Carbonara day, il giorno del piatto italiano di origine sconosciuta

Angelo Forgione  6 aprile, giornata internazionale dedicato a uno dei piatti italiani più amati all’estero, che sembra nato chissà quando, e invece, in quanto dogma basato sui suoi ingredienti tassativi, non ha neanche quarant’anni.
Le origini della Carbonara? Non è possibile conoscerle, e quindi neanche l’inventore. Al massimo se ne conosce la genesi. Diverse e discordanti le teorie riguardo al luogo in cui la Carbonara è stata partorita. C’è chi dice che sia nata a Roma con la presenza dei soldati americani durante la guerra, unendo la pasta alla “razione K” di Ancel Keys, che però era composta da gallette, insaccati, caramelle e barrette di cioccolata, e con le uova non aveva nulla a che fare. C’è chi questa stessa teoria la ambienta non a Roma ma a Napoli, e che il nome derivi dalla via Carbonara ove era situato un quartier generale americano in cui si distribuivano le razioni militari. Magari il racconto deriva da quella che è la colazione degli yankees, a base di uova e pancetta.
Tutte teorie che mai troveranno conferme, perché non esistono documenti utili alla ricerca neanche a pagarli oro.

La prima ricetta con tale nome comparve nel 1954 sulla rivista La cucina italiana, ed era assolutamente diversa da quella canonizzata solo negli anni Novanta, poiché prevedeva spaghetti, uovo – fin qui ci siamo – e poi pancetta, gruviera e aglio.

Un anno dopo, l’esordio sui ricettari. In La signora in cucina di Felix Dessì, comparve il pepe e, per formaggio, il Parmigiano, non il Pecorino, che poteva essere usato in sostituzione dell’emiliano per avere un gusto più piccante.

Nel 1960 viene pubblicato il ricettario La grande cucina di Luigi Carnacina, e qui compare il guanciale di maiale in sostituzione della pancetta, ma anche la panna, che continuerà a essere citata per un ventennio pieno, durante il quale si farà riferimento anche a roba come vino, aglio, cipolla, prezzemolo, peperone e peperoncino.
Tutto sparisce negli anni Novanta, quando diventa definitiva la ricetta ormai intoccabile: spaghetti preferibilmente, uova, guanciale, pecorino, sale e pepe. Divieto assoluto, su cui gli esperti sono tutti concordi, d’uso di panna, aglio e cipolla.

Dunque, di uno dei primi piatti italiani più gettonati nel mondo si sa veramente poco, se non che è diventato quel che è negli anni Novanta. E se è vero che le prime ricette sono ben diverse da quella inderogabile di oggi, è anche vero che la più somigliante a quella inderogabile di oggi fu scritta nel 1881 dal napoletano Francesco Palma nel suo Il Principe dei cuochi, o la vera cucina napoletana, compendio delle precedenti opere di Vincenzo Corrado, Ippolito Cavalcanti e altri cuochi partenopei. Erano i “Maccheroni con cacio ed uova”: maccheroni, parmigiano, uova, sugna, sale e pepe. Non la Carbonara, è evidente, ma una Carbonara ante-litteram sì, e molto più vicina alla definitiva Carbonara di quanto non lo sia quella del 1954, che, tra aglio e gruviera, neanche il pepe prevedeva. Fate vobis.

San Giovanni a Carbonara: piove sull’arte sacra mentre l’Unesco…

COMUNICATO STAMPA
IL “NUOVO MEDIOEVO” DI NAPOLI, piove sull’arte sacra mentre l’Unesco…

Il Movimento V.A.N.T.O. esprime il più totale sdegno per le condizioni dell’intero patrimonio monumentale di una città senza una guida, motivo per cui, crisi rifiuti e tagli del governo alla cultura a parte, l’unica vera risorsa della città, ovvero il turismo, è defunta. I pacchetti turistici natalizi non si piazzano e quelli già venduti sono in disdetta.
C’è ora da trattenere il fiato per le decisioni dell’Unesco di Febbraio visto che del “Piano di Gestione” non c’è al momento alcuna traccia, e nessuna risposta o rassicurazione convincente è mai arrivata dal Comune di Napoli dopo la nostra protesta all’ingresso di Palazzo San Giacomo del 24 Settembre scorso, ovvero due mesi or sono.
Napoli e provincia sono in ginocchio e non è esagerato ormai parlare di “nuovo medioevo” per la maniera con la quale si sta distruggendo una città che solo 150 anni fa era la capitale culturale del continente.

Fra tre mesi l’UNESCO potrebbe cancellare Napoli dalla World Heritage List dei siti patrimoni dell’umanità. In questo scenario, i monumenti di Napoli sono sempre più nel degrado perchè senza tutela.
Un nuovo allarme riguarda la splendida chiesa di San Giovanni a Carbonara, una delle più belle, antiche e ricche di storia della città, che ha evidenziato in questi giorni di incessanti piogge delle problematiche piuttosto serie e preoccupanti. La chiesa è soggetta ad infiltrazioni d’acqua in vari punti che mettono a repentaglio le decine d’opere d’arte presenti.

Lo segnalazione arriva dal giornalista Alvaro Mirabelli della rivista Chiaiamagazine, supportato dal Comitato Civico di Portosalvo e dal Movimento V.A.N.T.O.

Un po’ dappertutto sono evidenti delle ampie macchie di umidità e rivoli d’acqua. Grosso rischio lo corre “la Crocifissione”, preziosa opera del maestro del cinquecento Giorgio Vasari, allievo di Michelangelo, accanto alla quale scorre pericolosamente acqua. Infiltrazioni anche dal soffitto dell’altare della purificazione ma basta approssimarsi alla “Cappella Caracciolo del Sole” per notare che manca da ben tre anni una lastra di vetro dai finestron. Da li penetra nella struttura non solo acqua ma anche umidità e vento che minacciano gli affreschi di Perinetto da Benevento e Leonardo da Besozzo.

Ecco le tristi testimonianze fotografiche.