Lo “Speciale Tg1” che rafforza i pregiudizi

Pollice verso, o quasi, per lo “Speciale Tg1” dedicato al colera del 1973 a Napoli. C’era da essere preoccupati a ragione. Napoli è stata dipinta ancora come una Calcutta italiana, nelle stesse condizioni igieniche di quarant’anni fa. Nonostante la crisi dei rifiuti degli anni scorsi, è francamente troppo! Questa è stata la conclusione tratta da Gennaro Sangiuliano, vicedirettore del Tg1 e curatore dello speciale terminato con la notizia del sequestro di due coltivazioni di cozze in acque prossime a scarichi fognari nel Golfo di Napoli. Casi che dimostrano evidentemente il buon monitoraggio dalla Guardia di Finanza, impegnata in una rassicurante opera di prevenzione.
Il taglio del reportage si è rivelato ben diverso dallo speciale “Napoli al tempo del colera” di Sergio Lambiase e Aldo Zappalà realizzato per “La storia siamo noi” in collaborazione con il master in giornalismo dell’Università Suor Orsola Benincasa. Quello si che descrive i fatti in maniera più equilibrata e veritiera, scagionando le cozze napoletane seppur coltivate con disinvoltura allo sbocco di cloache e collettori. Nella cozza partenopea c’era magari di tutto, eccetto il vibrione del colera che arrivò da molto lontano nel Pacifico. E senza la partita di mitili tunisini, Napoli e le città mediterranee non sarebbero state contagiate. Lo “Speciale Tg1” ha gettato ancora una volta la croce addosso alla città del Vesuvio, facendo solo qualche piccolo riferimento al coinvolgimento di altre città del Mediterraneo nella pandemia, come se queste fossero state contagiate dal focolaio napoletano. I 6 morti di Bari equivalgono ai 23 di Napoli, se si rapporta la popolazione delle due città, e neanche si è accennato al lungo perdurare dell’emergenza altrove, mentre a Napoli tutto fu risolto in circa due mesi con la più grande profilassi d’Europa favorita dalla compostezza del popolo partenopeo.
Napoli non può continuare ad essere dipinta come una dannata città del Seicento. Questo esercizio non fa altro che alimentare i luoghi comuni, gli stessi che allontanarono i turisti nel 1973, tornati in città solo con la buona vetrina del G7 del 1994. Produrre un reportage con certi messaggi sdoganati dalla rete ammiraglia della RAI in un momento in cui il turismo in Italia è in calo causa danni all’immagine di una città che, dopo lo scandalo rifiuti, di viaggiatori internazionali ne sta intercettando molti e sta reggendo alla flessione del dato nazionale. Chi scopre Napoli resta spesso sorpreso in positivo da ciò che vede, scrollandosi l’immagine distorta della vigilia che prende una forma più fedele al contatto con la realtà osservata coi propri occhi (vedi servizio del TgR Campania del 25 agosto ’13 in basso). Marcello Mastroianni raccontò che negli anni Ottanta, in occasione delle riprese del film “Maccheroni”, Jack Lemmon portò una valigia piena di medicinali: “Chissà cosa gli avevano detto a Hollywood. Colera… vai a sapere cosa poteva prendere a Napoli. E invece rimase sbalordito e si rese conto che non era così… che era una città amorevole, piena di simpatia per lo straniero” (guarda il video).
Il vicedirettore Sangiuliano, serio e preparato professionista napoletano, avrebbe potuto sfruttare l’occasione per parlare di rifiuti tossici delle aziende del Centro-Nord seppelliti nelle campagne tra Napoli e Caserta con la complicità di camorra e colletti bianchi, quello sì un problema tragicamente attuale, invece di ricalcare un pernicioso canovaccio ai danni di Napoli e mettere in guardia da un vibrione che sembrerebbe in agguato.

One thought on “Lo “Speciale Tg1” che rafforza i pregiudizi

  1. E’ un lento e inesorabile accerchiamento, così come fu per la cosiddetta Unità d’Italia tenteranno nuovamente di stoppare la nostra rinascita; ora che abbiamo più coscienza del nostro excursus Meridionale e iniziamo a dar fastidio facendo sentire la nostra voce e le nostre ragioni senza violenza ma solo con Cultura, Determinazione e Basi Storiche, provano a ridimensionarci con gli stessi metodi che hanno usato per anni: disinformazione e razzismo classista.
    Ora come non mai dobbiamo vigilare sugli altrui operati che vanno a incidere sulle nostre risorse, bisogna alzare la guardia e diffidare dai falsi profeti che verranno a tenderci una mano solo per tenerci nuovamente a bada con contentini mentre loro continuano a spolpare fino all’osso l’agnello grasso del 1861 che solo grazie a Dio continua a mantenere vive attraverso noi, nuovi meridionali coscienti, tutte le sue potenzialità.
    A breve pioveranno soldi sul Sud: le bonifiche bisognerà pur farle, le antiquate reti stradali e ferroviarie andranno necessariamente incentivate, le amministrazioni locali dovranno far “circolare” i fondi europei pena lo stop ai finanziamenti e Dio non voglia ci siano calamità naturali a dirottare altri soldi sul mezzogiorno….questi, come iene e sciacalli sono già pronti a intervenire con la scusa del loro Buon Governo contrapposto al nostro pressapochismo e ai nostri meccanismi antiquati e borbonici (perchè nonostante si sappia cosa è stata la grandezza Borbonica, si continua a denigrarla a favore dell’insulsa scuola savoiarda); sono già pronti con le loro “ancore di salvezza” a vietare a chicchessia di intervenire, vorranno essere i primi e i soli a continuare a bivaccare sul Futuro di noi Meridionali così come il terremoto di Messina fu per loro altra occasione di spolpaggio e per quasi un secolo falso vanto dell’efficienza sabauda in materia di soccorsi.
    Oggi, grazie al rinato interesse verso le proprie origini e tradizioni di cui tu Angelo sei diventato faro e riferimento per tutti i webnavigator, giornalisti e saggisti come Pino Aprile sempre pronti a presenziare eventi e promuovere incontri col Sud protagonista, la riscoperta di tutti quei Nobili personaggi(a nominarli in toto non basterebbe un libro) che alla questione Meridionale hanno dedicato tutto se stessi, siamo e dobbiamo essere pronti a denunciare e sconvolgere questi loro piani subdoli e meschini. Tu hai cominciato a farlo e te ne siamo grati immensamente, mi auguro che col tempo si sia sempre di più ad alzare la voce affinchè i nostri figli ci ringrazino domani per avergli ridato prospettive di riscatto e possano continuare a diffondere il verbo napoletano, quello vero fatto di Cultura, Intuizione e Ingegno, Fratellanza, Rispetto e Gioia, insomma….quello che ci emoziona e ci fa sentire fieri di appartenere al Sud.

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