De Laurentiis ride di discriminazione territoriale

In occasione del convegno “Cittadinanza sportiva”, Aurelio De Laurentiis ha detto la sua circa i cori di discriminazione territoriale.

«Quando vedo migliaia di persone negli stadi che insultano un popolo con frasi che non voglio ripetere non lo trovo disgustoso, lo vedo come uno sfottò, ci rido sopra e mi diverto. Li prendo come un incitamento alla città per risvegliarsi».

Dichiarazioni che non condivido affatto perché si allineano ai Galliani, agli Agnelli, alle loro pletore e agli ultras, compresi quelli napoletani che si sono autoinsultati per dimostrare solidarietà ai “colleghi”, anteponendosi all’indignazione di gran parte del popolo. Napoli deve trovare il riscatto e il risveglio nei settori vitali che contano, per rispetto della sua grande e unica Storia e non certo perché qualche migliaia di idioti ignoranti la offendono a prescindere. Quei cori non sono un incitamento alla città ma a qualche catastrofe naturale che la colpisca. Napoli non è né colorosa né bisognosa di sapone incandescente ma deve “solo” travolgere gli impedimenti interni ed esterni per riprendere il cammino interrotto, e ciò dipende da lei ma non solo da lei. Di cultura e risorse ne ha da vendere, ed è tanta roba, di certo non alla portata delle tasche dei denigratori.
Se al presidente De Laurentiis queste cose non fanno freddo o caldo, e ci ride di gusto, allora dovremo considerarlo un forestiero in città. Detto da chi ha sottolineato tante sue riflessioni extracalcistiche (compreso il suo “i napoletani sono i vessati per eccellenza“) e gli ha regalato il proprio libro sulla grande Storia e sulla cultura napoletana.

5 thoughts on “De Laurentiis ride di discriminazione territoriale

  1. Certo, loro a noi: “Vesuvio lavali col fuoco”… noi a loro: “ciucciapiselli della famiglia Agnelli.”.. sono proprio cazzate calcistiche e umane, niente più. Quando emigri lì vieni chiamato terrone da qualche imbecille, quando loro vengono qui vengono rapinati in centro dalla gente malamente dei quartieri (che rapina anche noi onesti, a dispetto del mito che ci vorrebbe fratelli napoletani). Loro ci hanno avvelenato coi rifiuti tossici delle loro fabbriche, ma li hanno seppelliti qui i napoletanissimi camorristi e i prodotti di quella terra inquinata li mangiamo noi e pure loro! E allora? Qui la miseria umana sta nel fatto che il Paese è in dissoluzione, c’è crisi di valori, penuria di mezzi, zero lavoro (anche al nord!!!), dissoluzione morale, frammentazione della famiglia e di ogni altra struttura agglomerante. Non possiamo più vivacchiare un giorno su un grande passato e su una storia che è diventata troppo lontana e il giorno appresso sperando che arrivi il superenalotto a salvarci dalla miseria!
    La Napoli che fu è un sogno. La Napoli di oggi è un’altra cosa: la storia e le tradizioni ce l’hanno molti popoli, ma non per questo ci dobbiamo adagiare o appigliare ad uno sfottò. Dovremmo reagire e invece ci gongoliamo nella napoletanità senza condizioni (quando invece interi quartieri di Napoli parlano il cantonese) e nel vittimismo sport collettivo.
    Che dovremmo fare? Ragionare da Ultras e fare la guerra ai torinesi (che poi quelli juventini sono soprattutto calabresi e siciliani)? Offenderci ed indignarci perché un migliaio di sfigati fumati fanno cori allo stadio?
    Preferisco vivere e far comprendere a chi mi sta attorno che i napoletano sono anche persone competenti e lo faccio col mio lavoro, non con il ragù e il casatiello.

    • Concettualmente d’accordo. Il problema in questione non è che il Nord è cattivo e il Sud è buono, ci mancherebbe. L’Italia sta messa male da Bozano a Lampedusa. Il problema è il pregiudizio espresso verbalmente. Siamo tutti schiavi di chi ci ha messo contro e gode a vederci continuare. Ma una battaglia culturale non ammette stop e deve andare fino in fondo, per colpire chi deve intervenire e per anni non l’ha fatto, non gli idioti. L’obiettivo non sono gli sfigati fumati ma gli organi federali, che si sono svegliati troppo tardi e sono passati direttamente alla repressione senza aver fatto mai prevenzione. Ecco perché sta succedendo tutto questo “casino”.
      Detto questo, hai ragione: mai ragionare da ultras. Il sottoscritto continua a lavorare per sensibilizzare, valorizzare e contribuire ad un’auspicabile rinascita, condannando anche Napoli e il Sud in una continua denuncia, sia chiaro. Se i napoletani vorranno capire bene, altrimenti avrà buttato il suo incessante lavoro napoletano, che non ha nulla a che vedere che il ragù e il casatiello (che pure sono buonissimi).

      • nessuno deve aver paura delle parole, ma dei fatti. io non mi preoccupo di qualche becero insulto, mi atterriscono minacce e fatti come quelli di nocera o di altri ultras, che esistono a nord e a sud. il resto è polemica

    • Frank cmq i rolex li rubano (e tantissimo!) anche al nord eh? .. no, perchè qui sembra che i “turisti” vengono rapinati solo a Napoli… anzi, volendo fare una riflessione seria… dici che se vai a lavorare al nord vieni chiamato TERRONE (ed è verissimo!) invece, il “forestiero” che viene a vivere o a lavorare a Napoli, è trattato da SIGNORE, proprio per quella Storia che ci ha insegnato ad APPRENDERE da chi viene (tecnologie, medicina, merci, spezie, cucina, ecc) … a differenza di molte popolazioni del Nord Italia (ad esclusione forse di quelle che hanno i porti come Genova ad esempio) che vedono nello straniero L’INVASORE da respingere a prescindere, italiano del sud o extracomunitario che sia. o mi sbaglio?

  2. Angelo, il presidente sta cercando solo di limitare eventuali danni che possono arrecargli i tifosi napoletani che vengono allo stadio, non credo che gli piacciano per niente quei cori… ma si adegua alla mentalità di quei presidenti che non vogliono pagare per 4 o 1000 scemi che allo stadio devono indegnamente dimostrare la loro ignoranza e inciviltà.

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