Guida all’acquisto consapevole del panettone. Appello ai pasticcieri napoletani.

Business in calo ma sempre da capogiro. L’artigianale napoletano eccelle.

I dolci natalizi sono innumerevoli ma nessuno vanta i numeri del panettone, re indiscusso del Natale sulle tavole degli italiani. Dolce milanese per eccellenza, è un fattore d’identità per quasi 3 milanesi su 4 (72,7%) che lo considerano uno dei quattro simboli della città, ma prodotto “glocal” dagli anni del boom economico e della fioritura delle fabbriche del Nord, con un business da capogiro che arriva in Italia a superare i 450 milioni di euro. Cifra quasi per intero a beneficio proprio delle aziende settentrionali che vincono per diffusione, distribuzione e prezzo sui prodotti artigianali locali, quindi anche su quelli rinomati del Sud come cassate e pastiere. A Napoli, ad esempio, esiste una sola azienda che produce panettoni semi-industriali, la “d’Auria”, e bisognerebbe avere la fortuna di trovarselo sotto il naso per aiutare l’economia locale. Non tutti sanno però che il panettone artigianale fatto dai napoletani, maestri della panificazione, è, secondo gli esperti, tra i migliori.
Uno degli aspetti più critici del contesto economico attuale è il calo dei consumi: la spesa familiare è diminuita del 3,5% nel secondo trimestre del 2012 e già lo scorso Natale è stato affrontato dalle famiglie italiane con una chiara intenzione di contenere le spese rispetto agli anni precedenti tanto per i consumi familiari quanto per i regali. Va da sé che anche la vendita dei panettoni è risultata in calo del 7% e questo è il motivo per cui anche i prezzi sono calati. Ma un buon risultato lo hanno avuto proprio i prodotti artigianali che vengono scelti per la loro presentazione e per la loro confezione.
Certamente in periodi di crisi economica è arduo sperare che si preferisca il prodotto artigianale napoletano, più costoso, a quello industriale settentrionale. Ed è quindi auspicabile che i pasticcieri locali abbassino i prezzi senza speculare come accaduto negli anni passati, stimolando la vendita di un prodotto conveniente nel rapporto qualità-prezzo.
L’acquisto consapevole è un’arma che consente da sempre di spostare l’ago della bilancia dell’economia. Ma per fare in modo che ciò avvenga nelle aree depresse è necessario avvicinare i produttori ai consumatori. Qui non si tratta di boicottare un prodotto per la sua provenienza geografica (come fanno alcuni teorizzatori della superiorità nordista) ma di dare una mano alla martoriata economia meridionale usando l’unica risorsa a disposizione: la testa.
Pertanto, contenere i prezzi prima di tutto e poi assicurare e presentare per bene la qualità del prodotto, la sua unicità. È l’unica strada per aggirare le strategie commerciali dei principali brand del Nord che stanno per sferrare l’attacco alle vendite natalizie. “Tre Marie” punta da sempre sulle confezioni che comunicano ai consumatori l’alta gamma del marchio. “Bauli” punta sull’advertising classico caratterizzato dalla canzone “A Natale puoi” cantata dai bambini in stile recita scolastica. “Balocco” punta sulla partneship con la Juventus e sullo spot del “Signor Balocco”, immagine di anzianità e simbolo di esperienza ed equilibrio che dice “Fate i buoni” per sottolineare l’attenzione verso il prodotto, trattato quasi come un bambino. “Maina” punta sulla lavorazione del prodotto con un coro gospel che, nel calore emotivo della notte di Natale, canta il leit-motiv “Piano Piano Buono Buono”.

5 thoughts on “Guida all’acquisto consapevole del panettone. Appello ai pasticcieri napoletani.

  1. buongiorno sig angelo e quasi un anno che la seguo e penso che lei e una noce che nel sacco fa rumore basta guardare il numero di utenti che sono tanti 20 mila e queste fabbriche sono capitate male perche io parlo di me di un anno fa io di panettoni classici con i canditi facevo una strage come si dice a napoli nel vero senzo della parola certo non e che non mi piaccia piu ma sto cercando di divulgare anche in famiglia che non aiutiamo il sud ma quest anno ne comprero uno in pasticcieria ma si sa a napoli regalare il panettone e come offrire un caffe a chi ti e simpatico in tutti i luoghi di lavoro lei sa che si usa come dono dopo un anno di lavoro ecc ecc certo io non nso i prezzi di questa azienda d,audia ma se lei li contattasse chissa e gli facesse presente del suo grande lavoro di compensazione del sud si potrebbe migliorare ancora di piu con una bella pubblicita anche sul suo blog cosi un altro milione di euro non e costretto a prendere il treno << buon lavoro <<<

  2. Dire che il panettone a Napoli sia tra i migliori (in passato hai detto anche il migliore) non suona un po’ come dire che la pizza migliore sia a Padova? Diciamo che se uno volesse assaggiare il vero panettone dovrebbe andare a Milano. Per quanto riguarda l’aiuto all’economia locale, sono d’accordo, (ma credo che Angelo voglia anche sabotare il Nord), ma aiutiamola comprando i prodotti tradizionali napoletani. Facciamo un appello ai pasticcieri napoletani di non usare ingredienti scarsi, perché è da parecchi Natali che non mangio dolci natilizi come quelli di una volta.

  3. Ma secondo me in parte è anche giusto sabotare il Nord, inteso come imprenditoria. Ed è proprio questo il punto, i soldi vanno alle aziende, che sono al Nord. Penso che sia la forma in cui vengono presentati i fatti che crea l’idea di una lotta verso il Nord e di una linea separatista. Ora non so se tu vuoi che il Mezzogiorno si separi e diventi independente, però nei tuoi video e articoli, non si legge mai un messaggio che cerchi l’Unità. Non dico che sia sbagliato volere l’indipendenza, però se è così, bisogna dirlo chiaro. Nel video si poteva dire di non dare i nostri soldi agli sciacalli delle aziende che tu citi, un messaggio chiaro e giusto per tutti, ma così non ti sembra che tu ti rivolga solo al Sud e cerchi lo scontro con il Nord? Poi, perché rispondi solo a metà? Il mio commento si articolava su più concetti. Guarda, io ti stimo per quello che fai, ma abbiamo tutti bisogno di capire bene e saper rispondere a domande che ci vengono fatte come quelle che ho fatto io. Se tu, però, ti giri dall’altra parte accecato da una battaglia che sembra diventata personale, non aiuti più nessuno e finisci per risultare ossessionato. Ti dico questo perché è quello che è successo a me, per cui ho deciso di rilassarmi un po’ e valutare per bene le cose. Mi sono sentito frustrato per un passato glorioso che non c’è più e che vorrei che ritornasse, ma forse non può, almeno non nello stesso modo.

    Grazie se leggerai questo commento, spero in una risposta.

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