Addio alla Real Fabbrica di Porcellane

capodimonteAngelo Forgione – La strategia di distruzione della Cultura Napoletana continua, pezzo dopo pezzo! Dopo un lento declino, è stato disposto l’accorpamento dell’Istituto “G. Caselli”, la Scuola di Ceramica di Capodimonte nel cuore del bosco che continua (fin quando?) l’antica tradizione borbonica famosa nel mondo, con l’Istituto “Isabella D’Este”. Dopo essere stata depauperata, la nobile istituzione sarà sradicata dal suo luogo naturale e d’origine, cancellandone la storia e l’unicità.
Era il 1743 quando Carlo di Borbone e Maria Amalia di Sassonia fondarono la Manifattura Reale della Porcellana nei confini della reggia di Capodimonte. La produzione di porcellane aveva avuto grande impulso in tutti i paesi europei e la regina che veniva da Dresda, la città dalla quale fu diffusa quella nuova moda con la scoperta del caolino, fece di tutto per avviarla anche a Napoli. Qui, però, il caolino non era presente e fu avviata una ricerca-sperimentazione scientifica tra gli alchimisti e le eccellenze locali per trovare un surrogato. Ne venne fuori la specificità della porcellana a pasta morbida, prodotto napoletano che acquisì subito enorme pregio perchè differente per caratteristiche a quello nord-europeo. Non si trattò di una semplice moda o di un capriccio: le porcellane erano un genere appena esploso, con una grande richiesta di mercato. Esisteva una domanda e i Borbone crearono l’offerta. Che ancora oggi conserva tutto il suo prestigio internazionale.
La Real Fabbrica fu ricavata dal riadattamento della palazzina nel bosco di Capodimonte, un tempo destinata a ricovero della Guardia Maggiore. È questa la sede storica che si sta per svuotare, il posto dove la tradizione del giglio pittato, poi N azzurra coronata, ha resistito nonostante varie vicissitudini storiche.
Tutte le componenti dell’Istituto Caselli protestano con un comunicato stampa e con un video degli studenti col quale si implora di non cancellare anche questo frammento di Napoli Capitale.
Prosegue la retromarcia culturale verso le condizioni in cui versava la Napoli vicereale all’alba di fine Seicento. Una regia sta compiendo lentamente l’opera e, di questo passo, della Napoli che ha fatto l’Europa resterà solo qualche traccia nei libri. E poi, neanche più quella.

6 thoughts on “Addio alla Real Fabbrica di Porcellane

  1. il mio cuore napoletano sanguina quando viene a conoscenza della distruzione sistematica e premeditata della storia, della cultura e del benessere che Napoli ha dato all’Europa.
    Ora anche la Scuola della Porcellana viene distrutta. Tutto per attuare degli accorpamenti di legge?
    Non credo che il popolo lombardo-veneto lo avrebbe permesso, anche a dispetto della legge.

  2. Chiediamo l’appoggio di tutti i Napoletani per la cancellazione di questa decisione insensata e del tutto deleteria per la tradizione di Capodimonte. Ogni giorno vedo decine e decine di turisti addentrarsi nel bosco per visitare il Museo di Capodimonte e, di tanto in tanto, fare capolino nell’ex-Reale Fabbrica. Oltre ai turisti, sono venuti personaggi importanti come il Ministro Barca, il sottosegretario M. Rossidoria, a suo tempo la R. Iervolino e per fino N. Bassolino, per non parlare del direttore della manifattura nazionale di Sèvre e del console Christian Thimonier. Non si tratta di una scuola come le altre, ma di un pezzo di storia che rischia di essere dimenticato.

    L’autore del video.

  3. Scrivete una lettera aperta alle stesse autorità, che vi ho indicato per i porticati di P.zza Plebiscito. Smerdateli sui giornali.

    Bravi continuate così, ma sevi è possibile, date uno sbocco politico al vostro impegno, vi seguiremo tutti.

  4. Le cose non stanno per la verità in questa maniera.
    La fabbrica di Capodimonte, voluta e fondata da Carlo III prese le vie della Spagna quando Carlo III se ne andò da Napoli portandosi tutti gli stampi con se che perirono in eventi bellici.
    Capodimonte in sè, la porcellana più bella mai realizzata è un capitolo definitivamente chiuso.
    I successori di Carlo III riaprirono la Real Fabbrica Ferdinandea per continuò la produzione fino alla conquista piemontese del Sud. Per fortuna il marchese GInori acquistò tutti gli stampi e i diritti della manifattura. COsì la Real Fabbrica Ferdinandea continua tutt’oggi sotto il marchio Richard GInori che marchia alcuni dei prodotti più raffinati con la N coronata di Napoli.
    altri marchi sempre N coronata non sono quelli veri. Il fondo degli stampi della Real Fabbrica è oggi oggetto di una attenta catalogazione e sottoposizione a vincolo da parte della competente Soprintendenza. Se finisce la GInori, finisce anche la Real Fabbrica altrimenti qualcosa ancora continua.

  5. Non e solo le porcellane di capodimonte che sono in pericolo ma tutta Napoli e il meridione compreso la Sicilia, qui se la gente non si sveglia e si rompe con l’Italia ci rompiamo noi. Il nostro popolo la nostra terra che dobbiamo difendere altrimenti questi continueranno a sfruttarci e succhiare sangue. Antonio

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