ereditato dalle scelte delle precedenti amministrazioni comunali). La presenza del vicesindaco Tommaso Sodano ha fatto scattare la contestazione, a tratti fin troppo aggressiva, anche se il confronto con l’associazionismo si terrà di fatto a Palazzo San Giacomo giovedì pomeriggio.
Momenti di vera rabbia si sono vissuti quando il corteo di cittadini, associazioni e uomini della cultura locale è giunto alla Cassa Armonica e un manifestante ha scavalcato la (inutile) recinzione del cantiere della metropolitana che “conserva” i pezzi smontati del monumento di Errico Alvino, portando con facilità una giuntura di ghisa in visione all’imbarazzato vicesindaco. «Quando denunciai lo scempio, lo staff del sindaco mi disse che i pezzi erano stati portati al sicuro in un cantiere al coperto per il restauro. La cittadinanza non può essere presa in giro così!», ha esclamato Angelo Forgione. I pezzi sono ancora lì, a distanza di più di un anno.

fonte: Il Mattino

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Al Gambrinus e a Palazzo San Giacomo contro le trivelle

Al Gambrinus e a Palazzo San Giacomo contro le trivelle

Si è tenuta al Gran Caffe Gambrinus la conferenza stampa di presentazione del Comitato “Salviamo i Campi Flegrei”. La sala è stata riempita dai rappresentanti dei movimenti e delle associazioni, dai giornalisti, da comuni cittadini e da alcuni dei personaggi della cultura, dello sport e dello spettacolo che hanno aderito alla campagna “No alle trivellazioni”.
La conferenza, moderata da Giuseppe Mosca, si è sviluppata con i precisi interventi dei professori Ortolani, Nunziata e Mastrolorenzo che hanno delucidato sulla complessistà dell’area della caldera dei Campi Flegrei, seguiti da Angelo Forgione, Carmine Attanasio, Eddy Napoli e Francesco Borrelli, con la partecipazione di alcuni rappresentati di altri movimenti presenti in sala tra cui Teofilo Migliaccio, Enrico Novissimo e Fiore Marro.
Nel pomeriggio, la delegazione di associazioni e movimenti con i Verdi è stata ricevuta dal vicesindaco Sodano a Palazzo San Giacomo. L’incontro ha confermato i diversi punti di vista circa la faccenda, con lo stesso Sodano che ha dichiarato che per la fase di perforazione a 3.500 metri non esiste al momento alcun progetto e che pertanto è prematuro parlarne ora che i carotaggi arrivano a qualche centinaia di metri e non destano alcuna preoccupazione. Alla richiesta del comitato di prendere impegni sin d’ora rispetto allo step successivo del Deep Drilling Project (3.500 mt) che non potrà essere compiuto senza un adeguato piano di emergenza della protezione civile e senza la consultazione della cittadinanza, il vicesindaco ha lasciato la seduta dedicandosi ad altri impegni.
Intanto il Sindaco De Magistris ha rotto il silenzio sulla vicenda e ha dichiarato che non c’è alcun motivo di allarme e che sta seguendo con molta attenzione i dubbi e le critiche, promettendo che non sarà fatto nulla che abbia anche solo lo 0,01% di rischio per la popolazione.

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Degrado Plebiscito: VANTO, Treves e Comune al TGR

Degrado Plebiscito: VANTO, Treves e Comune al TGR

Angelo Forgione – Continua l’infinita battaglia per dare soluzioni minime ai problemi di decoro del luogo simbolo della città.
Ai microfoni del TG3 regionale, con Rino De Martino della libreria Treves, solleviamo vecchie questioni alla nuova amministrazione dopo averle già poste per anni alla vecchia. Tenta di  rispondere il vicesindaco Tommaso Sodano.

Reggio Emilia dona il tricolore a Pontelandolfo

Reggio Emilia dona il tricolore a Pontelandolfo
«150 anni sufficienti per chiedere scusa»

ATTENZIONE: la notizia è riportata in forma cronistica, quindi senza commenti al fatto.

In occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia, Mercoledì 3 agosto, nella Sala del Tricolore di Reggio Emilia, il sindaco della città emiliana Graziano Delrio ha consegnato una copia del Primo Tricolore a Donato Addona, vicesindaco della città di Pontelandolfo (Benevento), teatro dell’eccidio del 14 agosto 1861 da parte dell’esercito sabaudo.

«Se giustizia non può essere fatta perché i tempi sono troppo lontani – ha detto il sindaco di Reggio – si può dire che centocinquanta anni sono sufficienti per chiedere scusa per l’enorme lutto che fu arrecato ingiustamente. Le celebrazioni per l’Unità d’Italia sono un momento importante anche per ricordare verità storiche e pagine non degne del processo unitario e restituire onore e giustizia a vittime innocenti. Oggi, seppur in ritardo, è necessario affrontare questa e altre ferite aperte, nella convinzione che la verità, e non la rimozione, sia la terapia migliore per lenire le lacerazioni del passato. Consegnando il primo tricolore a Pontelandolfo, rivendichiamo il rapporto inscindibile tra la nazione e i valori della modernità democratica e contestualmente riaffermiamo l’importanza dell’unità conquistata, seppur a caro prezzo, nel 1861, e consolidata dalla Costituzione repubblicana del 1948».

Il vicesindaco di Pontelandolfo ha detto che «è un importante riconoscimento per la storia di Pontelandolfo, come lo sarà la partecipazione del Comitato dei garanti per le celebrazioni del 150° anniversario dell’Unita’ d’Italia Giuliano Amato, delegato dal presidente della Repubblica, a una cerimonia in ricordo delle vittime dell’eccidio del 1861, che avverrà il prossimo 14 agosto nella nostra città. Non vogliamo che Pontelandolfo sia ricordato come un covo di briganti contrari all’Unità d’Italia, perché così non è».

Dopo aver ricevuto il Primo Tricolore, Addona ha tra l’altro donato al sindaco Delrio un volume che ricostruisce i fatti del 1861. Pontelandolfo attende da decenni che venga riconosciuto il massacro del 14 agosto 1861.
L’eccidio di Pontelandolfo, compiuto da una colonna di 400 bersaglieri il 14 agosto del 1861, è tra le pagine più oscure e controverse del Risorgimento. La vicenda è nota e si inquadra nell’anno più caldo del brigantaggio post-unitario. L’11 agosto 1861, 41 dei 44 soldati al comando del tenente livornese Cesare Bracci furono uccisi dai briganti della banda Giordano e da cittadini di Pontelandolfo e Casalduni, una zona dove da giorni erano in corso azioni di bande di ex soldati borbonici.

Dopo la morte dei 41 soldati, fu comandata un’azione di rappresaglia militare a Pontelandolfo e Casalduni. Il luogotenente del Re, Enrico Cialdini, disse che di Pontelandolfo non doveva rimanere più pietra su pietra. L’azione militare fu spietata, la colonna di soldati distrusse l’intero paese (solo tre case rimasero intatte), uccidendo un numero centinaia di persone e imprigionandone molte altre.