Il “Disinganno” di Francesco Queirolo

Il “Disinganno” di Francesco Queirolo

di Angelo Forgione

il Disinganno

il Disinganno

La Cappella di Sansevero è un gioiello del patrimonio artistico europeo, un capolavoro del Barocco Napoletano. Non è solo uno scrigno d’arte ma è il vero cuore esoterico di Napoli, un luogo di sviluppo interiore ricco di simbolismi e capace di apportare una migliore attitudine alla vita, di purificare chi è capace di comprendere lo straordinario significato di ogni singola scultura in essa contenuta.
A cominciare dall’accesso originario alla Cappella che non è quello attuale dal quale accedono i visitatori, bensì quello laterale, su cui campeggia una lapide con un’incisione in latino che recita inequivocabilmente così:

“Chiunque tu sia, o viandante, cittadino, provinciale o straniero, entra e devotamente rendi omaggio alla prodigiosa antica opera (…). Osserva con occhi attenti e con venerazione le urne degli eroi onuste di gloria. Quando avrai reso gli onori dovuti, pensa seriamente anche a te, profondamente rifletti e va’ pure”.

Eloquente il messaggio di Raimondo di Sangro nell’avvertire coloro che accedono alla Cappella che vi potranno trovare delle chiavi di lettura soffermandosi a contemplare le statue del magnifico Barocco Napoletano realizzate da grandi scultori italiani dell’epoca, offrendo devozione alla Madonna della Pietà a cui è dedicata la Cappella, commemorando i defunti a cui le statue rimandano, ma soprattutto riflettendo seriamente su se stessi nello scorgere i significati che le sculture e non solo conservano.

Delle cosiddette “statue delle virtù” presenti nella Cappella fa parte il “Disinganno” di Francesco Queirolo.
La magnifica statua, che presenta una rete di pregevole fattura scultorea, è dedicata al padre del Principe di Sansevero, Antonio, che dopo la morte della moglie si fece travolgere da una vita dissennata e peccaminosa per poi avvedersene e trovare la forza di liberarsi dell’inganno terreno abbracciando la fede.

L’uomo che cerca di districarsi dalla rete dell’inganno è un monito: non bisogna cedere alle tentazioni del male terreno.
Un genietto alato, che porta in fronte una piccola fiamma, simbolismo dell’umano intelletto, aiuta l’uomo a divincolarsi dalle rete, mentre indica il globo terrestre ai suoi piedi che rappresenta le ingannevoli passioni mondane.
Al globo è adagiato un libro aperto, la Bibbia, testo sacro sul quale si legge “Io infrangerò i tuoi legami, i legami delle tenebre della lunga notte cui sei vincolato”.

Il bassorilievo sul basamento (non visibile in foto) accompagna e rafforza il significato dell’allegoria e descrive l’episodio di Gesù che dona la vista al cieco, con un verso tratto da Giovanni: “Qui non vident videant”, ovvero “chi non vede veda”. Il riferimento è all’acquisizione della vera vista, con la visione della vera luce che si realizza solo grazie all’uso della ragione e alla pratica della virtù, grazie alle quali è possibile vedere la realtà oltre quel che di ingannevole e finto si presenta ai nostri occhi.

leggi l’articolo su napoli.com

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